Sacro Monte di S. Girolamo: i luoghi santificati dalla sua presenza.


Contesto

L’attuale omogeneità con cui si presenta al visitatore e al pellegrino il Sacro Monte di S. Girolamo, sito in Somasca, frazione del comune di Vercurago, potrebbe considerarsi realizzazione ottocentesca, mentre in realtà ha le sue radici in pratiche devozionali già attestate a partire dal sec. XV se non prima. A questo “Monte di Pietà” facevano già nel ‘400 riferimento le comunità cristiane di Vercurago, di Somasca e di Chiuso, poste le prime due sul versante di mezzogiorno e l’altra sul versante di tramontana; si trattava di forme processionali che salivano sino alla croce, celebravano Messe nella cappella dedicata a S. Ambrogio esistente alla Rocca, e riscendevano spesso con un giro ad anello alla rispettiva parrocchia. Devozione popolare legata ad atti penitenziali: questo capitava prima ancora che S. Girolamo in quei luoghi arrivasse negli anni 30 del ‘500, lui nobile patrizio nato in Venezia e morto in Somasca nel 1537.

Accenni ai luoghi sacri

Negli anni successivi alla morte del Miani, si viene configurando in Somasca la consapevolezza che vanno tutelati e valorizzati i luoghi “a monte” dove egli aveva vissuto; infatti in una lettera datata 2 aprile 1544, scritta da Somasca dal prete Ottone Parenti (già collaboratore del Miani) al giovane pavese Gio. Nicolao Fiamberti, così si legge:

“… dopo che son venuto qui a Somasca, alla ricerca di un luogo che mi invitasse alla solitudine e alla devotione, ho trovato di meglio, dove è più solitudine e dove se ne può avere quanta se ne vuole, andando per questi monti adesso a un luogo adesso a un altro, fatti dai nostri (si riferisce ai compagni del Miani dimoranti a Somasca, ndr.) a tal fine, per coloro ai quali non basta la lositudine che si ha qui in casa …” .

Nel 1619 la devozione è ancora altissima, tanto che gli abitanti di Somasca donano in forma solenne alla chiesa un quadro che presenta l’immagine del beato Girolamo da porre appeso sopra la sua sepoltura dietro l’altar maggiore, con la speranza e la preghiera che continui la sua protezione e tutela sul paese e sulle terre circonvicine .

Tra il 1620-24, il parroco di Somasca, p. Bartolomeo Brocco, terminate le migliorie apportate alla chiesa parrocchiale, inizia a pansare come sistemare meglio l’ Eremo, il cavo di monte col sasso ove il Miani soleva riposare in Valletta, la roccia dell’acqua miracolosa ecc. Nel 1626 con atto solenne stipulato a Caprino, i paesi tutti della valle eleggono il beato Girolamo come patrono della Valle S. Martino. Finalmente nel 1628 il p. Giovanni Calta, occupatissimo nei processi per la beatificazione del Fondatore, pensa in tempo alla Valletta e la compera .

Per tutto il sec. XVII e XVIII proseguiranno acquisti di terreni e migliorie, volti a sempre meglio conservare i luoghi santificati dalla presenza del Santo attorno a Somasca. Già nel 1740 si ha ad esempio notizia, nella Vita del B. Girolamo scritta dal p. Santinelli in quell’anno, della esecuzione di lavori di ampliamento e messa in sicurezza di un piccolo e “difficile” sentierino che dalla Valletta conduceva all’ Eremo (foto).
Già nel 1723 il superiore p. Valle Gianantonio aveva dato inizio ad ampliare e sistemare il sentiero che congiungeva Somasca direttamente con la Valletta; si riprenderanno i lavori nel 1760 e si porteranno a conclusione negli anni successivi, come risulta dalle seguenti note:

“… Il 20 settembre 1760 si è dato inizio alla strada già cominciata sotto il governo del p. Valle (1723-29, ndr.), che conduce da Somasca alla Valletta essendosi ottenuta da S.E. il Sig.r Francesco Rota Podestà e V.C. di Bergamo la grazia di comperar il terreno necessario per la fabbrica della medesima e dal Ven. Definitorio (il Capitolo Generale dei Padri Somaschi, ndr.) la licenza di costruirla. Alla sola Divina Provvidenza devesi attribuire la vendita del terreno datta da particolari con loro grave incomodo e il modo di innalzare il muro di sotto come ora si vede per proseguire il resto secondo l’obbligo e il disegno …” .

