La rivista italiana

dei Padri Somaschi

 

Aprile/Giugno 2004 - Nº 127

Redazione: Via San Girolamo Emiliani, 26 - 16035 RAPALLO-GE vitasomasca@somaschi.org

Nostre Opere

 

  Somasca - Casa Madre

ACM e BCM:

sigle sì, ma non solo!

di Maurizio BRIOLI

  I Somaschi in Sri Lanka (I)

La casa di Kandy:

nuovo “luogo di pace”   

di Giuseppina BONGINI

Somasca - Casa Madre
ACM e BCM: sigle sì, ma non solo!

di Maurizio BRIOLI

“Pezzi unici”

che ACM conserva:
 

ü le prime 5 lettere originali di S. Girolamo.

ü il Manoscritto 30.

ü i Libri degli Atti dal 1644 ad oggi.

ü molti voll. mss. relativi ai Processi di Beatificazione e Canonizzazione di S. Girolamo.

ü i libri parrocchiali (Battesimi, Matrimoni, Defunti, Stato delle anime) dal 1567 ad oggi.

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Un numero delle Regole dei Padri Somaschi prescrive specificamente la biblioteca della comunità: «Ogni casa abbia la biblioteca convenientemente dotata...»
La cosa può sembrare fuori luogo trattandosi di un libro che si occupa di argomenti prevalentemente spirituali. Ma... il motivo di tale disposizione viene precisato dopo dallo stesso numero di Regola: «...tenendo conto delle esigenze di studio e di ministero dei religiosi».
Perciò non sorprende che nelle nostre case, soprattutto nelle più antiche, e maggiormente nelle scuole, ci siano state biblioteche attrezzate e importanti, a disposizione sia dei religiosi sia degli studenti; anche perché, lungo i secoli, il culto della dottrina ha caratterizzato sempre l'Ordine somasco.
Con il passare del tempo, alcune di esse hanno acquisito particolare importanza non tanto per il numero rilevante dei volumi quanto per il valore che alcuni di essi rivestono per noi, per risalire alle origini, per comprendere meglio la nostra storia, per conoscere le fondamenta della spiritualità somasca.
Lo stesso ragionamento vale per l'archivio che ogni casa deve possedere (infatti, ogni comunità somasca è tenuta, a norma di Regola, a conservare in un archivio, come quelli dei notai, tutto ciò che è rilevante nella vita dell'opera e delle persone, dal giorno dell'apertura fino alla eventuale sua chiusura).

Alcuni di questi "archivi" si sono meritati l'appellativo di "storici" perché nel frattempo hanno raccolto il materiale di archivio da nostre case o collegi soppressi o chiusi. È questo il caso del nostro "Archivio storico" della Maddalena di Genova, voluto dal Capitolo Generale del 1829, sistemato nei primi anni del '900 dal P. Angelo Stoppiglia e per tanti anni arricchito dall'appassionato lavoro di raccolta e classificazione di documenti del P. Marco Tentorio. E così pure dell'altro, non meno importante: l'Archivio di Casa Madre di Somasca, di cui oggi vogliamo parlare.
  

La Biblioteca di Casa Madre (BCM)

