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Il seme e la terra.
Note bibliche per un cristianesimo nel mondo
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Di
contro a tanti che si autoassolvono dicendosi "credenti,
poco praticanti", ecco un "cattolico non credente" quale
si presentava - in odore di discussione religiosa -
Indro Montanelli, il principe del giornalismo italiano,
morto a 92 anni nel 2001, scrivendo sul suo "Corriere".
"Cardinale del laicismo professato", come dice nella
prefazione il suo amico Torelli, eppure vicino a preti e
vescovi, legato a persone di fede profonda, ammiratore
di papa Wojtyla, Montanelli si riteneva sprovvisto del
pacchetto della fede per una inadempienza postale del
Padre eterno. E come lasciato in ombra da Dio è voluto
morire, senza fede anche "in zona Cesarini", e senza
funerali con il latino del canto gregoriano. Tutti (o
quasi) i 76 convocati da Torelli a testimoniare sul
grande "toscanaccio" immaginano un dopo morte con
Montanelli alle prese con Dio, a esigere spiegazioni, a
scrutarlo in modo ravvicinato, a ritrarlo con quelle
definizioni fulminanti da scrittore combattente. E
pronto, tuttavia, in un dialogo senza astuzia e senza
prepotenza - quale era l'uomo - a dare conto di avere
sempre decifrato l'indecifrabile, sapendo che è
indecifrabile, "perché questo è il privilegio, che è
anche condanna, di essere uomini, cioè essere pensanti".
Se è vero che, su questo versante della vita, pensare
non vuol dire sapere, di là conoscere e godere sarà la
stessa cosa e la verità cercata il volto di Dio.
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di
B. Maggioni
pp.
189 -Vita e pensiero, 2003
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La Le bugie
della Chiesa. Equivoci, errori e luoghi comuni
sulla fede e dintorni
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Il titolo è eccessivo e meno provocatorio di quanto si immagini.
Abituati alle sottili distinzioni della riflessione teologica, sarebbe
drammatico mantenere allo stesso livello le verità di salvezza della
Chiesa, che sono la Chiesa, con ciò che nella Chiesa si muove di
effimero, dovuto a una malintesa semplicità catechetica, a certo
fabulismo malcontenuto o a cosiddette convenienze moralistiche. Da qui
sorgono, nella Chiesa, le immaginazioni amplificate, i facili
stereotipi, le deduzioni esagerate. Il libro non ne dimentica nessuna:
dalle corna del diavolo ai segreti di Fatima che pretenderebbero di
vincolare la fede dei credenti, fino ai particolari miracolistici di
certe leggende di santi.
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di R. Beretta e E. Broli
pp. 220 -
Piemme, 2003
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Gaudí
L’architetto di Dio
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Il libro arriva in Italia qualche tempo dopo la celebrazione dei 150
anni della nascita di Antoni Gaudí i Cornet (1852-1926). Si respira un
po' di clima catalano nella riproposizione dello spirito e delle
concezioni di questo artista che rimane fissato alle sue radici locali e
tuttavia "dialoga con l'universalità e la modernità". Uomo dei paradossi
e delle contraddizioni (per il suo carattere, la sua religiosità, la
stessa condizione di celibe), impressiona oggi la richiesta avanzata in
Barcellona per la sua beatificazione. È certo che per la sua intenzione
di continuare e migliorare, nell'arte, l'opera divina della natura,
Gaudí, l'ideatore della Sagrada Familia di Barcellona e della cripta
della Colonia Güell a Santa Coloma de Cervelló, volle essere
l'architetto di Dio.
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di J.J. Navarro Arisa
pp. 234 - Paoline, 2003
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La missione continua.
Mezzo secolo a servizio della Chiesa e del terzo mondo
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Chi conosce l'esuberanza di carattere di p. Gheddo non
si meraviglia di questo libro a tutto campo con cui ricorda e rivive i
suoi 50 anni di sacerdozio iniziato nel giugno 1953.
L'esperienza, la sensazione di tranquillità per essere a buon punto nel
guado della vita, le battaglie degli ultimi anni (sulla globalizzazione,
sul senso e la direzione della "missione" oggi) lo legittimano a
pronunciarsi su tanti aspetti della sua vicenda: le persone incontrate,
i protagonisti avvicinati, gli avvenimenti a cui ha partecipato, punte
polemiche a cui tiene di più. Il libro, introdotto dal vescovo di Novara
mons. Corti presenta due evidenti finalità: narrare la sua voglia di
essere missionario; rendere conto della sua vocazione di giornalista che
indaga, si documenta, interroga e presenta in tutte le occasioni le
verità che sono al centro della "missione".
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di
P. Gheddo
pp. 365 - San Paolo,
2003
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Carlo Urbani.
Il primo medico contro la SARS
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Nel marzo del 2003 gli italiani vengono a conoscenza
dell'enorme quantitativo di armi di distruzione di massa dell'Iraq e
dell'esistenza di un'altra malattia infettiva, la Sindrome Respiratoria
Acuta Severa. Nonostante la gentile ossessione di qualche potente
d'oltremare la prima entità rimane a tutt'oggi inverificabile; riguardo
alla seconda si scopre velocemente che grazie alla pronta diagnosi di
Carlo Urbani, medico italiano in missione con la famiglia in Vietnam, è
scattata la vigilanza globale sul virus ed e' stato possibile
identificare e isolare molti casi prima che fossero contagiate altre
persone. Ma Urbani soccombe alla Sars insieme ad altri 5 sanitari di un
ospedale della capitale del Vietnam, paese che, un mese dopo la morte
del nostro connazionale e grazie a lui, celebra con una festa di stato
la fine dell'epidemia. Nel giorno dei funerali, il 2 aprile 2003,
Castelplanio, un paesino delle Marche, e gli italiani scoprono che un
uomo di 46 anni, credente senza sbavature, intelligente,
professionalmente preparato, infatuato nella giovinezza delle iniziative
di Mani tese, con tre figli che cresce con austera educazione, ha
strappato per alcuni giorni la prima pagina ai missili di Bagdad "perché
dedito da tempo a ritessere in silenzio ciò che altri distruggono".
Appartenente a "Medici senza frontiere" (Nobel per la pace 1999), Urbani
rinucia ad essere primario a Macerata, viene assunto dalla
Organizzazione mondiale della Sanità e va in Vietnam a "prescrivere
anche se stesso" ai poveri che soggiacciono con fatalismo alle malattie,
con la connivenza di governi, di istituzioni e di baracconi umanitari.
Preziose nel libro le testimonianze di Anna Maria Vissani, una suora
marchigiana sorridente e intelligente, consigliera spirituale di Urbani.
Aveva promesso all'autrice (e a noi) che dopo aver conosciuto questo
medico non sarebbe stata più esattamente la stessa.

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di L. Bellaspiga
pp.174 - Ancora, 2004
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