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Camminare
sull'orlo dell'abisso
di Angelo BERTANI
È
vero che stiamo camminando sull'orlo dell'abisso? Credo di sì.
Anche il papa ha espresso il timore, l'allarme: "Siamo forse alla
vigilia di nuovi, sconvolgenti conflitti". Chi scrive oggi queste
righe non può sfuggire al timore: quando esse verranno lette
potrebbero esser già superate dai fatti. Ma anche se l'evoluzione
delle cose si mostrerà più favorevole e il rischio estremo venisse
evitato, certo non sarà inutile riflettere, perché è saggio e
doveroso prender lezione dai fatti e anche dai rischi. Ripetere
gli errori, ignorare gli insegnamenti è una pericolosa follia.
Certo, tutto ciò appare paradossale se pensiamo che sono trascorsi
poco più di dieci anni da quando molti ebbero la sensazione che
fosse definitivamente tramontata la stagione delle paure, della
guerra possibile, del conflitto termonucleare. Molti credettero
che la caduta del muro di Berlino avesse spazzato via le
inimicizie e le ingiustizie. Superficiale diagnosi, che nasce da
una acritica accettazione della mitologia del capitalismo
occidentale!
Il
sistema americano credeva di aver vinto; e non ha voluto capire
che adesso, venuta meno la contrapposizione con il mondo comunista
- che per molti aspetti aveva funzionato da capro espiatorio di
tutte le difficoltà e contraddizioni del mondo - l'occidente si
rivelava ed era il responsabile di tutto. In realtà il sistema
bipolare garantiva un certo equilibrio e scoraggiava almeno a
livello internazionale prepotenze ed eccessi. Il nuovo assetto
mondiale fondato su di un'unica superpotenza è molto più insicuro
e consente un imperialismo senza freni né saggezza. Per gli Stati
Uniti, l'esser diventati l'unico sceriffo del mondo è un peso
grande sulle spalle apparentemente forti, ma guidate da un
cervello e da un sistema nervoso assai esigui. Così, negli anni
'90, per cercare la propria identità trovandosi dei nemici,
cominciò la serie delle tragiche campagne neocoloniali, dall'Irak
alla Somalia, dalla Bosnia all'Afghanistan.
Certo ne parlano tutti, siamo quasi stanchi di sentire e ripetere
parole. Ma il fatto resta vero e drammatico: l'11 settembre scorso
il mondo è cambiato. Possiamo dire che è cambiato in peggio, e
molto, se consideriamo la crescente ansia della nostra vita, le
spese per le armi e la guerra, l'imbarbarimento strisciante, i
sensi di paura e quelli di colpa, e soprattutto le vittime,
tantissime. Conosciute e nascoste, dirette e indirette. Forse il
mondo non è cambiato, forse era già così. Ma è caduto il velo, la
retorica, l'inganno dei media. E ci siamo trovati dinnanzi la
realtà drammatica, quasi insanabile.
Ma possiamo anche dire che, proprio perché abbiamo visto le porte
dell'inferno possiamo avere la lucidità e il coraggio di uscirne.
Finora abbiamo visto come hanno tentato di uscirne i potenti e
ricchi della terra. Loro hanno pensato che le porte dell'inferno,
che lo spettacolo sconvolgente fosse frutto soltanto di una pazzia
omicida…
Hanno pensato che la causa del male, gli agenti di satana fossero
i terroristi, i poveri uomini disperati che andavano a morire
convinti che uccidendo altri uomini avrebbero aperto una breccia,
una contraddizione in un sistema da cui si sentivano schiacciati e
che si erano infine - dopo quanti decenni? - persuasi ad odiare.
Oppure hanno pensato che la causa del male sono i fondamentalisti,
i fanatici. Ma abbiamo considerato che i fondamentalisti sono
dovunque, e che essi hanno successo perché enfatizzano e rendono
esplosivi problemi che pur esistono? Su questi fondamenti è nata e
si sviluppa la grande guerra al terrorismo. Le guerre in Irak,
Somalia, Bosnia, Afghanistan hanno avuto pretesti differenti, ma
un'unica vera ragione, se così si può dire: affermate con la forza
che il sistema occidentale è l'unico giusto e libero e che tutti i
suoi nemici devono avere paura e possibilmente morire.
Ma perché l'occidente, che per altri aspetti può esser ritenuto
una civiltà evoluta e umanistica, si comporta così? Perché al suo
interno sono prevalsi quasi dappertutto uomini e idee che ne
rappresentano il versante fanatico e regressivo?
Io credo che la vera ragione è che molti sono consapevoli che un
mondo migliore, più giusto e pacifico, chiederebbe un cambiamento
profondo nel nostro sistema di vita, di economia e di valori. Se
si volesse, come si dovrebbe, costruire una realtà internazionale
più equa e fraterna certamente l'occidente dovrebbe rinunciare ad
una parte degli sprechi immensi che compie ogni giorno: risorse
naturali, danaro, energia… Dovrebbe anche rinunciare a parte del
potere quasi assoluto che detiene sulla scena mondiale (dai
diritti di veto alle Nazioni Unite, peraltro sistematicamente
boicottate perché "dominate" dal Terzo mondo"), alle banche
mondiali, le multinazionali, le "alleanze militari" i sistemi di
spionaggio e dominio dallo spazio. Dovrebbe accettare l'idea che
tutti gli uomini sono essenzialmente uguali, che la ragionevolezza
è un patrimonio comune da coltivare e far fruttare nel dialogo e
nella collaborazione. Dovrebbe rinunciare alla dottrina per cui i
suoi cittadini sono intoccabili dalle leggi internazionali (gli
Usa non ammettono che i loro cittadini possano esser giudicati da
tribunali internazionali). La verità è che i capi dell'Occidente,
e a quel che si vede anche i popoli che più o meno consapevolmente
li eleggono, non vogliono cambiare la loro vita e cioè non
vogliono realizzare un diverso ordine internazionale. Non credono
nella uguaglianza e nella giustizia, tantomeno nell'amore. Di
conseguenza ritengono che la strada della forza e della prepotenza
non abbia alternative.
Ma hanno considerato la rivoluzione che tutto ciò provocherà non
solo sulla scena del mondo, ma anche tra le persone consapevoli, a
cominciare dai giovani occidentali, dai movimenti culturali e
religiosi? Io non so se satelliti-spia e bombardieri riusciranno a
fermare gli attentati suicidi degli emarginati; ma immagino che
non riusciranno a fermare il malessere e il dissenso delle
coscienze. E mi aspetto che si tenterà di soffocarle con
repressioni culturali, limitazioni di libertà di opinione e di
critica. Insomma, se non cambiamo strada in tempo, vivremo tra
poco in una società molto più incivile. Per difenderci dal resto
del mondo anche qui da noi, nel fortino assediato dei ricchi si
vivrà sempre peggio.
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