La rivista italiana

dei Padri Somaschi

 

Luglio/Settembre 2003 - Nº 124

Redazione: Via San Girolamo Emiliani, 26 - 16035 RAPALLO-GE vitasomasca@somaschi.org


vita della Chiesa


Cresima: addio alla fede?

CCC - Il Sacramento de...

La speranza che È in noi


Cresima: addio alla fede?

di Augusto BUSSI RONCALINI

 

Riuniti in Assemblea generale,  i Vescovi italiani lanciano un grido di allarme sulla fede in Italia.

 

È sotto gli occhi di tutti come gran parte dei ragazzi che hanno ricevuto la cresima abbandonino il contesto cristiano che li ha accompagnati fin lì. Sembra che invece di “iniziazione cristiana” si debba parlare di “conclusione”. Soprattutto poi in relazione agli adolescenti, la tradizione cristiana, anche riguardo al suo centro che è Gesù Cristo, nella più ampia società sembra svanire e dissolversi, rimanendo rilevante e vitale soltanto all'interno dei contesti ecclesiali.
E' questo il grido di allarme sulla situazione della fede in Italia espressa nei lavori della 51a Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana, svolta a Roma nel maggio scorso.
Il tema scelto per l'Assemblea è stato: L'iniziazione cristiana: nodi problematici e prospettive di orientamento.

L'iniziazione cristiana
Cos'è l'iniziazione cristiana?
Come dice lo stesso termine, significa l'inizio o l'introduzione della persona in un nuovo stato o condizione di vita, a carattere religioso e comunitario. Tra i sette sacramenti che accompagnano l'esistenza del cristiano dalla nascita alla morte, tre sono detti “sacramenti dell'inizizione cristiana”: il battesimo, la confermazione e l'eucaristia. Fin dai tempi degli Apostoli diventare cristiano richiede un cammino e un'iniziazione con diverse tappe. Gli elementi essnziali di questo cammino sono: l'annuncio della Parola di Dio, l'accoglienza del Vangelo che provoca una conversione, la professione di fede, il battesimo, la cresima, la comunione eucaristica.
Nei primi secoli della Chiesa l'iniziazione cristiana passava per un lungo periodo preparatorio, scandito con appositi riti, ed era detto catecumenato. Con la diffusione dell'uso del battesimo ai bambini, quel catecumenato prima del battesimo si è spostato a dopo il battesimo. Oggi, come nella Chiesa antica, la partecipazione all'Eucaristia, il mistero della fede per eccellenza, segna il completamento della iniziazione cristiana proprio perché essa, come ha sottolineato il Concilio, è “fonte e culmine di tutta la vita cristiana” (LG, 11).

Cause e prospettive
Quali sono le cause di tutto ciò e della conseguente marginalità di tanti cristiani rispetto alle esigenze del Vangelo e alle indicazioni della Chiesa?
Come causa principale della difficoltà a trasmettere la fede e a conservarla sono state indicate dai Vescovi il secolarismo e la scristianizzazione, col diffuso agnosticismo. In questo contesto si è indebolito molto anche il ruolo educativo della famiglia e della scuola.
Purtroppo la maggioranza degli educatori e dei genitori non ritiene più la fede un bene primario da far crescere nelle nuove generazioni. Non sono pochi i genitori cattolici che non insegnano ai bambini nemmeno le preghiere quotidiane, privandoli nell'infanzia della prima e fondamentale esperienza di apertura a Dio e di dialogo d'amore con Gesù.
Che cosa fare per una più fruttuosa iniziazione cristiana degli adolescenti e quindi degli adulti?
Perché la Chiesa non si riduca a guidare pastoralmente soltanto cristiani sempre più anziani, è necessaria una conversione pastorale riguardante l'iniziazione cristiana. Essendo finito il tempo in cui l'ambiente era cristiano, bisogna pensare a qualcosa di nuovo e più organico.
Diversi interventi dei Vescovi hanno sottolineato l'importanza della reintroduzione e diffusione del catecumenato degli adulti. Per questo compito restano da privilegiare gli ambiti della famiglia, della comunità che si riunisce per la celebrazione eucaristica domenicale, per poi puntare alla comunità più ampia dei battezzati.
In particolare la parrocchia va ripensata come comunità missionaria, che sia capace di svolgere una catechesi alle famiglie, con le famiglie e delle famiglie, aiutando gli stessi genitori in occasione, per esempio della preparazione ai sacramenti dei loro figli, ad essere loro stessi evangelizzatori nella fede.
Insieme al ruolo primario della parrocchia, è stata sottolineata anche l'importanza delle associazioni e dei movimenti, in particolare della Azione Cattolica, proprio per la sua specificità di essere al servizio dell'intera comunità cristiana.

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Catechismo della Chiesa Cattolica
Capitolo primo - Articolo 2
IL SACRAMENTO DELLA CONFERMAZIONE
(In sintesi)

1315 «Gli Apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e vi inviarono Pietro e Giovanni. Essi discesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo» (At 8,14-17).

1316 La Confermazione perfeziona la grazia battesimale; è il sacramento che dona lo Spirito Santo per radicarci più profondamente nella filiazione divina, incorporarci più saldamente a Cristo, rendere più solido il nostro legame con la Chiesa, associarci maggiormente alla sua missione e aiutarci a testimoniare la fede cristiana con la parola accompagnata dalle opere.
1317 La Confermazione, come il Battesimo, imprime nell'anima del cristiano un segno spirituale o carattere indelebile; perciò si può ricevere questo sacramento una sola volta nella vita.

