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Riuniti
in Assemblea generale,
i Vescovi italiani lanciano
un grido di allarme sulla fede in Italia.
È
sotto gli occhi di tutti come gran parte dei ragazzi
che hanno ricevuto la cresima abbandonino il contesto
cristiano che li ha accompagnati fin lì. Sembra che
invece di “iniziazione cristiana” si debba parlare di
“conclusione”. Soprattutto poi in relazione agli
adolescenti, la tradizione cristiana, anche riguardo
al suo centro che è Gesù Cristo, nella più ampia
società sembra svanire e dissolversi, rimanendo
rilevante e vitale soltanto all'interno dei contesti
ecclesiali.
E' questo il grido di allarme sulla situazione della
fede in Italia espressa nei lavori della 51a
Assemblea generale della Conferenza Episcopale
Italiana, svolta a Roma nel maggio scorso.
Il tema scelto per l'Assemblea è stato: L'iniziazione
cristiana: nodi problematici e prospettive di
orientamento.
L'iniziazione cristiana
Cos'è l'iniziazione cristiana?
Come dice lo stesso termine, significa l'inizio o
l'introduzione della persona in un nuovo stato o
condizione di vita, a carattere religioso e
comunitario. Tra i sette sacramenti che accompagnano
l'esistenza del cristiano dalla nascita alla morte,
tre sono detti “sacramenti dell'inizizione
cristiana”: il battesimo, la confermazione e
l'eucaristia. Fin dai tempi degli Apostoli diventare
cristiano richiede un cammino e un'iniziazione con
diverse tappe. Gli elementi essnziali di questo
cammino sono: l'annuncio della Parola di Dio,
l'accoglienza del Vangelo che provoca una conversione,
la professione di fede, il battesimo, la cresima, la
comunione eucaristica.
Nei primi secoli della Chiesa l'iniziazione cristiana
passava per un lungo periodo preparatorio, scandito
con appositi riti, ed era detto catecumenato. Con la
diffusione dell'uso del battesimo ai bambini, quel
catecumenato prima del battesimo si è spostato a dopo
il battesimo. Oggi, come nella Chiesa antica, la
partecipazione all'Eucaristia, il mistero della fede
per eccellenza, segna il completamento della
iniziazione cristiana proprio perché essa, come ha
sottolineato il Concilio, è “fonte e culmine di tutta
la vita cristiana” (LG, 11).
Cause e prospettive
Quali sono le cause di tutto ciò e della
conseguente marginalità di tanti cristiani rispetto
alle esigenze del Vangelo e alle indicazioni della
Chiesa?
Come causa principale della difficoltà a trasmettere
la fede e a conservarla sono state indicate dai
Vescovi il secolarismo e la scristianizzazione, col
diffuso agnosticismo. In questo contesto si è
indebolito molto anche il ruolo educativo della
famiglia e della scuola.
Purtroppo la maggioranza degli educatori e dei
genitori non ritiene più la fede un bene primario da
far crescere nelle nuove generazioni. Non sono pochi
i genitori cattolici che non insegnano ai bambini
nemmeno le preghiere quotidiane, privandoli
nell'infanzia della prima e fondamentale esperienza
di apertura a Dio e di dialogo d'amore con Gesù.
Che cosa fare per una più fruttuosa iniziazione
cristiana degli adolescenti e quindi degli adulti?
Perché la Chiesa non si riduca a guidare
pastoralmente soltanto cristiani sempre più anziani,
è necessaria una conversione pastorale riguardante
l'iniziazione cristiana. Essendo finito il tempo in
cui l'ambiente era cristiano, bisogna pensare a
qualcosa di nuovo e più organico.
Diversi interventi dei Vescovi hanno sottolineato
l'importanza della reintroduzione e diffusione del
catecumenato degli adulti. Per questo compito restano
da privilegiare gli ambiti della famiglia, della
comunità che si riunisce per la celebrazione
eucaristica domenicale, per poi puntare alla comunità
più ampia dei battezzati.
In particolare la parrocchia va ripensata come
comunità missionaria, che sia capace di svolgere una
catechesi alle famiglie, con le famiglie e delle
famiglie, aiutando gli stessi genitori in occasione,
per esempio della preparazione ai sacramenti dei loro
figli, ad essere loro stessi evangelizzatori nella
fede.
Insieme al ruolo primario della parrocchia, è stata
sottolineata anche l'importanza delle associazioni e
dei movimenti, in particolare della Azione Cattolica,
proprio per la sua specificità di essere al servizio
dell'intera comunità cristiana.
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Catechismo della Chiesa Cattolica
Capitolo primo - Articolo 2
IL SACRAMENTO DELLA CONFERMAZIONE
(In sintesi)
1315 «Gli Apostoli, a Gerusalemme, seppero
che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e vi
inviarono Pietro e Giovanni. Essi discesero e pregarono
per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era
infatti ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano
stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù.
Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo
Spirito Santo» (At 8,14-17).
1316 La
Confermazione perfeziona la grazia battesimale; è il
sacramento che dona lo Spirito Santo per radicarci più
profondamente nella filiazione divina, incorporarci più
saldamente a Cristo, rendere più solido il nostro legame
con la Chiesa, associarci maggiormente alla sua missione
e aiutarci a testimoniare la fede cristiana con la
parola accompagnata dalle opere.
1317 La Confermazione, come il Battesimo, imprime
nell'anima del cristiano un segno spirituale o carattere
indelebile; perciò si può ricevere questo sacramento una
sola volta nella vita.
