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Rivista
in lingua italiana
dei Padri Somaschi

n° 113 Ottobre-Dicembre 2000
     

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Memoria:
dalla purificazione 
al rilancio della speranza
 
Cataldo CAMPANA

La memoria: dalla purificazione al rilancio della speranza
Tra i "segni" del Grande Giubileo occupano un posto speciale quelli legati alla memoria e che si esprimono nell'impegno a purificare e a non dimenticare.
Il 14 giugno 1994 il Papa, parlando in un incontro ecumenico in Svizzera, affermava che i cristiani dovevano «purificare la memoria» con un «riconoscimento sincero dei torti reciproci e degli errori commessi nel modo di reagire gli uni verso gi altri, quando tutti avevano intenzione di rendere la Chiesa più fedele alla Volontà del Signore». 
Purificare la memoria non significa rimuovere i ricordi negativi ma prendere coscienza degli sbagli commessi chiedendo perdono e affidando il passato alla misericordia divina. Il processo di purificazione sfocia nella speranza, con la proiezione verso un futuro migliore, tutto da costruire. 
La purificazione della memoria interessa tutta la Chiesa nel suo incedere storico per le vie del mondo ma non esclude nessuno dei cristiani perché tutti siamo chiamati a risolvere gli inevitabili conflitti nell'intento di costruire la comunione.

Inoltrandoci per questo sentiero spesso arduo, siamo invitati a guardarci attorno per scoprire la presenza eloquente di moltissimi compagni di viaggio. La "memoria dei martiri" è il segno più antico e anche il più recente della fedeltà al Vangelo. Il secolo che si è chiuso è stato attraversato da una colonna interminabile di nuovi martiri. Attraverso di loro il mondo contemporaneo vede chiaramente che è possibile vincere il male con il perdono e la misericordia, armi tipiche del Vangelo. 
«Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello» (Ap 7,14). La "grande tribolazione" attraverso la quale sono passati i nuovi martiri ha l'unico volto dell'odio, anche se si presenta con nomi diversificati: rivoluzioni, guerre fratricide, genocidi, campi di sterminio, shoah, gulag… Nomi noti e sconosciuti hanno riempito le pagine dei nuovi martirologi, non solo cristiani. Purtroppo molte volte i nemici dell'uomo e di Cristo si sono accaniti anche contro la memoria di questi eroi dell'amore infangandola con calunnie infamanti, non volendo che il sangue dei martiri generasse nuovi cristiani.
Massimiliano Kolbe, Titus Brandsma, Edith Stein, Michal Kozal, Michel Callo, Miguel Agustín Pro, Daniele Favali, Cesare Mercattini, Isidoro Bakanja, Peter To Rot, Mons. Romero e tantissimi altri ci accompagnano nello sforzo comune di dare un volto nuovo al mondo dell'uomo. Tutti, anche gli eroi dell'amore non cristiani, ci insegnano che il modo migliore per rispondere a tanta malvagità è il perdono.
Ci piace terminare con alcune espressioni tratte dal "testamento spirituale" di Fr. Christian de Chergé, priore dei Trappisti del monastero di Atlas (Algeria), ucciso il 21 maggio 1996 insieme con sei confratelli dopo più di un mese di prigionia: Se dovesse accadermi di morire a causa del terrorismo, vorrei che la mia comunità, la Chiesa, la mia famiglia, si ricordassero che la mia vita è stata offerta a Dio e a questo Paese. […] Giunto il momento, mi piacerebbe avere quel poco di lucidità per chiedere il perdono di Dio e dei miei fratelli, come anche di perdonare di cuore a chi mi avrà ucciso. […] Allora sarà liberata la mia più lancinante curiosità. Se piacerà a Dio, potrò fissare il mio sguardo in quello del Padre per contemplare con Lui, così come Egli li vede, i suoi figli dell'Islam illuminati dalla gloria di Cristo, frutti della sua Passione, avvolti dal Dono dello Spirito la cui gioia segreta sarà sempre quella di stabilire la comunione e ristabilire le somiglianze partendo dalle differenze. […] Un grazie anche a te, amico dell'ultimo minuto, che non sai quello che stai facendo. Che Dio, nostro Padre, ci conceda di trovarci in paradiso tutti e due. Amen! Inch' Allah!
L'invito a seguire Cristo si è trasformato nell'invito a portare la Croce, invito a quel processo esistenziale che san Basilio definiva : una morte che porta alla vita.

 

 

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