Osservatorio


 L'Italia dei 
diritti e non del volontariato 

(di Teresa Marzocchi Bignami)

 

Quando si è impegnati nel nostro settore si ha la testa piena di parole quali volontariato, terzo settore, sussidiarietà; così mi ero proposta di non affrontare questi temi, proponendo il mio osservatorio in termini più generali e forse più condivisi. Le emergenze attuali a livello politico-sociale, la necessità di affiancare a questo giubileo di fede anche un giubileo un po' più laico mi hanno spinto a riflettere nuovamente sulla nostra identità di operatori del sociale e soprattutto di operatori del sociale all'interno di  una congregazione religiosa.

La congregazione somasca con le sue opere è chiaramente parte del sistema sociale italiano. Esserci e fare assistenza è importante, lo è sempre stato: è segno, è testimonianza, ma è anche servizio. Fin dai tempi di san Girolamo la scelta dell'assistenza è stata caratterizzante, la carità e l'amore per il prossimo si sono definiti nella relazione con gli emarginati più veri. Fin da allora si dava quello che nessuno altro era in grado di dare. Ci potremmo chiedere ora, con l'occhio del poi, se quello di allora era un intervento di sussidiarietà, quale era la linea politica di riferimento. Discorsi effettivamente assurdi: gli studiosi della vita del nostro Santo potrebbero inorridire sentendo queste parole. Ma i tempi sono cambiati e forse è giusto partire da questa constatazione. La riflessione necessaria è di chiedersi quale sia la fedeltà al carisma ricercandola in questo tempo.

Quando ho iniziato a collaborare con i Padri Somaschi, circa quindici anni fa, ho colto con estremo piacere la loro peculiarità del fare senza farsi tanto vedere. Questo lavorare con i poveri nel nascondimento, questo sfuggire dalla ricerca dell'immagine, mi è sembrata una scelta molto vicina al mandato evengelico. Ho assorbito lo stile ma poi pian piano mi sono resa conto che occorre non lasciarsi trascinare dagli eventi ma essere parte attiva di una scelta sugli eventi. Ancora una volta c'è bisogno di ritornare alle origini, in una ricerca di fedeltà, per agire con consapevolezza rispettando il mandato prioritario di amore e carità ai poveri e per i poveri.

Mai come ora l'organizzazione del sociale ha dato spazio alla terzietà. Il volontariato, la cooperazione e più in generale le organizzazioni del terzo settore sono sempre più chiamate a gestire i servizi. La loro organizzazione è sempre più regolamentata, si è parte di una rete, c'è riconoscimento. Si sta legittimando un ruolo di quasi delega con qualche spazio di partecipazione ed iniziativa. Per il mondo della cooperazione questo può essere il raggiungimento di un obiettivo, si creano posti di lavoro, si partecipa alla vita della collettività. Ma per noi è sufficiente? E' sufficiente garantirsi gli spazi per gestire i servizi?

Senz'altro questo può significare servire nel silenzio e nella testimonianza; senz'altro questa situazione può essere di stimolo per incoraggiare il volontariato come esperienza di vita, come esperienza di fede e per chi lo vuole anche di condivisione. Potremmo a questo punto trovare pace e fare per bene il nostro lavoro accettando ruoli e scelte di altri con l'unico, e comunque prezioso obiettivo, di concretizzare bene.

Pur rispettando questa situazione, pur riconoscendone la positività  rispetto alle esperienze del passato io credo che sia necessario impegnarci per andare oltre, per migliorare la condizione attuale.

Questa delega al volontariato, questo riconoscimento del nostro ruolo all'interno del mondo della povertà e dell'assistenza potrebbe sempre più delegittimare il ruolo dello stato. I paesi più evoluti di noi, gli Stati Uniti per primi, ci mostrano  come l'assistenza possa diventare una scelta opzionale per lo stato. Non possiamo accettare di essere parte di questo cammino. Il nostro impegno di fede ci spinge a lavorare per garantire a tutti il diritto della sicurezza  sociale ed a rappresentare gli interessi di chi non è in grado di rappresentarli.

La sicurezza sociale potrebbe essere garantita favorendo il nostro impegno nella realizzazione di una sussidiarietà attiva, non nel senso dello Stato che si deresponsabilizza attraverso la privatizzazione o l'aziendalizzazione del sociale, ma mediante legami di reciprocità e interazione fra gli attori istituzionali e sociali (in una prospettiva in cui i pubblici poteri assumano precise responsabilità sul terreno della programmazione e della promozione sociale). Dovremmo in questo caso essere consapevoli del nostro ruolo sociale, della necessità di non essere soli anche se bravi e diversi.

