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"La
mia assenza
è necessaria"
Dalla 1°
lettera di S. Girolamo
Di Marilù e Gianni
La
permanenza di San Girolamo a Venezia si prolungò più del previsto e
varie difficoltà cominciarono a sorgere nelle opere Lombarde.
Il problema principale era la sua
assenza.
Girolamo risponde in una lettera dicendo: "la
mia assenza è necessaria",
questo perchè non è la sua presenza fisica che deve risolvere i
problemi della comunità, ma è l’unione con Cristo, fortificata dalla
preghiera, che deve essere la forza trainante della Compagnia.
Una comunità ha esistenza solo attorno alla presenza
di Gesù Risorto ed egli c’è se tutti i componenti hanno compreso e
vissuto le difficoltà quotidiane.
A volte per far crescere l’altro bisogna, al momento opportuno,
ritirarsi al fine di promuovere e responsabilizzare chi ci vive accanto:
il rendersi assenti comporta sì un sacrificio, ma necessario per la
maturazione altrui.
up
Si
può fare
Di p. Michele Marongiu
Si
racconta che san Filippo Neri per evitare di cadere in estasi durante la
messa cercasse di distrarsi, prima della celebrazione, leggendo libri
frivoli. San Francesco moribondo chiese ad una sua conoscente di
cucinargli dei dolcetti che a lui piacevano molto. San Girolamo decise
di non correre in aiuto di alcune sue comunità in grave difficoltà.
Tre santi, tutti ispirati dall’amore, tre episodi che ci svelano come
l’amore possa suggerire anche atteggiamenti insoliti. Mi fanno
ricordare una frase letta su un quaderno: "Alla
carità tutto è permesso".
Certo, per amore si può fare una rinuncia, ma si
può anche mangiare un dolce valorizzando chi ce l’ha offerto. Per
amore si può dare un consiglio (se richiesto), ma soprattutto
rinunciare a dire "Vedi che avevo ragione" quando chi non ci
ha ascoltato ha sbattuto il naso. Amore è aiutare, d’accordo, spesso
però è più difficile lasciarsi aiutare. Perché il più grande
servizio che possiamo rendere non è di rimpinzare l’altro di
cortesie, ma di farlo sentire utile, dargli modo di esprimere le sue
potenzialità. Può verificarsi allora un paradosso: per realizzare l’altro
colui che ama diventa colui che riceve. Amare,
insomma, è anche farsi amare. E’
vero poi che in genere l’amore insegna a chiudere un occhio (anzi tutt’e
due) sui difetti altrui, è altrettanto vero però che in certi casi è
amore correggere. Occorrono alcuni presupposti: profondità di rapporto,
nessun rancore nelle nostre parole, disponibilità ad essere corretti a
nostra volta, allora il nostro fratello percepirà che parliamo per il
suo bene, perché il suo miglioramento ci sta a cuore.
L’amore, in definitiva, non ha schemi, è creativo,
impossibile imprigionarlo in atteggiamenti codificati. Basta seguire
la sua voce che continuamente ci
parla.
up
Mi
faresti un piccolo favore?
Stefania ci racconta in che modo aiuta
gli amici in difficoltà
Spesso
mi sono sentita dire di avere una buona capacità di
"calamitare" le persone pessimiste, quelle che si
demoralizzano più facilmente di fronte alle difficoltà. Penso che
questa mia "presunta" capacità sia dovuta al fatto che i poli
opposti si attraggono, sono infatti un’ottimista e mi riesce facile
stabilire un rapporto di ascolto con gli altri.
In quest’ultimo periodo sto frequentando due amiche
che, per ragioni diversissime, si trovano in situazioni molto difficili.
Ho capito subito che avrei dovuto dedicare loro un po’ più di
attenzione e che prima di incontrarle avrei dovuto prepararmi a voler
loro bene, molto bene. Le occasioni non sono mancate e l’amore si è
concretizzato in vari modi: dall’ascoltare le "novità"
della giornata al preparare la cena, dal trovare il lato comico della
situazione all’avere occhi per scoprire uno spiraglio di luce nei
momenti di buio totale e così via.
Credo che il momento più difficile per me capiti
quando capisco che non devo sostituirmi a loro, anche quando questo
potrebbe sul momento facilitare le cose. Mi è stato chiesto, per
esempio, di fare un piccolo piacere ma ho capito subito che in quel caso
voler bene significava aiutare quella persona, magari insistendo, a
farlo lei, anche se si trattava di una semplice telefonata. Sembrerà
strano, ma queste sono proprio le occasioni in cui si sentono amate di
più perché scoprono che con la mia presa di posizione sto dando loro
fiducia e questo le porta a credere di più in se stesse e a trovare una
forza che non pensavano di avere.
up
S .O.S.
Di Sara Collu
In
qualunque momento della vita ci può capitare di incontrare persone che
si trovano in una situazione di difficoltà. Come stare loro vicino
condividendo i loro pesi, senza restarne schiacciati?
Ciascuno di noi ha già in sé le "carte
giuste" per fornire un sostegno iniziale a chi è in difficoltà
(ascolto, accoglienza senza pregiudizi, partecipazione empatica),
nonostante ciò può capitare che rispetto a tali situazioni ci sentiamo
impotenti, privi di energie a volte demotivati; stati d’animo
frequenti nelle professioni del settore sociale. Da che cosa dipendono?
A volte sono dovute ad un nostro atteggiamento errato e cioè la pretesa
di risolvere la situazione, di farci carico totalmente del problema dell’altro;
in questo modo togliamo a lui ogni responsabilità e noi esauriamo le
energie indispensabili per fornirgli un vero sostegno.
Il nostro compito dev’essere piuttosto quello di aiutarlo a :
- trovare
in sé le risorse per affrontare la realtà
- individuare tutti gli aiuti
possibili all’esterno (familiari, amici, persone qualificate)
- ridimensionare le aspettative di risoluzione se sono troppo alte
("risolvo tutto e subito").
 Potremo ritenere
efficace il nostro aiuto quando l’altro si renderà conto delle sue
capacità e le metterà a frutto… insomma quando almeno in piccolo
sarà diventato pescatore.
up
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