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in
antecamera
fratel
Righetto
di
Carlo CRIGNOLA
sacrestano di cinque parroci
al Santuario della
Madonna Grande di Treviso
(1883-1923).
«Nònzolo (sacrestano) integerrimo» é la stringata e lapidale testimonianza di Mons. Andrea Giacinto Longhin, vescovo di Treviso, oggi Servo di Dio.
Il Cardinale Albino Luciani, poi Papa Giovanni Paolo I, nella commemorazione tenuta in Santa Maria Maggiore per il 50º della morte disse: «Non in virtù delle apparizioni, ma in grazia della pazienza, dei dolori sopportati volentieri, delle azioni di ogni giorno, egli sarebbe diventato “buono”, sarebbe piaciuto al Signore. Questo é lo stile dei santi».
Federico Cionchi (Righetto) all’età di quattro anni, nel 1861 fu protagonista delle apparizioni della Madonna della Stella (Spoleto), apparizioni che segnarono un’epoca in una Italia che si scopriva sempre più anticlericale. Di quegli anni Federico ricordava solo una frase della Madonna: «Righetto, sii buono». Sebbene nella sua giovinezza persone autorevoli avessero pensato di avviarlo al sacerdozion, egli scelse la condizione di aggregato laico dei Padri Somaschi, ritenendosi chiamato ad una vita umile e nascosta, caratteristica di tutta la sua esistenza e costituente la sua forma di apostolato. L’amore non si racconta, si vive. Forse qui si spiega la scelta maturata da Federico di essere un semplice aggregato laico, cha ha nulla da raccontare, ma solo vivere in un grande Santuario mariano, dove la gente che incontra é tanta e tutta bisognosa di amore e l’amore che lui dava si confondeva con quello di una madre: la madre di Gesù, Maria Santissima.
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