

Un vescovo dell'Austria scrive ai bambini
Mons. Alois Kothgasser è il vescovo di Innsbruck, una città molto importante dell'Austria.
In genere i vescovi scrivono delle lettere agli adulti, per aiutarli a vivere sempre meglio la Parola di Gesù.
Mons.
Alois ha voluto scrivere una lettera ai bambini. Non lo ha fatto da solo, ma
insieme ad alcuni giovanissimi collaboratori: Pia,
Lena, Viktoria, Barbara, Myriam, Nadine e Nina. Sono stati loro a scegliere il
tema, e così è venuta fuori una bellissima riflessione sul Padre nostro che vi
proponiamo qui di seguito.
Care
sorelle, cari fratelli, cari bambini, cari amici,
in
genere i vescovi scrivono lettere pastorali per gli adulti. Oggi, vorrei tentare
di scrivere una lettera pastorale indirizzata ai bambini. Ma trovo le parole
giuste all'età di 65 anni? Perciò, mi sono incontrato con Pia, Lena, Viktoria,
Barbara, Myriam, Nadine e Nina. Fanno parte di un gruppo di ragazzi di Schönberg
e hanno proposto come tema di questa lettera pastorale il Padre nostro.
Come in un viaggio attraverso un paese sconosciuto ci siamo fermati su alcune
parole e domande e abbiamo riflettuto sul loro significato per noi cristiani.
Prima
fermata: Padre nostro.
Gesù
ha detto: Quando pregate, dite: "Padre nostro che sei nei cieli". Cioè
Dio vuole che noi lo chiamiamo Padre. Per questo ha scelto una parola
particolare, che si usa ancor oggi in Israele: Abba. È come se dicessimo
"papi". Dio è felice quando noi ci rivolgiamo a lui chiamandolo
"papi". Quando prego, mi rivolgo sempre a lui con Abba. Forse anche
voi oggi nella celebrazione liturgica cominciate il Padre nostro con
"Papi nostro che sei nei cieli...".
In
questo modo di rivolgerci a Dio è molto bello anche quel "nostro".
Significa che siamo tutti fratelli e sorelle.
Tutti
siamo fratelli e sorelle: cinesi, africani, indiani e tirolesi. Tutti ci
apparteniamo a vicenda.
Se
siamo veramente fratelli e sorelle, allora non ci facciamo guerra a vicenda. Non
ci disprezziamo e odiamo. Poco importa se a volte bisticciamo. Dobbiamo comunque
riconciliarci.
Se Dio è il papi di tutti, allora tutti gli uomini del mondo formano una grande famiglia.
Ed
ora giungiamo alla seconda fermata: "Sia santificato il tuo nome".
"Sia
santificato il tuo nome" significa che il nome di Dio deve essere
rispettato. Come noi siamo riconoscenti quando le persone parlano bene di noi,
così avviene anche per Dio. Dobbiamo usare con rispetto il suo nome, dobbiamo
essere attenti quando parliamo con Dio e ascoltare bene ciò che ci dice. Le
persone che intrattengono una relazione viva con Dio sono sante. Così anche noi
siamo santi, poiché Dio ha reso tutti suoi figli. Nel battesimo ci ha donato lo
Spirito Santo. Anche se noi a volte non siamo proprio santi e commettiamo
qualche sciocchezza, Dio non interrompe mai la sua relazione con noi.
Alla
terza fermata chiediamo a Dio: "Venga il tuo regno".
Ciò
significa: Dio buono vieni da noi. Vieni tu stesso in mezzo a noi. Vieni da me.
Vieni da tutti gli uomini. Tutti hanno bisogno di te, della tua azione, della
tua bontà.
Alla
quarta fermata, incontriamo queste parole: "Sia fatta la tua volontà come
in cielo così in terra".
Quando
noi pensiamo al cielo, pensiamo anzitutto alla luna, alle stelle, al sole e alle
nuvole. Questo è il cielo che noi vediamo, ma esiste anche un altro cielo, che
noi non possiamo vedere con i nostri occhi. È il cielo di Dio. È ancora molto
più lontano, molto più profondo e molto più bello. Noi gli chiediamo:
"Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra".
Dove
c'è Dio, lì c'è il cielo; dove c'è il cielo, lì c'è Dio.
