8 FEBBRAIO

     Ma la santità non ha tempo.

     Dolcissimo Gesù: siimi salvatore!

    Omaggio a san Girolamo

 

 

   
   

Ma la santità non ha tempo

La testimonianza autorevole di san Pio V su san Girolamo Miani

di Franco MOSCONE

 

Una corrente filosofica che, partita da molto lontana, è passata nella cultura popolare afferma che gli opposti si toccano e chiarificano a vicenda. Questo è vero se relativo all’evidenziarsi maggiormente del bene quando messo a confronto col male, o del bello sul brutto e così via. Meno si rileva che per quanto riguarda l’esperienze concrete di vita sono piuttosto i simili che si incontrano e sostengono: ciò si manifesta con una particolare coloritura soprattutto per quanto concerne la santità. Nel vortice della storia, in particolare quella drammatica e dolorosa di tempi e situazioni umanamente ritenute impossibili, i santi sanno ritrovarsi, riconoscersi e creare condizioni per lo sviluppo del bene.
E’ stato così anche per il nostro san Girolamo. Lungo sarebbe l’elenco di santi e sante, canonizzati dalla Chiesa, che hanno incrociato la loro vita con quella di san Girolamo Emiliani, mi limito qui a ricordarne uno.
Negli anni in cui operava a Bergamo Girolamo più volte ebbe l’occasione di incontrarsi con un Domenicano alessandrino di costumi ascetici e di provata dottrina cattolica. Più di vent’anni dopo quest’ultimo venne eletto al soglio pontificio col nome di Pio V: l’ardore per la riforma della chiesa che distinse questo papa è a tutti noto. Meno noto è il fatto che in un incontro con i cardinali, dove si discuteva di beatificazioni e canonizzazioni, Pio V prese con forza la parola per testimoniare su Girolamo Emiliani dicendo: “noi abbiamo mangiato con lui, lo abbiamo visto, toccato, sentito…” Rendeva, in questo modo, del Miani la stessa autobiografica testimonianza che l’evangelista Giovanni dava di Gesù nella sua prima lettera (1Gv 1,1-4), e concludeva indicando in Girolamo un “secondo Paolo”.
Forse anche per questa conoscenza, verificata di persona, si deve a Pio V l’iscrizione della Compagnia fondata da Girolamo Emiliani nel novero delle Congregazioni della Chiesa. Nel secolo successivo la Chiesa stessa riconoscerà in Pio e Girolamo due dei grandi Santi della Riforma Cattolica del XVI secolo: il primo nell’ambito giuridico ed amministrativo, il secondo in quello della carità, entrambi dotati dello stesso ardore di “di riformare la Chiesa a quello stato di santità che fu ai tempi degli Apostoli”.
Sono trascorsi cinque secoli da quel frequentarsi di santi, ma la santità non ha tempo, si diffonde mantenendo sempre la stessa freschezza e capacità di dissetare ed incantare, per la sua bellezza e purezza, come all’origine.
Allora mi domando: come oggi possiamo anche noi, religiosi e laici che al carisma del Miani attingono per la loro vita ed attività, rendere di lui la stessa testimonianza di San Pio V?
Mi sembra di poter suggerire tre ambiti che alimentano la nostra vita spirituale e professionale: il riferimento costante e metodico alla Parola di Dio, il ritorno meditativo alle fonti della nostra storia, l’amore creativo per le persone e le opere che la Provvidenza ci ha fatto e ci fa incontrare oggi. Penso che immergendosi con intensità in queste tre realtà ogni discepolo spirituale di san Girolamo Miani possa dire adesso “io mangio con lui, lo vedo, lo tocco, lo ascolto…”, e la storia di salvezza che avvicina e fa incontrare i Santi ci innesta quest’albero di vita che dal XVI secolo continua a produrre fiori e frutti per la primavera della Chiesa nel III millennio.
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Dolcissimo Gesù:

siimi Salvatore!                                                                            di Lorenzo NETTO

 

Padre Antonio Raimondi, nel 60º anniversario della sua Ordinazione sacerdotale
(avvenuta nel duomo di Milano il 7 giugno 1941 dal beato card. Schuster),

presenta una sua composizione musicale ispirata al racconto

che un anonimo amico veneziano di san Girolamo Miani
riporta nella sua biografia descrivendo un tipico particolare della conversione:
«...l'ascolto della Parola di Dio lo indusse a riflettere sulla sua ingratitudine.

Ricordando i peccati commessi contro il suo Signore, spesso piangeva,

spesso si prostrava ai piedi del Crocifisso e lo pregava

di essergli salvatore e non giudice.» (An III, 7-8).

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P. Raimondi, mentre evidenzia musicalmente il primissimo piano che il Santo riserva a Gesù come salvatore, lascia correttamente un po' in ombra l'aspetto giudiziale del Signore.
La linea melodica, semplice e limpida, ben esprime l'abbandono confidente nella misericordia divina che anima questa celebre preghiera. L'accordo finale lascia il canto sospeso sulla dominante, quasi un invito a restare in fiduciosa attesa della risposta che solo "Gesù salvatore" può offrire.                                                                        

   

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Omaggio

a san Girolamo Emiliani

Ti raccolsero morente,
sul ciglio della strada.
Stringevi in mano
un ciuffo d’erba,
che non bastò a rialzarti.
Cadesti a terra,
come cadono i soldati
fedeli al giuramento:
senza rimpianti,
in un silenzio che consacra
il dono intero della vita.
 

 

 


Sul pagliericcio della stanza
ove ti posero gli amici,
fissasti, fino all’ultimo respiro,
la croce,
che fu tutta la tua forza.

La morte poi entrò pudica.
Spense, indecisa,
l’incendio dei tuoi occhi
e se ne andò pentita.

Giuseppe Milanesio
(Da “ORIZZONTI. Esemplari del linguaggio poetico contemporaneo” - Libroitaliano 2001)