La rivista italiana

dei Padri Somaschi

 

Aprile/Giugno 2004 - Nº 127

Redazione: Via San Girolamo Emiliani, 26 - 16035 RAPALLO-GE vitasomasca@somaschi.org


Prima Pagina

 

Uno solo di questi
bambini
                                                                                di Giacomo GHU - giacomo.ghu@somaschi.org

 

Quando Vita somasca giungerà nelle case dei nostri lettori saremo già nei gaudi delle feste pasquali, avendo, così, già percorso il cammino quaresimale che la Chiesa affronta ogni anno con rinnovata sollecitudine, perché percorso indispensabile per giungere a guardare in faccia la vita nella sua essenzialità e nella sua esplosiva significatività.
Di questa vita sono efficace e fragile testimonianza i bambini, su cui Giovanni Paolo II ha esortato a concentrare le nostre attenzioni, per esaminare come sono trattati “nelle nostre famiglie, nella società e nella Chiesa”, partendo dalla frase evangelica: “Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me” (Mt 18,5).
Non è mistero che la tenerezza stampata nei nostri cuori dal volto di un bambino molte volte è meno di un colpo di vento, poiché subito è oscurata dalle violente immagini di volti frantumati dalla guerra, di corpi lacerati dalle mine antiuomo, di esseri sfregiati da una fame endemica, di fronte alle quali pensiamo di avere il cuore in pace con l’ipocrita esclamazione di un semplice: “poveretti!”.
“Ci sono minori che sono feriti profondamente dalla violenza degli adulti: - suggerisce il Papa nel suo messaggio quaresimale - abusi sessuali, avviamento alla prostituzione, coinvolgimento nello spaccio e nell’uso della droga; bambini obbligati a lavorare o arruolati a combattere; innocenti segnati per sempre dalla disgregazione familiare; piccoli travolti dal turpe traffico di organi e di persone. E che dire della tragedia dell’AIDS con conseguenze devastanti in Africa? Si parla ormai di milioni di persone colpite da questo flagello, e di queste, tantissime sono state contagiate fin dalla nascita. L’umanità non può chiudere gli occhi di fronte a un dramma così preoccupante!”.
Troviamo la conferma di queste parole nel rapporto dell’UNICEF: “A dispetto di legislazioni nazionali e internazionali, milioni di bambini delle comunità più povere del mondo trascorrono la vita in strada, lavorano tutto il giorno in condizioni di sfruttamento, molti vengono rapiti o venduti, costretti a prostituirsi per sopravvivere. Nei paesi in guerra i bambini vengono spesso reclutati a forza, spinti all’odio e alla violenza. Bambini che non conoscono l’infanzia”.
Non è necessario andare a scavare nei paesi del cosiddetto terzo mondo, dove per vari aspetti i bambini sono certamente più colpiti dalla violenza di un’economia schiava dei paesi ricchi, per trovare disagio nei minori. L’infanzia è “negata” anche nel nostro mondo occidentale, dove sembra, a parole, emergere la retorica affermazione dello scrittore latino Giovenale che assicura al fanciullo la massima “reverentia”: cioè attenzione, rispetto, cura al massimo grado. Questi i dati del nostro progredito paese, riferiti al 1998: 5 infanticidi, 456 abbandoni di minori o incapaci, 4631 casi di violazione degli obblighi di assistenza familiare, 2829 maltrattamenti in famiglia, 5 casi di incesto, 585 casi di abuso sessuale, 9 casi di prostituzione minorile, 168 casi di corruzione di minorenni, 95 casi in cui si è abusato dei mezzi di correzione, 104 casi di sottrazione consensuale di minore. Questi i casi denunciati e perseguiti dall’autorità giudiziaria. Pensiamo ai casi non conosciuti, che normalmente, in questo ambito di violenza, sono sempre maggiori di quelli denunciati.
Recentemente, in un convegno alla Camera, la dottoressa Rosario Sorrentino, membro dell’Accademia americana di neurologia, ha sostenuto che le trasmissioni violente della TV, con scene mostruose o piene di schizzi di sangue, che affascinano i minori, sono molto pericolose. Queste immagini truculente e scioccanti aumentano la probabilità “dell’annullamento di una particolare zona del cervello che funge da freno inibitorio dell’aggressività”. Consederando il tenore delle trasmisioni televisive potremmo prevedere un aumento di forme aggressive nei minori.
Così come la delinquenza minorile, attraverso l’affiliazione alle cosche mafiose, che prevedono vere e proprie iniziazioni, o la libera formazione dei “branchi” devono far pensare tutte le agenzie educative. Soprattutto la famiglia, i genitori devono “sentire” l’urgenza di un accompagnamento e di una vicinanza amorosa di vita che, sola, può trasmettere valori e senso della vita stessa. Sempre che tutto ciò sia in possesso dei genitori.
Soffermandoci anche solo sulla situazione delle famiglie “normali” possiamo notare che nostri bambini sono sottoposti ad un tour de force non indifferente: scuola, danza, nuoto, lingue straniere, calcio, tennis. Quando hanno tempo per i giochi da bambini? Quando possono “godere” della presenza attenta dei genitori?
Se è vero che il futuro è dei giovani, è altrettanto vero che questo futuro si costruisce mettendo delle basi; e queste sono in mano agli adulti: famiglia, agenzie educative, incluso lo stato con le sue scelte politiche. Investire sui giovani costa; ma, proprio perché sono il nostro futuro, vale la pena fare qualunque sacrificio e affrontare le strade in salita che sono faticose, ma normalmente costruiscono sodo. Allora vale la pena ricordare che accogliere “uno solo di questi bambini” significa accogliere Cristo, che è la vita.
   

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