La rivista italiana

dei Padri Somaschi

 

Luglio/Settembre 2003 - Nº 124

Redazione: Via San Girolamo Emiliani, 26 - 16035 RAPALLO-GE vitasomasca@somaschi.org


Recensioni

 

Giorgio Torelli

F. Antonioli

Saverio Xeres

Enzo Bianchi

Enrico Deaglio

 

di Luigi AMIGONI

 

Il Padreterno e Montanelli  di Giorgio Torelli  /  pp. 150 - Ancora, 2003


Di contro a tanti che si autoassolvono dicendosi "credenti, poco praticanti", ecco un "cattolico non credente" quale si presentava - in odore di discussione religiosa - Indro Montanelli, il principe del giornalismo italiano, morto a 92 anni nel 2001, scrivendo sul suo "Corriere". "Cardinale del laicismo professato", come dice nella prefazione il suo amico Torelli, eppure vicino a preti e vescovi, legato a persone di fede profonda, ammiratore di papa Wojtyla, Montanelli si riteneva sprovvisto del pacchetto della fede per una inadempienza postale del Padre eterno. E come lasciato in ombra da Dio è voluto morire, senza fede anche "in zona Cesarini", e senza funerali con il latino del canto gregoriano. Tutti (o quasi) i 76 convocati da Torelli a testimoniare sul grande "toscanaccio" immaginano un dopo morte con Montanelli alle prese con Dio, a esigere spiegazioni, a scrutarlo in modo ravvicinato, a ritrarlo con quelle definizioni fulminanti da scrittore combattente. E pronto, tuttavia, in un dialogo senza astuzia e senza prepotenza - quale era l'uomo - a dare conto di avere sempre decifrato l'indecifrabile, sapendo che è indecifrabile, "perché questo è il privilegio, che è anche condanna, di essere uomini, cioè essere pensanti". Se è vero che, su questo versante della vita, pensare non vuol dire sapere, di là conoscere e godere sarà la stessa cosa e la verità cercata il volto di Dio.


La Bibbia dei non credenti  a cura di F. Antonioli  /  pp. 222 - Piemme, 2002

Nel dibattito in corso, condotto con passione e solo in qualche caso con freddezza un po' snob, su Europa e Dio, su matrici culturali e sistemi di valori per la comunità dei popoli dall'Atlantico agli Urali, si inserisce questo libro che documenta la rilevanza del "grande codice della civiltà europea". Quali pagine o figure bibliche hanno contribuito a formare la nostra cultura? E quali immagini di Dio fra quelle veicolate dalla Bibbia aiutano a lottare per la libertà dell'uomo? Cinquanta persone, "non addette ai lavori", di diverso orientamento rispetto alla fede ("non sono ateo, ma uno che non crede", confessa uno dei partecipanti a questo forum) sono state invitate a lasciarsi interrogare dalla Bibbia, talora ridotta a un vago ricordo infantile. Ne sono scaturiti resoconti interessanti, di solito non atti a confermare le attese dei credenti, ma tutti in grado di attestare che le pagine della Bibbia creano, a gradazioni diverse, simpatia, positivo disagio, scandalo necessario. E nessuno degli interpellati si sente rappresentato dai tanti "non credenti", spesso elogiati, presenti nella Bibbia. Possono non convincere le idee della Bibbia; è fuori discussione però il riscontro al bisogno di credere raccontato nella lunga storia del popolo della Bibbia e raccolto nell'evento definitivo di Gesù.


La Chiesa, corpo inquieto  di Saverio Xeres  /  pp. 300 - Ancora, 2003

Con lucida consapevolezza di credente e facile sicurezza narrativa, vengono ripercorsi duemila anni di storia della Chiesa, "sempre da riformare", perché sempre attratta, nonostante la sua fragilità, dall'esigenza interna di essere simile al suo fondatore e capo. La Chiesa è comunità rassicurante proprio perché inquieta, sempre oscillante tra punte estreme di fedeltà e di rinnegamento. L'autore, prete valtellinese della diocesi di Como e studioso di storia, simbolizza il moto pendolare in tre interrogativi, corrispondenti ai diversi e coordinati periodi in cui può essere colta la storia della Chiesa. Per il primo millennio: "erede di Costantino o imitatrice degli apostoli?"; per il medioevo: "titolare di un diritto o serva del Vangelo?"; per gli ultimi cinque secoli (dal concilio di Trento al secondo del Vaticano): "società in sé conclusa o comunità pellegrina nel mondo?".


Cristiani nella società  di Enzo Bianchi  /  pp. 195 - Rizzoli, 2003

I nove saggi del libro (altrettante conferenze o studi tenuti in occasioni e con finalità diverse) sono tesi dall'unico filo che è la risposta all'esigenza di provare una autentica vita spirituale cristiana, traduzione "in codice" di una vita "buona, bella e felice". Il titolo designa la condizione contemporanea della fede (da vivere "con gli altri" e non contro gli altri) e del mondo (quale identità per coloro che vivono oggi?). E risponde al doppio mortale pericolo avvertito ai due piani in cui ognuno gioca la propria scommessa: la scoperta delle radici etniche (a livello sociale) e l'irrigidimento confessionale (a livello religioso). Con parole della teologia il problema posto con radicalità suona così: come può la Chiesa avere simpatia per gli uomini e difendersi dalla mondanità? Bisogna essere grati a Bianchi che, come frutto (parziale) della quasi quarantennale esperienza monastica di Bose, ci regala questa intensa meditazione "tenendo lo sguardo fisso su Gesù e cercando di vedere uomini e vicende con l'occhio stesso di Dio"..


La banalità del bene. Storia di Giorgio Perlasca  di Enrico Deaglio  /  pp.135 - Feltrinelli, 2002 (ris.)

Occorreva una fiction televisiva, oltre 10 anni dopo, per estendere al vasto pubblico ciò che solo quattro milioni e mezzo di italiani avevano visto a fine 1990 in una puntata di Mixer. In Italia ci si era accorti di lui alla Rai perché nel 1989 a Gerusalemme aveva piantato un albero nel "Parco dei Giusti" che conserva i nomi di tutti coloro che hanno aiutato gli ebrei. Nemmeno questo libro che seguì (1991) al filmato servì a molto più che a ottenere a Giorgio Perlasca qualche riconoscimento ufficiale, negato per 45 anni, e qualche invito nelle scuole. C'è voluto la tenacia di alcuni ebrei ungheresi da lui salvati, per fissare per sempre quello che aveva fatto e che lui stesso, per un meccanismo ben noto ai reduci dai campi nazisti, rischiava di asciugare nella sua memoria. Il libro si apre con una domanda, abituale in questo uomo, nato a Como nel 1910 e morto a Padova nel 1992, che circostanze non volute hanno reso un eroe per tanti mesi: "lei, che cosa avrebbe fatto al mio posto?". E si conclude con la citazione della targa-ricordo che preferiva: "ad un uomo cui vorremmo assomigliare". La banalità del bene si oppone alla "banalità del male" di cui parlò nel 1961 una giornalista di origine tedesca a proposito Adolf Eichmann.

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