La Rivista   
in lingua italiana   
dei Padri Somaschi   

           

Luglio - Settembre 2001            n° 116

 

 
Prima Pagina

L'orgia del consenso
di Gicaomo Ghu

 

Cari Amici

Uniti per una società alternativa
di Cataldo Campana

 

Il Punto

Gli titaliani del domani
di Angelo Bertani

 

Vita della Chiesa

«Famiglia: diventa ciò che sei!»
di Gianluigi Sordelli 

- La parola del Papa

Attingendo alla Parola della vita

 

Nostra storia

Pier Antonio MAGATTI
Profeta in patria
di Renato Ciocca

In anticamera: Fr. RIGHETTO
di Carlo Crignola

 

www.giovani

acd Michele Marongiu

 

Dossier

Giovani religiosi:
una «nuova generazione» che incarna il carisma somasco
acd Andrea Marongiu

* Essere "giovani religiosi" oggi

* Le tappe di un cammino

* Giovani religiosi nella Chiesa

* Giovani religiosi sulla breccia

* Tra cielo e terra

* «La vita come vocazione»

 

Osservatorio

La provocazione 
degli "ultimi-lontani"
di Teresa Marzocchi Bignami

 

Le nostre Opere

ARCA DE NOÉ
non solo cena e letto

di Cesare Cattini

- Per un futuro libero e dignitoso

- Una scuola per i "muchachos de la calle"

 

TERESA VERZERI,                                 la guerriera velata
di Elisabetta Capriolo

 

Verso le FILIPPINE
passando da Calcutta

di Valerio Fenoglio

 

Dare una mano

Centro notturno "Arca de Noè"
di Adalberto Papini

 

Brevissime
 
Spa.Ra
I nostri defunti
 
Recensioni
 
Nostre Opere - 1

«Arca de Noé» 
non solo cena e letto


di Cesare CATTINI

 

L'aspetto biblico che evoca il nome "Arca de Noé" racchiude tutta la filosofia del progetto che dal 1997 si sta sviluppando nella città di Pasto, al sud di Colombia: aiutare i più piccoli a sopravvivere al diluvio della miseria, della violenza, della guerriglia, degli abusi, della mancanza di libertà. Ce lo racconta il direttore dell’opera.

Chiunque voglia contattarci e per aiutarci e semplicemente per saperne di più sull'Arca de Noé può farlo direttamente scrivendo a: arca-ct@col2.telecom.com.co

Arca de Noé è un centro di accoglienza notturno, per ragazzi abitanti della strada, dove l'unico requisito per accedervi è essere minore di età e vivere sulla strada. Il progetto - uno fra i tanti che la comunità Somasca sviluppa in Pasto - si pone come obbiettivo quello di essere parte nella costruzione di un futuro libero e dignitoso per questi ragazzi.
Dopo non poche difficoltà di relazione con gli abitanti del quartiere (hanno persino raccolto firme per cacciarci) siamo stati "accettati" e abbiamo potuto iniziare a sviluppare il nostro progetto. Il progetto Arca de Noé, nato sfidando la provvidenza e a volte il buon senso, ha resistito a tremende crisi economiche che lo hanno portato alle soglie della chiusura per ben tre volte; ma dal settembre 1998 siamo riusciti a implementare strategie di finanziamento che ci hanno dato la possibilità di concentrarci sul lavoro con i ragazzi e sullo sviluppo del progetto.
Il fenomeno sociale dei ragazzi di strada, praticamente sconosciuto in Europa, è diffusissimo nei paesi sudamericani (soprattutto Brasile e Colombia), dato l'alto tasso di povertà che si vive in queste terre (il 45% della popolazione urbane e il 70% di quella rurale vivono in condizioni estreme, privi delle necessità primarie per la sopravvivenza).
La città di Pasto, in cui operiamo, da una recente indagine è risultata fra le prime città con il più alto numero di morti violente per liti di "calle" e scippi. E anche se il problema dei ragazzi di strada non ha ancora raggiunto livelli incontrollabili, come nel resto del paese, è pur sempre una realtà esistente che si quantifica nelle sue diversità intorno al 25% della popolazione giovanile.
È in questa situazione sociale di violenza sempre più crescente che vivono i nostri ragazzi, di cui la maggior parte non hanno famiglia perché abbandonati; altri, ce l'hanno sí, ma scelgono la strada, dove sperano di incontrare amici che gli facciano dimenticare la situazione di maltrattamento che vivono quotidianamente nelle loro case. L'Arca de Noé cerca di offrire uno spazio alternativo di serenità e affetto per la notte, visto che quello che incontrano nella loro quotidianità è la violenza, il mondo delinquenziale e quello della droga, a cui sono costretti a ricorrere per sopravvivere alle paure, al freddo della notte e alla fame con cui devono convivere tutti i giorni. Giorni sempre uguali, girovagando per la città per racimolare qualche spicciolo (elemosinato o rubato) da investire subito in un po' di cibo e in "boxer" (bostik).
Qui si offre ai ragazzi di strada le prime necessità materiali (doccia calda, cena...) ma ci siamo resi conto della necessità di qualificare la proposta con l'obiettivo di offrire una educazione integrale. È così che il progetto si sviluppa su tre fronti: nelle serate offriamo loro laboratori ludici, di alfabetizzazione e prevenzione al consumo di droghe e malattie veneree. Abbiamo inoltre una équipe che sta cercando di sviluppare un processo per la reinserzione nella famiglia di origine, là dove vi è la possibilità, con enormi difficoltà. Dal settembre del 1999 funziona nel centro una piccola scuola elementare con l'approvazione del ministero dell'istruzione: la metodologia adottata è basata sul gioco e le uscite all'aria aperta, l'obbiettivo finale è che questi ragazzi imparino a leggere e scrivere così da potersi difendere nella vita. L'ultima parte del progetto consiste nell'offrire una formazione prelavorativa e una formazione micro-imprenditoriale, e per questo abbiamo due scuole-laboratorio: una di meccanica di moto e l'altra di informatica, e qui si effettuano corsi di formazione professionale riconosciuti dalla regione.
La filosofia ultima è la riscoperta della figura laica di san Girolamo attraverso l'accoglienza, lo studio ed il lavoro. La nostra non è una grande istituzione, perché per scelta crediamo che il carattere familiare (la direzione è affidata a una coppia con una figlia) nell'accoglienza sia fondamentale e per questo abbiamo una casa che ospita circa 25 ragazzi. Allo stesso modo i laboratori sono situati in zone strategiche della città per fraci conoscere da persone che possono aiutare i nostri ragazzi ad inserirsi nel mondo del lavoro.
La metodologia applicata è semplice e disarmante per la sua effettività: la volontà dei ragazzi, ovvero, dopo che conoscono il centro sono loro che scelgono quali delle nostre proposte sono più adatte alla loro situazione sociale, in tutto questo chiaramente orientati da noi. Ma quello che è più rivoluzionario è che tutti questi processi educano alla scoperta e gestione del proprio libero arbitrio, ed è per questo che crediamo che l´Arca de Noé sia una proposta concreta che educa alla libertà.
Non vogliamo essere fraintesi creando l'illusione che i ragazzi della strada sono angeli e santi; e non sono nemmeno eroi. Però sicuramente sono vittime di un sistema perverso e crudele... i ragazzi di strada sono bugiardi, imbroglioni, ladri, fanno uso di droghe e questo è semplice da immaginare quando a sei anni si è abbandonati alla propria vita, ed è per questo che possiamo usare propriamente un luogo comune tipicamente italiano di "vittime del sistema"....
Comunque crediamo in loro, dobbiamo crederci, per onestà intellettuale, per rispetto al loro spirito anarchico, per la loro voglia di lottare, per la loro rabbia che si può solo appagare vendicandosi della fame. Potremmo parlare di storie, raccontare aneddoti ma servirebbero solo ad alimentare la fantasia popolare e creare delle leggende metropolitane...
Noi vorremmo che attraverso anche questo articolo tutti noi capissimo le vere cause di questa situazione sociale e che ci possa arrivare ad una vera conscientizzazione della problematica.
Tutte le volte che ci sentiamo chiamati per la strada da uno di questi ragazzi credeteci siamo veramente felici ed orgogliosi di essere riusciti a condividere con loro un momento, un tratto di strada insieme anche se si vorrebbe fare molto di più
.

