La Rivista dei Padri Somaschi |
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| Gennaio-Marzo 2001 | ||||||||||
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La
Madonna
E' questa la proposta che il card. Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, ha rivolto alla sua diocesi nella Lettera pastorale 2000-2001, dal titolo significativo "La Madonna del Sabato santo", per invitare i fedeli ad assumere un atteggiamento contemplativo e trovare, assieme a Maria, le risposte agli interrogativi che maggiormente ci assillano nello scenario della fine del secolo e dell'inizio del millennio. "I discepoli e Maria, nel loro Sabato santo - scrive il cardinale - ci aiuteranno a leggere il nostro passaggio di secolo e di millennio per rispondere alla domanda che ci portiamo dentro: "Dove va il cristianesimo? dove va la Chiesa che amiamo?"" L'aspetto che maggiormente traspare nel Sabato santo, osserva il card. Martini, è il grande smarrimento dei discepoli di Gesù, quale appare soprattutto nei due di Emmaus: "Il loro Maestro e Signore è stato ucciso, il suo appello alla conversione non è stato ascoltato, le autorità lo hanno condannato e non si vede via di scampo o senso positivo da dare a tale evento. Tutti i gesti rassicuranti che li avevano sinora sostenuti - i miracoli del Maestro, il suo amore dimostrato nell'ultima Cena - sono svaniti dalla memoria. Si ha l'impressione che Dio sia divenuto muto, che non parli, che non suggerisca più linee interpretative della storia. E' la sconfitta dei poveri, la prova che la giustizia non paga... Manca ogni prospettiva di futuro, non si vede come uscire da una situazione di catastrofe e di crollo delle illusioni". Gli smarrimenti dei discepoli sono in certo senso anche i nostri, quelli di tutti i credenti oggi, soprattutto in Occidente, di fronte ai cosiddetti segni della "sconfitta di Dio". Ma che cos'è che oggi ci smarrisce e sgomenta? Anzitutto la memoria di un passato che si è fatta debole. In realtà non mancano ricordi che ci potrebbero sostenere e dare fiato, ma tale memoria si è indebolita sul piano del vissuto e molti non riescono più a integrarla nella loro esperienza in modo da ricavarne comprensione sicura del presente e fiducia per il futuro. In secondo luogo, ci inquieta l'esperienza del presente sempre più frammentaria e dove prevale il senso della solitudine. Diminuisce la capacità di aggregazione delle grandi agenzie sociali e si frammentano le aggregazioni politiche a favore degli individualismi di gruppo. Ne consegue una autoreferenzialità che però si chiude solo su dei singoli e su alcuni gruppi, per cui non ci stupisce il crescere di una generale indifferenza etica e di una cura spasmodica dei propri interessi e privilegi. E anche il fenomeno della globalizzazione non è privo di inquietudini poiché avviene nel quadro di un neoliberalismo e di un neocapitalismo esasperato che punisce ed emargina i più deboli e accresce il numero dei poveri e degli affamati della terra. La fatica di vivere e interpretare il presente si proietta sull'immagine del futuro di ciascuno, che risulta sbiadita e incerta: "Ne è segno la drammatica diminuzione delle natalità, come pure il calo delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Una metafora di paura del futuro si ha probabilmente nella accresciuta inclinazione dei giovani a vivere e a divertirsi nella notte. Ci si aggancia all'attimo fuggente dimenticando le incertezze e gli smarrimenti del giorno, evitando di confrontarsi con un oggi e un domani impegnativi". Tutto "fa prevedere per il domani del mondo piuttosto una unità di dominio dei più forti e dei più ricchi, una unità della torre di Babele, che non un'unità invece di comunione di beni, una unità della Pentecoste e della primitiva comunità di Gerusalemme". Nel dolore del Sabato santo, "mentre si fa buio su tutta la terra" emerge, segno di attesa e di speranza per l'imminente aurora della Pasqua, la figura di Maria. Ed è con lei che il cardinale intreccia un dialogo per chiederle: "Che cosa ci dici, o Madre del Signore, dall'abisso della tua sofferenza? Che cosa suggerisci ai discepoli smarriti?".
