La
Rivista  dei Padri Somaschi
     

 

   
Gennaio-Marzo 2001     
                 
 

 

 
 
Osservatorio

Fedeltà, 
obbedienza, servizio

Teresa Marzocchi Bignami

Non riesco a contribuire a questo osservatorio in una accezione "professionale" o distaccata.  Sempre più quando penso a che cosa comunicare ai lettori di questa rivista mi sento di condividere vissuti personali, professionali, motivazionali; sono vissuti  fatti di dubbi e perplessità che di continuo si confrontano con sicurezze indiscutibili.
Forse questo atteggiamento è dovuto al mio immaginario che vede Vita Somasca come strumento di comunicazione e condivisione delle esperienze di una grande famiglia, che spesso è occasione di stimolo e verifica del senso di appartenenza personale e comunitaria.
Partecipando in questo modo a volte si rischia di toccare argomenti scottanti, di uscire dalla logica tranquillizzante dei non detti che porta più facilmente alla pace delle relazioni ma spesso impoverisce la verità e la ricchezza dello stare davvero insieme, dell'aiutarsi, del condividere.
Mi sembra che il mondo a cui apparteniamo (la Chiesa, la Congregazione, la realtà del nostro servizio) non cessi un momento di provocarci, come dicevo sopra, di mettere continuamente a confronto, in frontiera, le nostre sicurezze più profonde.

I dubbi della realtà del nostro servizio

Stare nelle opere senza rinchiudersi nella bellezza della loro stabilità ci sta portando ad avere continuamente davanti sempre qualcosa di diverso, di più emergente, se possibile di "più povero". Intendo, per esempio nel mio specifico campo, che il recupero della tossicodipendenza, quello classico delle comunità residenziali, è ormai un intervento quasi istituzionale; l'evoluzione del fenomeno, la nuova dimensione del sociale che ci circonda richiede altro e un altro molto diverso.

Alcuni esempi non esaustivi ma forse chiarificatori. 

Il fenomeno dell'immigrazione ci circonda, non possiamo più starne fuori; noi delle tossicodipendenze per anni abbiamo preso le distanze giustificati dal fatto che gli stranieri non erano consumatori, ora non abbiamo più nemmeno questa scusa: ed allora? Allora bisogna cominciare a pensare di accettare la sfida che non è quella di trovare degli strumenti tecnici di approccio ma di capire come rapportarsi con una mentalità diversa, con uno stile di vita diverso, con una fede diversa.
Siamo ormai "accerchiati" in ogni territorio dalla realtà della prostituzione. Già c'è l'impegno istituzionale che cerca di suggerire linee di intervento, sostegno economico, coordinamento delle iniziative... ma noi nel fare questo come ci predisponiamo... come facciamo fronte all'impatto violento di questo mondo di sofferenza tutta vissuta sui temi più delicati e coinvolgenti del nostro stile di vita (mercificazione della persona, sessualità, procreazione)?
Non possiamo poi evitare di sentire la chiamata della povertà vera la cui presenza disturba sempre più questa ricca società che la produce. Mi riferisco alle persone più emarginate, quelle che vivono in strada, che non hanno casa, lavoro, documenti di residenza. Sono pochi coloro che lo fanno per scelta, non sono solo anziani, spesso evadono dalla loro realtà facendo uso di "sostanze"... tutti però sono molto diversi da noi, difficili da trattare... faticano o non vogliono cambiare. A volte offriamo assistenza, partecipiamo alla gestione dei servizi approntati per loro; ma che cosa mettiamo di nostro? Qual è  la nostra filosofia di intervento?
In ultimo non possiamo sfuggire alla provocazione di questa diversa "normalità" della condizione giovanile. Le nostre opere si sono sempre occupate dei giovani che uscivano dai contesti abituali di socializzazione, ancora questo è necessario ma forse non può più essere esclusivo. Ci ritroviamo infatti a fare i conti con un mondo giovanile che, certamente non per sua responsabilità, tende ad integrare, nei canoni del normale e del lecito, uno stile di vita che legittima la fuga dalla realtà, dai  problemi e dalla capacità di scelta. Come avvicinarlo ed interagire con esso, quale dimensione educativa proporre, insieme a chi?

Le certezze della Chiesa e della Congregazione

I problemi, gli interrogativi, i dubbi non mettono in discussione le nostre sicurezze più profonde, le certezze della nostra appartenenza. La scelta preferenziale per i poveri nelle loro molteplici dimensioni è e deve essere certa. L'impegno per la testimonianza dei principi della nostra fede è la nostra forza e l'offerta di una opportunità di speranza. La coerenza personale verificata nell'ascolto, nella condivisione, nell'accoglienza è la tensione che accompagna la nostra scelta di vita.
I problemi, gli interrogativi i dubbi riguardano però la capacità di coniugare la fedeltà e l'obbedienza a questi principi nelle modalità di approccio al mondo del nostro servizio.
E' la difficoltà del passaggio dalla scelta personale di vita alla scelta operativa di lavoro o di servizio.
Come non escludere a causa dei principi, come accompagnare senza coercizione, "stare con" offrendosi senza chiedere a priori, quali i limiti del rispetto dello stile di vita e dei principi dell'altro.
Sono interrogativi profondi dai quali non vogliamo fuggire per paura. Per farvi fronte occorre saggezza, capacità di discernimento che invochiamo dalla preghiera e dal confronto con chi condivide la nostra strada.

     

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