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Pier
Antonio
Magatti
Profeta
in
patria
di
Renato
CIOCCA

Nei
mesi
scorsi
Varese
ha
dedicato,
abbastanza
sorprendentemente
per
certi
aspetti,
una
mostra
ad uno
dei
suoi
figli
più
illustri,
il
pittore
Pier
Antonio
Magatti
(
1691-1767
).
Finalmente
una
città
italiana
ha
allestito
una
retrospettiva
per un
artista
cosiddetto
"minore"
e per
giunta
non
facilmente
riconducile
a
schemi
prefissati
e a
mode
osannate.

L'incarnato,
i
colori
pastello
alla
Rosalba
Carriera,
le
tinte,a
prima
vista,
un
po'
artificiali
e
fredde
che
richiamano
alla
mente
la
pittura
austriaca,
i
blu
stridenti
alla
Boucher,
la
religiosità
tendente
all'esteriorità
e
l'eleganza
manierata
delle
sue
tele
possono
sorprendere
non
poco.
Ma
tutto
questo
rappresenta
proprio
l'originalità,
la
caratteristica
e
l'interesse
per
questo
artista.
Sembrerebbe
che
quello
che
per
altri
è
limite
e
difetto,
per
lui
si
cambi
improvvisamente
in
genialità.
Volendo
sintetizzare
queste
impressioni
si
potrebbe
coniare
una
frase
certamente
ad
effetto,
ma
non
priva
di
verità,
"Magatti
ovvero
il
gusto
del
dipingere!"
A
noi,però,l'artista
desta
sentimenti
particolari
di
interesse
perché
ha
realizzato
una
bella
pala
d'altare
che
raffigura
il
Miani.
S.
Girolamo
è
in
estasi
davanti
al
crocefisso,
sorretto
da
un
angelo,
sotto
lo
sguardo
materno
di
Maria:
ai
piedi
del
Santo
le
catene
e
la
palla
di
ferro,
strumento
della
sua
prigionia.
In
un'unica
scena
mirabile
sono
rappresentati
i
"due
amori"
del
nostro
Fondatore
che
saranno
il
movente
del
cambiamento
della
sua
vita.
Le
braccia
spalancate,
lo
sguardo
ardente
traducono
in
gesti
la
giaculatoria
che
gli
diventerà
abituale
per
tutta
la
vita:
"Signore
aiutatemi
e
sarò
vostro!"
L'opera
è
stata
commissionata
all'artista
dal
fratello
laico
Giuseppe
Antonio
Broda.
Nel
"Libro
degli
Atti"
della
casa
religiosa
di
S.
Maiolo
dei
Padri
Somaschi
in
Pavia,
oggi
nell'Archivio
di
Stato
di
Milano,
si
legge:
"1738,
15
gennaio.
Dal
celebre
pennello
del
Sig.r
Cavaglier
Magatti
sono
stati
fatti
due
quadri
per
uso
della
nostra
chiesa
rappresentanti
l'uno
la
B.
V.
Immacolata,
e
l'altro
il
Ven.
nostro
Fondatore;
e
ciò
si
deve
alla
devozione
del
nostro
Fr.
Giuseppe
Antonio
Broda,
il
quale
co'
suoi
avanzi
ne
ha
fatta
la
spesa".
È
interessante
notare
che
all'epoca
della
consegna
del
quadro
il
Miani
era
ancora
Servo
di
Dio.
Segno
evidente
che
si
aspettava
da
un
momento
all'altro
che
gradualmente
scalasse
i
gradini
della
santità.
Infatti
per
interessamento
del
P.
provinciale
Giovan
Battista
Riva,
l'anno
prima
e
cioè
nel
1737,
era
iniziato
il
processo
di
beatificazione.
Processo
che
si
era
protratto
per
10
anni
trovando
la
sua
conclusione
nel
breve
di
Benedetto
XIV
"In
castris…"
del
22
settembre
1747.
In
questo
frattempo
i
Padri
Somaschi
di
S.Maiolo
avevano
conservato
il
dipinto
nel
loro
oratorio
privato
stante
il
divieto
del
breve
di
Urbano
VIII
del
1634
che
aveva
proibito
il
culto
pubblico
di
persone
non
ancora
canonizzate
o
che
non
fossero
state
ritenute
sante
a
voce
di
popolo
da
almeno
100
anni.
Soltanto
tre
anni
di
differenza
-il
Miani
era
morto
nel
1537-
furono
un
ostacolo
insormontabile
per
la
sua
pubblica
venerazione.
Finalmente,
il
22
settembre
1747,
come
abbiamo
già
ricordato,
Benedetto
XIV
lo
dichiarò
beato.
Essendo
stato
il
Pontefice
alunno
dei
Somaschi
al
Collegio
Clementino,
vi
si
recò
personalmente,
e
nella
cappella
del
medesimo
lesse
il
testo
del
breve.
Fu
allora
che
la
pala
del
Magatti
trovò
la
sua
giusta
e
degna
collocazione
nella
navata
sinistra
della
chiesa
di
S.
Maiolo,
nella
cappella
dedicata
al
Santo
e
consacrata
il
28
giugno
1748
durante
i
solenni
festeggiamenti.
Il
15
luglio
del
1784
Giuseppe
II
emanò
un
editto
col
quale
ordinava
agli
ordini
religiosi
di
unire
le
opere
pie
aventi
scopo
comune.
Anche
i
Somaschi
dovettero
obbedire.
Gli
istituti
di
S.
Maiolo
e
della
Colombina
abbandonarono
la
loro
sede
e
trovarono
ospitalità
presso
l'ex
monastero
femminile
di
clausura
di
S.
Felice.
Anche
la
pala
del
Magatti
seguì
i
Somaschi.
Con
la
soppressione
degli
ordini
religiosi
del
1810
ad
opera
di
Napoleone
i
Padri
abbandonarono
Pavia.
Il
quadro,
attualmente,
è
esposto
ai
Musei
civici
di
Pavia.
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