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Quando
Vita somasca giungerà nelle case dei nostri lettori
saremo già nei gaudi delle feste pasquali, avendo,
così, già percorso il cammino quaresimale che la
Chiesa affronta ogni anno con rinnovata sollecitudine,
perché percorso indispensabile per giungere a
guardare in faccia la vita nella sua essenzialità e
nella sua esplosiva significatività.
Di questa vita sono efficace e fragile testimonianza
i bambini, su cui Giovanni Paolo II ha esortato a
concentrare le nostre attenzioni, per esaminare come
sono trattati “nelle nostre famiglie, nella società e
nella Chiesa”, partendo dalla frase evangelica: “Chi
accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio,
accoglie me” (Mt 18,5).
Non è mistero che la tenerezza stampata nei nostri
cuori dal volto di un bambino molte volte è meno di
un colpo di vento, poiché subito è oscurata dalle
violente immagini di volti frantumati dalla guerra,
di corpi lacerati dalle mine antiuomo, di esseri
sfregiati da una fame endemica, di fronte alle quali
pensiamo di avere il cuore in pace con l’ipocrita
esclamazione di un semplice: “poveretti!”.
“Ci sono minori che sono feriti profondamente dalla
violenza degli adulti: - suggerisce il Papa nel suo
messaggio quaresimale - abusi sessuali, avviamento
alla prostituzione, coinvolgimento nello spaccio e
nell’uso della droga; bambini obbligati a lavorare o
arruolati a combattere; innocenti segnati per sempre
dalla disgregazione familiare; piccoli travolti dal
turpe traffico di organi e di persone. E che dire
della tragedia dell’AIDS con conseguenze devastanti
in Africa? Si parla ormai di milioni di persone
colpite da questo flagello, e di queste, tantissime
sono state contagiate fin dalla nascita. L’umanità
non può chiudere gli occhi di fronte a un dramma così
preoccupante!”.
Troviamo la conferma di queste parole nel rapporto
dell’UNICEF: “A dispetto di legislazioni nazionali e
internazionali, milioni di bambini delle comunità più
povere del mondo trascorrono la vita in strada,
lavorano tutto il giorno in condizioni di
sfruttamento, molti vengono rapiti o venduti,
costretti a prostituirsi per sopravvivere. Nei paesi
in guerra i bambini vengono spesso reclutati a forza,
spinti all’odio e alla violenza. Bambini che non
conoscono l’infanzia”.
Non è necessario andare a scavare nei paesi del
cosiddetto terzo mondo, dove per vari aspetti i
bambini sono certamente più colpiti dalla violenza di
un’economia schiava dei paesi ricchi, per trovare
disagio nei minori. L’infanzia è “negata” anche nel
nostro mondo occidentale, dove sembra, a parole,
emergere la retorica affermazione dello scrittore
latino Giovenale che assicura al fanciullo la massima
“reverentia”: cioè attenzione, rispetto, cura al
massimo grado. Questi i dati del nostro progredito
paese, riferiti al 1998: 5 infanticidi, 456 abbandoni
di minori o incapaci, 4631 casi di violazione degli
obblighi di assistenza familiare, 2829 maltrattamenti
in famiglia, 5 casi di incesto, 585 casi di abuso
sessuale, 9 casi di prostituzione minorile, 168 casi
di corruzione di minorenni, 95 casi in cui si è
abusato dei mezzi di correzione, 104 casi di
sottrazione consensuale di minore. Questi i casi
denunciati e perseguiti dall’autorità giudiziaria.
Pensiamo ai casi non conosciuti, che normalmente, in
questo ambito di violenza, sono sempre maggiori di
quelli denunciati.
Recentemente, in un convegno alla Camera, la
dottoressa Rosario Sorrentino, membro dell’Accademia
americana di neurologia, ha sostenuto che le
trasmissioni violente della TV, con scene mostruose o
piene di schizzi di sangue, che affascinano i minori,
sono molto pericolose. Queste immagini truculente e
scioccanti aumentano la probabilità
“dell’annullamento di una particolare zona del
cervello che funge da freno inibitorio
dell’aggressività”. Consederando il tenore delle
trasmisioni televisive potremmo prevedere un aumento
di forme aggressive nei minori.
Così come la delinquenza minorile, attraverso
l’affiliazione alle cosche mafiose, che prevedono
vere e proprie iniziazioni, o la libera formazione
dei “branchi” devono far pensare tutte le agenzie
educative. Soprattutto la famiglia, i genitori devono
“sentire” l’urgenza di un accompagnamento e di una
vicinanza amorosa di vita che, sola, può trasmettere
valori e senso della vita stessa. Sempre che tutto
ciò sia in possesso dei genitori.
Soffermandoci anche solo sulla situazione delle
famiglie “normali” possiamo notare che nostri bambini
sono sottoposti ad un tour de force non indifferente:
scuola, danza, nuoto, lingue straniere, calcio,
tennis. Quando hanno tempo per i giochi da bambini?
Quando possono “godere” della presenza attenta dei
genitori?
Se è vero che il futuro è dei giovani, è altrettanto
vero che questo futuro si costruisce mettendo delle
basi; e queste sono in mano agli adulti: famiglia,
agenzie educative, incluso lo stato con le sue scelte
politiche. Investire sui giovani costa; ma, proprio
perché sono il nostro futuro, vale la pena fare
qualunque sacrificio e affrontare le strade in salita
che sono faticose, ma normalmente costruiscono sodo.
Allora vale la pena ricordare che accogliere “uno
solo di questi bambini” significa accogliere Cristo,
che è la vita.
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