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Ottobre - Dicembre 2001  n° 117

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Canti di Angeli

di Giacomo GHU

Il silenzio di quella notte di duemila anni fa è stato squarciato dal canto di angeli che annunciava la gioia e la pace di Dio “agli uomini che egli ama”. Canto che in parte sconfessava la durezza di quel “non c'era posto per loro” ripetuto, verosimilmente, più di una volta: una coppia povera con la donna incinta, prossima al parto, altro non avrebbe portato che scombussolamento. Canto passato inosservato dai più, che si erano impossessati del silenzio per non essere disturbati e poter portare a termine le loro imprese - quel silenzio imposto alla coscienza, per evitarle di inquietare -, dimenticando che il silenzio è di Dio, perché egli parla nel silenzio più profondo del cuore, là dove si macerano i dubbi, le angosce, le miserie di chi cerca disperatamente e appassionatamente la vita e non la trova…
Canto, però, accolto da pastori, gente considerata lontano da Dio perché lontana dalla Legge, a causa del loro mestiere, non esente dalla colpa di abigeato; ma duramente impegnata nel governare il proprio gregge, unica sostanza di vita, che non riposava in “albergo” ma all'addiaccio e alle intemperie. Gente dalla vita dura, dunque, ma dal cuore “umano”, perché la condizione per “incontrare” Dio è proprio questa. E se dopo duemila anni il volto di Dio, anche fatto Bambino, ci appare annebbiato, è perché il nostro cuore è troppo chiuso su noi stessi.
Scrive Karl Rahner: “Se ci guardiamo dentro il cuore, vediamo quanto difficile riescano là le cose, come non riusciamo a liberarci di noi stessi, come ritorniamo sempre a noi, come non riusciamo a donare il nostro cuore! Anzi, a volte, quando riteniamo d'averlo fatto, constatiamo che anche allora vogliamo semplicemente che l'altro si doni a noi e che ben poco si può parlare di un dono di noi stessi all'altro così come egli è. Ma dove l'amore comincia, dove l'uomo si dona o cerca perlomeno di cominciare a donarsi con tutta la sua infinità divina all'altro, lì le semplici norme e disposizioni legali scompaiono;… lì egli è colui che si perfeziona precisamente come quegli che deve essere in modo unico, è precisamente colui che si perfeziona in quanto Dio gli si dona in una maniera del tutto unica”.
Quel silenzio di cui l'uomo si è impossessato e lo ha frantumato per non sentirlo e per far tacere la coscienza, è rotto oggi in mille altri “canti”, che sono il lamento dell'umanità crocifissa, per la quale gli angeli avevano cantato la speranza. Migliaia di urla laceranti di un “terrorismo dell'infanzia” di cui nessun potente di questo mondo prende le difese perché “utile” economicamente e non solo. Ci si mobilita col vestito della guerra, giustamente, per i macabri e disumani attentati al centro del benessere, dove hanno perso la vita migliaia di persone; ma nulla si dice, se non una verbale farisaica condanna, di questi minori vittime del potere economico e del piacere sessuale. È l'”infanzia negata” a milioni di bambini sfruttati nel lavoro minorile, piegati alla bieca organizzata ricerca del piacere, rinsecchiti nel corpo per la fame e la mancanza dello stretto necessario per vivere. E dire che lì si sa dove cercare e trovare chi alimenta questo “terrorismo”, senza coinvolgere servizi segreti, contrattare concessioni ambigue, armare eserciti in nome di una fasulla e stonata, almeno nei termini adoperati, “giustizia infinita”.
Dobbiamo riconoscere che la prima “ingiustizia infinita” l'ha compiuta Erode ricercando, nel modo che tutti sappiamo, “quel” Bambino, reo di indicare agli uomini la strada della felicità e per cui gli angeli hanno cantato e continuano a cantare in una lode, questa sì, “infinita”. Ma da lì altri “erodi”, solo appagati dal potere e dal possedere, hanno continuamente rincorso il tentativo di uccidere “quel” bambino in tanti altri bambini. Non sono inutili le osservazioni di Carol Bellamy, Direttore generale dell'UNICEF: «Garantire i diritti e il benessere dell'infanzia e dell'adolescenza è la chiave per lo sviluppo sostenibile delle nazioni, per la pace e la sicurezza nel mondo. Far fronte a questa responsabilità, con coerenza e determinazione, costituisce l'essenza di una buona leadership. Il ruolo fondamentale è affidato ai Capi di Stato e di governo, ma l'impegno e l'azione sono necessari a ogni livello: c'è bisogno del contributo di tutti, operatori sociali, attivisti, imprenditori, artisti e scienziati, capi religiosi e giornalisti, e anche gli stessi bambini e adolescenti».

Ott-Dic 2001


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