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La rivista italiana dei Padri Somaschi
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Aprile/Giugno 2004 - Nº 127 Redazione: Via San Girolamo Emiliani, 26 - 16035 RAPALLO-GE vitasomasca@somaschi.org |
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Il Punto |
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Turismo alternativo di Valerio FENOGLIO |
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Leggo in un e-mail
ricevuto alcuni giorni fa: “Un anno fa iniziava la
mia esperienza indiana... ancora non sapevo quanto
sarei cambiata con l’India...” Con queste frasi,
opportunamente smussate da eloquenti punti di
sospensione, Chiara L., una neolaureata lombarda,
riassume l’effetto personale ricavato da un trimestre
trascorso, con due amiche genovesi (Elisabetta e
Silvia), in una situazione di immersione totale nel
terzo mondo. Più precisamente: a servizio degli
street children del Premalaya Centre e degli
orfanelli del Suryodaya, due interessanti
realizzazioni sociali create dai Padri Somaschi nella
città di Bangalore, India meridionale. Si tratta di
un esempio, tra i mille possibili, di quel che viene
ormai chiamato “turismo alternativo”. Ebbene, questa
pagina avrebbe l’ambizione di far venire voglia di
turismo alternativo (anche solo 3 settimane) a tutti
i giovani (e meno giovani) a cui capiterà di leggerla.
Credo comunque che la testimonianza viva di Chiara e
compagne sia più convincente di ogni mio sforzo
oratorio. Debbo dire che ho ammirato queste ragazze,
avendo avuto modo di vederle all’opera. Ma ho
soprattutto ammirato il loro coraggio nel prendere
un’iniziativa decisamente anticonformista. A quanto
mi risulta, non sono molti gli studenti che a
conclusione del proprio curriculum accademico sanno
fare la scelta intelligente di regalarsi un viaggio
premio non nei soliti santuari del turismo
extraeuropeo, bensì a contatto con la realtà cruda,
sconvolgente ma estremamente viva e stimolante
dell’umanità del terzo mondo. Per un neolaureato che
ha trascorso quasi vent’anni sui banchi di scuola,
non c’è forse esperienza più istruttiva per
inaugurare la cosiddetta carriera (quante
precisazioni occorrerebbe fare su questa parola!) e
per capire dove sta la chiave del vero successo.
Perché, occorre dirlo, la chiave è una sola. Io posso
essere credente o meno, ma inevitabilmente la mia
vita sarà un successo nella misura in cui io sarò
capace di usarla e renderla significativa per gli
altri, anche a costo del mio apparente tornaconto
immediato. E’il diametrale rovesciamento del concetto
imperante di successo come auto-affermazione. Ma
questa, ahimè, è una lezione che non si trova sui
testi universitari di nessuna facoltà. La si impara a
diretto contatto con la realtà umana. Ed è una
lezione che è meglio assimilare il più presto
possibile, al fine di evitare deplorevoli errori
nell’affrontare irrinunciabili opzioni vitali quali,
ad esempio, il matrimonio e la pianificazione
familiare. Il discorso ci porterebbe molto lontano… q |