Rivista
in lingua italiana
dei Padri Somaschi


n° 112 Luglio-Settembre 2000
     

  Cari amici 

Procedere assieme, 
riconciliati

Cataldo Campana

Il pellegrinaggio dell'uomo verso la Porta Santa che è Cristo caratterizza il vivere umano nella sua spazialità e nella sua temporalità. Il nostro incedere si sviluppa tra un punto di partenza e una meta da raggiungere, mentre al nostro passo si accompagna quello degli uomini e delle donne del nostro tempo che, con noi, scrivono la storia.

Camminiamo tutti nella speranza di un futuro diverso, migliore, ma il nostro respiro è corto, affannato. Procediamo nella natura che mostra le ferite che noi stessi le abbiamo inferte, spinti da un malsano desiderio di sfruttamento irrazionale.

Non possiamo continuare il nostro pellegrinaggio senza prima riconciliarci con la natura. È necessario, però, cambiare mentalità, convertirci. Ci siamo arrogati il diritto di supremazia assoluta nei confronti della creazione, convinti di poter disporre a piacimento di tutto ciò che è alla portata della nostra tecnologia sofisticata, in vista di un maggior lucro e benessere individuali. Ma le risorse della natura non sono inesauribili e corriamo il rischio, non solo ipotetico, di lasciare un mondo non vivibile alle generazioni che verranno.

L'uomo credente dovrebbe autocomprendersi non come padrone del cosmo, ma come custode di una realtà donata da proteggere e preservare intelligentemente secondo il disegno del Creatore. La dimensione ecologica quale amoroso atto di riconciliazione con la natura, fa parte della spiritualità del Giubileo e si collega con la legislazione che regolava l'anno sabbatico dedicato al riposo della terra. Ne deriva un forte appello alla sobrietà e alla moderazione, in opposizione al consumismo devastante. "Il più vivo senso di responsabilità nei confronti dell'ambiente" (Giovanni Paolo II, Tertio Millennio Adveniente, 46)
investe particolarmente il credente e riguarda non solo gli uomini e le donne che ora popolano la terra ma anche le future generazioni. A queste sarà necessario consegnare uno spazio vitale degno dei figli di Dio.

Il pellegrinaggio dell'uomo ritma anche la sua storia, nella quale tutte le persone umane sono legate da rapporti di globalizzazione sempre più avvolgenti. Qui il credente, troppo frequentemente, riscontra deturpata l'immagine di Dio impressa nell'uomo. L'egoismo individuale e collettivo sviluppa una serie di mali che sembra inarrestabile: crimini contro l'umanità, massacri fratricidi ed etnici, il dramma della fame, del debito pubblico, delle ingiustizie, delle emarginazioni, dell'oppressione dell'uomo sull'uomo. "Il Giubileo è un ulteriore richiamo alla conversione del cuore mediante il cambiamento di vita. Ricorda a tutti che non si devono assolutizzare né i beni della terra, perché essi non sono Dio, né il dominio o la pretesa di dominio dell'uomo, perché la terra appartiene a Dio e solo a lui" (Giovanni Paolo II, Incarnationis mysterium, 12). In questo caso la riconciliazione acquista la connotazione dell'amore con cui Dio ama ogni uomo e tutta l'umanità, Lui che è "Dio di tenerezza e di pietà, lento all'ira, ricco di grazia e di fedeltà". "Un segno della misericordia di Dio, oggi particolarmente necessario, è quello della carità che apre i nostri occhi ai bisogni di quanti vivono nella povertà e nell'emarginazione. Sono queste situazioni che si estendono oggi su vaste aree sociali e coprono con la loro ombra di morte interi popoli. (...) Si deve altresì creare una nuova cultura di solidarietà e cooperazione internazionali in cui tutti, specialmente i Paesi ricchi e il settore privato, assumano la loro responsabilità per un modello di economia al servizio di ogni persona. Non deve essere ulteriormente dilazionato il tempo in cui anche il povero Lazzaro potrà sedersi accanto al ricco per condividerne lo stesso banchetto e non essere più costretto a nutrirsi con quanto cade dalla mensa".

L'invito a dare inizio al pellegrinaggio della vita riconciliata è indirizzato all'individuo; ma non si può procedere da soli: "Quale gioia quando mi dissero: andremo alla casa del Signore". Non si può entrare nella Porta che è Cristo senza farsi carico di tutta la creazione che geme per le doglie del parto aspettando anch'essa la redenzione. Il Giubileo mette in moto un grande processo di riconciliazione che deve partire da "quelli che sono in casa" ma non esaurirsi lì.

 

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