La scelta poi di tutelare gli interessi di chi non è in grado di farlo ci chiede ancor più di uscire allo scoperto rispetto al nostro ruolo, alla nostra storia. Non basta fare, non basta servire direttamente ma è necessario provocare perché chi deve serva. Solo in questo modo il servizio non sarà solo per i pochi che riusciamo a raggiungere ma saremo attori di una tensione perché gli sfortunati siano sempre di meno.

Perché la nostra voce sia la loro voce.

 


Nostre Opere


la barca ha finalmente preso il largo

di Luigi BASSETTO

La "barca" - l'immagine è di Daniele Isidori, responsabile della nuova struttura - è "La Sorgente", la nuova casa di accoglienza per malati di AIDS sorta in via Torriani, a pochi passi dalla basilica del Crocifisso di Como. Tra via Torriani e viale Varese sorge la "Cittadella somasca": la basilica del Crocifisso, parrocchia e santuario diocesano, la scuola materna "Padre Ceriani", l'oratorio, tre Comunità alloggio che accolgono 27 ragazzi, nove per ciascuna, dai 10 ai 18 anni, provenienti da famiglie in grave stato di disagio, il Condominio "Savina Ciapparelli". Un'esperienza "nuova", quest'ultima, in cui 18 famiglie sono costituite in cooperativa, hanno adeguato l'immobile messo a disposizione dai Somaschi, e ora stanno vivendo un'esperienza di condivisione, che coinvolgerà anche la "barca". L'immagine calza a pennello. Che cosa meglio di una barca in mezzo al mare, sballottata dalle onde sollevate dal libeccio o dal maestrale, può descrivere la vita dei malati di AIDS? In essa si prevede - dice p. Luigi Bassetto, superiore della comunità somasca dell'Annunciata - l'accoglienza di dieci malati per alcuni dei quali, grazie alle nuove terapie, sarà possibile un recupero con reinserimento sociale, per altri un accompagnamento in una situazione di cronicità della malattia, per qualcuno forse un sostegno che umanizzi una fase terminale della malattia, per tutti la possibilità, ci si augura, di accostarsi ad una sorgente che offra sorsi di vita nuova". Il giorno 11 febbraio, data che unisce l'inaugurazione della struttura alla giornata mondiale del malato, erano presenti il sindaco di Como Alberto Botta, il vescovo Alessandro Maggiolini, il Padre generale dei Somaschi Bruno Luppi e Madre Elena Salarici, suora Guanelliana che animerà il volontariato. Proprio il Padre generale ha sottolineato, nell'occasione, il messaggio che viene da "La Sorgente": "La testimonianza di chi ha voluto e gestirà questa struttura, dai Somaschi, alle Guanelliane, alla diocesi intera, grida a gran voce alla società che il vero progresso si raggiungerà quando ad ogni uomo e ad ogni donna sarà offerta la possibilità di vivere, gioire e di morire come figli di Dio".

Dal ceppo robusto della carità cristiana

Quest'opera nasce come frutto del Congresso eucaristico diocesano del 1997. Fu il vescovo Maggiolini che aveva invitato i cristiani a dimostrare concretamente che l'Eucaristia è "per la vita del mondo". Ecco allora un tangibile segno di vita. I locali dell'ex orfanotrofio dell'«Annunciata», inaugurato 80 anni fa per raccogliere gli orfani della grande guerra, oggi ridimensionato, ma ancora vivo, nelle tre comunità alloggio, hanno ancora sufficiente spazio per un altro "miracolo" della carità dei comaschi, "dimostrazione della capacità della nostra città di affrontare i bisogni, cercando di alleviare le sofferenze", come si è espresso il sindaco lariano. Su quel ceppo, che porta ben vivo nelle radici l'amore sconfinato verso i poveri espresso da san Girolamo Emiliani in questa città quasi cinquecento anni fa, nei secoli mantenuto vivo dai suoi figli, oggi, grazie agli sforzi della comunità diocesana di Como, nello spirito di san Girolamo e del beato Luigi Guanella, comasco e discepolo del Collegio Gallio (altra opera dei Somaschi in Como), nasce questo nuovo ramo. "Ringrazio il Signore - ha detto il vescovo Maggiolini - perché nella fitta ramificazione del volontariato e di premura per le persone disagiate presenti in città si inserisce oggi una struttura nuova, aperta al disagio e alla sofferenza. In nome dell'attenzione ai bisognosi siamo riusciti ad unire le forze per creare un tessuto di sostegno e di attenzione che deve solo crescere e rafforzarsi". Il "tessuto di sostegno" è costituito dai Somaschi che inseriscono "La Sorgente" nel circuito dei loro "Centri di accoglienza" sparsi per l'Italia, dalle suore Guanelliane che coordinano il volontariato, dal responsabile Daniele Isidori, da otto operatori e dal volontariato espresso dalla Caritas diocesana. Il giorno dell'inaugurazione erano già tre gli ospiti.