Per un futuro libero e dignitoso

L'Arca de Noé è aperto tutte le notti; accoglie un gruppetto di circa 15/20 ragazzi.
La proposta educativa che qui viene fatta è suddivisa in tre livelli più una scuola elementare legalmente riconosciuta a servizio dei minori dell'Arca e del quartiere.
"La punta del iceberg": servizio di prima accoglienza per i ragazzi che abitano sulla strada, che vuole essere punto di riferimento e ascolto dei loro bisogni primari; si offre la possibilità di una doccia, un pasto, un letto, vestiti se servono e attenzione sanitaria. Il tutto in un ambiente molto famigliare, all'interno del quale ognuno ha il proprio ruolo e delle responsabilità assunte mediante una metodologia relazionale finalizzata a stabilire un accordo formativo tra il ragazzo e l'educatore.
"La gran familia": programma per il reinserimento familiare di ragazzi di strada con famiglie disistrutturate. Inizia con l'accompagnamento del ragazzo, che rimane nella struttura e viene seguito nelle attività ordinarie: scuola, lavoro; in un secondo tempo si studia la situazione familiare, per programmare il reinserimento graduale in famiglia. L'internamento non significa la delega della famiglia per l’educazione dei figli, ma è in funzione della mediazione da parte dell'équipe dell'Arca nel processo di inserimento.
"Hacia una nueva ciudadanía" (verso una nuova cittadinanza): sono i laboratori protetti in cui vengono inseriti i ragazzi che accettano il progetto, finalizzati all'apprendistato di un mestiere che li prepara all'inserimento nel mondo del lavoro e nella società in modo responsabile, permettendo loro la possibilità di ricevere uno stipendio secondo le proprie capacità.

 

Una scuola per i "MUCHACHOS DE LA CALLE"

"Escuela abierta": programma di scolarizzazione finalizzato ad ottenere la licenza elementare, avendo la scuola il riconoscimento da parte del Ministero della Pubblica Istruzione, nonostante la metodologia di lavoro sia completamente differente da quella di una scuola tradizionale. L'insegnamento ha come base il gioco e attività praticate all'aria aperta, anche se il piano di studio prevede materie come matematica o geografia. Tutte le lezioni sono tenute da due maestre con regolare titolo di studio e con loro collaborano due gruppi di studenti universitari volontari e due tirocinanti della facoltà di Assistenza Sociale che oltre a un lavoro di campo con le famiglie dei ragazzi organizzano laboratori e incontri con quelli che frequentano la scuola.
Il programma è sorto come risposta al rifiuto che i raggazzi di strada devono subire da parte delle scuole: e per la loro condizione sociale (puzzano, sono maleducati, ) e per la mancanza di una famiglia di appoggio.