La
Rivista  dei Padri Somaschi
     

 

   
Gennaio-Marzo 2001       
                 
 

 

 
 
Cari amici

L'esperienza 
nello Spirito
di Cataldo Campana

Sono trascorsi quasi due anni dalla celebrazione dell'ultimo Capitolo Generale dei Somaschi. In questo tempo, alcune espressioni che sembrava avessero il gusto della profezia ("la Chiesa alle soglie del Terzo Millennio", "Il protagonismo dei laici nella Chiesa", "La rifondazione della vita religiosa partendo da una rinnovata identità", "Condividere con i laici il carisma del proprio Istituto"...), sono state registrate nei diari per essere trasmesse alla storia come indice di una effervescenza di vita ecclesiale non sempre portata alle  estreme conseguenze.

La stesa cosa, forse, si potrebbe affermare dei documenti del Capitolo Generale destinati agli archivi della Congregazione per una futura lettura delle spinte che ne hanno caratterizzato un'epoca.

Per ovviare a questo tipo di inconvenienti, Vita Somasca vuole riflettere su alcuni di quei documenti per tenere viva la memoria di un grande evento di grazia.

Sappiamo che Dio agisce a vantaggio di tutto un popolo e dell'intera umanità attraverso mediazioni umane. Già nell'Antico Testamento alcune figure di prestigio avevano ricevuto il compito di fare ricordare al popolo il piano di salvezza di JHWH. E sorsero i giudici, i re, i profeti. Dopo la mediazione fondamentale di Gesù, i ritmi della storia del nuovo popolo di Dio sono stati accompagnati da altre mediazioni il cui compito é stato quello di rispondere evangelicamente alle sfide della società e della Chiesa del loro tempo.

Senza dubbio resta sempre vero quello che Giovanni afferma nella sua prima lettera: «Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente». Ma non sempre il cristiano mantiene viva la coscienza pratica della sua figliolanza divina. Ecco, allora, alcune persone che diventano la memoria storica del piano divino, e pongono l'accento su alcuni aspetti del mistero di Cristo, necessari per la società e la Chiesa: Antonio, Pacomio, Basilio, Benedetto, Francesco, Domenico, Girolamo Emiliani, Ignazio di Loyola, Antonio M. Zaccaria, ..., Giovanni Bosco, ... Teresa di Calcutta...

Tutte queste persone hanno rappresentato una Parola che Dio ha indirizzato al mondo e alla Chiesa in un'epoca particolare. Figure "carismatiche", cioè fornite di un dono particolare dello Spirito che le rendeva capaci di vivere un aspetto specifico del mistero di Cristo necessario, in quel momento storico, per la Chiesa e la società civile.

Di che cosa avevano bisogno la Chiesa e la società poste a cavallo dei secoli XV e XVI? Ci troviamo al tempo delle grandi scoperte geografiche e la cosiddetta civiltà cristiana era appannaggio della vecchia Europa. Sotto il profilo cristiano la situazione non era ideale: ignoranza, immoralità, arrivismo, corsa alle ricchezze, commistione tra il potere religioso e quello pubblico... Rughe e macchie che deturpavano il volto della Sposa di Cristo. Quindi l´esigenza di un ritorno alla bellezza iniziale della Chiesa che, contemporaneamente, facesse rifulgere la bellezza della persona umana fatta a immagine di Dio. La parola magica che correva sulla bocca dei più sensibili era "Riforma": si avvertiva la necessità di riformare la Chiesa nel capo e nelle membra.

E qui lo Spirito giocò di anticipo. Prima che i cosiddetti "riformatori" affilassero le loro  armi per immergerle nel cuore della Chiesa, prima che la stessa chiesa gerarchica si impegnasse in quel grande lavoro di riforma che fu il Concilio di Trento, vissero delle persone "carismatiche" che, con la vita e la parola, tracciarono la nuova strada che i cristiani avrebbero  dovuto percorrere per rinnovare la coscienza di essere realmente figli di Dio.

Tutte queste persone, e il nostro san Girolamo tra loro, sentirono lo struggente bisogno di configurarsi a Cristo, in una particolare dimensione del suo mistero, sino a diventare, nella Chiesa, vivi testimoni del medesimo mistero.

Tante persone, tanti modi di configurarsi a Cristo, tanti carismi che resero bella la Sposa di Cristo. La testimonianza offerta dal Miani fu tanto viva ed efficace che, quasi senza accorgersene, egli si trovò ad essere il primo padre di quei poveri che erano i suoi seguaci.

 

   

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