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Rivista in lingua italiana dei Padri Somaschi |
n° 113 Ottobre-Dicembre 2000 |
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Lasciamo perdere i luoghi comuni: - Come passa il tempo! - Speriamo che quest’anno sia migliore - Peggio non potrà essere... D’altronde però è anche inevitabile che, all’esordio di un nuovo anno, anzi millennio, insieme a sentimenti come qualche rimpianto sul passato o qualche paura sul futuro se ne affacci in noi anche un altro particolarissimo: il desiderio. Esso non è solo voglia di fare qualcosa, né un’aspirazione astratta o un sogno irraggiungibile, ma è un bisogno profondo capace di mettere in moto la nostra operosità. Ecco perché Gibran ha detto: "Non c’è desiderio che rimanga inappagato". Ciò che veramente desideriamo prima o poi l’otterremo. Sarà forse il diploma o il lavoro o di ristabilire un’amicizia interrotta, di trovare l’anima gemella, o forse di imparare a suonare uno strumento... Il desiderio è una nave che raggiungerà la meta, dentro di essa viaggia la capacità di attendere, ma anche l’intraprendenza, il dolore dell’indigenza ma anche la gioia dell’appagamento. E’ importante quindi desiderare cose belle, grandi e piccole, anche questo è cristianesimo. L’osservazione di Gibran è valida anche nel suo opposto ed esprime una legge psicologica che ci può essere utile: rinunciare veramente ad una cosa significa rinunciare a desiderarla. Può trattarsi di un attaccamento, di una cattiva abitudine, di un’aspirazione illegittima... è inutile, per riuscire a staccarcene dobbiamo prima fare questo passo dentro di noi, rinunciare a desiderare ciò che ci fa male. Anche questa è libertà.
Spesse volte mi capita di ritrovarmi a pensare a tutto ciò che vivo solo in funzione di me stessa. Parlando tra me e me continuo a ripetere come un ritornello la parola IO. Io vorrei essere, io vorrei fare, io vorrei dire…mi sembra che l’unica vera artefice di TUTTO sia IO; io che con il mio agire posso migliorare le situazioni, amare gli altri. Non è un’idea malvagia o completamente errata, ma mi porta fuori rotta. Non vedo più l’Essenziale. Poi, all’improvviso, basta un volto, un sorriso, un profumo inaspettato per ricordarmi che in verità "io non sono niente" e che tutto ciò che riesco faticosamente a fare non è nient’altro che l’opera di Dio attraverso me. E così mi ritrovo a sorridere e a ringraziarLo, perché mi permette di essere ciò che sono.
h Dire più spesso ai miei amici quanto sono importanti per meh Contare fino a dieci prima di arrabbiarmi h Ascoltare prima di parlare h Parlare dopo aver pensato h Non impossessarmi del telecomando dell’unico televisore di casa come si trattasse di un trofeo di guerra h Smetterla di arrivare la domenica a Messa dopo la prima lettura perché mi sono alzata mezz’ora prima h Ricordarmi che "la mamma è sempre la mamma"... anche quando scoccia h Leggere almeno un buon libro al mese h Perdere una taglia h Mettermi a studiare seriamente l’inglese h Non dilapidare le mie (magre) finanze in acquisti di cui mi pentirò tre minuti dopo h Fare ginnastica, vincendo la mia natura antisportiva h Guardare un film dell’orrore tutto intero senza scappare h Portare più spesso a spasso il cane Forse ne ho formulati un po’ troppi... Chissà se sono
tutti realizzabili (non sono sicura di riuscire a vedere un film dell’orrore
per intero senza scappare...). Però non è importante realizzarli tutti
insieme, ma mettersi veramente d’impegno per realizzarne almeno uno per
volta. Tra
il dire e il fare... ...non è detto che ci sia sempre di mezzo il mare, o perlomeno che non si possa costruire un ponte. I l "dire" del celebre proverbio è una vasta famiglia della quale fanno parte le promesse, i proponimenti, le parole date, i programmi futuri, le decisioni, i progetti e quant’altro porta l’etichetta di "potenziale" e minaccia di rimanere tale. Il "fare" invece è la sua effettiva realizzazione. Ecco qualche idea che può servire se non a prosciugare il mare almeno a costruire un ponte fra i due:a REALISMO. Non prendere impegni che sono superiori alle nostre possibilità (fisiche, intellettuali, economiche, di tempo...). Anche dire di no può essere altruismo. Calcoliamo il tempo reale che un impegno ci richiederà. Meglio raggiungere un piccolo risultato che inseguirne uno irraggiungibile. a MENTE FREDDA. Nei grandi momenti di entusiasmo non prendiamo decisioni. Ragioniamo prima. E’ un obiettivo davvero alla nostra portata? Riusciremo a portarlo avanti con costanza? a PRONTEZZA. Più un impegno è di facile attuazione e prima deve essere realizzato. Se iniziamo a rimandare... buonanotte. a GRADUALITA’. I grandi obiettivi si raggiungono pian piano. Diamoci dei gradini intermedi da raggiungere in tempi stabiliti. a PROGRAMMAZIONE. Distribuiamo i vari impegni nel tempo, senza accumularli. Un programmino settimanale ci darà modo di affrontarli uno per volta con serenità. |
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| Optional? Luigi Amigoni |
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| La memoria: dalla purificazione al rilancio della speranza Cataldo Campana |
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| Un'ingenua utopia? Angelo Bertani |
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| Famiglia: un capitale umano Giacomo Ghu |
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| Il somasco che vogliamo Teresa Marzocchi Bignami |
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Varie |
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acd Michele Marongiu |
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acd Andrea Marongiu |
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acd Adalberto Papini |
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La
Vignetta
Che cosa farò quest'anno?
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