1318 In Oriente
questo sacramento viene amministrato immediatamente dopo
il Battesimo; è seguito dalla partecipazione
all'Eucaristia; questa tradizione sottolinea l'unità dei
tre sacramenti dell'iniziazione cristiana. Nella Chiesa
latina questo sacramento viene conferito quando si è
raggiunta l'età della ragione, e la sua celebrazione è
normalmente riservata al Vescovo, significando così che
questo sacramento rinsalda il legame ecclesiale.
1319 Un candidato
alla Confermazione che abbia raggiunto l'età della
ragione deve professare la fede, essere in stato di
grazia, aver l'intenzione di ricevere il sacramento ed
essere preparato ad assumere il proprio ruolo di
discepolo e di testimone di Cristo nella comunità
ecclesiale e negli impegni temporali.
1320 Il rito
essenziale della Confermazione è l'unzione con il sacro
Crisma sulla fronte del battezzato (in Oriente anche su
altre parti del corpo), accompagnata dall'imposizione
delle mani da parte del ministro e dalle parole: “
Accipe signaculum doni Spiritus Sancti “ - “ Ricevi il
sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono “, nel
rito romano, “ Signaculum doni Spiritus Sancti “ - “
Sigillo del dono dello Spirito Santo “, nel rito
bizantino.
1321 Quando la
Confermazione viene celebrata separatamente dal
Battesimo, il suo legame con questo è espresso, tra
l'altro, dalla rinnovazione delle promesse battesimali.
La celebrazione della Confermazione durante la liturgia
eucaristica contribuisce a sottolineare l'unità dei
sacramenti dell'iniziazione cristiana.
(Da:
http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p2s2c1a2_it.htm)
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La speranza che è in noi -
Da:
http://www.eticare.it/editoriali/articolo.asp?i=6286 |
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Il credente non può o meglio non dovrebbe credere
alla leggera. Come se la fede fosse una scelta
volontaristica, irrazionale, emozionale, una
questione di gusto insomma. Una scelta di questo
genere sarebbe, in ultima analisi, indegna di Dio.
Sul
quotidiano La Stampa (poco tempo fa) il filosofo
Gianni Vattimo, commentando la conversione di
Leonardo Mondadori narrata da Vittorio Messori in
un saggio di qualche mese fa, faceva osservare la
strana situazione in cui ci si trova oggi.
Mentre quasi nessun credente pensa di dimostrare
davvero la verità del Cristianesimo, sul fronte
opposto quasi nessuno ritiene di poter dimostrare
razionalmente che il messaggio cristiano, o quello
di qualunque altra religione, è falso.
Sarebbero scomparsi, in sostanza, i credenti che
sanno dar ragione della loro fedeltà e gli
increduli capaci di giustificare il loro no ad
ogni credenza religiosa. Gli uni e gli altri si
affiderebbero in pratica al Ioro sentire
soggettivo: il convertito alla fede motiva la sua
posizione attestando la gioia e la serenità
ritrovate tornando alta pratica cristiana, e chi
dice addio alla fede motiva la sua decisione
dicendo |
che la
sua vita non avrebbe senso se
continuasse a credere in dogmi ritenuti assurdi e
senza senso.
Con un termine un po’ irriverente, Vattimo chiama
questo atteggiamento, che in qualche modo accomuna
il credente e il non credente, “la prova del
budino”; si assaggia la gioia e la serenità del
credere e del non credere, e se il gusto dell’assaggio
è di gradimento si conclude che il cristianesimo è
vero; se invece la prova del gusto dà risultati
negativi si conclude che il cristianesimo è falso.
Non prendo in considerazione, per ragioni di
spazio, l’atteggiamento del non credente. Trovo
molto preoccupante, se la diagnosi di Vattimo
corrisponde a verità, la posizione del credente
che rifiuta e non sente neppure il bisogno di
indicare le ragioni per cui crede.
Il credente infatti non può o meglio non dovrebbe
credere alla leggera. Come se la fede fosse una
scelta volontaristica, irrazionale, emozionale,
una questione di gusto insomma.
Una scelta di questo genere sarebbe, in ultima
analisi, indegna di quel Dio verso il quale la
fede si dirige, e indegna dell’uomo stesso, che è
un essere dotato di esigenze di onestà
intellettuale e di rettitudine morale nei
confronti degli atti che compie. In quanto atto |
autenticamente umano, anche se posto
necessariamente col soccorso e col dono di Dio,
l’atto di fede richiede delle valide ragioni per
essere posto. Le ragioni della fede, che, come
diremo nel prossimo intervento, si trovato nei
contènuti della fede stesso non producono la fede,
ma ne garantiscono la ragionevolezza.
Giustamente un teologo francese ha potuto scrivere:
“Noi non crediamo per delle ragioni, ma abbiamo
delle ragioni per credere”. Le ragioni della fede
garantiscono, per riprendere un espressione del
Concilio Vaticano I (1870), che la fede è un atto
di omaggio a Dio conforme a ragione. Chi rinuncia
a interrogarsi sulle ragioni della sua fede è
esposto, a mio parere, ad un grave pericolo,
quello di abbandonare, ad un certo punto della
vita la fede, ritenendola, una sovrastruttura,
senza aggancio profondo con l’esperienza umana e
senza giustificazioni di fronte ad una ragione che
vuole rendersi conto del perché.
C’è un bellissimo testo, scritto agli albori del
Cristianesimo, che sollecita i cristiani ad essere
“pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi
ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3,15).
È un testo di grande attualità ancheper i nostri
giorni.
Franco Ardusso -
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