La Rivista   
in lingua italiana   
dei Padri Somaschi   

           

Luglio - Settembre 2001            n° 116

 

 
Prima Pagina

L'orgia del consenso
di Gicaomo Ghu

 

Cari Amici

Uniti per una società alternativa
di Cataldo Campana

 

Il Punto

Gli titaliani del domani
di Angelo Bertani

 

Vita della Chiesa

«Famiglia: diventa ciò che sei!»
di Gianluigi Sordelli 

- La parola del Papa

Attingendo alla Parola della vita

 

Nostra storia

Pier Antonio MAGATTI
Profeta in patria
di Renato Ciocca

In anticamera: Fr. RIGHETTO
di Carlo Crignola

 

www.giovani

acd Michele Marongiu

 

Dossier

Giovani religiosi:
una «nuova generazione» che incarna il carisma somasco
acd Andrea Marongiu

* Essere "giovani religiosi" oggi

* Le tappe di un cammino

* Giovani religiosi nella Chiesa

* Giovani religiosi sulla breccia

* Tra cielo e terra

* «La vita come vocazione»

 

Osservatorio

La provocazione 
degli "ultimi-lontani"
di Teresa Marzocchi Bignami

 

Le nostre Opere

ARCA DE NOÉ
non solo cena e letto

di Cesare Cattini

- Per un futuro libero e dignitoso

- Una scuola per i "muchachos de la calle"

 

TERESA VERZERI,                                la guerriera velata
di Elisabetta Capriolo

 

Verso le FILIPPINE
passando da Calcutta

di Valerio Fenoglio

 

Dare una mano

Centro notturno "Arca de Noè"
di Adalberto Papini

 

Brevissime
 
Spa.Ra
I nostri defunti
 
Recensioni
 
DOSSIER:
Giovani religiosi:
una «nuova generazione» che incarna il carisma somasco
Essere G.R. oggi
 
Te tappe di un cammino G.R. nella Chiesa
 
G.R. sulla breccia
 
Tra cielo e terra «La vita come vocazione»

Testimonianze: 
Giovani religiosi sulla breccia


 

 

Ricardo e Diego sono due giovani religiosi spagnoli dello stesso paese, Villar de Olalla, nella provincia di Cuenca. Dopo aver vissuto un'esperienza comune in una casa-famiglia per ragazzi e ragazze, Ricardo, sacerdote da pochi anni, è partito per l'Equador per condividere la grave situazione di povertà e degrado in cui si trovano gli abitanti dell'Isola Trinitaria, mentre Diego, dopo la professione perpetua si trova ora a Roma per continuare i suoi studi. Tutti e due ci offrono una loro testimonianza.
 