1318 In Oriente questo sacramento viene amministrato immediatamente dopo il Battesimo; è seguito dalla partecipazione all'Eucaristia; questa tradizione sottolinea l'unità dei tre sacramenti dell'iniziazione cristiana. Nella Chiesa latina questo sacramento viene conferito quando si è raggiunta l'età della ragione, e la sua celebrazione è normalmente riservata al Vescovo, significando così che questo sacramento rinsalda il legame ecclesiale.

1319 Un candidato alla Confermazione che abbia raggiunto l'età della ragione deve professare la fede, essere in stato di grazia, aver l'intenzione di ricevere il sacramento ed essere preparato ad assumere il proprio ruolo di discepolo e di testimone di Cristo nella comunità ecclesiale e negli impegni temporali.

1320 Il rito essenziale della Confermazione è l'unzione con il sacro Crisma sulla fronte del battezzato (in Oriente anche su altre parti del corpo), accompagnata dall'imposizione delle mani da parte del ministro e dalle parole: “ Accipe signaculum doni Spiritus Sancti “ - “ Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono “, nel rito romano, “ Signaculum doni Spiritus Sancti “ - “ Sigillo del dono dello Spirito Santo “, nel rito bizantino.

1321 Quando la Confermazione viene celebrata separatamente dal Battesimo, il suo legame con questo è espresso, tra l'altro, dalla rinnovazione delle promesse battesimali. La celebrazione della Confermazione durante la liturgia eucaristica contribuisce a sottolineare l'unità dei sacramenti dell'iniziazione cristiana.


(Da: http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p2s2c1a2_it.htm)     
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La speranza che è in noi - Da: http://www.eticare.it/editoriali/articolo.asp?i=6286

Il credente non può o meglio non dovrebbe credere alla leggera. Come se la fede fosse una scelta volontaristica, irrazionale, emozionale, una questione di gusto insomma. Una scelta di questo genere sarebbe, in ultima analisi, indegna di Dio.

 

Sul quotidiano La Stampa (poco tempo fa) il filosofo Gianni Vattimo, commentando la conversione di Leonardo Mondadori narrata da Vittorio Messori in un saggio di qualche mese fa, faceva osservare la strana situazione in cui ci si trova oggi.
Mentre quasi nessun credente pensa di dimostrare davvero la verità del Cristianesimo, sul fronte opposto quasi nessuno ritiene di poter dimostrare razionalmente che il messaggio cristiano, o quello di qualunque altra religione, è falso.
Sarebbero scomparsi, in sostanza, i credenti che sanno dar ragione della loro fedeltà e gli increduli capaci di giustificare il loro no ad ogni credenza religiosa. Gli uni e gli altri si affiderebbero in pratica al Ioro sentire soggettivo: il convertito alla fede motiva la sua posizione attestando la gioia e la serenità ritrovate tornando alta pratica cristiana, e chi dice addio alla fede motiva la sua decisione dicendo

che la sua vita non avrebbe senso se

continuasse a credere in dogmi ritenuti assurdi e senza senso.
Con un termine un po’ irriverente, Vattimo chiama questo atteggiamento, che in qualche modo accomuna il credente e il non credente, “la prova del budino”; si assaggia la gioia e la serenità del credere e del non credere, e se il gusto dell’assaggio è di gradimento si conclude che il cristianesimo è vero; se invece la prova del gusto dà risultati negativi si conclude che il cristianesimo è falso.
Non prendo in considerazione, per ragioni di spazio, l’atteggiamento del non credente. Trovo molto preoccupante, se la diagnosi di Vattimo corrisponde a verità, la posizione del credente che rifiuta e non sente neppure il bisogno di indicare le ragioni per cui crede.
Il credente infatti non può o meglio non dovrebbe credere alla leggera. Come se la fede fosse una scelta volontaristica, irrazionale, emozionale, una questione di gusto insomma.
Una scelta di questo genere sarebbe, in ultima analisi, indegna di quel Dio verso il quale la fede si dirige, e indegna dell’uomo stesso, che è un essere dotato di esigenze di onestà intellettuale e di rettitudine morale nei confronti degli atti che compie. In quanto atto

autenticamente umano, anche se posto necessariamente col soccorso e col dono di Dio, l’atto di fede richiede delle valide ragioni per essere posto. Le ragioni della fede, che, come diremo nel prossimo intervento, si trovato nei contènuti della fede stesso non producono la fede, ma ne garantiscono la ragionevolezza.
Giustamente un teologo francese ha potuto scrivere: “Noi non crediamo per delle ragioni, ma abbiamo delle ragioni per credere”. Le ragioni della fede garantiscono, per riprendere un espressione del Concilio Vaticano I (1870), che la fede è un atto di omaggio a Dio conforme a ragione. Chi rinuncia a interrogarsi sulle ragioni della sua fede è esposto, a mio parere, ad un grave pericolo, quello di abbandonare, ad un certo punto della vita la fede, ritenendola, una sovrastruttura, senza aggancio profondo con l’esperienza umana e senza giustificazioni di fronte ad una ragione che vuole rendersi conto del perché.
C’è un bellissimo testo, scritto agli albori del Cristianesimo, che sollecita i cristiani ad essere “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3,15).
È un testo di grande attualità ancheper i nostri giorni.    

Franco Ardusso - Ý