Rivista
in lingua italiana
dei Padri Somaschi


n° 112 Luglio-Settembre 2000
     

 

Sommario
Le Parole che ha detto La Bussola
Psicologia "Mi fai un favore?
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"La mia assenza 
è necessaria"

Dalla 1° lettera di S. Girolamo
Di Marilù e Gianni

La permanenza di San Girolamo a Venezia si prolungò più del previsto e varie difficoltà cominciarono a sorgere nelle opere Lombarde.
Il problema principale era la sua assenza.
Girolamo risponde in una lettera dicendo: "
la mia assenza è necessaria", questo perchè non è la sua presenza fisica che deve risolvere i problemi della comunità, ma è l’unione con Cristo, fortificata dalla preghiera, che deve essere la forza trainante della Compagnia.

Una comunità ha esistenza solo attorno alla presenza di Gesù Risorto ed egli c’è se tutti i componenti hanno compreso e vissuto le difficoltà quotidiane.

A volte per far crescere l’altro bisogna, al momento opportuno, ritirarsi al fine di promuovere e responsabilizzare chi ci vive accanto: il rendersi assenti comporta sì un sacrificio, ma necessario per la maturazione altrui.

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Si può fare
Di p. Michele Marongiu

Si racconta che san Filippo Neri per evitare di cadere in estasi durante la messa cercasse di distrarsi, prima della celebrazione, leggendo libri frivoli. San Francesco moribondo chiese ad una sua conoscente di cucinargli dei dolcetti che a lui piacevano molto. San Girolamo decise di non correre in aiuto di alcune sue comunità in grave difficoltà. Tre santi, tutti ispirati dall’amore, tre episodi che ci svelano come l’amore possa suggerire anche atteggiamenti insoliti. Mi fanno ricordare una frase letta su un quaderno: "Alla carità tutto è permesso".

Certo, per amore si può fare una rinuncia, ma si può anche mangiare un dolce valorizzando chi ce l’ha offerto. Per amore si può dare un consiglio (se richiesto), ma soprattutto rinunciare a dire "Vedi che avevo ragione" quando chi non ci ha ascoltato ha sbattuto il naso. Amore è aiutare, d’accordo, spesso però è più difficile lasciarsi aiutare. Perché il più grande servizio che possiamo rendere non è di rimpinzare l’altro di cortesie, ma di farlo sentire utile, dargli modo di esprimere le sue potenzialità. Può verificarsi allora un paradosso: per realizzare l’altro colui che ama diventa colui che riceve. Amare, insomma, è anche farsi amare. E’ vero poi che in genere l’amore insegna a chiudere un occhio (anzi tutt’e due) sui difetti altrui, è altrettanto vero però che in certi casi è amore correggere. Occorrono alcuni presupposti: profondità di rapporto, nessun rancore nelle nostre parole, disponibilità ad essere corretti a nostra volta, allora il nostro fratello percepirà che parliamo per il suo bene, perché il suo miglioramento ci sta a cuore.

L’amore, in definitiva, non ha schemi, è creativo, impossibile imprigionarlo in atteggiamenti codificati. Basta seguire la sua voce che continuamente ci parla.

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Mi faresti un piccolo favore?
Stefania ci racconta in che modo aiuta gli amici in difficoltà

Spesso mi sono sentita dire di avere una buona capacità di "calamitare" le persone pessimiste, quelle che si demoralizzano più facilmente di fronte alle difficoltà. Penso che questa mia "presunta" capacità sia dovuta al fatto che i poli opposti si attraggono, sono infatti un’ottimista e mi riesce facile stabilire un rapporto di ascolto con gli altri.

In quest’ultimo periodo sto frequentando due amiche che, per ragioni diversissime, si trovano in situazioni molto difficili. Ho capito subito che avrei dovuto dedicare loro un po’ più di attenzione e che prima di incontrarle avrei dovuto prepararmi a voler loro bene, molto bene. Le occasioni non sono mancate e l’amore si è concretizzato in vari modi: dall’ascoltare le "novità" della giornata al preparare la cena, dal trovare il lato comico della situazione all’avere occhi per scoprire uno spiraglio di luce nei momenti di buio totale e così via.

Credo che il momento più difficile per me capiti quando capisco che non devo sostituirmi a loro, anche quando questo potrebbe sul momento facilitare le cose. Mi è stato chiesto, per esempio, di fare un piccolo piacere ma ho capito subito che in quel caso voler bene significava aiutare quella persona, magari insistendo, a farlo lei, anche se si trattava di una semplice telefonata. Sembrerà strano, ma queste sono proprio le occasioni in cui si sentono amate di più perché scoprono che con la mia presa di posizione sto dando loro fiducia e questo le porta a credere di più in se stesse e a trovare una forza che non pensavano di avere.

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S.O.S.
Di Sara Collu

In qualunque momento della vita ci può capitare di incontrare persone che si trovano in una situazione di difficoltà. Come stare loro vicino condividendo i loro pesi, senza restarne schiacciati?

Ciascuno di noi ha già in sé le "carte giuste" per fornire un sostegno iniziale a chi è in difficoltà (ascolto, accoglienza senza pregiudizi, partecipazione empatica), nonostante ciò può capitare che rispetto a tali situazioni ci sentiamo impotenti, privi di energie a volte demotivati; stati d’animo frequenti nelle professioni del settore sociale. Da che cosa dipendono? A volte sono dovute ad un nostro atteggiamento errato e cioè la pretesa di risolvere la situazione, di farci carico totalmente del problema dell’altro; in questo modo togliamo a lui ogni responsabilità e noi esauriamo le energie indispensabili per fornirgli un vero sostegno.
Il nostro compito dev’essere piuttosto quello di aiutarlo a :

- trovare in sé le risorse per affrontare la realtà
- individuare tutti gli aiuti possibili all’esterno (familiari, amici, persone qualificate)
- ridimensionare le aspettative di risoluzione se sono troppo alte ("risolvo tutto e subito").  

Potremo ritenere efficace il nostro aiuto quando l’altro si renderà conto delle sue capacità e le metterà a frutto… insomma quando almeno in piccolo sarà diventato pescatore.

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