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Girolamo
Ardizzone e Meda de' Medi, medici, Giovanni Maria
Boccardo e Giovanni Battista Biso, mercanti, vollero
fortemente i Somaschi a Novi e si impegnarono a
pagare l'affitto della casa che li avrebbe ospitati,
a versare la cifra annua di L 1.200 genovesi e,
infine, a fornire per dieci anni, a titolo di
prestito, tutti i mobili necessari. La contropartita
consisteva nell'apertura di tre scuole di Grammatica,
Umanità e Retorica e nella celebrazione di una Messa
quotidiana secondo l'intenzione dei sopraddetti
signori.
Il 1º giugno 1649 il P. Giovanni Paolo Doria,
nominato Rettore, prese possesso della casa di
Giovanni Francesco Capanna concessa in affitto. Alla
fine di settembre arrivarono gli altri componenti
della Comunità religiosa: P. Girolamo Paggi, Maestro
di Retorica, P. Marco Antonio Campiano, maestro di
Umanità, P. Ludovico Accimatore. Maestro di
Grammatica, il fratello laico Francesco Minello e due
persone di servizio.
Dal momento che i patti stipulati non erano stati
scritti, di comune accordo le due parti convennero di
sentirsi libere da ogni impegno. I Padri restituirono
i mobili e, benché tutti appartenenti a nobili
famiglie genovesi, si adattarono alla meglio.
Stabilirono infine che l'opera si sarebbe mantenuta
con gli introiti degli alunni, delle rette di alcuni
convittori e con la celebrazione delle Messe. E
poiché non esisteva un locale per la preghiera, il P.
Generale, P. Giacomo Valtorta, concesse
l'autorizzazione per l'erezione di un Oratorio che il
Vescovo di Tortona, Monsignor Giovanni Francesco
Fossato, aperse al pubblico. A Natale fu solennemente
benedetto e dedicato alla Madonna di Loreto. Il suono
gioioso delle campane convocò per la prima volta un
buon numero di fedeli alle celebrazioni liturgiche.
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Il
Collegio San Giorgio
di
Novi Ligure
già dei Padri Somaschi |
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Ma vivere in affitto era troppo vincolante e sapeva
di provvisorio. I nostri Padri desideravano
acquistare uno stabile che permettesse loro di
sviluppare maggiormente l'opera. Nel 1655 si presentò
l'occasione di entrare in possesso della " Casa della
Signora Maina". Per motivi evidenti i Confratelli
della Maddalena di Genova acquistarono lo stabile e
lo cedettero in affitto ai Religiosi di Novi. In
seguito l'affitto fu commutato con la celebrazione
diaria di una Messa. Nell'occasione il P. Compiano
concorse all'acquisto della casa con un contributo
familiare di cento scudi d'argento. Non senza
controversie aprirono al pubblico una chiesina
dedicata a San Giorgio. Uno scampanio festoso accolse
Monsignor Carlo Settala che vi celebrò solennemente
la Messa di Pasqua. Poco tempo dopo, in occasione
della visita pastorale, entrò nella medesima
chiesetta a pregare e onorò con la sua presenza una
disputa di filosofia sostenuta dagli alunni del
collegio. Alla fine manifestò il suo compiacimento e
il suo plauso largheggiando in lodi.
Ben presto i nostri Religiosi si guadagnarono la
stima e l'affetto dei Novesi attendendo con scrupolo
e con zelo non solo all'insegnamento, con evidente
profitto degli alunni, ma anche all'apostolato della
predicazione e della carità con beneficio di tutta la
comunità civile. Incominciarono ad arrivare gli aiuti
di tanta gente ammirata dal fervore discreto dei
Padri. Aumentò la Famiglia religiosa: i Padri
passarono da quattro a sei e i Fratelli da uno a tre.
Si pensò allora ad espandersi. Nel 1673 a Genova si
tratta con il Sig. Antonio Grimaldi per dotare il
Collegio della Masseria "La Grimalda" situata in Novi.
L'anno seguente si concludeva favorevolmente il
negoziato con l'obbligo di una Messa e di tre
Anniversari. Ma il sogno segreto era quello di
costruire un Collegio ex-novo. In realtà già dal 1669
il P. Filippo Cambiaso disponeva di duecento
cinquanta scudi d'argento per tale scopo. Anche il
chierico Giorgio Piuma, in occasione della
Professione disponeva di L 1.000 per la stessa causa.
Ma fu il P. Angelo Spinola che nel 1689 portò a
termine la costruzione del Collegio ed innalzò dalle
fondamenta la chiesa annessa. In questa opera attinse
a piene mani al patrimonio familiare.
