La rivista italiana

dei Padri Somaschi

 

Aprile/Giugno 2004 - Nº 127

Redazione: Via San Girolamo Emiliani, 26 - 16035 RAPALLO-GE vitasomasca@somaschi.org


Cari Amici

 

“Anche questo è un uomo”

di Eufrasio COLOMBO

Nonostante sia una notizia certa, molte volte san Girolamo, da biografie anche recenti, viene indicato come "sacerdote", e qualcuna addirittura giunge ad indicarne l'anno di ordinazione sacerdotale. Noi sappiamo che san Girolamo non ricevette mai l'ordinazione sacerdotale, né emise alcuna professione religiosa in nessuno degli Ordini o Congregazioni del suo tempo. Egli rimase sempre "laico" e da "laico" operò e si santificò.
Questo aspetto di san Girolamo lo rende vicino a tutti i laici e lui "laico" del XVI secolo, dice a tutti i laici di ogni tempo che la santità e la missione non sono prerogative esclusive dei sacerdoti e religiosi, ma lo sono di ogni battezzato: santità e missione sono radicate nel battesimo che ognuno di noi ha ricevuto.
Fino a non tanto tempo fa non erano molti i laici che godevano di un posto nel numero dei "santi" canonizzati dalla Chiesa. A partire dal concilio di Trento, come reazione al protestantesimo, il laicato è stato visto come subordinato al clero e alla sua opera. Possiamo dire che il concilio Vaticano II ha rimesso in risalto la missione e il ruolo specifico del laicato nella chiesa.
Quando venne pubblicato il decreto Apostolicam actuositatem sull'apostolato dei laici, il Vaticano II si avviava al termine. Il documento porta infatti la data 18 novembre 1965. Meno di un mese dopo il Concilio, ultimo del secondo Millennio della storia del cristianesimo, sarebbe stato concluso con incisivi discorsi da Paolo VI in una solenne celebrazione in piazza San Pietro.
Scrivevano dei laici con molta lealtà i vescovi già nella costituzione Lumen Gentium al capitolo quarto: "I sacri pastori, infatti, sanno benissimo quanto contribuiscano i laici al bene di tutta la Chiesa. Sanno di non essere stati istituiti da Cristo per assumersi da soli tutta la missione della salvezza che la Chiesa ha ricevuto nei confronti del mondo, ma che il loro magnifico incarico è di pascere i fedeli e di riconoscere i loro servizi e i loro carismi, in modo che tutti concordemente cooperino, nella loro misura, all'opera comune. Infatti bisogna che tutti, "operando conforme alla verità andiamo in ogni modo crescendo nella carità verso colui che è il Capo, Cristo; da lui

Bisogna riconoscere che, troppo spesso, quando si parla di responsabilità laicale si analizza quanto sia cresciuta la loro presenza nell'azione pastorale diretta accanto al clero, nelle parrocchie e nelle comunità come catechisti, operatori e animatori pastorali, lettori liturgici e cantori di assemblee, ministri straordinari della Comunione ecc. Tutti servizi all'ombra del campanile. Purtroppo molti preti quando dicono "i miei laici" pensano solo o primariamente a quelli citati. Certo hanno una loro importanza: ma il vero campo laicale è il mondo con tutte le sue articolazioni. La missione che devono svolgere nelle comunità riguarda l'essere nel mondo ventiquattro ore su ventiquattro, non per poche ore alla settimana nelle aule catechistiche o negli oratori e campi sportivi.
Ancora dal testo conciliare: "L'apostolato non consiste soltanto nella testimonianza della vita; il vero apostolo cerca le occasioni per annunziare Cristo con la parola sia ai non credenti per condurli alla fede, sia ai fedeli per istruirli, confermarli ed indurli ad una vita più fervente... Siccome in questo nostro tempo nascono nuove questioni e si diffondono gravissimi errori che cercano di distruggere dalle fondamenta la religione, l'ordine morale, e la stessa società umana, questo sacro Concilio esorta vivamente tutti i laici, perché, secondo le doti di ingegno e la dottrina di ciascuno e seguendo il pensiero della Chiesa, adempiano con più diligenza la parte loro spettante dell'enucleare, difendere e rettamente applicare i principi cristiani ai problemi attuali" (n. 6).
Non è facile vivere dentro il mondo, con le sue logiche, con i suoi meccanismi che spesso stritolano, e restare ancorati al cielo, a quel "di più" che rende i cristiani "diversi" dagli altri.
Vivere la missione del laico nella Chiesa e nel mondo è difficile e tuttavia entusiasmante.
L'appartenenza dei laici alla Chiesa, come una sua parte viva, attiva e responsabile, deriva dalla stessa volontà di Gesù Cristo, che ha voluto la sua Chiesa aperta a tutti e tutti sono invitati con le loro qualità personali a lavorare nella "vigna" del Padre, dove ognuno ha il suo posto e il suo premio.
Non è dunque uno slogan parlare dei laici nella Chiesa, con un loro posto, con una vocazione, con una missione.
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 tutto il corpo, ben connesso e solidamente collegato, attraverso tutte le giunture che l'azionano secondo l'attività proporzionata a ciascun membro, opera il suo accrescimento e si va edificando nella carità"" (n. 30).

Fu questo il testo più conclamato nel laicato, talora anche strumentalizzato polemicamente per ricordare a certi vescovi, più capi che pastori, i limiti della loro capacità interpretativa della realtà contemporanea.
Non è facile stabilire, ad un quarantennio dal Vaticano II, quanto della sua dottrina sui laici sia stato recepito. Si legge nel decreto Apostolicam actuositatem: "Ma i laici, resi partecipi dell'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, nella missione di tutto il popolo di Dio assolvono compiti propri nella Chiesa e nel mondo. In realtà essi esercitano l'apostolato con la loro azione per l'evangelizzazione e la santificazione degli uomini e animando e perfezionando con lo spirito evangelico l'ordine delle realtà temporali, in modo che la loro attività in questo ordine costituisca una chiara testimonianza a Cristo e serva alla salvezza degli uomini. Siccome è proprio dello stato dei laici che essi vivano nel mondo e in mezzo agli affari secolari, sono chiamati da Dio affinché, ripieni di spirito cristiano, a modo di fermento esercitino nel mondo il loro apostolato" (n. 2).