La Rivista   
in lingua italiana   
dei Padri Somaschi   

           

Luglio - Settembre 2001            n° 116

 

 
Prima Pagina

L'orgia del consenso
di Gicaomo Ghu

 

Cari Amici

Uniti per una società alternativa
di Cataldo Campana

 

Il Punto

Gli titaliani del domani
di Angelo Bertani

 

Vita della Chiesa

«Famiglia: diventa ciò che sei!»
di Gianluigi Sordelli 

- La parola del Papa

Attingendo alla Parola della vita

 

Nostra storia

Pier Antonio MAGATTI
Profeta in patria
di Renato Ciocca

In anticamera: Fr. RIGHETTO
di Carlo Crignola

 

www.giovani

acd Michele Marongiu

 

Dossier

Giovani religiosi:
una «nuova generazione» che incarna il carisma somasco
acd Andrea Marongiu

* Essere "giovani religiosi" oggi

* Le tappe di un cammino

* Giovani religiosi nella Chiesa

* Giovani religiosi sulla breccia

* Tra cielo e terra

* «La vita come vocazione»

 

Osservatorio

La provocazione 
degli "ultimi-lontani"
di Teresa Marzocchi Bignami

 

Le nostre Opere

ARCA DE NOÉ
non solo cena e letto

di Cesare Cattini

- Per un futuro libero e dignitoso

- Una scuola per i "muchachos de la calle"

 

TERESA VERZERI,                               la guerriera velata
di Elisabetta Capriolo

 

Verso le FILIPPINE
passando da Calcutta

di Valerio Fenoglio

 

Dare una mano

Centro notturno "Arca de Noè"
di Adalberto Papini

 

Brevissime
 
Spa.Ra
I nostri defunti
 
Recensioni
 
 Il Punto

Gli italiani 
di domani

di Angelo Bertani

Fra i tanti problemi della politica ce n'è uno che sembra ignorato, almeno dall'opinione pubblica e nel dibattito sui media. Ed è invece molto importante. Detto in breve: chi e come saranno gli italiani di domani?

Non è domanda banale. Noi oggi parliamo molto degli immigrati e c'è chi vorrebbe respingerli con armi e reticolati, c'è chi vorrebbe farli venire a lavorare e poi magari mandarli indietro. Vedremo che cosa saprà fare il nuovo governo, in cui convivono posizioni molto diverse. Ma un fatto è certo. Ben pochi pensano a un fatto innegabile: quelli che oggi vengono in Italia diventeranno italiani a tutti gli effetti nel giro di una generazione o due. Non ci saranno gli italiani e gli immigrati; ma italiani, una parte dei quali di recente immigrazione.

Del resto già oggi, per la diminuzione delle nascite al centro e soprattutto al nord dell'Italia, gli abitanti stanno calando e le previsioni dicono che caleranno dagli attuali 57 a 45 milioni nel 2050. I circa 100 mila immigrati annui (salve le punte del '94 e del '96 vicine ai 150 mila, non pongono un problema quantitativo, anzi. Il problema fondamentale oggi è di costruire un sistema di integrazione che consenta di avere in futuro dei cittadini leali, preparati, motivati, pacifici. Per fare ciò occorre progettare condizioni di vita e di lavoro adeguate, il che non significa assistenzialismo "di manica larga", ma accoglienza, trasparenza, sicurezza, legalità. Dare una casa non significa regalarla, ma mettere in condizioni di affittarla, abitarla e gestirla con senso di responsabilità. Offrire una educazione, pur nel rispetto della cultura di origine, significa far conoscere e capire i valori sui quali si fonda la nostra convivenza e la ragione per cui certe leggi, consuetudini e forme culturali vadano rispettate. Si tratta evidentemente di un incontro di culture e mentalità; è un'operazione che può dar luogo a uno spaesamento complessivo oppure ad un arricchimento reciproco e anzi ad una nuova sintesi. Tutto dipende da come viene affrontata e realizzata. Di più: molto dipenderà dal grado di serietà e di convinzione con la quale gli italiani di antica cittadinanza sapranno accogliere gli altri e presentar loro i valori in cui credono. Per esempio la libertà e dignità della donna, che secondo noi è messa a rischio da certe tradizioni islamiche, potrà essere compresa e apprezzata e difesa anche dai nostri nuovi concittadini se sapremo testimoniarla con coerenza. Se vedranno solo che noi siamo contro il chador, ma pratichiamo pornografia e mille altre peggiori violenze sulle donne, avranno buone ragioni per pensare che noi parliamo di libertà della donna in vista di una libertà contro le donne. E così per altri aspetti della vita sociale e religiosa. Avremo un'Italia multireligiosa, naturalmente, il che è meglio - ma anche più difficile - di un'Italia atea. E tuttavia dobbiamo prepararci a ciò, capire il valore del dialogo e del confronto e, insieme, il valore della fedeltà alle nostre convinzioni, di credenti cattolici, ebrei o islamici…
La nostra Costituzione ha bisogno di essere conosciuta e approfondita; di venir studiata nelle scuole in cui andranno tutti gli italiani di domani, di qualunque colore e origine e cultura. Per molti sarà una scoperta. Potrebbe diventare una scoperta affascinante, la sola capace di ridare un senso di unità nazionale autentica (non quella delle parate militari) e capace di motivare l'osservanza delle leggi e la partecipazione democratica.
Io spero che, nonostante tutte le sciocchezze che sono state dette in campagna elettorale per blandire la parte più timorosa e inconsapevole dell'opinione pubblica, i responsabili del nostro Paese (governo, regioni, comuni, sindacati, imprenditori, chiesa, centri di cultura e di volontariato) sappiano farsi una mentalità positiva e si dimostrino capaci di affrontare, con un progetto efficace e lungimirante, il problema fondamentale di oggi: fare gli italiani del futuro. Accoglierli (e non solo accogliere gli immigrati ma anche accogliere i bambini che nascono….), educarli, proporre loro una coscienza e dei valori, buone leggi degne di essere rispettate, offrire una collocazione serena nel territorio, nel mondo lavorativo, una ragionevole sicurezza sociale, una partecipazione politica trasparente. E possibilmente uno spirito di fratellanza, uno stile di convivialità. Non sarà facile, ma non è neppure impossibile; ed è né più né meno che il compito della politica. Naturalmente ciò richiede una visione alta della politica e la volontà e capacità dei pubblici poteri di intervenire sul presente e progettare il futuro. Se poi invece si vuole abbandonare tutto alla logica del mercato, della concorrenza e del profitto... come meravigliarsi se poi si fa commercio e profitto degli organi umani o addirittura dei bambini?