Se, con piacevole sorpresa, da un atto pubblico del
1708 veniamo a conoscenza che era… "unico Collegio
dello Stato della Serenissima", tuttavia grosse nubi
stavano per addensarsi sul lavoro paziente e benefico
dei Padri. La guerra dei sette anni coinvolse anche
Genova, per difendere i suoi diritti sul marchesato
di Finale, in un conflitto che chiamò in causa anche
Novi. L'esercito francese prese possesso del Collegio
e della Chiesa. I Padri e i convittori furono
sloggiati senza complimenti. Dovettero cercare
ricoveri di fortuna per tre mesi e diciannove giorni.
Al loro ritorno lo stabile mostrava tutto il degrado
di cui sono capaci le guerre. Ma le disgrazie non
vengono mai sole. Sei battaglioni dell'esercito del
Re di Sardegna presero il posto dei transalpini e…
non si comportarono meglio. Contributi, vettovaglie
per l'esercito, quattro convittori presi in ostaggio
e i seguito altri due, fu lo scotto che dovettero
pagare i Nostri. Perdurando la guerra il Collegio fu
chiuso. Il P. Rettore, P. Gaetano Isola, dovette
sparire perché si era macchiato della terribile colpa
di… aver protestato per le violenze subite. Gli altri
confratelli, di nascosto, continuavano a far scuola
ai giovani di Novi.
Finalmente il 13 Febbraio del 1749 gli Austriaci, che
nel frattempo avevano sostituito il Re di Sardegna,
abbandonarono la città. Si ritornò alla vita normale,
ma il lavoro da fare era immane.
L'impegno dei Religiosi fu ammirevole: in poco tempo
il Collegio riprese la sua attività di prima. Anche
il nostro Ordine contribuì alla rinascita mandando
dei Padri di indubbio valore. I due fratelli Laviosa,
P. Antonio Ricci, già Rettore del Clementino in Roma
e poi eletto Generale dell'Ordine, P. Bovoni e P.
Giuseppe Maria Salvi, ambedue di Novi, diedero nuovo
impulso e prestigio all'opera nostra. E i Novesi
apprezzarono: in occasione dell'elezione a Preposito
Generale del P. Camillo Bovone nel Capitolo Generale
del 1778 che si teneva al San Giorgio la città salutò
l'avvenimento con manifestazioni di gioia sincera e
singolare. Il neo-eletto godette di concerti musicali
eseguiti per tutta la notte… sotto la sua finestra! E
alla domenica seguente "Messa Granda" in chiesa con
tutte le Autorità.
I Novesi erano anche testimoni della bontà
dell'insegnamento dei Nostri. Nel 1779 nei giorni 21,
22 e 23 agosto gli alunni del San Giorgio tennero tre
dispute pubbliche di Filosofia e si dimostrarono
all'altezza della situazione rispondendo con
sicurezza e con disinvoltura a tutte le obbiezioni.
Inutile ricordare che le lodi, per alunni e
insegnanti, si sprecarono.
Ma i guai non erano finiti. Anche la Rivoluzione
francese fece la sua parte. In poco tempo il Collegio
fu depredato dei suoi argenti, della Villa Grimalda e
fu costretto a contribuzioni gravose e forzate. Il 15
agosto 1799 Novi fu teatro della battaglia tra
Austro-Russi e Francesi.Vinsero i primi e, ancora una
volta, il Collegio fu saccheggiato e i Padri e i
Convittori furono spogliati di ogni cosa. E la scena
si ripeté spesso, cambiavano soltanto i protagonisti.
Infine con un decreto del 10 settembre del 1810
Napoleone pensò bene di sopprimere gli Ordini
Religiosi. Il Collegio fu chiuso e i Padri furono
costretti e deporre l'abito religioso e a far ritorno
ai loro paesi natii. Ma prima di partire, si
guardarono negli occhi e decisero in cuor loro di
ritornare appena le condizioni politiche lo avrebbero
permesso.
Dopo quattro anni di gravi difficoltà ecco il ritorno
tanto desiderato. Nel 1814 il Sotto Prefetto, a nome
suo e della città, richiamò i Somaschi alla direzione
delle scuole. Si possono facilmente immaginare i
sentimenti che inondarono il cuore dei Padri Pagano,
Spinola e dei due fratelli Torriani! L'anno seguente,
passata Genova ai Savoia, il re Vittorio Emanuele I
concesse la riapertura della Chiesa e un anno dopo,
per mezzo della Deputazione agli Studi di Genova,
affidò ai Somaschi anche la direzione del Collegio
Reale di Genova. Primo rettore il P. Pagano. Non
molto tempo dopo fu riaperto anche il Convitto.
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