La Rivista   
in lingua italiana   
dei Padri Somaschi   

           

Luglio - Settembre 2001            n° 116

 

 
Prima Pagina

L'orgia del consenso
di Gicaomo Ghu

 

Cari Amici

Uniti per una società alternativa
di Cataldo Campana

 

Il Punto

Gli titaliani del domani
di Angelo Bertani

 

Vita della Chiesa

«Famiglia: diventa ciò che sei!»
di Gianluigi Sordelli 

- La parola del Papa

Attingendo alla Parola della vita

 

Nostra storia

Pier Antonio MAGATTI
Profeta in patria
di Renato Ciocca

In anticamera: Fr. RIGHETTO
di Carlo Crignola

 

www.giovani

acd Michele Marongiu

 

Dossier

Giovani religiosi:
una «nuova generazione» che incarna il carisma somasco
acd Andrea Marongiu

* Essere "giovani religiosi" oggi

* Le tappe di un cammino

* Giovani religiosi nella Chiesa

* Giovani religiosi sulla breccia

* Tra cielo e terra

* «La vita come vocazione»

 

Osservatorio

La provocazione 
degli "ultimi-lontani"
di Teresa Marzocchi Bignami

 

Le nostre Opere

ARCA DE NOÉ
non solo cena e letto

di Cesare Cattini

- Per un futuro libero e dignitoso

- Una scuola per i "muchachos de la calle"

 

TERESA VERZERI,                                 la guerriera velata
di Elisabetta Capriolo

 

Verso le FILIPPINE
passando da Calcutta

di Valerio Fenoglio

 

Dare una mano

Centro notturno "Arca de Noè"
di Adalberto Papini

 

Brevissime
 
Spa.Ra
I nostri defunti
 
Recensioni
 
Nostre Opere - 3

Verso le Filippine 
passando da Calcutta
(e III)


di Valerio FENOGLIO

 

Rientrato in patria ai primi di agosto (1980), avevo fatto ai superiori una relazione completa delle mie dodici settimane in India, insistendo soprattutto sull'invito che un vescovo del Kerala (India meridionale) inviava tramite me al Padre generale perché si avviasse un'opera somasca nella sua diocesi. Ovviamente mi dichiaravo disponibile a questa "obbedienza". "Bene, bene, - Padre generale mi aveva replicato - l'idea è buona, però nel frattempo abbiamo deciso di partire prima nelle Filippine e tu, avendo una certa esperienza del mondo asiatico, sei il primo in lista ad essere destinato là. Preparati!". Di fatto, il dicembre di quello stesso anno 1980, partivo per le Filippine con p. Cesare de Santis, un confratello che dopo 18 anni in Stati Uniti aveva accettato di cambiare campo di apostolato, anche nell'ottica di fare esperienza della "contemplazione asiatica". Il gruppo Come Noi aveva però insistito che, "siccome l'India è sulla strada", facessimo una capatina in Andhra Pradesh per seguire alcune pratiche di adozione che avevo avviato in quello stato dell'India meridionale. Accettammo la proposta ma la Provvidenza aveva un altro piano in serbo per noi: quello di farci incontrare Madre Teresa. Tutto dipese da uno sciopero del personale di terra dell'aeroporto di Fiumicino. Atterrati a Bombay con un giorno di ritardo, ci sentimmo dire che il volo per Hyderabad era irrecuperabile, dato il pieno della stagione natalizia. Se eravamo d'accordo, potevamo volare a Calcutta e di lì continuare il viaggio per l'Estremo Oriente. Calcutta? Ottima idea! E così ci trovammo a Calcutta, di nuovo ospiti della cattedrale cattolica. Era il 23 dicembre 1980.

