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Se fosse toccato a san Girolamo scegliere il posto
più idoneo per un insediamento somasco in Sri Lanka,
anche un santo come lui avrebbe avuto solo
l’imbarazzo della scelta. Infatti l’isola presenta
una varietà quasi illimitata di possibili risposte,
tutte adeguate allo scopo di individuare un ambiente
naturale che -come la Somasca dei suoi tempi- potesse
definirsi “luogo di pace”.
Tuttavia oso pensare che il luogo concretamente
scelto dai primi somaschi venuti in questa nazione
asiatica, pur non essendo straordinario, avrebbe
facilmente incontrato l’approvazione del nostro
santo. Anzitutto la località è decisamente
tranquilla, nonostante la relativa vicinanza di altre
abitazioni e il fatto di trovarsi lungo una strada
abbastanza importante della cintura della città di
Kandy. Ma ci sono altre affinità che rendono agevole
l’accostamento del St Joseph Boys’ Centre alla
Valletta di Somasca. In entrambe le situazioni
topografiche da un lato troviamo la roccia viva a cui
la casa si aggrappa annidandosi tra gli anfratti
della montagna quasi in cerca di protezione materna.
Dall’altro lato la vista si apre verso uno scenario
di bellezza lacustre. La differenza sta soprattutto
nella toponomastica: qui non si tratta di “quel ramo
del lago di Como” di manzoniana memoria, bensì di uno
slargo artificiale lungo il corso del Mahaveli, il
fiume più importante dell’isola. La casa di Kandy ha
poi il vantaggio essere inserita in un habitat
naturale molto piu’ incontaminato, come doveva essere
Somasca ai tempi di Girolamo. Mentre scrivo queste
note (è la mattina di un giorno feriale ed i ragazzi
sono a scuola), gli unici rumori che giungono al mio
orecchio sono le voci delle varie specie di volatili
che affollano la zona, dagli usignoli e fringuelli
della selva circostante, ai corvi che gracchiano con
ininterrotta petulanza lungo le rive del fiume-lago.
Ad intermittenza variabile, poi, altri strumenti
minori entrano nella (bucolica) sinfonia: cinguettii,
pigolii, gemiti, squittii e starnazzi vari. Per
identificarli a dovere occorrerebbe la consulenza di
un esperto in ornitologia tropicale.
Come hanno fatto i Somaschi ad arrivare fin qui? Per
la verità, la scelta reale l’ha fatta …la provvidenza.
I Somaschi hanno solo accettato, con umile fiducia,
l’offerta che veniva loro fatta dal vescovo di Kandy
che alcuni anni addietro aveva proposto al Padre
Generale di stabilire una presenza somasca nella sua
diocesi, occupando una proprietà lasciata vacante da
una opera diocesana giunta ad estinzione. Fu così che
il 30 dicembre 1998 (secondo testimonianze orali da
me raccolte qua e là) i Somaschi diventavano parte
della realtà ecclesiale di Kandy nella persona di
fratel Eugene Libut, un giovane religioso filippino.
A lui dopo un po’ di tempo si associava un altro
intraprendente religioso spagnolo, p. José Luis
Moreno. Si trattava di una comunità somasca
contrassegnata da un alto livello di internazionalità,
tanto più che -dicono le chiacchiere giocose
dell’epoca- lo spagnolo ed il filippino per
intendersi meglio comunicavano …in italiano!, un
fenomeno piuttosto ricorrente nella cronaca di molte
fondazioni missionarie). I due coraggiosi religiosi
si rimboccavano immediatamente le maniche e, nello
stile del Fondatore, avviavano presto una piccola
opera di assistenza in favore di bambini orfani e
bisognosi della zona. A dare un valido aiuto -benché
temporaneo- venivano periodicamente inviati giovani
religiosi provenienti da altre zone del mondo somasco.
Soprattutto dall’India. Questo per ovvie ragioni di
vicinanza geografica e culturale, fino al punto che
un anno fa, al rientro dei “founding fathers” Eugene
e José Luis nelle rispettive province d’origine, la
fondazione di Kandy è passata sotto la responsabilità
della cosiddetta Region of India Somasca.
Ma lasciamo che sia uno di questi giovani
protagonisti a descrivere, con parole sue, come sta
vivendo questa esperienza a Kandy. Passo dunque la
parola al Br. Joseph Thambi Kakumanu, un somasco
nativo dello stato indiano dell’Andhra Pradesh, il
quale sta terminando il suo secondo anno di servizio
ai ragazzi del St Joseph Boys’ Center. Gli altri
religiosi somaschi del team sono p. Sebastian Paul,
superiore, e i brothers John Anand e Joseph Dixon.
