Tantissimo tempo fa gli uomini si parlavano tra di loro, ma tutto ciò che dicevano rimaneva sospeso per aria ed era destinato ben presto ad essere dimenticato, perché non avevano ancora inventato l'alfabeto.

A quel tempo non c'erano le scuole e i bambini imparavano in famiglia tutto ciò che era necessario per vivere: caccia, pesca, taglio della legna, coltivazione. Era una scuola di vita quotidiana.

Non c'erano dunque i libri, i giornali, i cartelloni pubblicitari, le e-mail, gli SMS. Nulla. Ovviamente i muri non erano imbrattati di scritte enormi ricordanti vecchi amori. Se un ragazzo voleva dire "Ti amo" ad una ragazza glielo diceva in faccia.

Un giorno un bambino di nome Assuk stava camminando per il bosco. Ad un certo punto vide un qualcosa che si muoveva. Era una cosa strana: aveva solo tre gambe. Stava mangiucchiando un po' di erbe amare, ma appena si accorse di Assuk incominciò a correre in maniera buffa: prima la gamba di mezzo, poi le altre due, poi ancora quella di mezzo e così via.

Assuk sui mise a rincorrerla e l'acchiappò con un grande tuffo a terra.

- Presa! - gridò soddisfatto.

La povera creatura diventò bianca dalla paura.

- Chi sei? - domandò Assuk

- Mi... Mi... Mi chiamo Emme - rispose timidamente la creatura.

- Emme?!?  E che razza di animale sei?

- Non sono un animale, sono una lettera.

- Una lettera?!?

- Sì.

- E cosa fai nella vita?

- Oh, la mia vita è molto speciale. Vieni con me!

Assuk la seguì incuriosito. Giunsero così in un punto dove c'era una corda che pendeva dal cielo.

- Vieni, sali! Non avere paura - gridò Emme.

Dopo un po' di esitazione Assuk salì. In breve entrarono in un posto strano, ricco di colori vivaci e qua e là vedevano esseri strani che correvano indaffarati: c'era chi correva rotolando, chi andando a zig-zag, chi facendo enormi curve, chi saltando su un piede solo... ognuno aveva il suo modo di camminare.

Assuk rimase stupito e chiese:

- Chi sono tutti questi?

- Sono le altre lettere: in tutto siamo 26; ci sono quelle piccole, dette minuscole, e quelle grandi come me, dette maiuscole. Ognuna poi può essere di vari tipi: grasse, magre, alte, basse, tondeggianti... Ognuna ha un carattere diverso, ma ci vogliamo tutte bene!

- Ma dove corrono così di fretta?

- Vanno tutte dal Re dell'Alfabeto.

- E chi è?

- E' il nostro capo. Lui ci vuole tutte con sé. Non importa se abbiamo dei caratteri diversi. Anzi, più siamo differenti, più ci ama. E noi tutti siamo simili a lui: è da lui che siamo nate ed è da lui che ritorniamo.

Noi tutte serviamo per scrivere la storia.

- Per fare che? - domandò incuriosito Assuk.

- Per scrivere. Vedi, ognuna di noi serve per lasciare un ricordo di quello che è avvenuto, così quelle che verranno dopo di te leggeranno e sapranno cos'è successo!
- Leggeranno?!?

- Sì: con gli occhi vedranno le parole (cioè un insieme di lettere) e con la bocca diranno: 

Mentre diceva questo, in cielo si componeva in caratteri cubitali ciò che Emme diceva...

- Guarda! Quello è il tuo nome!

- Voglio proprio conoscere questo Re dell'Alfabeto! - sospirò ansioso il piccolo Assuk.

- Vieni! Ti sta aspettando!

Assuk ed Emme corsero dal grande Re. Giunti davanti a lui, il Re esclamò:

- Benvenuto Assuk!

Assuk rimase stupito del fatto che il Re conoscesse il suo nome. Emme allora gli sussurrò:

- Non preoccuparti, lui conosce tutti per nome!

- Oggi - continuò il Re - daremo inizio ad una nuova storia. Tu Assuk sarai colui che porterà le lettere nel tuo mondo. Esse serviranno per scrivere la storia degli uomini e d'ora in poi tutti sapranno quello che è successo prima. Dovrete imparare a vivere bene insieme, così come fanno le lettere. Vedi: ognuna ha il suo carattere, ma tutte servono per scrivere la storia.

Il grande Re diede poi ad Assuk un sacchetto che conteneva tutte le 26 lettere.

Assuk, dopo aver ringraziato corse verso il suo mondo e giunto al villaggio raccontò tutto l'accaduto. Aprì poi il sacchetto e subito le lettere incominciarono a saltellare e a moltiplicarsi, ognuna per forma e per carattere.

Col tempo gli uomini scoprirono che mettendole assieme si poteva scrivere: PACE, AMORE, FRATELLANZA, LIBERTA'... Ma anche GUERRA, ODIO, RAZZISMO, OPPRESSIONE...

 

Ne è passato di tempo da quel giorno e di parole ne sono state scritte: di belle e di brutte, di allegre e di tristi, di amore e di odio... A volte sembrava che quelle brutte avessero il sopravvento, a volte no; anzi, succedeva che quelle brutte venivano cancellate (grazie al perdono) e quelle belle, invece, rimanevano scritte nei cieli. Per sempre.

 

Prova a pensare: se tutti gli uomini fossero come le lettere, come si vivrebbe?

E tu, non ti sei mai sentito come una lettera?

 

Fai questo bel gioco con un tuo amico: prendi un foglio e dividilo in due colonne; una avrà il tuo nome, l'altra il nome del tuo amico. A turno si segneranno sulla propria colonna delle parole belle. Non è valido scrivere due volte la stessa parola o scrivere parole derivate da una già scritta (es. amici - amicizia).

Vince chi scrive più parole.