Le origini dei fondi librari presenti attualmente in Casa Madre a Somasca (si tratta di circa 50.000 voll.) vanno ricercate in quel piccolo gruppo di libri dei primi del '500 e che portano sul frontespizio la nota di possesso "PAUPERUM SOMASCHAE" (cioè: di proprietà dei poveri di Somasca). Si tratta di circa una trentina di volumi che formavano il primo nucleo di testi in uso ed in possesso dei primi compagni di san Girolamo e dei loro collaboratori in Somasca: siamo attorno agli anni 1545 circa. Sappiamo che il p. Primo de Conti (collaboratore di san Girolamo a Como, umanista eruditissimo, in contatto con Erasmo da Rotterdam, delegato al Concilio di Trento, esegeta ecc.) lasciò molti suoi libri a Somasca, e molti in effetti sono tuttora presenti, con minuscole annotazioni manoscritte originali.
Possediamo poi l'elenco esatto dei libri presenti nella libreria dell'Accademia di S. Bartolomeo di Somasca nel 1599: si tratta di quasi 400 volumi, tra incunaboli e cinquecentine; molti di questi libri sono andati dispersi o trafugati o spostati di sede, ma molti (circa un centinaio) sono rimasti presenti nella Biblioteca di Casa Madre. Si sono poi nei secoli XVII e XVIII aggiunti molti volumi per lasciti privati o per acquisto.
Con la soppressione napoleonica di fine secolo si è salvato il salvabile, almeno per la parte più antica. Alla ripresa di inizio Ottocento, molti libri sono stati riscattati sulle bancarelle degli antiquari, molti sono di nuovo arrivati per lasciti di privati o di confratelli, e diversi volumi sono entrati in biblioteca da nostre case o collegi soppressi o chiusi: sono presenti dei piccoli fondi relativi a Spello, a Foligno, a Casale Monferrato, a S. Biagio in Montecitorio, a Bellinzona, a S. Leonardo di Bergamo ecc.
La Biblioteca di Casa Madre era stata nella metà del sec. XVIII sistemata in ampio salone e dotata di scansie lignee decorate; i volumi erano stati ricatalogati ed integrati, e molti anche rilegati ex novo. Dal 1989 circa, tutto il materiale è stato spostato nella nuova sede ricavata ad hoc nei locali più antichi del complesso di Casa Madre, quelli al primo piano del cosiddetto "vecchio collegio" o anche "S. Carlo", locali cioè che datano dalla fine del '500 se non prima, e che facevano parte del complesso del primo collegio che i Somaschi avevano realizzato, ai tempi del p. Bartolomeo Brocco, vista la presenza del Seminario che S. Carlo Borromeo aveva voluto istituire in Somasca per la sua Diocesi ed affidato ai Padri dal 1566 al 1579.
La nuova sistemazione ha comportato la sostituzione delle vecchie scansie lignee con più moderni scaffali metallici, e si è proceduto alla nuova catalogazione di tutto il materiale. Da un anno circa si sta rivedendo l'integrità dei fondi, la loro esatta catalogazione, la predisposizione di un catalogo informatizzato, la messa in opera in sede di computer utilizzabili anche per gli studiosi che accedono, per ora in forma ancora privata, alla nostra Biblioteca.

  

Nuovo mobiletto che contiene le cinque lettere di S. Girolamo e il Ms. 30. Una delle lettere di S. Girolamo incorniciate e sotto vetro (1895), con i sigilli della Curia Diocesana di Bergamo.
Pagina del Ms. 30 (capitolo di Brescia, 4 giugno 1536) esposta sopra il Cofanetto, opera di p. Calvi. Frontespizio del Libro degli Atti (1890-1900) della casa di Somasca.


L'Archivio di Casa Madre (ACM)

