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Harry Potter: cristiano anonimo?

di Massimo Introvigne
(pubblicato il 3 novembre 1999 su "Avvenire" con il titolo "Harry Potter, stregone o cavaliere?")


Mentre il secondo libro della saga di Harry Potter - Harry Potter e la camera dei segreti - arriva in libreria in traduzione italiana (Salani, Firenze 1999), dagli Stati Uniti rimbalzano notizie inquietanti su una vera e propria crociata contro il personaggio della scrittrice gallese Joanne K. Rowling promossa da ambienti protestanti fondamentalisti. A Columbia, nella Carolina del Sud, e a Marietta, in Georgia, le obiezioni di genitori fondamentalisti hanno portato alla sospensione provvisoria dell'uso di Harry Potter nelle aule delle locali scuole pubbliche. In Georgia, dopo che un sondaggio del quotidiano The Atlanta Journal-Constitution ha rivelato che il 93 per cento dei cittadini dello Stato è contrario alla messa al bando di Harry Potter, il popolare personaggio è tornato in classe per la gioia dei bambini. Ma i casi si moltiplicano: a New York, in Michigan, in Minnesota. Nella Contea di Ventura, a nord di Los Angeles, genitori fondamentalisti hanno ritirato i figli da una scuola che non intende bandire Harry Potter. La parola è ora agli avvocati.

Chi è Harry Potter? E' un ragazzo inglese (attualmente ha tredici anni, ne aveva undici all'inizio della saga) che frequenta una scuola un po' strana, la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, riservata ai maghi e dove i corsi da frequentare hanno nomi come "Pozioni", "Difesa contro le arti oscure", "Cura delle creature mitologiche". Un incantesimo impedisce ai non maghi ("babbani", muggles, nei romanzi) di vedere la scuola, i suoi frequentatori e anche il treno che da Londra riporta i ragazzi a Hogwarts dopo le vacanze estive. Sembra però che il governo inglese sappia come stanno veramente le cose e che un Ministro della Magia, ignoto al grande pubblico, informi periodicamente i suoi colleghi di come vanno le cose nel mondo dei maghi. Molti allievi di Hogwarts sono "purosangue", figli di maghi; ma altri - fra cui la migliore allieva della scuola, Hermione Granger - sono figli di "babbani" e alcuni sono di sangue misto. Harry Potter è figlio di un mago, ma i genitori sono stati uccisi nella lotta contro il cattivo per eccellenza, il Signore del Male Voldemort, e Harry deve passare le vacanze con gli insopportabili zii "babbani" Dursley, che odiano la magia e trovano ogni pretesto per umiliarlo e punirlo. Per fortuna, con l'ausilio della civetta Edvige (gli uccelli sostituiscono il servizio postale tra i maghi), Harry riesce di tanto in tanto a comunicare con i suoi amici Weasley - un'intera famiglia di maghi, con tutti i figli a Hogwarts - e con altri compagni, fra cui Hermione. La vera vita di Harry è a Hogwarts, dove rimane anche per Natale e Pasqua e dove alterna le lezioni a feroci partite di quidditch, una via di mezzo fra il polo e il cricket che squadre miste di ragazzi e ragazze giocano a cavallo di manici di scopa. Hogwarts è insieme una raffigurazione e una satira del mondo delle public school inglesi, divise in "case" animate da una fiera rivalità sportiva (e non solo: i Grifondoro, a cui appartiene Harry, sono in genere corretti e per bene, mentre i cattivi si troveranno piuttosto fra i Sempreverde) e invariabilmente dotate di professori vani, presuntuosi o eccentrici accanto ad altri rispettati e perfino eroici (fra cui il preside, il grande mago Silente). Ma i romanzi offrono anche qualche cosa di più: ogni anno a Hogwarts c'è un mistero, e Harry Potter - il piccolo mago con una saetta sulla fronte, ricordo della lotta fra Voldemort e i genitori da cui, all'età di un anno, è riuscito a uscire vivo - riesce, con i suoi amici, a risolverlo. Finora, tutti i misteri ruotano intorno a Voldemort, ai suoi complici e al dramma della morte dei genitori di Harry. Nel primo romanzo - Harry Potter e la pietra filosofale - Harry sconfigge nuovamente Voldemort in persona. Nel secondo - Harry Potter e la camera dei segreti - è attirato in una camera segreta di Hogwarts da un libro che è lo strumento della vendetta di Voldemort. Nel terzo - Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, in testa alle classifiche dei best seller in Inghilterra e negli Stati Uniti e non ancora pubblicato in Italia - è inseguito da Sirius Black, un mago che è scappato dalla terribile prigione di Azkaban dove era rinchiuso accusato di essere stato il braccio destro di Voldemort. Ad Harry i guardiani di Azkaban - i Dementor, vampiri psichici che succhiano ai prigionieri ogni pensiero felice -, che in teoria dovrebbero proteggerlo, fanno più paura di Sirius Black. Alla fine si scoprirà che quelli che sembrano buoni non sono tutti buoni, quelli che sembrano cattivi non sono tutti cattivi, e che finalmente, tra un mistero e l'altro, Harry sarà finalmente in grado di guidare la sua squadra di quidditch alla vittoria. Come Buffy la cacciatrice di vampiri della serie televisiva americana, anche Harry Potter apre una finestra, appena velata da trasparenti metafore, sul mondo della scuola superiore e sui problemi delle età di transizione. Come Buffy, anche Harry Potter invecchia da un romanzo all'altro - la Rowling pensa di farne uscire uno all'anno per sette anni - e passa ogni anno alla classe superiore (è una scelta, mentre per Buffy il percorso è obbligato in quanto gli attori invecchiano). Come Buffy, i destini di Harry Potter si incrociano con quelli della Warner Brothers, che prepara un film (quanto a Buffy, la Warner la ha ora ceduta alla Fox). A differenza di Buffy, Harry non ha ancora problemi sentimentali (la piccola Ginny, sorella dei suoi amici Weasley, si limita ad adorarlo da lontano), ma l'autrice ci assicura che arriveranno il prossimo anno (nel terzo volume fa una fugace apparizione una giocatrice di quidditch chiamata Cho Chang, che comincia già a suscitare il suo interesse). Dopo tutto, le avventure di Buffy sono iniziate nell'ultimo trienno di una scuola superiore americana (da sedici a diciannove annI), mentre abbiamo conosciuto Harry Potter soltanto undicenne.

