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Canti
di
Angeli
di
Giacomo
GHU
Il silenzio di quella notte di duemila anni fa è stato squarciato
dal canto di angeli che annunciava la gioia e la pace di Dio “agli
uomini che egli ama”. Canto che in parte sconfessava la durezza di
quel “non c'era posto per loro” ripetuto, verosimilmente, più di
una volta: una coppia povera con la donna incinta, prossima al
parto, altro non avrebbe portato che scombussolamento. Canto
passato inosservato dai più, che si erano impossessati del
silenzio per non essere disturbati e poter portare a termine le
loro imprese - quel silenzio imposto alla coscienza, per evitarle
di inquietare -, dimenticando che il silenzio è di Dio, perché
egli parla nel silenzio più profondo del cuore, là dove si
macerano i dubbi, le angosce, le miserie di chi cerca
disperatamente e appassionatamente la vita e non la trova…
Canto,
però, accolto da pastori, gente considerata lontano da Dio perché
lontana dalla Legge, a causa del loro mestiere, non esente dalla
colpa di abigeato; ma duramente impegnata nel governare il proprio
gregge, unica sostanza di vita, che non riposava in “albergo” ma
all'addiaccio e alle intemperie. Gente dalla vita dura, dunque, ma
dal cuore “umano”, perché la condizione per “incontrare” Dio è
proprio questa. E se dopo duemila anni il volto di Dio, anche
fatto Bambino, ci appare annebbiato, è perché il nostro cuore è
troppo chiuso su noi stessi.
Scrive Karl Rahner: “Se ci guardiamo dentro il cuore, vediamo
quanto difficile riescano là le cose, come non riusciamo a
liberarci di noi stessi, come ritorniamo sempre a noi, come non
riusciamo a donare il nostro cuore! Anzi, a volte, quando
riteniamo d'averlo fatto, constatiamo che anche allora vogliamo
semplicemente che l'altro si doni a noi e che ben poco si può
parlare di un dono di noi stessi all'altro così come egli è. Ma
dove l'amore comincia, dove l'uomo si dona o cerca perlomeno di
cominciare a donarsi con tutta la sua infinità divina all'altro,
lì le semplici norme e disposizioni legali scompaiono;… lì egli è
colui che si perfeziona precisamente come quegli che deve essere
in modo unico, è precisamente colui che si perfeziona in quanto
Dio gli si dona in una maniera del tutto unica”.
Quel silenzio di cui l'uomo si è impossessato e lo ha frantumato
per non sentirlo e per far tacere la coscienza, è rotto oggi in
mille altri “canti”, che sono il lamento dell'umanità crocifissa,
per la quale gli angeli avevano cantato la speranza. Migliaia di
urla laceranti di un “terrorismo dell'infanzia” di cui nessun
potente di questo mondo prende le difese perché “utile”
economicamente e non solo. Ci si mobilita col vestito della
guerra, giustamente, per i macabri e disumani attentati al centro
del benessere, dove hanno perso la vita migliaia di persone; ma
nulla si dice, se non una verbale farisaica condanna, di questi
minori vittime del potere economico e del piacere sessuale. È
l'”infanzia negata” a milioni di bambini sfruttati nel lavoro
minorile, piegati alla bieca organizzata ricerca del piacere,
rinsecchiti nel corpo per la fame e la mancanza dello stretto
necessario per vivere. E dire che lì si sa dove cercare e trovare
chi alimenta questo “terrorismo”, senza coinvolgere servizi
segreti, contrattare concessioni ambigue, armare eserciti in nome
di una fasulla e stonata, almeno nei termini adoperati, “giustizia
infinita”.
Dobbiamo riconoscere che la prima “ingiustizia infinita” l'ha
compiuta Erode ricercando, nel modo che tutti sappiamo, “quel”
Bambino, reo di indicare agli uomini la strada della felicità e
per cui gli angeli hanno cantato e continuano a cantare in una
lode, questa sì, “infinita”. Ma da lì altri “erodi”, solo appagati
dal potere e dal possedere, hanno continuamente rincorso il
tentativo di uccidere “quel” bambino in tanti altri bambini. Non
sono inutili le osservazioni di Carol Bellamy, Direttore generale
dell'UNICEF: «Garantire i diritti e il benessere dell'infanzia e
dell'adolescenza è la chiave per lo sviluppo sostenibile delle
nazioni, per la pace e la sicurezza nel mondo. Far fronte a questa
responsabilità, con coerenza e determinazione, costituisce
l'essenza di una buona leadership. Il ruolo fondamentale è
affidato ai Capi di Stato e di governo, ma l'impegno e l'azione
sono necessari a ogni livello: c'è bisogno del contributo di
tutti, operatori sociali, attivisti, imprenditori, artisti e
scienziati, capi religiosi e giornalisti, e anche gli stessi
bambini e adolescenti». |

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