Rivista
in lingua italiana
dei Padri Somaschi


n° 112 Luglio-Settembre 2000
     

    Nostre Opere    

Vallecrosia 
"Venite e vedrete"

Federica Di Norscia

Tutte le strade portano a Roma (in particolare in quest'anno giubilare), ma anche tutte le strade partono da Roma e tra le più conosciute c'é l'Aurelia, che qui a Vallecrosia si chiama la "Romana Vecchia", testimone dei cruenti scontri tra i romani e la tribù degli Intimelii.
Proprio su questa storica via sorge la Villa Poggio Ponente, fatta costruire nel 1873 da Mrs. Boyce la quale, originaria di Mitcham, ora sobborgo di Londra, avendo deciso di consacrare la propria vita all'opera valdese di Vallecrosia, si fece costruire la Villa non lontano dall'Istituto Valdese. Qui i Somaschi giunsero nel 1962 dopo aver stipulato con la signorina Paola Gilardi una convenzione dove tra l'altro si dice "è fatto obbligo di servirsi di detti immobili per uso esclusivo di colonia per ragazzi poveri ovvero aspiranti al sacerdozio, per novizi e padri della Congregazione, bisognosi di cura marina". Nel gennaio 1964 la "Colonia permanente" viene riconosciuta "Istituto per orfani diretto dai Padri
Somaschi" affiliato all'Istituto Usuelli di Milano, dal quale si staccherà nel 1966. La struttura comprendeva la Villa e un padiglione costruito negli anni 45/50 adibito in parte a dormitorio in parte a spazio ricreativo; il tutto circondato da uno splendido parco di 16.000 mq. con piante mediterranee ed esotiche. L'Istituto porterà il nome di Paolo e Dora Gilardi, i genitori della signorina che nel 1986 lo donò definitivamente ai Somaschi, iniziando un'opera assistenziale sotto forma di "Colonia permanente", trasformata nel 1964 in "Istituto per orfani" che, oltre alla Villa, occupava un padiglione constudi e dormitori.
Nel corso degli anni furono proposti diversi progetti di ristrutturazione e, finalmente, nel maggio del '96, la ruspa diede il via ai lavori dove sorgeva il vecchio padiglione. Nel settembre '98, abbandonata la Villa, ci si è trasferiti nella nuova struttura chiamata il "Poggio" che ospita da allora due comunità di minori e la comunità religiosa, ciascuna con i propri spazi per una vita autonoma e indipendente, che si ritrovano insieme per i momenti di gioco e di festa. Dal Poggio il panorama spazia da Montecarlo a Bordighera e, sul mare, nelle giornate più limpide, si può scorgere anche la Corsica.
I ragazzi, accolti e ospitati per richiesta dei Servizi Sociali di questo territorio, provengono da famiglie caratterizzate da relazioni spezzate. Per loro, come del resto per ciascuno di noi, la sofferenza più grande é quella di sentirsi rifiutati, incompresi e non amati. Si possono soffrire immense privazioni con grande forza, ma quando si sente di non aver più qualcosa da offrire agli altri, si abbandona presto la presa sulla vita. 
Questa situazione di privazione diventa, per noi adulti, il punto di partenza per un cammino di crescita insieme ai ragazzi, un percorso che assume spesso contorni di sostegno affettivo, offrendo al minore la possibilità di sperimentarsi all'interno di una relazione che lo accetta per quello che é e lo aiuta a fare altrettanto con se stesso. Da qui il salto qualitativo di sapersi importante e quindi anche capace d'essere utile per gli altri.
Attualmente cinque ragazzi tra i dodici e i diciassette anni abitano nel "Poggio Uno", la comunità dei "grandi", e sette ragazzi, d'età compresa tra i nove e i dodici anni, sono presenti nel "Poggio Due".
Nel "Poggio Due" ci sono Luigi e Andrea di seconda media, Antonio e i due Fabio di prima, Vincenzo di quinta elementare e Fabietto di quarta. Un'educatrice volontaria è presente a tempo pieno con loro e garantisce la continuità educativa. E' sostenuta da un obiettore oltre che da un giovane religioso in magistero.
Il "Poggio Uno" è un gruppo variopinto: i due Vincenzo frequentano la scuola media inferiore, Cristian sta ultimando il corso per elettricisti, Davide il primo anno di "meccanica" e Kim il terzo di "alberghiero". La presenza educativa è assicurata a tempo pieno da un somasco e da un educatore di grande esperienza, maturata in oltre dieci anni di servizio. Per entrambi i gruppi la condivisione da parte degli adulti, dei vari momenti della giornata, favorisce nei ragazzi una relazione che diventa una reale ed espressiva comunicazione affettiva.
Nella nostra opera educativa, cerchiamo di riferirci al "Progetto educativo delle attività assistenziali" della Provincia Lombarda, strumento che indica le linee direttrici dell'azione educativa. L'attività è guidata e animata dal Direttore, che rappresenta la Comunità nei rapporti con gli Enti affidatari e ne è responsabile a tutti gli effetti.
Insieme con gli educatori, le psicologhe e altri operatori, occasionalmente coinvolti, esso costituisce l'équipe educativa, che analizza e valuta le situazioni dei singoli minori e individua le strategie pedagogiche d'intervento. Le due psicologhe svolgono la funzione di diagnosi sui minori, di formazione e supervisione dell'équipe nel suo lavoro d'analisi e riflessione, e offrono un efficace supporto psico-pedagogico alle famiglie d'origine dei nostri ragazzi. Questo è importante perché, come scelta operativa, privilegiamo quelle richieste d'inserimento che riguardano minori per i quali sia possibile concordare un progetto educativo che preveda il sostegno e il recupero del nucleo d'origine, affinché il ragazzo vi possa rientrare in tempi adeguati.
La presenza di un ventina di volontari, giovani e meno giovani che si avvicendano all'interno dei gruppi, soprattutto per il sostegno scolastico e per il tempo libero, è molto preziosa e ci aiuta a mantenerci aperti al territorio circostante e a coglierne le opportunità di crescita per i nostri ragazzi.
Nel giugno 2000 la "Casetta" (ex portineria), è stata riaperta grazie alla presenza della famiglia Izzo, una coppia che oltre a Maddalena e Moreno, si è resa disponibile per accogliere in affido i bambini e le bambine dagli zero agli otto anni. Ma questa è un'altra storia...
Che dire ancora? "Venite e vedrete", condivideremo insieme i doni che il Signore ci fa a Vallecrosia! 

 

 

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