La
Rivista  dei Padri Somaschi
     

 

   
Gennaio-Marzo 2001       
                 
 

 

 
 
Vita della Chiesa

Incontrare 
Madre Teresa
 
di Valerio Fenoglio

26 settembre 1984. Mi trovo a Fiumicino per un volo di ritorno a Manila al termine di un periodo di vacanza in Italia, dove, tra l’altro, ho fatto visita ad un gruppo di novizi filippini, di stanza a Somasca. Il volo prevede uno scalo a Francoforte. Mi metto in coda per il check-in e subito noto con piacere che davanti a me ci sono alcune Missionarie della Carità, le suore di Madre Teresa, inconfondibili nel loro “sari” bianco bordato di azzurro. 

Mi avvicino incuriosito e voglioso di dire loro che ho conosciuto Madre Teresa. Ma non faccio in tempo a dire una parola: Madre Teresa in persona è lì, davanti a me, come sempre ben mimetizzata tra le consorelle più appariscenti di lei. “Mother Teresa, how are you?” (madre Teresa come sta?) è la prima frase - banalissima - che mi esce di bocca. Poi le spiego che ci siamo visti a Calcutta circa 4 anni prima e che certamente lei non si ricorda  più di me e di quel giorno tra i lebbrosi di Calcutta… (chissà che poi qualche barlume di ricordo fosse rimasto anche a lei! Mi piacerebbe crederlo ma forse è presunzione). A questo punto una delle consorelle interviene: “Ah, dunque lei è un sacerdote (il mio “look” ecclesiastico negli anni trascorsi in Filippine era un po’ migliorato). Che fortuna! Vede, Madre Teresa è attesa in Germania con questo volo ma è da sola e febbricitante. Forse lei potrebbe assisterla. Ecco la sua borsa a mano… potrebbe portarla lei?”. Che onore poter essere di aiuto a Madre Teresa! mi sento sopraffare dalla gratitudine (verso il Cielo e verso gli uomini ) per tanta fiducia accordatami. E subito, dopo aver espletato le mie formalità di check-in, mi accingo a svolgere il dolce incarico. Accompagno Madre Teresa nella sala d’aspetto del “gate” pertinente. Vorrei parlare, dire qualcosa di… sensato ma subito noto che le labbra di Madre Teresa si muovono in preghiera silenziosa e le sue dita sgranano il rosario. “Non ha cambiato abitudini - penso - tale e quale come quattro anni fa!” Decido che la cosa più sensata è quella di pregare mentalmente, come lei, con lei. Ma come entriamo nella lounge del gate assegnato (mi scusi Dante Alighieri, ma come si possono dire queste cose in buon fiorentino?), si verifica qualcosa di inconsueto. Madre Teresa è seduta accanto a me, facendo di tutto o, meglio, non facendo assolutamente  

niente per essere notata. Ma la cosa non dura a lungo. Qualche passeggero ha già ravvisato una fisionomia familiare. Mi si avvicina con cautela; ”Mi scusi, lei accompagna Madre Teresa, vero? Pensa che potrei chiederle un autografo?” L’anonimato è rotto, irreversibilmente. Una modesta coda di persone si forma: tutti vogliono fare, dire qualcosa a Madre Teresa. Anche solo stringerle la mano. Io cerco di svolgere il mio ruolo, con una certa, ehm.., dignità ed efficienza (?!), raccomandando a tutti discrezione e brevità. Ammonisco a bassa voce: “Tenete presente che madre Teresa ha la febbre…”. Ma lei, paziente e amabile, squisitamente materna, accoglie tutti con un sorriso, si lascia fotografare  (anch'io le chiederò uno scatto: noi due fianco a fianco), rilascia autografi e parole di bontà. L’atmosfera nella lounge ha assunto una tonalità assolutamente unica. Tutti, indipendentemente dalla nazionalità e dal credo professato si sentono più amici, più fratelli, direi. Infatti - spettacolo raro in un aeroporto internazionale - si sono formati capannelli di persone che chiacchierano affabilmente, con pacata eccitazione e con voce sommessa, senza chiasso. Sembra quasi di essere in chiesa. Viene l’ora di salire a bordo e tutti, prima di avviarsi lanciano ancora uno sguardo di affetto a Madre Teresa. Nell’aereo (di nuovo la sorte mi favorisce assegnandomi un sedile proprio dietro di lei) noto che la mia compagna di viaggio ha ripreso a sgranare il suo rosario, sempre pronta però ad interrompersi non appena qualche ritardatario viene a salutarla. 

