OSSERVATORIO

   
   

A proposito di

minori devianti

di Enrico ZUCCA

 

Vorrei innanzitutto ringraziare la redazione di Vita Somasca per avermi offerto la possibilità di esprimere e proporre delle riflessioni su alcuni argomenti che riguardano da vicino i giovani di cui si occupano anche le nostre comunità.
Da circa otto anni opero come educatore in un Istituto Penale per i minorenni e questa esperienza lavorativa mi sta permettendo di conoscere più a fondo la realtà dei giovani ed in particolare quella dei minori cosiddetti "devianti".
Non nascondo che il lavoro nel carcere sia in alcuni casi difficile e pieno di contraddizioni; spesso occorre fare dei grossi sacrifici per trovare gli stimoli
giusti per andare avanti e fare in modo che il rapporto con i ragazzi rimanga lo spazio privilegiato dove spendere il massimo delle energie.
Si sente spesso parlare di "minori devianti" e, a seconda dei fatti di cronaca più o meno gravi che li vedono coinvolti, si sviluppano nell'opinione pubblica degli schieramenti a favore o contro l'applicazione di sanzioni più severe nei confronti di chi commette i reati.
È pur vero che episodi tragici come quelli accaduti non molto tempo fa e che hanno visto come protagonisti dei minori, lasciano il segno, creano allarmismo e soprattutto disorientano anche chi appariva più tollerante.
Si ha comunque l'impressione che i giudizi o le valutazioni su tali episodi, da parte della gente comune ma anche dai vari esperti del settore, siano il più delle volte condizionati oltre che dall'aspetto emotivo, normale dinanzi a simili fatti, soprattutto dall'atteggiamento assunto dai mass media.
Vi è in buona parte di questi ultimi, pochi purtroppo sembrano restarne esenti, quasi una ricerca morbosa della notizia "sensazionale" e macabra: la spettacolarizzazione della notizia, il bisogno di soddisfare anche le curiosità più patologiche, prende il posto dell'informazione seria e imparziale.
Come dicevo, in questi casi il coinvolgimento emotivo prevale sulla razionalità, diviene contagioso, investe anche persone che, per il ruolo che rivestono, dovrebbero mantenere un giusto distacco; questi, infatti, soprattutto davanti ai riflettori delle TV, si lasciano andare a giudizi frettolosi, a tentativi di riflessioni o addirittura alla individuazione di "soluzioni del caso" che poi possono risultare inadeguate o addirittura controproducenti.
Sempre nel nome della cosiddetta "informazione", si assiste alla fredda e spesso irrispettosa invasione degli spazi privati delle famiglie o delle singole persone che a vario titolo sono coinvolte in tali tragedie. Ogni angolo viene analizzato e reso immediatamente pubblico: alla faccia delle recenti normative sulla privacy o da quanto indicato al comma 1 dell'art,13 del DPR 448/88, che prevede appunto "il divieto della divulgazione di notizie o immagini, con qualsiasi mezzo, che permettano l'identificazione del minorenne coinvolto in procedimenti penali"!
Non vorrei sembrare un nemico della stampa, anzi, ritengo che una buona informazione favorisca l'analisi seria e critica dei fatti riportati e lasci la persona "libera" di farsi una propria idea su quanto accaduto.
Mi preoccupa e in alcuni casi mi spaventa, come tale "libertà" viene meno anche quando ci si trova dinanzi a fatti che vedono coinvolti dei minorenni.
Non voglio in questo caso assumere la difesa a tutti i costi, peraltro inopportuna, di chi ha commesso dei reati particolarmente gravi: sento però il bisogno di esprimere il mio disappunto verso chi, sull'onda delle emozioni che simili fatti possono provocare, propone, con tono autorevole, la modifica dell'attuale normativa prevista nei confronti dei minorenni che si rendono responsabili di reati. È probabile che le leggi in questione necessitino di correzioni o adeguamenti ma ciò non deve avvenire in relazione a singoli fatti o sotto la spinta di interessi di parte.
Alcuni giorni fa ho affrontato questo argomento con un amico sacerdote ospite nella nostra comunità di Elmas: anche lui manifestava alcune perplessità verso la normativa penale minorile, in quanto appariva eccessivamente lassista.
La risposta ai nostri dubbi è arrivata da una esperienza, riportata da alcuni volontari durante un momento di riflessione comune, che riguardava
proprio un intervento di sostegno educativo operato nei confronti di una minore che si era responsabile di un grave reato. Tale esperienza evidenziava come la ragazza, grazie appunto all'attuale normativa penale, avesse potuto stabilire dei rapporti significativi con i volontari e gradualmente reinserirsi dignitosamente nella società ed oggi è una persona che si sta pienamente realizzando.

q