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“una
reale speranza
per il futuro”
Come in ogni
nuova fondazione somasca, il nostro lavoro è
iniziato con l’offrire assistenza ed istruzione a
bambini orfani e bisognosi. Il termine "orfani"
oggi ha acquistato per noi somaschi una quantità
di nuovi significati, fino al punto di includere
tutta una gamma di situazioni minorili di disagio
: gli street children (ragazzi di strada), i
minori delinquenti, le vittime di abuso e di
precoce tossicodipendenza, i ragazzi poveri ed
abbandonati. Il nostro sforzo è quello di
prevenire e rimediare tali situazioni, senza fare
nessuna distinzione di razza, religione o casta.
Cerchiamo di aiutare i ragazzi a scoprire
l’importanza della crescita della persona nelle
sue tre dimensioni fondamentali: intellettuale,
umana e spirituale. Il nostro obiettivo è quello
di condurre i minori a noi affidati ad una
situazione personale di indipendenza e
autosufficienza.
I ragazzi sono accolti nel Centro ad un’età che va
dai 6 ai 10 anni. Questo al fine di poter avviare
un processo effettivo di educazione integrale fino
al raggiungimento della maggiore età (18 anni).
All’inizio del processo molti ragazzi manifestano
notevole difficoltà soprattutto nello studio. Si
trovano a dover superare ostacoli la lingua (se il
ragazzo è di etnia Tamil), la mancanza di
allenamento alle attività intellettuali. Ogni
situazione individuale viene studiata
accuratamente e vengono adottate soluzioni
adeguate al caso. La ricerca tende soprattutto a
metter in luce quale ruolo produttivo il ragazzo
potrà svolgere un domani. Quelli che fanno più
fatica nello studio vengono affidati alla cura di
persone qualificate che li seguono nel doposcuola.
Inoltre i ragazzi vengono incoraggiati a
partecipare a tutte le attività socio-scolastiche
che sembrano atte a sviluppare le loro doti e
abilità personali: sport, programmi culturali,
competizioni accademiche e non, seminari e simili.
Non viene trascurato l’aspetto spirituale ma
questo nello scrupoloso rispetto della religione
di famiglia del minore. Infatti la domenica i
ragazzi delle tre confessioni rappresentate al St
Joseph (cristiani, buddisti e induisti) vengono
accompagnati ai rispettivi centri di culto, dove
attendono pure il corso di istruzione religiosa,
se questo viene offerto. Un accento particolare
viene posto sui fondamentali valori umani quali il
rispetto reciproco, il dialogo, il perdono, la
collaborazione ed il senso di responsabilità. Si
cerca pure di creare un clima di famiglia,
soprattutto in funzione di quei ragazzi per i
quali l’esperienza familiare è stata carente o
negativa.
In questo lavoro siamo guidati dalla convinzione
che ogni ragazzo ha il diritto innato di crescere
in un ambiente di giustizia, pace e libertà. Ne
segue il diritto a godere di benefici quali
l’istruzione, la cura sanitaria, la sicurezza e la
protezione, ma soprattutto ad essere amato e
rispettato come persona.
Questo nostro lavoro è iniziato 4 anni fa, con un
gruppo di 10 ragazzi, il cui numero è ora salito a
16. Con il nuovo anno scolastico ci sarà un
ulteriore aumento numerico, che non andrà però
oltre le 20 presenze. Si tratta di un limite che
ci siamo imposti per ovvi motivi pedagogici, pur
nel rammarico di dover declinare le numerose
domande di ammissione che ci arrivano da tutto il
Paese. Ogni domanda viene studiata con molta cura,
in base a ben definiti criteri di priorità. Tale
studio comprende l’on-site visit (sopralluogo)
dell’ambiente da cui proviene il minore.
Abbiamo
talora constatato situazioni di estrema indigenza.
Per alcuni casi si è preferito adottare la
soluzione dell’ assistenza a distanza. Ci sono
inoltre alcuni ragazzi delle vicinanze che vengono
al Centro per le attività diurne e poi rientrano a
casa la sera.
Stiamo studiando la possibilità di costruire
dentro il compound del St Joseph un edifico che
possa servire da training center (laboratorio) per
addestrare i ragazzi in alcune attività tecnico-pratiche
specifiche, quali computer, elettronica, sartoria
e simili. |