Il volo mi pare brevissimo e direi che mi dispiace (soprattutto al pensiero delle altre quattordici o quindici ore di volo "solitario" che mi attendono). Quando noto che l’aereo ha cominciato la sua discesa verso Francoforte mi decido anch’io a chiedere un favore a Madre Teresa. Stacco un foglio da un quaderno qualunque, vi scrivo il titolo (“un breve messaggio per i primi somaschi in Asia”) e quindi porgo foglio e penna a Madre Teresa. Dopo un paio di minuti il foglio mi viene restituito e vi leggo queste poche frasi, stilate in caratteri tondi e chiari, quasi infantili: “Conservate la gioia di amare Gesù con amore indiviso nella Castità, attraverso la libertà della Povertà, nel totale arrendervi all’Obbedienza e così voi crescerete in Umiltà come Maria e in Santità come Gesù. Preghiamo. Dio vi benedica. M. Teresa  mc”. Nella traduzione dall'inglese il testo ha perso qualcosa, ma il senso rimane chiarissimo. Si tratta di semplici, spontanee raccomandazioni di una religiosa indirizzate a tutte le persone che, come lei, hanno scelto una vita di consacrazione. Ovviamente conservo ancora quel foglio come una preziosa reliquia.

Siamo ormai arrivati a Francoforte. Scendiamo entrambi perché anch’io debbo cambiare aereo. Appena fuori del tunnel trovo un’autentica folla in attesa di Madre Teresa, con vistosi cartelli "Willkommen M.Teresa!". Faccio appena in tempo a restituirle la borsa e la mia preziosa compagna di viaggio viene fagocitatata da una moltitudine festante che la eclissa e se la trascina via. Non ho neppure più tempo di dirle Good-bye. È scomparsa. Qualcosa mi dice che non la vedrò più… mai più.

Mi rimane in cuore una gioia soave, mista ad un sottile senso di nostalgia. Reagisco con virile energia. " Ma fatti furbo - mi dico -, non sei già stato abbastanza fortunato? Ringrazia per il privilegio che ti sei goduto. Cos'hai fatto per meritartelo?".

Sono passati 16 anni da quel giorno e molte cose sono cambiate. Da alcuni mesi, dopo quasi 20 anni trascorsi in Filippine, sono stato destinato all'India, patria adottiva di Madre Teresa e "mio primo amore asiatico" (come ho dovuto spiegare ai cari amici Filippini…), dove nel frattempo altri coraggiosi confratelli sono arrivati ed hanno avviato con successo molte opere somasche. Pure Madre Teresa da due anni ha fatto trasloco: apparentemente non è più né a Calcutta, né ad Harlem, né a Trastevere. È andata a vedere il volto trasfigurato di quel Cristo che migliaia di volte le si è presentato - ed è stato da lei immancabilmente riconosciuto, abbracciato ed amato - sotto le spoglie dell'Ecce homo. Eppure anch'io - come molti altri - sento che Madre Teresa non è andata via del tutto e che il cartello ha ragione. Sì, parlo del cartello della casa di Calcutta. Penso che prima o poi i superiori mi lasceranno rifare una capatina da quelle parti. Rivedrò quella casa e quella porta. Rivedrò quel cartello famoso a lato della porta. Questa volta non ci saranno rischi perché, dal giorno che Madre Teresa è spirata in quella casa, il cartello - mi dicono - è rimasto lì al suo posto e non sarà mai più girato. Sul cartello c'è scritto: "Mother Teresa is IN".

   

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