Il pubblico anglo-americano ha adottato Harry Potter: oltre sette milioni di copie vendute del solo primo volume, segno che tra i lettori ci sono anche adulti. Ma ci sono anche molti ragazzi - dagli ultimi anni delle elementari al liceo - e le riviste specializzate segnalano compiaciute che la Rowling è riuscita a riavvicinare ai buoni libri generazioni normalmente ferme alle riviste illustrate e ai fumetti. Anche la critica - sostanzialmente senza eccezioni - ha salutato Harry Potter come uno dei fenomeni letterari del decennio, con paragoni impegnativi che rimandano a Tolkien, a Pamela Travers (l'autrice di "Mary Poppins") e anche al Pinocchio di Collodi. Soli assenti alle feste di compleanno di Harry Potter che inaugurano annualmente ogni nuovo libro sono, come si è visto, certi protestanti fondamentalisti (che la stampa americana chiama ora, "potterianamente", "babbani"). Hanno qualche ragione? Certo, oggi - a differenza dai tempi di Collodi - la babele delle opinioni sulla religione e sulla magia regna sovrana, e il rischio che qualcuno creda che la fata dai capelli turchini esista davvero o fondi un movimento per celebrare rituali in suo onore è più forte. Ma davvero per evitare il dilagare della magia in salsa New Age bisogna censurare la fata dai capelli turchini? Da che mondo è mondo, le fiabe e la letteratura per l'infanzia, compresa quella della migliore qualità, hanno puntato sul fantastico, sui maghi, sulle streghe e sugli incantesimi. Se per combattere il ritorno della magia e il New Age si dovesse eliminare tutto questo, i bambini si ritroverebbero senza Biancaneve, Cenerentola e - appunto - Pinocchio, per non citare che tre esempi fra moltissimi. Né convince l'obiezione dei fondamentalisti secondo cui Harry Potter rappresenterebbe una secolarizzazione dell'eroe, che si salva da solo con abilità, astuzia e magia senza affidarsi alla grazia divina. Al contrario, la pedagogia cristiana - da secoli - è sempre stata attenta a non fare entrare troppo facilmente Gesù Cristo e la religione nelle favole, per insegnare ai bambini la differenza fra le favole (che non sono fattualmente "vere") e la storia sacra della salvezza (che invece lo è).