P. Ricardo Langreo:
TRA I PICCOLI DELL'ISOLA TRINITARIA: Tante volte mi domando: «Perché sono venuto qui?». Tante volte Gli domando: «Che cosa vuoi che faccia per Te, Signore?»
Non sono le domande di uno che è scoraggiato, come se mi fossi pentito della scelta fatta. Sono le domande che mi tengono sveglio di fronte a ciò che vedo: povertà, miseria, bambini seminudi, scalzi e sporchi per strade impolverate, giovani che all'età di tredici o quattordici anni devono far fronte ad una gravidanza inattesa in una società maschilista che vede le donne come oggetti.
Mi è stato chiesto qual è il motivo per cui sono venuto qui. Ecco, la mia motivazione nasce proprio da questo! Voglio vivere la mia vita religiosa nella frontiera, nei limiti. Lì dove tutto si mette in gioco e dove la vita può essere spesa al servizio dei più poveri, assumendone la stessa loro sorte. Così l'ha vissuta per primo Gesù, e poi san Girolamo Emiliani. Il desiderio di Girolamo di vivere e morire con loro ha per me qui, in Equador, un significato concreto, quotidiano, nel volto di tanti bambini e giovani dell'isola Trinitaria. Mi sembra un motivo sufficiente per venire fino a qui.
Quando cammino per le strade dell'Isola provo due sentimenti diversi. Da una parte mi si spezza l'anima nel vedere tanti bambini - ma tanti, tanti! - che girano scalzi, sporchi, denutriti, con il segno della tristezza negli occhi; nello sguardo di tanti giovani, donne, anziani si avverte la frustrazione… Poi vedi la situazione in cui vive la gente nelle loro casette di canne, le strade impolverate, la sporcizia, gli odori… Ma dall'altra mi nasce la speranza: negli occhi di questi bambini, nei loro sguardi c'è il desiderio di cambiare, di fare qualcosa. Hanno solo bisogno di una spinta, di essere accompagnati, di una presenza che gli faccia capire che insieme si può, che INSIEME CE LA FAREMO!
Sento l'emozione di vedere un popolo che, nonostante le sue tantissime difficoltà, cammina, “vuole uscire dal paese di Egitto per arrivare alla terra promessa”. E allora mi sento forte di una speranza rinnovata per camminare affianco a loro, seguendo i segni che il buon Dio ci invia.
A mio avviso, il vero problema qui è la disintegrazione familiare, che insieme con la povertà e la mancanza di istruzione ha profonde ripercussioni in una infanzia maltrattata, abbandonata, in una gioventù che non ha ben chiara la sua rotta, che ha bisogno di essere ascoltata, capita, con la quale non basta stare a metà ma bisogna impegnarsi fino in fondo.
Qui a Guayaquil c'è solo una via per annuciare il Vangelo di Gesù Cristo: la propria presenza, stare inseme a loro, attenti ai bisogni dei ragazzi, delle loro famiglie. Ci si deve confondere tra loro, camminare scalzi in mezzo ai poveri, perché qui, nei poveri, come nella sacra montagna del Sinai, c’è il Signore.
Che poi qui il problema non sono i bambini: loro sono soltanto il riflesso del degrado famigliare. Ogni giorno mi devo alzare con la profonda convinzione che anche oggi il Signore continua a salvare. Dico ai miei fratelli: proviamo ad essere coraggiosi, creativi, professionisti dell'amore gratuito e dell'offerta generosa a qualunque prezzo essa sia! Anche Dio e san Girolamo sona arrivati nell’Isola Trinitaria e vi vogliono rimanere.
Proprio pochi giorni fa’ leggevo: «...avevo fame e mi avete dato da mangiare…». Sono parole che risuonano alte e chiare in ogni bambino denutrito, in ogni giovane dallo sguardo triste, in ogni ragazza maltrattata, in ogni donna oltraggiata da una società maschilista che nega loro i diritti fondamentali di ogni essere umano. È una voce che spesso si esprime in un grido lacerante ma anche in un mormorio appena percettibile. E noi, la sentiamo questa voce? Cosa facciamo per metterci in ascolto? E ancora: quale risposta la nostra?
Abbiamo bisogno di tanta Luce per discernere tra i bisogni più urgenti! Ma andiamo avanti. La vita è piena di speranza. Ve l’ho già detto: gli occhi dei bambini hanno la luce della vita. Quando mi si avvicinano e mi prendono per mano, con le loro piccole mani sporche, sono le mani di Cristo che mi accolgono. Quando mi si mettono addosso, è lo Spirito che mi copre con il suo amore. Quando mi chiedono mille volte di benedirli, sono loro che mi benedicono con la loro innocenza. Quando si confessano, spaccano in mille pezzi il mio cuore per farlo diventare un cuore di carne.

Diego Albaladejo Martínez:
Nei piccoli abbandonati il volto di Cristo: Gli anni del magistero li ho trascorsi in una casa-famiglia per ragazzi e ragazze che, pur nella loro giovane età, hannno già fatto amara esperienza del maltrattamento e dell'abbandono da parte di chi deve trasmettere loro sostegno e sicurezza: i genitori. Ero insieme a Ricardo. Vivere con loro è stata per me una vera preparazione al mio sì definitivo a Dio.
In tutti i ragazzi e le ragazze che ho avvicinato ho cercato di scoprire sempre il volto di Cristo.
Scegliendo di seguire Cristo secondo l'esempio di san Girolamo, voglio mettere la mia vita al loro servizio, lavando loro i piedi, come ha fatto Gesù con i suoi discepoli in un gesto supremo di amore, prima di morire, e come ha fatto anche Girolamo con i suoi orfanelli. Voglio essere per loro come un padre e una madre.
Mi piace pensare che Dio mi ha scelto prima che io nascessi, per seguirlo più da vicino secondo il carisma particolare di Girolamo: servire Cristo nei piccoli e nei poveri. Accogliendo la sua grazia, con la professione perpetua ho detto il mio sì per sempre, perché, come un tempo il profeta Geremia, «mi sono lasciato sedurre».
Mi piace esprimere la mia gioia di appartenere a Gesù attraverso le parole di un canto spagnolo:
«Cosa ti posso dare che non mi abbia dato tu.
Cosa ti posso dire che non mi abbia detto tu.
Cosa posso fare per te
se io non posso fare niente senza di Te, mio Dio.
Tutto quello che so, tutto quello che sono,
tutto quello che ho è tuo»..