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C'è
bisogno
del
Carisma Somasco
di Italo Dell'Oro
Undici anni fa, nel 1989, i Somaschi approdarono nel Texas, per la cura pastorale della parrocchia dell'Assunta, in Houston, a maggioranza ispano americana.
Mons. Joseph A. Fiorenza, vescovo di Galveston-Houston e presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (NCCB), ci presenta una panoramica del complesso mondo cattolico degli States.
Houston è la quarta città degli Stati Uniti per il numero di abitanti e la diocesi di Galveston-Houston è la decima e continua a crescere, soprattutto per l'immigrazione in preponderanza proveniente dall'America Latina. Un fenomeno cruciale da sempre quello dell'integrazione tra i bianchi e il coloured people. Anche per la Chiesa locale.
"Come molte grandi città degli Stati Uniti, quali Los Angeles, New York e Chicago, la nostra diocesi è culturalmente ed etnicamente diversa. Molte lingue vengono parlate qui. Tale diversità è una benedizione ma rappresenta anche la sfida di aiutare i fedeli a sapersi e sentirsi che appartengono alla stessa famiglia diocesana. Ogni gruppo linguistico e ogni cultura ha le sue proprie tradizioni che devono essere onorate e anche essere parte dell'intero mosaico invece che dominare le altre. Talvolta succede che coloro che parlano inglese e che sono membri della comunità ecclesiale da molto tempo, facciano fatica ad accettare i nuovi immigrati e le loro tradizioni. I "leaders" diocesani e parrocchiani debbono continuamente insegnare l'unità della chiesa la quale accetta e abbraccia tutti. Questa è un responsabilità che non finisce mai". Mons. Joseph A. Fiorenza, da 15 anni vescovo di Galveston-Houston e, da 2, presidente della NCCB, conosce molto bene le difficoltà degli immigrati ad inserirsi nella società americana, soprattutto negli stati del sud. Egli stesso, in fatti, è figlio di immigrati siciliani.
"Mio padre era di Gibellina e venne qui da ragazzo. Mia madre invece nacque in Texas da genitori appena immigrati dalla Sicilia. C'erano pregiudizi contro gli italiani quando io ero un ragazzo, per cui i miei genitori - come tutti gli altri genitori italiani - volevano che noi, io e miei fratelli, fossimo accettati dai nostri vicini. Così volevano che apprendessimo più l'inglese che l'italiano. Le famiglie italiane normalmente frequentavano parrocchie italiane e rimanevano vicine alla chiesa. Questo ha aiutato molto gli immigranti dando loro la forza per affrontare la nuova vita in terra straniera. Fino a non molto tempo fa, non era raro che gli italiani non venissero accettati in certe cerchie sociali, professionali e nei 'colleges'. Ora tutto ciò è cambiato e gli italiani si incontrano ovunque, in ogni professione. Anche la chiesa negli Stati Uniti ha ricevuto molto dagli italiani: oggi 23 vescovi in attività e 5 a riposo sono italiani. Di fatto stiamo dando un contributo notevole alla chiesa negli Stati Uniti. Sono molto grato, inoltre, per i sacerdoti somaschi che sono membri del nostro presbiterio, perché stanno dando un contributo importante alla diocesi. Vorrei che ce ne fossero ancora di più. La parrocchia dell'Assunta, in cui esercitano il loro ministero, è servita bene e i parrocchiani sono contenti di loro. C'è molto bisogno del loro carisma di servizio ai giovani perchè troppo spesso ormai i nostri giovani provengono da famiglie disgregate. Tutti i giovani hanno bisogno di modelli e di adulti che li amino e li rispettino. C'è davvero un grande bisogno del carisma somasco nei nostri quartieri e nelle nostre comunità parrocchiali".
Spesso, la Chiesa degli Stati Uniti viene presentata come una chiesa dove coesistono progressisti e conservatori, mentre solo pochi cattolici si trovano nel cosiddetto centro moderato. Temi come l'ordinazione delle donne e degli uomini sposati, dell'aborto e di una certa "indipendenza dal Vaticano" da una parte e, dall'altra, la pena di morte, l'ignorare il vescovo locale a favore di una connessione diretta con il vescovo di Roma, un ritorno alla liturgia pre-Vaticano II e il rifiuto del coinvolgimento della chiesa nelle questioni sociali, appaiono di quando in quando nelle notizie nazionali e internazionali. In realtà, quali sono le sfide che la chiesa cattolica negli Stati Uniti deve affrontare oggi? E cosa sta facendo la chiesa per rispondere a esse?
"Secondo il mio giudizio, la sfida più grande alla chiesa negli Stati Uniti è la rapida diminuzione di sacerdoti. Il numero dei cattolici cresce esponenzialmente mentre quello di nuovi preti è molto basso in molte diocesi. Le chiese sono piene la domenica e le parrocchie grandi, che un tempo avevano quattro o cinque preti, ora ne hanno solo due. La conferenza episcopale è conscia di questa realtà. Pertanto abbiamo iniziato programmi e strategie vocazionali che speriamo aiute-ranno molti uomini a scegliere il sacerdozio.
La grande maggioranza dei cattolici americani non è né liberale né tradizionalista. Sono cattolici che hanno un forte senso di fedeltà alla Santa Sede e al Papa. Quelli agli estremi di sinistra e destra fanno molto rumore e attirano l'attenzione dei media, però non sono un fattore serio nella chiesa americana. Il fatto è che il nostro paese ha una forte tradizione di democrazia e questo influenza alcuni dei nostri fedeli a scrivere molte lettere di lamentela alla Santa Sede, forse più di quanto facciano in altri paesi. Tuttavia, gli officiali della Santa Sede hanno molta fiducia nella nostra conferenza episcopale.
La società americana è ricca; la sua struttura socio-politica è basata sul pragmatismo e sull'individualismo, che poi sfociano nel consumismo. C'è chi ha detto che i cattolici che immigrarono in America a fine XIX secolo e inizio XX, dovettero perdere la loro identità per essere accettati nella società: per diventare americani dovettero confondere la loro cattolicità.
"È vero che gli immigranti del 19° e del 20° secolo si assimilarono alla società, ma non penso che ciò successe a scapito del loro cattolicesimo. Naturalmente ci sono eccezioni, ma fino a pochi anni fa, per la maggior parte gli immigrati rimasero fedeli alla Chiesa. Ciò fu dovuto ai sacerdoti che li accompagnavano e alle scuole parrocchiali dove molto dei loro figli furono educati. Oggi la chiesa cattolica negli Stati Uniti è non solamente la confessione religiosa più numerosa, ma è anche la più influente sul governo. Purtroppo, molti dei politici cattolici non rappresentano l'insegnamento della chiesa nelle questioni politiche che hanno una dimensione morale. Ma questo è vero anche in Europa. Sì, oggi i cattolici sono accettati nella vita culturale, sociale e politica del nostro paese. La sfida per i cattolici è di essere testimoni della nostra fede nella vita pubblica".
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