C'è di più. Se il richiamo esplicito al cristianesimo sarebbe fuori posto in una favola, molti dei valori che annuncia Harry Potter sono sostanzialmente valori cristiani. Non so se questa sia l'intenzione dell'autrice, notoriamente schiva e parca di dettagli autobiografici (si sa che è divorziata e che si è data alla letteratura per i ragazzi delusa dalla politica dopo un impegno nel partito laburista). Non credo sia importante: come ha ricordato il cardinale Giacomo Biffi, "Pinocchio" è denso di valori aperti a una lettura cristiana per quanto il suo autore Collodi fosse piuttosto laicista. C'è una intentio operis che spesso va al di là della intentio auctoris e che, nel caso della Rowling, non può non risentire di un clima e di una tradizione inglese che affonda le sue radici nel meraviglioso di autori cristiani come Tolkien e C.S. Lewis. Harry Potter, a differenza dei supereroi di certi cartoni animati, non vince mai solo grazie ai suoi poteri magici. La sua abilità magica è eccellente per un allievo (non il migliore, però) del terzo anno di Hogwarts, ma non potrebbe reggere il confronto con maestri delle arti oscure come Voldemort e i suoi scherani. Harry vince perché è intelligente, ma vince soprattutto perché è più umano. In una delle scene finali del "Prigioniero di Azkaban" - una delle più cristianeggianti della saga - Harry vince perché è capace di rinunciare alla vendetta e perdonare chi ha tradito e mandato a morte i suoi genitori (laddove, appunto, il supereoe medio non perdonerebbe e non cercherebbe che di vendicarsi). Né Harry vince grazie al lignaggio. La migliore allieva di Hogwarts, Hermione, è figlia di "babbani" e, quanto a Harry, l'oscuro legame che si è stabilito con Voldemort al momento della morte dei genitori potrebbe destinarlo ai Sempreverde, il gruppo di allievi più incline all'uso malizioso della magia, ma invece diventa un Grifondoro. Il saggio preside Silente, alla fine dell'avventura della "Camera Segreta", gli spiega: "Sono le scelte che facciamo, Harry, che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità". In conclusione, non solo la saga di Harry Potter - come ogni buona fiaba - mette in scena senza ambiguità lo scontro fra il bene e il male, ma il male è sconfitto da scelte morali che ultimamente dipendono dal nostro libero arbitrio, dalla compassione e dal perdono. Anche se i protagonisti sono maghi in erba, questo è precisamente il contrario della visione del mondo magica di moda nel contemporaneo New Age, dove il libero arbitrio e le "scelte che facciamo" sono in balia di energie cosmiche su cui non possiamo nulla, della reincarnazione e dell'astrologia.

Certo, in un mondo dove da un quarto a un quinto degli occidentali crede che le pratiche magiche siano veramente efficaci la cautela si impone, e sarà bene aiutare i ragazzi a cogliere il significato metaforico delle avventure di Harry Potter, per evitare che ci chiedano l'indirizzo della scuola Hogwarts per iscriversi. Se però si deve, ultimamente, votare - come è avvenuto in Georgia - io voto per Harry Potter e per la tradizione letteraria eminentemente rispettabile che, non indegnamente, rappresenta. Accostata con il buon senso e nel dialogo con i genitori e gli educatori che si impongono nel caso di qualunque lettura per ragazzi (per non parlare dei programmi televisivi), la saga di Harry Potter è una lettura sana e morale. Qualche anno fa - oggi il termine, forse giustamente, è passato di moda - ci si sarebbe chiesti se Harry Potter non fosse, per caso, un cristiano anonimo. Qualunque termine si usi, Harry Potter annuncia una costellazione di valori naturali che non sono chiusi al cristianesimo e che una lettura opportunamente guidata può scoprire e valorizzare.