Dio
allora è solo in cielo?
Dio
è presente ovunque. Dio è soprattutto nel cuore delle persone. Egli è
infinitamente grande. Ma può farsi talmente piccolo da poter abitare nel nostro
cuore. Dal cuore egli può parlare con noi e se ascoltiamo molto attentamente
possiamo percepire ciò che vuole dirci. Allora faremo la sua volontà, che è
sempre amore, misericordia, ma anche verità e giustizia.
Forse
lo avete già notato anche voi: la prima parte del Padre nostro è
rivolta tutta a Dio. Ora nella seconda parte volgiamo lo sguardo verso di noi.
Nella
quinta fermata ci aspetta una richiesta: "Dacci oggi il nostro pane
quotidiano".
Non
dice: Dammi il mio pane quotidiano! Diciamo: "Dacci oggi il nostro pane
quotidiano", perché il pane appartiene a tutti. A tutti gli uomini, non
solo a me!
Nel
mondo ci sono molti che soffrono la fame, soprattutto bambini. Così noi
chiediamo che ognuno possa sfamarsi e che ogni persona abbia il necessario per
vivere. Dio, il papi di tutti noi, vuole che condividiamo il pane fra di noi.
Alla
sesta fermata, sentiamo questa domanda: "Rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori".
Perché
Dio continua a perdonarci? Perché ci ama.
Perciò,
mi piace molto questo racconto. Un giorno san Giovanni Bosco aveva litigato di
brutto con il suo fratellastro Antonio. Alla sera la loro mamma Margherita li
chiamò per la preghiera. Dissero il Padre nostro. Giunti alla domanda:
"Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori", la mamma interruppe la preghiera e chiese: "Che cosa avete
fatto oggi? Se prima non vi perdonate l'un l'altro, non potete continuare la
preghiera".
Dio
ci perdona se anche noi perdoniamo. Dio ci perdona, perché ci vuole bene e
perché non vorrebbe che andassimo in giro per il mondo con un'aria triste. Dio
vuole che siamo riconoscenti e allegri. Ci perdona, perché non siamo costretti
a portarci sempre dietro uno zaino pieno dei nostri peccati.
E
tuttavia esistono sempre contese, ingiustizie e guerre. Il termine Krieg
(guerra) viene da kriegen (avere, ottenere). Facciamo la guerra, perché
non riusciamo mai ad avere abbastanza, perché vorremmo avere sempre di più.
Dio non vuole la guerra. Se preghiamo sinceramente il Padre nostro, a
piccoli passi possiamo cambiare qualcosa. Infatti, non può essere che in chiesa
noi recitiamo il Padre nostro e poi tutto continua come prima.
Infine
– e siamo alla nostra settima e ultima fermata – aggiungiamo ancora una
domanda: "Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male".
Di
quando in quando sentiamo di cedere al male e lo vogliamo nascondere a Dio,
vogliamo evitare di incontrarlo. Ma Dio ci aiuta a liberarci dal male che ci
spia per sedurci e danneggiarci o anche per indurci a fare del male agli altri.
Al
termine di questa lettera pastorale vorrei ringraziare Pia, Lena, Viktoria,
Barbara, Myriam, Nadine e Nina, che mi hanno aiutato a comprendere meglio il Padre
nostro. Noi adulti siamo cresciuti nella fede e a volte siamo anche un po'
invecchiati in essa. Così la fede non ha più l'entusiasmo e la forza
dell'inizio. Voi bambini potete aiutarci a riscoprire l'entusiasmo dell'inizio.
Perciò,
vorrei chiedere agli adulti: Lasciate che i bambini vi facciano dono delle loro
domande sulla fede e non ostacolateli in questo. Mi rattristo quando sento che i
genitori accompagnano i loro figli in macchina alla celebrazione eucaristica
domenicale e poi se ne ritornano a casa. Noi, bambini e adulti, ritroveremo la
gioia della fede e vivremo di essa solo se condivideremo le preoccupazioni, le
domande e le speranze e non dimenticheremo mai che Dio è, e resta, il nostro
Abba. Ci benedica tutti.
X
Alois Kothgasser,
insieme a Pia, Lena, Viktoria, Barbara, Myriam, Nadine e Nina