Sono tre le risposte che egli ricava da questo dialogo: Maria è Colei che ci ottiene la consolazione della mente, la consolazione del cuore, la consolazione della vita. La prima si ricollega con quanto Gesù ebbe a dire un giorno: "Se avrete fede pari a un granellino di senapa...!" Ebbene, "Tu nel sabato del silenzio di Dio sei e rimani la "Virgo fidelis" e ci ottieni la consolazione della mente". Consolazione della mente che consiste in "un dono molto semplice, che permette di intuire come in un unico sguardo la ricchezza, la coerenza, l'armonia, la coesione, la bellezza dei contenuti della fede...". In secondo luogo, "Tu, o Maria, nel sabato della delusione sei la Madre della Speranza e ci ottieni la "consolazione del cuore". Ti sento ripetere, come un sospiro, la parola del tuo Figlio: "Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime". "La pazienza e la perseveranza sono le virtù di chi attende, di chiancora non vede eppure continua a sperare...e Tu, o Maria, hai imparato ad attendere e a sperare...e c'insegni a guardare con pazienza e perseveranza a ciò che viviamo in questo sabato della storia, quando molti, anche cristiani, sono tentati di non sperare più nella vita eterna e neppure nel ritorno del Signore." Infine, "Tu nel sabato dell'assenza e della solitudine sei e rimani la Madre dell'Amore e ci ottieni la "consolazione della vita"". Di fronte alla domanda, come fai a dare significato alla tragedia che stai vivendo, mi pare che tu risponda di nuovo con le parole del tuo Figlio: "Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo, se invece muore, produce molto frutto". "Il senso del tuo soffrire, o Maria è dunque la generazione di un popolo di credenti. Tu nel Sabato santo stai sicura come madre amorosa che genera i suoi figli a partire dalla croce, intuendo che né il tuo sacrificio né quello del Figlio sono vani..." "Se l'incontro con i discepoli spaventati e tristi - scrive il cardinale - ci ha permesso di riconoscere la realtà delle nostre paure, delle resistenze che avvertiamo in noi e attorno di noi e delle nostre colpe, la fede, la speranza e la carità di Maria possono aiutarci a comprendere che il tempo - anche il nostro tempo - è come un unico grande "sabato", in cui viviamo il "già" della prima venuta del Signore e il "non ancora" del suo ritorno, e noi dobbiamo sentirci come pellegrini che vanno verso "l'ottavo giorno", verso la domenica senza tramonto che lui stesso verrà a dischiudere alla fine dei tempi".
I discepoli del Sabato santo portano in se la memoria di quanto hanno vissuto con il Maestro. Ma si tratta di un ricordo carico di nostalgia e fonte di tristezza perché quanto era stato sperato e atteso con lui e per lui appare irrimediabilmente perduto. Anche noi - osserva il cardinale - portiamo impresse le orme di un'insopprimibile memoria cristiana. E come per i discepoli in cammino verso Emmaus, ancora immersi nel loro Sabato santo, la memoria del passato potrebbe essere semplice oggetto di nostalgia e forse di un po' di tristezza, "una memoria quindi inoperosa, incapace di suscitare slanci e nuove imprese ricche di generosità e di passione... La Madonna del Sabato santo vive invece la memoria quale luogo di profezia: ricorda per sperare, rivisita il passato per aprirsi al futuro, nella certezza che Dio è fedele alle sue promesse. E quanto ha operato in lei per la nascita del Figlio eterno nel tempo, lo opererà analogamente per la rinascita di lui e dei suoi fratelli dalla morte alla vita senza tramonto... "e Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore". Il Sabato santo, inoltre, è vissuto dai discepoli nella paura e nel timore del peggio. Il futuro, infatti, sembra riservare loro sconfitte e umiliazioni. Maria invece vive un'attesa fiduciosa e paziente; sa che le promesse di Dio si avvereranno. Nel sabato del tempo in cui noi viviamo, è necessario che abbiamo a riscoprire l'importanza dell'attesa. L'assenza di speranza è forse la malattia mortale delle coscienze nell'epoca segnata dalla fine dei sogni ideologici e delle aspirazioni ad esse connesse. All'indifferenza e alla frustrazione, alla concentrazione sul puro godimento dell'attimo presente, senza attese per il futuro, può opporsi come antidoto solo la speranza, "non quella fondata su calcoli, previsioni e statistiche, ma la speranza che ha il suo unico fondamento nella promessa di Dio". "Oggi siamo dunque nel sabato del tempo, incamminati però verso l'ottavo giorno, - conclude il card. Martini - e siamo invitati a vivere come pellegrini nella notte rischiarata dalla speranza e riscaldata dall'autenticità dell'amore". Se vivremo così, "allora il sabato del tempo apparirà ai nostri occhi come già segnato dai colori dell'alba promessa, e la pallida luce dei giorni che passano si illuminerà dei primi raggi del giorno che non passa, l'ottavo e l'ultimo, il primo della vita eterna di tutti i risorti nel Risorto". |
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