La rivista italiana

dei Padri Somaschi

 

Aprile/Giugno 2004 - Nº 127

Redazione: Via San Girolamo Emiliani, 26 - 16035 RAPALLO-GE vitasomasca@somaschi.org

Osservatorio

Laicità e laicismo

di Dorina e Nicolino TARTAGLIONE

La separazione tra Stato e religione torna di attualità , risvegliando atteggiamenti di contrapposizione spesso ritenuti superati, ma che in realtà sono forse soltanto assopiti, pronti a riemergere ogni volta che un fenomeno religioso o comunque attinente ad essa deve essere oggetto di un intervento legislativo statale.
Nel mese di febbraio la Francia ha sancito il divieto di usare simboli religiosi nella scuola.
Al di là della ratio condivisibile o meno della legge, deve rilevarsi che in Italia sulla scia delle polemiche relative al crocifisso in aula, molti hanno applaudito tale normativa, ritenendola pienamente attuativa del principio della libertà religiosa e rispettosa della laicità dello stato.
Tale atteggiamento, già manifestatosi all’epoca delle revisione del concordato nel 1985 con riferimento particolare all’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica, evidenzia una concenzione distorta del concetto di laicità, facendo emergere un laicismo sotto il quale si cela la volontà di far cadere un velo di silenzio su ciò che riguarda Dio e la religione in genere .
Infatti mentre la laicità implica una separazione tra stato e religione, consentendo però al fenomeno religioso di manifestarsi con il solo limite del rispetto della legge dello Stato, il laicismo vuole chiudere la religione nella sfera privata dell’individuo, togliendola ogni rilevanza sociale e culturale.
Un esempio recente ci è stato fornito dai commenti sulla recente legge in materia di fecondazione assistita, dove le posizioni cattoliche sono state oggetto di critiche roventi.
Pensando alla legge francese viene da chiedersi se vietare l’uso dei simboli religiosi sia un modo semplicistico per affrontare le sfide di una società multireligiosa, come se l’assenza di segni escludesse le sensibilità, lo stile di vita di un’esperienza religiosa e la sua influenza sulla società.
Di fronte a tali atteggiamenti il mondo cattolico sembra cadere in una dicotomia tra la scelta di dialogare con altre esperienze religiose e il timore di perdere anche in termini di prevalenza socio-culturale, l’identità cristiana.
In tale contesto storico il ritorno allo “stato di santità” affermato da san Girolamo appare presupposto indispensabile a livello di prassi di vita cristiana per riaffermare a livello socio-culturale che la Chiesa non può rinunciare a dare il suo giudizio morale quando ciò è richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime (GS n. 75) .
Riflettere sui nostri atteggiamenti di rinuncia o di svilimento del ruolo della Chiesa, come singoli e come comunità possono costituire un momento del cammino di conversione quaresimale.

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