Una presenza che scomoda

In questa "festa" che, venerdì 11 febbraio, ha visto una larga partecipazione di gente che conta e di popolo, si affaccia pure qualche nube. Un'opera simile, nel cuore della ricca città di Como, è certamente una "presenza scomoda", come ha annotato don Battista Galli, direttore della Caritas diocesana. In fondo è gente che "se l'è cercata". La frase non è nuova. Penetra trasversalmente ogni giorno il sentire dei benpensanti, forse, ma certamente miopi lettori di una storia e di una società che per farsi, non dimentichiamolo, ha bisogno dei silenzi, dei compromessi, del contributo più o meno cosciente di tutti. Il disagio, non solo giovanile, affonda le radici nelle scelte deresponsabilizzanti, anche se comode, dei politici, delle comunità, delle famiglie. Sembra avvertirlo il sindaco di Como quando dice: "Sarà difficile far capire alla gente un impegno verso persone con questo tipo di sofferenza, l'errata opinione di molti verso questa malattia. Il nostro impegno dovrà essere quello di combattere contro questi luoghi comuni. Ai comaschi quello che da oggi in poi può essere chiesto è di pensare che di bisogni come questi ne esistono tanti, anche nascosti e da scoprire, ma non mai da abbandonare". Intanto "la barca va". Ha iniziato il suo cammino verso il mare aperto. Per tutti è auspicabile un augurio: non di "lasciarla" andare, ma di "farla" andare.


Nostre Opere


Un “village”
per gli “street children”

(di Gabriele Scotti)

 

I santi non si accontentano facilmente nel fare il bene. Girolamo Emiliani diventò santo e, per di più, un papa (Pio XI) ebbe la felice idea di proclamarlo patrono universale degli orfani e della gioventù abbandonata. Diventò così suo dovere sognare a dimensione mondiale. Perché, penso, in cielo i santi non possono dormire, ma sognare sì e soprattutto conoscono la parola magica che trasforma i sogni in realtà: amore.

Nel Natale 1980 San Girolamo arrivò nelle Filippine. Data la coincidenza temporale e i propositi che San Girolamo aveva in cuore non è escluso che abbia avuto la sua bella parte in questo arrivo a sorpresa El Santo Niño di Cebú (Gesù Bambino) protettore dei bambini filippini, innumerevoli come le stelle di un cielo tropicale senza luna.

San Girolamo si rese subito conto che moltissimi di questi bambini erano dei piccoli cristi perseguitati dai vari erodi di turno, o addirittura crocifissi dalla solitudine, abbandono, orfanezza, denutrizione, sfruttamento, abuso di vario genere.

Solo a Metro Manila dicono che siano 50/60 mila gli "street children", i figli della strada che sopravvivono di espedienti. In provincia e nelle campagne le situazioni di infanzia negata si moltiplicano, anche se in modo meno appariscente. E ciò nonostante il lodevole impegno delle autorità pubbliche di offrire opportunità di scolarizzazione, di cura della salute, di tutela legislativa. Il sottosviluppo difficile da superare, la corruzione diffusa ai vari livelli amministrativi, la sperequazione economica, spesso anche le avversità naturali fanno sentire le loro negative conseguenze soprattutto sui piccoli deboli e indifesi.

San Girolamo vide, comprese e si rimboccò le maniche. Da uomo santo, con uno spiccato senso pratico, passò subito all'azione. I bisogni sono tanti? Ci vogliono tante braccia con le maniche rimboccate e tanti cuori infiammati della sua stessa carità.

