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Buono e utile


di Luigi AMIGONI

 

 

Una raccolta antologica (due pagine per ogni giorno di ciascun mese), ad uso interno della Congregazione, avviata da p. Felice Beneo, permette di ripassare due secoli di storia somasca, il '700 e l'800, tra cerimonie celebrative per la canonizzazione di Girolamo Emiliani e lettere edificanti di superiori generali; chiusure e aperture di case religiose per improvvisi decreti regi o della "rivoluzione" e metodi educativi di collegi spiegati in corso d'opera; eventi narrati in presa diretta dal libro degli atti di alcune case e flash commemorativi di religiosi defunti.
Una di queste rievocazioni può essere qui presentata, perché, come annota chi l'ha portata all'attenzione, non è facile trovare un ricordo così fraterno e che penetri nell'intimo della vita. E' il profilo che riguarda p. Antonio Commendoni, deceduto a Bergamo a 83 anni, il 30 giugno 1798, pochissimi giorni dopo che "li ministri pubblici improvvisamente sono venuti a sopprimere questa corporazione religiosa la quale oltre al prestarsi con straordinario impegno al servizio della chiesa procura la scuola gratuita a più di settanta fanciulli".


Genere letterario
Il testo in esame si qualifica per la perfetta rispondenza ai canoni della lettera mortuaria, un genere letterario proprio, sia pure non esclusivo, delle famiglie religiose, modulato con accenti specifici secondo le varie epoche.
Nell'esordio (prodotto "colla più grande amarezza dello spirito") si concede che "l'esemplarità e le virtù di questo religioso sono troppo note per essere ricordate" e che tuttavia è doveroso un accenno "del moltissimo che a sua santificazione ed a comune nostra edificazione ha fatto questo religioso veramente pio". L'epilogo conferma che le virtù di cui il religioso fu dotato e che sono offerte a nostra imitazione "presentano il dolce conforto che, nell'afflizione di tanta perdita, questa morte non sia stata se non un passaggio ad una vita beata in cielo".
Inquadrato nello schema di rilettura e presentazione, l'elenco dei meriti sembra non uscire dallo stereotipo per cui dei morti (e dei morti con l'abito religioso) non si parla che bene: la grazia prevenne il nostro padre sin dai primi anni con singolari doni; l'amore suo della povertà fu singolare e la sua obbedienza veramente cieca; la sua orazione, continua, fu prolungata ogni giorno per ore; la sua fede e il suo zelo al mistero eucaristico fu tale quale si richiede ai sacerdoti; e la sua morte, da giusto, avvenne nel bacio santo del Signore.


Spiritualità della preghiera e delle opere
Non si parlerebbe di un religioso di due secoli fa se non si intravedesse nel suo ritratto un'adeguata applicazione della spiritualità che la tradizione somasca offre come via di realizzazione a coloro che guardano e vivono il Vangelo con la stessa intensità e lo stesso orientamento di san Girolamo Emiliani. Lui si impegnò in ogni opera di misericordia e propose a sé e ai suoi compagni un genere di vita che manifesta nel servizio dei poveri l'offerta a Cristo. Le attuali Costituzione dei Somaschi, esplicitando con sicurezza il percorso compiuto, chiedono ai membri della Congregazione di perseverare concordi nella preghiera e nelle opere, di tendere alla carità perfetta in umiltà di cuore, mansuetudine e benignità, di amare la povertà e il lavoro, di coltivare l'ardentissimo desiderio di attirare e unire a Dio tutti gli uomini. Con accenti calibrati si individuano per i seguaci alcuni atteggiamenti di san Girolamo e dei suoi compagni: testimoniare con le opere la fede e la speranza nel Signore; servire i piccoli e i bisognosi in umiltà e fervore; accoglierli con cuore semplice e benigno. All'esempio del nostro santo ("piccolo con i piccoli" e "con amore e tenerezza di padre") sono anche raccordate le proposte di alcune forme di preghiera e di penitenza e il modo di educare.
Unire l'ardore delle opere ad un intenso impegno di preghiera è un formula che sintetizza il tono di vita del religioso somasco che si dedica alle particolari azioni di misericordia selezionate da san Girolamo tra quelle indicate dal Vangelo. Del nostro padre di due secoli fa si coglie questo lato con tre annotazioni che vanno oltre lo schema dell'elogio: la sua felicità nel trasmettere, per anni, la scienza umana e la scienza dei santi nell'educazione dei giovani in collegio; la sua soavità (anzi: la felicità) nella direzione degli spiriti; le sue opportune carità e istruzioni per trasformare i luoghi di lutto e spesso di peccato ("camere oscure ove la povertà induce a lamentarsi di Dio e a nascondersi dagli uomini") in case di gioia e di santificazione.


Doveri della coscienza e della vita civile
Chiedono di non essere sprecati gli accenni alla consistenza di spirito del nostro padre: faceva quello che facevano gli altri ma diversamente dagli altri; mostrava una devozione e una pietà straordinarie ma lontane dalla frivolezza e dalla singolarità; lasciava trasparire un'aria di verità che rifletteva la purità delle sue intenzioni; non si è nascosto ma si è costruito una spirituale solitudine in mezzo al mondo; ha maturato uno stile di comportamento che è opera di virtù proprio perché dai più non è avvertita: con una costante inalterabilità nei lieti e tristi avvenimenti, con una sincera tolleranza dei caratteri men che socievoli, con una perfetta tranquillità nella mancanza di cose anche necessarie.
Si aggiunge ancora, a completare il quadro di una perfetta integrazione tra formazione di spirito somasco e modalità di azioni, il bagaglio di dolcezza, di prudenza e di carità attribuito al nostro padre. Con questa personalità divenne arbitro delle questioni, paciere delle liti, consigliere dei giusti, conforto dei peccatori (perché, se confessa "scuote il peccatore e si guarda dalle invettive,punisce il peccato e consola il peccatore; se corregge lo fa con discorsi pieni di dolcezza").
Due ulteriori dettagli di chi ha steso il ritratto lo ritoccano in modo da consegnarlo senza lacune: p. Antonio Commendoni si è servito del mondo come non servendosene, pochi seppero come lui conciliare i doveri della coscienza con quelli della vita civile.
Una sola citazione è attribuita al religioso commemorato, ma vale come giudizio di merito di una vita spiritualmente efficace: "diceva che non solo il religioso deve essere buono, ma utile ancora".

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