Con vari acquisti di terreni, i Padri Somaschi celebrano nel 1768 con solenni festeggiamenti il 1° anniversario della Canonizzazione di S. Girolamo e segnalano con grandi epigrafi i luoghi santificati dalla sua presenza. All’inizio della via per la Valletta si poteva così leggere:

“Viam ad Vallettam / Divi Hieronymi Aemiliani / Domicilio poenitentia miraculis / Nobilem / Clerici Regulares Somaschae / De suo faciendam / Curarunt”

(I Chierici Regolari di Somasca si presero l’impegno di aprire a loro spese la via per la Valletta, resa nobile dal soggiorno, dalla penitenza e dai miracoli di S. Girolamo Emiliani).
Comperando quindi prima i pezzi di terreno necessari, poi attuando gradualmente il percorso e mantenendolo in efficienza lungo i secoli. Tutto viene fatto per facilitare ai pellegrini l’andare lassù ai luoghi santificati dal Padre degli orfani. Soprattutto verso la fine del ‘700, i padri Federico e Antonio Commendoni, fratelli, giocarono un ruolo rilevante nell’abbellimento artistico e nella comprera e accorpamento dei terreni vicino a questi luoghi, nell’intento di preservarne la sacralità.

In nome della libertà

L’anno 1798, in conseguenza alle note vicende della soppressione napoleonica delle Congregazioni religiose, tutto viene requisito e rivenduto a privati. Sembrerebbe così a prima vista che i progetti fatti nei secoli passati siano stati una volta per tutte bloccati e seppelliti. Toccherà al p. Carlo Maranese, parroco di Somasca, ricuperare i terreni e i locali perduti, ricomprandoli pazientemente dagli stessi privati, già a partire dal 1804, ripristinata la Congregazione. Si perderà ancora di nuovo tutto con la successiva soppressione del 1810, e lo stesso p. Maranese ricomprerà per la seconda volta pian piano ogni cosa.

Figura di spicco per la riqualificazione della Valletta e del Sacro Monte fu il p. Pietro Rottigni che, lassù ritiratosi nel 1813, iniziò una serie di progetti architettonici valendosi dell’amico lecchese arch. Bovara . Si ebbe così la costruzione ex novo della chiesa della Risurrezione, la sistemazione dell’annesso camposanto e adiacenze, la costruzione nel 1815 del grandioso arco in pietra posto all’inizio del viale delle Cappelle che porta in Valletta, arco che il p. Rottigni volle dedicato alla memoria dei due fratelli Commendoni, religiosi somaschi dei quali si è fatto cenno sopra; infine la progettazione di Cappelle con episodi della vita del Santo, realizzate però solo successivamente ed in tempi diversi.

Nel 1828 furono terminati i 101 grezzi gradini della Scala Santa, in occasione del 3° centenario della nascita della Congregazione (1528), valorizzando così per i pellegrini e devoti il tratto di impervio sentiero che già da secoli si inerpicava nel bosco verso l’ Eremo; nello stesso periodo si era realizzata poco distante da Somasca, ad Imbersago, la imponente Scala Santa al Santuario della Madonna del Bosco (1817-24).

