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Il
Punto |
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Gli italiani
di domani
di Angelo Bertani
Fra i tanti problemi della politica ce n'è uno che sembra ignorato, almeno dall'opinione pubblica e nel dibattito sui media. Ed è invece molto importante. Detto in breve: chi e come saranno gli italiani di domani?
Non è domanda banale. Noi oggi parliamo molto degli immigrati e c'è chi vorrebbe respingerli con armi e reticolati, c'è chi vorrebbe farli venire a lavorare e poi magari mandarli indietro. Vedremo che cosa saprà fare il nuovo governo, in cui convivono posizioni molto diverse. Ma un fatto è certo. Ben pochi pensano a un fatto innegabile: quelli che oggi vengono in Italia diventeranno italiani a tutti gli effetti nel giro di una generazione o due. Non ci saranno gli italiani e gli immigrati; ma italiani, una parte dei quali di recente immigrazione.
Del resto già oggi, per la diminuzione delle nascite al centro e soprattutto al nord dell'Italia, gli abitanti stanno calando e le previsioni dicono che caleranno dagli attuali 57 a 45 milioni nel 2050. I circa 100 mila immigrati annui (salve le punte del '94 e del '96 vicine ai 150 mila, non pongono un problema quantitativo, anzi. Il problema fondamentale oggi è di costruire un sistema di integrazione che consenta di avere in futuro dei cittadini leali, preparati, motivati, pacifici. Per fare ciò occorre progettare condizioni di vita e di lavoro adeguate, il che non significa assistenzialismo "di manica larga", ma accoglienza, trasparenza, sicurezza, legalità. Dare una casa non significa regalarla, ma mettere in condizioni di affittarla, abitarla e gestirla con senso di responsabilità. Offrire una educazione, pur nel rispetto della cultura di origine, significa far conoscere e capire i valori sui quali si fonda la nostra convivenza e la ragione per cui certe leggi, consuetudini e forme culturali vadano rispettate. Si tratta evidentemente di un incontro di culture e mentalità; è un'operazione che può dar luogo a uno spaesamento complessivo oppure ad un arricchimento reciproco e anzi ad una nuova sintesi. Tutto dipende da come viene affrontata e realizzata. Di più: molto dipenderà dal grado di serietà e di convinzione con la quale gli italiani di antica cittadinanza sapranno accogliere gli altri e presentar loro i valori in cui credono. Per esempio la libertà e dignità della donna, che secondo noi è messa a rischio da certe tradizioni islamiche, potrà essere compresa e apprezzata e difesa anche dai nostri nuovi concittadini se sapremo testimoniarla con coerenza. Se vedranno solo che noi siamo contro il chador, ma pratichiamo pornografia e mille altre peggiori violenze sulle donne, avranno buone ragioni per pensare che noi parliamo di libertà della donna in vista di una libertà contro le donne. E così per altri aspetti della vita sociale e religiosa. Avremo un'Italia multireligiosa, naturalmente, il che è meglio - ma anche più difficile - di un'Italia atea. E tuttavia dobbiamo prepararci a ciò, capire il valore del dialogo e del confronto e, insieme, il valore della fedeltà alle nostre convinzioni, di credenti cattolici, ebrei o islamici…
La nostra Costituzione ha bisogno di essere conosciuta e approfondita; di venir studiata nelle scuole in cui andranno tutti gli italiani di domani, di qualunque colore e origine e cultura. Per molti sarà una scoperta. Potrebbe diventare una scoperta affascinante, la sola capace di ridare un senso di unità nazionale autentica (non quella delle parate militari) e capace di motivare l'osservanza delle leggi e la partecipazione democratica.
Io spero che, nonostante tutte le sciocchezze che sono state dette in campagna elettorale per blandire la parte più timorosa e inconsapevole dell'opinione pubblica, i responsabili del nostro Paese (governo, regioni, comuni, sindacati, imprenditori, chiesa, centri di cultura e di volontariato) sappiano farsi una mentalità positiva e si dimostrino capaci di affrontare, con un progetto efficace e lungimirante, il problema fondamentale di oggi: fare gli italiani del futuro. Accoglierli (e non solo accogliere gli immigrati ma anche accogliere i bambini che nascono….), educarli, proporre loro una coscienza e dei valori, buone leggi degne di essere rispettate, offrire una collocazione serena nel territorio, nel mondo lavorativo, una ragionevole sicurezza sociale, una partecipazione politica trasparente. E possibilmente uno spirito di fratellanza, uno stile di convivialità. Non sarà facile, ma non è neppure impossibile; ed è né più né meno che il compito della politica. Naturalmente ciò richiede una visione alta della politica e la volontà e capacità dei pubblici poteri di intervenire sul presente e progettare il futuro. Se poi invece si vuole abbandonare tutto alla logica del mercato, della concorrenza e del profitto... come meravigliarsi se poi si fa commercio e profitto degli organi umani o addirittura dei bambini?
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