Il giorno dopo, vigilia di Natale p. Cesare e il sottoscritto all'unanimità (beninteso che non eravamo sempre così "unanimi": venivamo da esperienze troppo diverse!) decidiamo di andare a visitare la casa di Madre Teresa. Al rivedere quella casa e quella porta ho un sussulto di commozione. Il cartello infatti dice "Mother Teresa is IN" (madre Teresa è in casa). Ma sperare di vederla e di parlarle è forse sperare troppo. Così alla giovane suora indiana che viene ad aprirci chiedo di poter vedere la suora europea a cui avevo esposto il mio problema l'estate scorsa. Dopo un po' d'attesa la porta interna si apre di nuovo ed una figura minuta, dimessa, un poco incurvata entra silenziosamente nella stanza. Ma… ma questa è Madre Teresa! Proprio lei, in carne ed ossa (p. Cesare, con la tipica irriverenza romanesca di certo avrà aggiunto, mentalmente, una sua espressione usuale: più ossa che carne, anzi un mucchietto di ossa!). Avevo visto molte foto di Madre Teresa ma non mi ero mai reso conto di quanto la sua persona fisica fosse irrilevante. Eppure questa donna così minuscola aveva già' fatto sentire la sua voce in tutto il mondo e i potenti della terra l'avevano ascoltata in reverente silenzio. Superata la sorpresa e l'emozione, riferisco a Madre Teresa la richiesta di Come Noi: istituire a Torino un ufficio o punto di riferimento per le adozioni internazionali ."Impossibile -risponde lei con dolce fermezza- ce n'è già uno a Roma e come prassi in ogni nazione teniamo uno solo di tali centri". Non insisto, anche perché in fondo sono anch'io convinto che ai miei amici "bugia-nèn" (=non ti muovere) del Piemonte un viaggetto a Roma faccia solo bene, soprattutto se hanno intenzione di accollarsi la responsabilità di un'adozione internazionale (bel messaggero, direte, ma ammetterete pure che uno possa anche non condividere il messaggio di cui è latore!). Dopo qualche attimo di silenzio a Madre Teresa viene un'idea: "Se volete venire con me oggi, vi conduco dai nostri lebbrosi!". Era una proposta assolutamente inaspettata, folgorante, ma come non accettare? Accettiamo con entusiasmo. Usciamo all'aperto dove le Missionarie della Carità stanno caricando di viveri il pulmino che ci porterà al lebbrosario. Madre Teresa è lì, silenziosa ma attenta e vigile allo stesso tempo: si vede che vorrebbe dare una mano ed ogni tanto fa il tentativo ma le sue sorelle, così vivaci e dinamiche, la prevengono ogni volta. Con un po' di riluttanza si lascia scattare una foto tra noi due e poi saliamo a bordo. Il lebbrosario dista credo una ventina di chilometri dal centro-città. Durante il viaggio osservo di soppiatto Madre Teresa. Ha tirato fuori il rosario ed adesso sta pregando in silenzio. Gli occhi sono socchiusi ma pronti ad aprirsi del tutto non appena qualcosa indichi che occorre tornare all'azione. Mi domando come sia possibile mantenere questo duplice livello di attenzione: avere lo spirito rivolto a Dio e nello stesso tempo la capacità di cogliere immediatamente il richiamo della realtà terrestre, l'occasione di aiutare il prossimo, qualunque sia il bisogno. In lei colpisce soprattutto la totale mancanza di affettazione. Si vede, si percepisce inequivocabilmente che tutto in lei è assolutamente autentico: dalla mano allungata per aiutare a sollevare un sacco di pane all'ininterrotto, silenzioso sgranare del rosario. Arriviamo al lebbrosario. Ci viene spiegato che, essendo i lebbrosi considerati "intoccabili" nel senso più stretto del termine, il comune di Calcutta non ha trovato niente di meglio che offrire a Madre Teresa per tale scopo quell'appezzamento lungo la ferrovia. Ma è più esatto dire che il lebbrosario è sulla ferrovia, nel senso che il centro consiste di due edifici costruiti su entrambi i lati della massicciata, per cui i pazienti - molti di loro con gli arti ridotti a miserevoli monconi - si trovano a dover attraversare i binari di corsa, cercando di non farsi cogliere dai treni in transito (Non voglio accettare questo sospetto ma sono fortemente tentato di pensare che il gesto "munifico" del comune di Calcutta sia stato ispirato da un'intenzione segreta, diabolicamente perfida: il treno farà la sua parte…). All'arrivo ecco che una folla festante ci viene incontro, ci circonda, ci abbraccia. Ma questi sono lebbrosi! Forse ci è voluto qualche secondo per cogliere questa realtà così sconcertante eppure così ovvia. Ma ecco che il miracolo avviene, un vero miracolo nella mente e nel cuore di quei due occidentali formati alla scuola dell'asetticità: tutta la ritrosia, l'istintiva paura che si era annidata in un angolo segreto del sub-conscio, si dissipa di colpo per far posto alla più incondizionata disponibilità a vivere un giorno di festa, senza barriere, senza "precauzioni" con questi ultimi - nel senso più estremo del termine - tra i nostri fratelli uomini. Ci torna in mente di colpo che è la vigilia di Natale e capiamo finalmente l'intenzione di Madre Teresa: farci fare Natale con i lebbrosi. Si celebra infatti il cosiddetto Christmas Party - anticipato, come si usa in molti paesi. Ci sono canti, danze, distribuzione di doni, come se questo mondo di relitti umani fosse una realtà assolutamente normale. E lo è, anzi una realtà squisitamente umana, come Madre Teresa ci fa capire con il suo gestire, parlare, muoversi in modo del tutto naturale, come farebbe tra i bambini del Shishu Bhavan. Ci invita a prendere parte attiva alla festa: nel distribuire il cibo e i pacchi dono. La cosa va avanti fino a pomeriggio inoltrato, quando il pulmino ci riporta con Madre Teresa alla casa madre e lì ci accomiatiamo.

Non ricordo con quali parole Madre Teresa ci abbia salutati: certamente parole che avevano il significato di benedizione e di auspicio per l'evento che avremmo vissuto il giorno seguente. Infatti il giorno dopo, Natale del Signore del 1980 saremmo atterrati a Manila, Filippine, nell'ottica di costituire, con p. Giovanni Tarditi -che era già sul posto- la prima ufficiale presenza somasca in quella terra.