Nel 1837 il fr. Angelo Sommariva, laico somasco, realizzava in occasione del 3° centenario della morte di S. Girolamo la Cappella all’ Eremo, e vi veniva collocata una marmorea statua scolpita da Stefano Butti e raffigurante S. Girolamo in preghiera. A partire da quest’anno verranno pian piano realizzate tutte le Cappelle ancora oggi visibili:

1837 2° Cappella (fatta erigere dal p. Mantegazza superiore)
1839 sistemazione del sentiero Valletta-Eremo (fr. Sommariva)
1841 piazzola davanti all’ Eremo (fr. Sommariva)
1854 1° Cappella (lascito famiglia Mangili)
3° e 4° Cappella (erette dai padri Zendrini e Bignami)
1875 il p. Luigi Gaspari, provinciale, dispone che si agiungano altre Cappelle
1878 10° Cappella, al camposanto della Valletta (eretta da p. Andrea Ravasi)
1880 5° Cappella (eretta da p. Gaspari per conto della Provincia Lombardo-Veneta
6° e 7° Cappella (ordinate dal generale p. Sandrini, erette da p. Ravasi)
1889 9° Cappella (eretta da p. Colombo)
1894 restauro della Rocca e della cappella di S. Ambrogio (arch. Sac. Piccinelli)
1902 11° Cappella alla Rocca (eretta da p. Pizzotti).

Nel 1928, ricorrenza del 4° centenario della fondazione della Congregazione, si fecero in Somasca grandi festeggiamenti, l’urna d’argento contenente i resti mortali di S. Girolamo fu portata processionalmente in ogni paese della Valle S. Martino consegnata da parrocchia a parrocchia. Il 21 luglio in Valletta il Patriarca di Venezia card. Pietro La Fontaine celebrò solennissimo pontificale sulla piazzetta antistante la chiesetta, opportunamente addobbata ma insufficiente a contenere tanto popolo di devoti. Bande e corali delle varie parrocchie condecorarono il tutto.

Nel 1937, in occasione del 4° centenario della morte di S. Girolamo, il custode della Valletta p. Stanislao Battaglia fece realizzare gli archi tutt’attorno, chiudendo così quel luogo in un ideale e protetta solitudine. Sempre nel 1937 l’arco grandioso in pietra all’inizio del viale delle Cappelle venne retrocesso e ne risultò una piazzetta per comodità dei pellegrini. Nel 1938 il podestà di Vercurago sig. Meroni Giuseppe regalava un leoncino (simbolo di Venezia) che ancora si vede all’angolo delle arcate in Valletta: è opera in marmo dello scultore Egisto Caldana di Vicenza .

Negli anni 70 del ‘900 viene effettuata la sistemazione del fondo acciottolato del viale delle Cappelle, creando nel mezzo una fascia di selciato in porfido, per rendere più agevole la salita ai pellegrini. Verrà pure in quegli anni restaurata la cappella di S. Ambrogio alla Rocca.

L’ultimo importante intervento avverrà nel 1993, quando da parte del Comune e Genio Civile verranno effettuati lavori di messa in sicurezza di quasi tutta la parte rocciosa prospicente la Valletta, la Scala Santa e l’Eremo.

Conclusione

Si è cercato di tracciare, in modo per forza di cose sommario, la genesi di tutto quel complesso che oggi sia il turista che il pellegrino devoto si trova davanti agli occhi appena entra in Valle S. Martino. Volutamente ci si è astenuto da riferimenti al Manzoni e al Castello dell’ Innominato, anche se la storia della formazione letteraria e spirituale del poeta ha sempre contemplato la presenza di S. Girolamo, dei Padri Somaschi, di Somasca e dei luoghi “a monte” santificati dalla sua presenta .

Come ogni Sacro Monte, anche quello realizzato nel corso dei secoli a Somasca si è sovrapposto rispettosamente a tradizioni e luoghi già frequentati, come si è detto, cercando di conservare e valorizzare le novità religiose introdotte dalla sopraggiunta vicenda del beato Girolamo, poi Santo.

L’acquisizione, la valorizzazione e la salvaguardia di questi luoghi si è apparentemente effettuata con azioni scollegate nel tempo e complicate da vicende private e pubbliche; parrebbe anzi che possa dirsi che da cosa è nata cosa. In effetti una e una sola è sempre stata, nel corso di oltre quattro secoli, la preoccupazione dei religiosi preposti: la conservazione di luoghi riferentesi storicamente a momenti precisi della vita del loro Fondatore in Somasca, luogo da lui stesso eletto come sede della incipiente e giovane Congregazione.