Il Vangelo è come un cielo notturno:

 più si contempla, più stelle vi si scorgono.


 

Hai mai provato a sostare in una notte d'agosto dinanzi alla finestra spalancata? Mi piace nel culmine dell'estate, luce spenta, guardare il mondo dal mio «osservatorio» al settimo piano, immergendomi nella notte fonda. A poco a poco il buio del giardino di sotto e degli orti vicini si placa. Prendono forma i muri di cinta, lo steccato, gli alberi, e più in là, ombre nell'ombra, sagome di case punteggiate da piccoli lumi, e torrette, e campanili, sempre tutto pacato, in una visione da fiaba.

Ma in alto vi è la gloria: un cielo di un blu vellutato, e diamanti, diamanti. Mai un prato di primavera appare così carico di ranuncoli e margherite come quel mare di stelle, da perdersi perché, più si fissa il cielo, e più fioriscono gli astri di ogni misura.

Ecco, stelle che si sovrappongono alle stelle, e anche la massa di pulviscoli, veli e trine fra gli astri, d'improvviso è tutta un fremito: ciglia che battono, occhi che si spalancano. Una meraviglia.

Così il Vangelo. Credi ormai di conoscerlo a fondo, e invece tutte le volte che lo prendi tra le mani, t'accorgi che vi è qualcosa di nuovo, oppure è l'occhio della tua anima che si fa sempre più acuto, e vi scopre bellezze nuove. E' il libro della poesia più calda. Il libro della vita. Il libro dell'amore. Il libro dell'eternità. Fonte perenne di conforto. Fonte di speranza. Fonte di certezza. Ed è proprio di conforto, di speranza, di certezza, che hanno bisogno tutte le creature per acquietarsi, placarsi.


 

Angela Sorgato

 Un bimbo nella foschia, pp. 56-57