La Rivista   
in lingua italiana   
dei Padri Somaschi   

           

Luglio - Settembre 2001            n° 116

 

 
Prima Pagina

L'orgia del consenso
di Gicaomo Ghu

 

Cari Amici

Uniti per una società alternativa
di Cataldo Campana

 

Il Punto

Gli titaliani del domani
di Angelo Bertani

 

Vita della Chiesa

«Famiglia: diventa ciò che sei!»
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- La parola del Papa

Attingendo alla Parola della vita

 

Nostra storia

Pier Antonio MAGATTI
Profeta in patria
di Renato Ciocca

In anticamera: Fr. RIGHETTO
di Carlo Crignola

 

www.giovani

acd Michele Marongiu

 

Dossier

Giovani religiosi:
una «nuova generazione» che incarna il carisma somasco
acd Andrea Marongiu

* Essere "giovani religiosi" oggi

* Le tappe di un cammino

* Giovani religiosi nella Chiesa

* Giovani religiosi sulla breccia

* Tra cielo e terra

* «La vita come vocazione»

 

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Nostra storia - 1

Pier Antonio Magatti 
Profeta in patria


di Renato CIOCCA

Nei mesi scorsi Varese ha dedicato, abbastanza sorprendentemente per certi aspetti, una mostra ad uno dei suoi figli più illustri, il pittore Pier Antonio Magatti ( 1691-1767 ). Finalmente una città italiana ha allestito una retrospettiva per un artista cosiddetto "minore" e per giunta non facilmente riconducile a schemi prefissati e a mode osannate.


L'incarnato, i colori pastello alla Rosalba Carriera, le tinte,a prima vista, un po' artificiali e fredde che richiamano alla mente la pittura austriaca, i blu stridenti alla Boucher, la religiosità tendente all'esteriorità e l'eleganza manierata delle sue tele possono sorprendere non poco.

Ma tutto questo rappresenta proprio l'originalità, la caratteristica e l'interesse per questo artista. Sembrerebbe che quello che per altri è limite e difetto, per lui si cambi improvvisamente in genialità. Volendo sintetizzare queste impressioni si potrebbe coniare una frase certamente ad effetto, ma non priva di verità, "Magatti ovvero il gusto del dipingere!"
A noi,però,l'artista desta sentimenti particolari di interesse perché ha realizzato una bella pala d'altare che raffigura il Miani. S. Girolamo è in estasi davanti al crocefisso, sorretto da un angelo, sotto lo sguardo materno di Maria: ai piedi del Santo le catene e la palla di ferro, strumento della sua prigionia.
In un'unica scena mirabile sono rappresentati i "due amori" del nostro Fondatore che saranno il movente del cambiamento della sua vita. Le braccia spalancate, lo sguardo ardente traducono in gesti la giaculatoria che gli diventerà abituale per tutta la vita: "Signore aiutatemi e sarò vostro!"
L'opera è stata commissionata all'artista dal fratello laico Giuseppe Antonio Broda. Nel "Libro degli Atti" della casa religiosa di S. Maiolo dei Padri Somaschi in Pavia, oggi nell'Archivio di Stato di Milano, si legge: "1738, 15 gennaio. Dal celebre pennello del Sig.r Cavaglier Magatti sono stati fatti due quadri per uso della nostra chiesa rappresentanti l'uno la B. V. Immacolata, e l'altro il Ven. nostro Fondatore; e ciò si deve alla devozione del nostro Fr. Giuseppe Antonio Broda, il quale co' suoi avanzi ne ha fatta la spesa".
È interessante notare che all'epoca della consegna del quadro il Miani era ancora Servo di Dio. Segno evidente che si aspettava da un momento all'altro che gradualmente scalasse i gradini della santità. Infatti per interessamento del P. provinciale Giovan Battista Riva, l'anno prima e cioè nel 1737, era iniziato il processo di beatificazione. Processo che si era protratto per 10 anni trovando la sua conclusione nel breve di Benedetto XIV "In castris…" del 22 settembre 1747.
In questo frattempo i Padri Somaschi di S.Maiolo avevano conservato il dipinto nel loro oratorio privato stante il divieto del breve di Urbano VIII del 1634 che aveva proibito il culto pubblico di persone non ancora canonizzate o che non fossero state ritenute sante a voce di popolo da almeno 100 anni. Soltanto tre anni di differenza -il Miani era morto nel 1537- furono un ostacolo insormontabile per la sua pubblica venerazione. Finalmente, il 22 settembre 1747, come abbiamo già ricordato, Benedetto XIV lo dichiarò beato. Essendo stato il Pontefice alunno dei Somaschi al Collegio Clementino, vi si recò personalmente, e nella cappella del medesimo lesse il testo del breve. Fu allora che la pala del Magatti trovò la sua giusta e degna collocazione nella navata sinistra della chiesa di S. Maiolo, nella cappella dedicata al Santo e consacrata il 28 giugno 1748 durante i solenni festeggiamenti.
Il 15 luglio del 1784 Giuseppe II emanò un editto col quale ordinava agli ordini religiosi di unire le opere pie aventi scopo comune. Anche i Somaschi dovettero obbedire. Gli istituti di S. Maiolo e della Colombina abbandonarono la loro sede e trovarono ospitalità presso l'ex monastero femminile di clausura di S. Felice. Anche la pala del Magatti seguì i Somaschi.
Con la soppressione degli ordini religiosi del 1810 ad opera di Napoleone i Padri abbandonarono Pavia. Il quadro, attualmente, è esposto ai Musei civici di Pavia.