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Un
cuore di padre |
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Testimoni |
È l'amore
che conta
di Rita Cordella
"Non perdere
il lavorare, la devozione e la carità,
le quali tre cose sono fondamento dell'opera".
In questa frase di Girolamo ci pare di cogliere
quasi una sintesi evangelica sugli aspetti fondanti
dell'opera e cioè un rapporto forte, reale e
personale col Signore Gesù come espressione
dell'amore
del Padre trasmesso dalla
comunione col Figlio
che a sua volta introduce
nella comunione trinitaria.
(Quaderni di spiritualità somasca)
Quest'esperienza è in diretto rapporto con la vita che deve testimoniare, rinnovare concretamente e continuamente l'amore a Cristo e ai fratelli, che non è solo una vita per gli altri, "un essere per l'altro" singolarmente; ma una vita vissuta insieme, gli uni per gli altri, in una donazione reciproca. Sta proprio in questa reciprocità la perfezione dell'amore che genera quella presenza di Gesù che scaturisce dall'unione fraterna.
Cristo è per Girolamo il vero fondamento della compagnia e ogni gesto ogni opera all'interno di essa deve essere compiuta nel suo nome, nel suo amore, è perciò necessario stare con Cristo per raggiungere l'intento.
Per Girolamo come per S. Paolo la Carità è la virtù essenziale per la comunità. Nella lettera ai Corinzi l'Apostolo parla della carità come il più grande dei carismi, che rimangono perché caratterizzano l'esistenza cristiana in quanto l'amore vicendevole è la realizzazione dell'amore di Dio, amore che Dio effonde nel cuore degli uomini chiamandoli a formare la sua famiglia. Il brano ci presenta la carità soprattutto come amore del prossimo che non prescinde dall'amore verso Dio, ma lo presuppone necessariamente. Non è il gioco delle simpatie o degli interessi che possa produrla, ma solo l'amore sincero verso Dio, di cui vediamo i luminosi riflessi in ogni creatura.
La carità costituisce l'essenza della vita cristiana in quanto è l'amore di Dio che muove l'agire dell'uomo, che lo fa uscire da se stesso superando tutte le barriere limitatrici dell'egoismo, per orientarlo verso Lui e dirigerlo verso il fratello. Se così non fosse, anche l'opera più sublime sarebbe vana, fosse anche dare la propria vita.
Nel vocabolario della "carità" la forza vincente è sempre l'Amore.
Possiamo chiamare "amore" tante cose, se vogliamo; ma quello vero, quello che Dio ci ha dato e che solo si riconosce come autentico amore non si può dividere: è un tutt'uno: se c'è, si rivolge a tutto e a tutti, a Dio e agli uomini, con infinite sfumature, ma sostanzialmente uguale...
Se ci domandiamo come deve essere questo amore rivolto a tutti gli uomini, la risposta è che l'amore di Dio, calato nel cuore umano, è l'amore stesso di Gesù caratterizzato da quel "Come io ho amato voi" questa è la nostra misura... fino a dare la vita.
E' nel mistero della croce, dove Gesù che ci ama di un amore infinito, ci attira a se. In Lui troviamo la suprema rivelazione dell'amore di Dio, il più potente, esplosivo dono d'amore portato sulla terra, Il Crocifisso è la parola d'amore del Padre proclamata con forza nella storia dell'uomo.
E' Lui che sulla croce unisce il cielo e la terra e gli uomini tra loro che è la chiave per entrare nella comunione trinitaria, la condizione per realizzare il suo testamento: "Come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola".
E' necessaria perciò un'assimilazione a Cristo nella donazione continua dalla quale deriverà uno stile di vita umile e aperta al servizio del prossimo, dei fratelli prediletti, quelli che Gesù ha amato: i poveri, i bisognosi, gli oppressi, i bambini, gli orfani, i malati, gli affamati, i peccatori, quelli che non hanno fede, quelli senza speranza, "Ultimi" che Girolamo, ad imitazione del suo Maestro Cristo, ha amato e servito scegliendo di diventare povero lui stesso. Visse in mezzo ai fanciulli poveri e abbandonati con amore e tenerezza di padre perché ne aveva intuito il bisogno profondo: ricostruire la loro dignità umana. Questo è l'amore autentico, totale. Girolamo come Dio sceglie di amare l'uomo non solo dall'"Alto", ma scende sulla terra facendosi uomo tra gli uomini, povero tra i poveri.
Per Girolamo ogni fratello era una "porta" attraverso la quale entrare in comunione col Padre e col Figlio alla luce dello Spirito Santo per arrivare a rapporti di amore scambievole sempre più pieni "con la stessa carità, con i medesimi sentimenti", come dice S. Paolo. Girolamo era certo che solo una vita unita a Dio, ad imitazione di Cristo, produce carità, e le virtù ad essa correlate.
Di Girolamo possiamo perciò dire come di Gesù "avendo amato i suoi li amò sino alla fine": un amore senza misura, senza superficialità, completo, insegnandoci così la tenacia dell'amore, la costanza, il continuo rinnovarsi, la fedeltà, l'impegno, la totalità, l'intensità, la generosità, la perfetta carità.
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