
Gesù nei suoi
discorsi, raccomandava che bisogna amare il nostro prossimo come noi stessi.
Un giorno, un uomo e
anche maestro della Legge, fece a Gesù questa domanda:«Chi è il mio
prossimo?».
Se questa domanda
venisse fatta a noi oggi, senz’altro risponderemmo subito che il nostro
prossimo sono le persone che ci stanno vicino, quelle simpatiche, ma anche
quelle non simpatiche… facendo così una bella figura!.
Gesù invece non
risponde subito. Non perché non sappia rispondere o non voglia rispondergli…
preferisce che quell’uomo rifletta!
Inizia così a
raccontare una storia: «Un uomo deve fare un viaggio. Deve andare da
Gerusalemme a Gerico. La strada è molto lunga e pericolosa».
Lungo questa strada
infatti avveniva spesso che si verificassero delle rapine e anche degli omicidi,
la strada purtroppo era frequentata da “briganti” persone pericolose
e cattive.
«Lungo
il viaggio, il pover’uomo venne aggredito e derubato di tutto e lasciato in
mezzo alla strada. I briganti naturalmente fuggirono…! Dopo qualche ora, passò
un sacerdote, vide un uomo disteso per terra, ma tirò dritto… Il
poveretto era quasi sfinito, ma la sua forza di sopravvivenza non gli impedì di
sentire rumori di passi. Che delusione dovette provare… anche questa volta chi
passava, andò oltre….! Eppure era un uomo che si dichiarava molto
religioso….!»
Perché questi due
uomini non si sono fermati?
Gesù non dice niente a
riguardo. A me viene da pensare che essendo uno un sacerdote e l’altro una
persona molto religiosa forse si credevano superiori al malcapitato, o forse non
volevano sporcarsi le mani, oppure non volevano abbassarsi fino a lui, visto che
era per terra!
Voi cosa ne pensate…?
«Chissà
quanto tempo passò ancora prima che giungesse qualcun’ altro,
un forestiero, un Samaritano…. Lo vide. Si fermò. Non ci
pensò due volte e lo caricò sul suo asino. Lo portò nella locanda più vicina
chiedendo al proprietario di prendersi molta cura di lui lasciandogli come
acconto due denari. Al suo ritorno se avesse speso di più lo avrebbe pagato».
Come mi sorprende e mi
fa riflettere il finale del racconto!! Anche a voi?
L’uomo aggredito non
viene soccorso dalla gente del posto! Chissà, magari lo conoscevano anche…!
E’ uno straniero che
ha compassione di lui. Fermandosi ad
aiutarlo, questo samaritano sapeva di rischiare in quanto la sua gente non era
ben vista in quella regione, eppure non ha esitato a salvare un uomo che non era
del suo paese e tantomeno della sua religione!
Il samaritano era un uomo normale e da uomo normale ha soccorso un altro uomo.
Questo forse è quello che Gesù voleva far capire al maestro della Legge che lo
aveva interrogato?
Cosa significa oggi per noi essere dei “buoni samaritani?”
Per
me significa che non devo evitare chi ha bisogno, che non devo essere egoista ma
soprattutto che non devo vergognarmi di compiere qualsiasi gesto, grande o
piccolo che sia.
Certo so che non posso
aiutare tutti… basta però che non tiro dritto… che non mi volti
dall’altra parte facendo finta di non vedere.
Spesso
basta un sorriso o una parola buona… qualche volta un atto di bontà è
costituito anche solo da uno sguardo fatto con… AMORE!
Trovi la parabola nel vangelo di Luca 10,25-37

Signore,
Voglio
aprire il cuore a Te
che mi vieni a trovare
nel volto di ogni povero!
a cura di Caterina
ultimo aggiornamento 07/12/2007