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Famiglia:
tra condivisione e professionalità
Teresa Marzocchi Bignami
Il tempo che stiamo vivendo è ancora una volta un tempo di sfide. Siamo partiti nella gestione dei servizi, delle accoglienze, delle opere, nella convinzione di voler mettere a disposizione di chi non le aveva le nostre ricchezze di beni e affetti, la legittimazione della qualità del servizio era riconosciuta quasi esclusivamente nella scelta di vita sostenuta da una forte motivazione.
E' ancora nel nostro sogno e nella nostra realtà la possibilità di vedere una coppia che decide di impostare la vita della propria famiglia in modo diverso dagli altri, dal "normale". Subito, per una scelta del genere, si diventa un caso. Già per il fatto di avere più di uno o due figli sei considerato un po' pazzo (un po' a ragione perché l'organizzazione sociale attuale non facilita ovviamente questa situazione) se decidi poi di accogliere in casa qualcun altro o di andare a vivere in comunità prima o poi finirai su qualche giornale o sarai chiamato a parlare a convegni per raccontare la tua diversità.
Per un po' vivi di questa situazione, senz'altro anche gratificante, sentendoti grande ed importante. Poi il quotidiano dell'impegno familiare e di accoglienza ti fanno fare i conti con i tuoi limiti, con le tue difficoltà di persona, di coppia, di genitore e cominci a riappoggiare i piedi per terra ed a renderti conto che, pur nella diversità, stai vivendo la tua banale umanità. E allora nella fatica scopri che questa situazione che ti sei creata intorno (o che qualcuno più in altro ti ha dato di vivere) non l'hai fatta per gli altri ma per te, per l'arricchimento e la stabilità del rapporto con il tuo partner, per stimolare la tua coerenza personale, per educare meno egoisticamente i tuoi figli, per imparare a farti carico dei problemi veri e non di quelli inventati da questa civiltà.
Così cominci a credere a questa tua esperienza di diversità proponendola agli altri perché possa sempre essere meno diversa, meno alternativa. Senti dentro la necessità di comunicare che per una coppia è importante, oltre che amarsi prima e volersi bene poi, condividere anche degli ideali, un impegno 'altro' che possa unire e rafforzare nei momenti di stanca del rapporto. Senti la responsabilità di rispondere con un grazie di condivisione all'amore traboccante che un Padre ha avuto ed ha per te, per la tua famiglia. Non puoi arrestare, bloccare questa generosità ma rispondere con quel po' che puoi, con quel che ti è chiesto.
Senti dentro la forza dell'esperienza di educazione dei figli in una ambiente dove esistono delle regole condivise, dove le sofferenze di cui si parla sono quelle vere, dove si vede concretamente la possibilità di riprendere a vivere dignitosamente nonostante il passato, dove il bambino è amato e rispettato anche se non è l'unico centro dell'universo familiare. Senti dentro la ricchezza di avere ogni mattina di fronte delle persone che ti osservano, dei figli adulti che ti stanno di fianco e che ti stimolano a fare quello che dici, che misurano la tua autorevolezza in rapporto al loro bisogno di essere amati, che ti spingono ad essere vero e coerente.
Le famiglie nei Centri Accoglienza sono state e sono questo. E' ancora possibile?
L'evoluzione del fenomeno, i tossicodipendenti diversi, l'adeguamento alle normative, la diversificazione delle richieste, gli educatori che non sono più gli stessi... dove stiamo andando? I servizi non si possono più legittimare esclusivamente dalla scelta di vita e dalla motivazione, occorre il titolo di studio, la specialistica, la tutela del turno di lavoro.
Pur riconoscendo la validità e l'opportunità di tutto questo non possiamo fare a meno di notare che abbiamo cambiato il criterio primo nella selezione del personale: ora valutiamo prima il titolo di studio poi la carica motivazionale; ci sforziamo di ricercare nei curricula gli interessi, le esperienze di volontariato o impegno sociale per cercare di capire se con quella persona potremo anche sognare oltre che lavorare. Ci impegniamo a migliorare anche noi tecnicamente, facciamo e offriamo formazione e aggiornamento, cerchiamo di fare ricerca nella speranza di non dover abbandonare il punto di partenza. Vorremmo diventare organizzazione mantenendo fede al clima di condivisione, di appartenenza, di scelta di parte. Ci rendiamo conto ancora una volta che stiamo camminando contro corrente, che tutto ti spinge ad adattarti ad un mondo diverso, a trovare motivazioni per accettare il fatto che poi non è più così necessario che il responsabile viva in comunità, che i tempi e le persone sono cambiate, che per ogni epoca c'è una scelta.
Di fatto credo che sia ancor più necessario ammettere che proprio perché meno sentite queste esperienze sono ancor più importanti, che l'impianto di fondo non è cambiato sia per chi è accolto che per chi accoglie, che un titolo di studio e la professionalità non sono sufficienti a compensare le necessità profonde delle persone ed il senso di dignità dell'essere cristiano, che in ogni epoca comunque c'è bisogno di una scelta e che il futuro ha bisogno anche di questa scelta. q
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