Rivista
in lingua italiana
dei Padri Somaschi

n° 113 Ottobre-Dicembre 2000
     

    Vita della Chiesa  

Famiglia:
un capitale umano
 
Giacomo GHU

Duecento cinquantamila: un bel numero quello delle famiglie, che nei giorni 14 e 15 ottobre, si sono trovati in piazza San Pietro per il giubileo delle famiglie. Provenivano da tutti i continenti. Bambini che spuntano dagli zainetti sulle spalle dei papà, cappellini colorati, abbigliamento quasi estivo. E via… verso i luoghi d'incontro. Ne avevano previsti sei; sono diventati 19, perché la presenza del popolo famigliare è stata superiore ad ogni previsione.
La famiglia fondata sul Vangelo ha manifestato il desiderio di andare oltre le fragilità umane che possono inaridire ogni rapporto e ha voluto ribadire a se stessa e a tutte le famiglie del mondo che un amore "fondato" su Gesù Cristo "tiene"; anzi esalta i rapporti e non appiattisce sui luoghi comuni. Un atto di fede e testimonianza, allo stesso tempo.
Il Giubileo, si sa, unisce atteggiamenti e sentimenti diversi: è memoria riconoscente ma anche implorante misericordia, è conferma di una promessa o di una scelta di vita ma anche desiderio di andare oltre superando remore e lentezze, è affermazione di un cammino che si vuol fare ad ogni costo perché lì c'è la vita vera. Sono proprio i sentimenti che hanno animato i partecipanti al giubileo della famiglia, soprattutto in questo tempo quando la famiglia riceve violente "bordate" da ogni lato: unioni di fatto o di omosessuali che "vogliono" esser famiglia, il "diritto al figlio" attraverso pratiche moralmente inaccettabili e, contemporaneamente, il rifiuto dei figli attraverso l'aborto, il divorzio facile e poco impegnativo nel superare le difficoltà che ogni rapporto inevitabilmente comporta.
Le testimonianze si alternano ai microfoni del palco; sono tutte belle, coraggiose e incoraggianti. Ma quanti dei presenti avrebbero potuto portare testimonianze, non così "straordinarie" perché di pochi, ma straordinarie nell'ordinarietà della vita: la fatica di vincere l'egoismo accettando l'altro che rivela sempre più i suoi limiti; la pazienza carica di amore per i figli portatori di handicap o semplicemente così vivaci che potrebbero sfiancare chiunque; la certezza che un figlio in più non "rompe" gli equilibri cercati e realizzati ma stimola a nuova vita. Contemporaneamente altre testimonianze: di chi fa fatica a tirare avanti, materialmente e moralmente; ma per una promessa e per una parola data, per un amore che era ed è "forte" anche se non più esaltante si va avanti quasi diventando una croce. Anche questa è testimonianza "giubilare".
Una vocazione "stupenda e impegnativa", l'ha definita il Papa, cosciente anche dei "drammi umani" che spesso si introducono nelle pieghe della storia della famiglia. E ribadisce di fronte alle famiglie disfatte e ai coniugi che "hanno divorziato e si sono risposati" che "la Chiesa, senza tacere loro la verità del disordine morale oggettivo in cui si trovano e delle conseguenze che ne derivano per la pratica sacramentale, intende mostrare loro tutta la sua materna vicinanza": essi non sono esclusi dalla comunità ecclesiale, "anzi sono invitati a partecipare alla sua vita, facendo un cammino di crescita nello spirito delle esigenze evangeliche".
Ma in primo piano il Papa, nel suo rivolgersi alle famiglie, mette i bambini, i figli (d'atra parte era questo il "tema" della giornata giubilare: "I figli, primavera della famiglia e della società"). Sono essi ad essere un "continuo esame" per i genitori con i loro "perché" e con il loro volto "ora sorridente ora velato di tristezza". Essi continuano a domandare ai genitori: mi accogliete per quello che sono? Sono veramente un dono per voi? Cercate sempre il mio vero bene?
Contemporaneamente "portano un messaggio di vita" all'interno della famiglia: avendo bisogno di tutto, ricordano che la vita ha continuamente bisogno di essere difesa e curata. E diventano anche occasione discriminante tra scelte di "vita" e di "morte": "proprio nei paesi di maggior benessere, mettere al mondo bambini è diventata una scelta operata con grande perplessità ben al di là di quella prudenza che è doverosamente richiesta per una procreazione responsabile. Si direbbe che talvolta i bimbi siano sentiti più come una minaccia che come un dono".
Finalmente un grido: difendiamo i bambini e difendiamo la famiglia da tutte le aggressioni. "il triste scenario dell'infanzia oltraggiata e sfruttata" e la tristezza di un bambino di "doversi rassegnare a dividere il suo amore tra genitori in conflitto". I bambini, nelle parole del Papa e nella realtà sono la cartina di tornasole per giudicare la famiglia. I bambini "contenitore", che sono sommersi di tutto quello che vogliono, e i bambini "negati", cui è fatto mancare quel clima di amore e di sicurezza fondamentale per una crescita "normale" condannano ineluttabilmente la capacità educativa di tanti genitori.
Con il Papa anche noi somaschi ogni anno, il 28 dicembre" vogliamo ricordare attraverso una "giornata somasca mondiale" il disagio di tanta infanzia e gioventù che dalla famiglia è stata tradita e chiediamo alle famiglie a noi vicine e a noi stessi di "purificare la memoria" per l'inadeguata attenzione a coloro che dovrebbero essere "la primavera della vita".

 

 

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