Il primo impegno fu di trasmettere a giovani filippini generosi il carisma della sua paternità verso i piccoli, gli orfani, i poveri.

Vennero alla luce il Seminario Minore Somasco a Lubao (1985), poi il Seminario Maggiore e il Noviziato a Tagaytay (1987). Intanto sorgevano una chiesa parrocchiale intitolata proprio a lui, San Girolamo (1984) ad Ayala Alabang Metro Manila e una scuola dal nome latino Aemilianum (1985) a Sorsogon, provincia economicamente molto depressa, all'estremo sud dell'isola di Luzon. L'edificio scolastico fu quasi completamente distrutto da un violentissimo tifone (1987), ma con tenace volontà e con il sostegno di generosa solidarietà fu ricostruito e ampliato: oggi accoglie 1300 studenti, dalle elementari al college.

Negli anni '90 si iniziò l'accoglienza dei bambini in situazione di grave disagio familiare; un gruppo di loro diede vita alla prima Casa Miani a Lubao. Una seconda Casa Miani fu inaugurata (1995) a Pangpang-Sorsogon, la terza ha solo qualche mese di attività (1999) ad Alabang-Metro Manila.

Villaggio San Giuseppe, via Sant'Ignazio 11, seconda trasversale di via San Pietro… Non è un quartire del paradiso, ma un tranquillo villaggio di Metro Manila Sud, comune di Muntinlupa, nel territorio della parrocchia "San Girolamo Emiliani", dove tutte le vie sono intitolate a santi.

Qui, il giorno di Sant'Antonio, 13 giugno '99 inizia la sua attività una nuova opera dei Padri Somaschi nelle Filippine; è la sesta in ordine di tempo e non poteva chiamarsi che… Casa San Giuseppe!

E' subito rallegrata dalla voce di otto bambini, pronti ad affrontare l'anno scolastico (nelle Filippine inizia a giugno). Sono solo otto; purtroppo decine di migliaia di loro compagni di sventura sono rimasti sulle strade di Manila, appartengono alla tristemente famosa categoria degli "street children"; formano delle piccole bande, cercano di sopravvivere con espedienti vari, dormono sui marciapiedi, si riparano dal fresco umido della notte tropicale, coprendosi con cartoni. E quando sono affamati, ammalati, abusati…?

Gli otto fortunati hanno trovato a Casa San Giuseppe accoglienza calorosa, clima sereno, attenzione premurosa per le loro necessità; l'edificio stesso favorisce una vita di famiglia: è una villetta con ambienti abbastanza ampi per accogliere 15/20 persone; immersa nel verde, rinfrescata dall'ombra di tre imponenti manghi, che non lasciano mancare deliziosi frutti. Nel giardino, tra i banani, l'immancabile quadro per la pallacanestro.

Insieme a p. Giovanni Borali e a bro. Kiko Lamo vi sono anche due giovani aspiranti alla vita religiosa somasca. A marzo 2000 due ragazzi di San José Village hanno raggiunto il traguardo della graduazione per la Scuola Elementare: non solo i manghi e i banani producono buoni frutti!… San Girolamo è presente e benedice: la sua missione di rifugio degli orfani continua non solo qui a Casa San Giuseppe ma anche nelle Case Miani di Sorsogon e di Lubao… Un centinaio di bambini (dai 7 ai 16 anni) hanno ritrovato il calore di una famiglia e lo chiamano 'Padre'. Ma il suo grande cuore trepida per le altre migliaia di "street children".

Ridonare dignità, costruire un ambiente familiare, sereno, trasmettere la gioia di vivere è l'impresa del gran cuore di San Girolamo, che è all'opera attraverso i suoi figli. Ora nelle Filippine sono una cinquantina: una decina italiani, gli altri filippini di cui 10 sacerdoti.

Vent'anni fa San Girolamo arrivò sui passi dei primi padri somaschi giunti dall'Italia, il futuro è ora affidato ai passi fiduciosi, speranzosi e perseveranti dei nostri giovani filippini. Una cosa è certa: san Girolamo si trova bene nelle Filippine, soprattutto perché il lavoro non gli manca e può realizzare i suoi sogni.

Tutto il bene che è stato fatto, si sta facendo e si farà è in stretto rapporto con l'inesauribile generosità e solidarietà di tanti amici e devoti italiani. San Girolamo assicura che tiene conto di tutto in un libro... che spesso mostra al Signore.