Per quanto riguarda l'Archivio, diciamo che storicamente si erano venuti formando in Casa Madre tre raccolte di materiale archivistico distinto, in riferimento all'ente che lo produceva: vi si era venuto creando l'archivio del Collegio di S. Bartolomeo (cioè della comunità religiosa di Casa Madre), l'archivio relativo all’annessa Parrocchia, e per ultimo in ordine di tempo l'archivio della Provincia lombardo veneta dei Padri Somaschi.
Questi tre fondi archivistici erano, anche fisicamente, ben distinti e collocati in tre parti diverse della casa, ed erano stati dotati di inventari in volumi cartacei distinti. Soprattutto i primi due archivi descritti, erano stati oggetto di riordino già nel lontano 1644 da parte dell'allora superiore p. Vincenzo Girelli, aiutato in questo lavoro paziente dall'allora novizio Gregorio De Ferrari (che sarà poi uno dei valenti scrittori della Vita di S. Girolamo). Un secondo riordino di questi due fondi si ebbe a partire dal 1823 per mano e per merito del p. Carlo Maranese, superiore e parroco nel tempo della rinascita della Congregazione dopo la bufera della soppressione napoleonica; costui si diede da fare per ottenere in copia legalizzata da notaio molti e molti documenti spettanti ai settori economico e fondiario della Casa e della Parrocchia, che erano stati requisiti dall'autorità civile. Ricostituì così, almeno per questo aspetto, molto materiale che sarebbe altrimenti sicuramente andato disperso. Dal 1847 in poi si venne creando infine il fondo dell'Archivio Provinciale della Provincia lombardo veneta, con serie di documenti almeno fino agli anni '60-'70 del Novecento. Accanto a questi fondi, è rimasto in sede anche molto materiale archivistico relativo al Noviziato, che funzionò in Somasca dal 1929 fino a qualche anno fa.
Per quanto riguarda la sistemazione di tutti questi fondi, va aggiunto che l'ultimo riordinamento è stato fatto nel 1988, unificando in un solo fondo tutti i documenti; questo fatto, comodo dal punto di vista logistico, ha però comportato la totale confusione per quanto riguarda la ricerca dei singoli documenti che finora erano sempre stati studiati e citati (anche nella nostra Rivista della Congregazione) secondo la antica segnatura.
Da un anno circa si sta procedendo alla esatta descrizione dei fondi presenti, alla predisposizione di un catalogo informatizzato e alla pulizia e decoro dei locali a ciò adibiti, così da rendere utili ed utilizzabili dagli studiosi i nostri fondi.

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I Somaschi in Sri Lanka (I)
La casa di Kandy: nuovo “luogo di pace”

di Valerio FENOGLIO e Joseph T. KAKUMANI


Se fosse toccato a san Girolamo scegliere il posto più idoneo per un insediamento somasco in Sri Lanka, anche un santo come lui avrebbe avuto solo l’imbarazzo della scelta. Infatti l’isola presenta una varietà quasi illimitata di possibili risposte, tutte adeguate allo scopo di individuare un ambiente naturale che -come la Somasca dei suoi tempi- potesse definirsi “luogo di pace”.
Tuttavia oso pensare che il luogo concretamente scelto dai primi somaschi venuti in questa nazione asiatica, pur non essendo straordinario, avrebbe facilmente incontrato l’approvazione del nostro santo. Anzitutto la località è decisamente tranquilla, nonostante la relativa vicinanza di altre abitazioni e il fatto di trovarsi lungo una strada abbastanza importante della cintura della città di Kandy. Ma ci sono altre affinità che rendono agevole l’accostamento del St Joseph Boys’ Centre alla Valletta di Somasca. In entrambe le situazioni topografiche da un lato troviamo la roccia viva a cui la casa si aggrappa annidandosi tra gli anfratti della montagna quasi in cerca di protezione materna. Dall’altro lato la vista si apre verso uno scenario di bellezza lacustre. La differenza sta soprattutto nella toponomastica: qui non si tratta di “quel ramo del lago di Como” di manzoniana memoria, bensì di uno slargo artificiale lungo il corso del Mahaveli, il fiume più importante dell’isola. La casa di Kandy ha poi il vantaggio essere inserita in un habitat naturale molto piu’ incontaminato, come doveva essere Somasca ai tempi di Girolamo. Mentre scrivo queste note (è la mattina di un giorno feriale ed i ragazzi sono a scuola), gli unici rumori che giungono al mio orecchio sono le voci delle varie specie di volatili che affollano la zona, dagli usignoli e fringuelli della selva circostante, ai corvi che gracchiano con ininterrotta petulanza lungo le rive del fiume-lago. Ad intermittenza variabile, poi, altri strumenti minori entrano nella (bucolica) sinfonia: cinguettii, pigolii, gemiti, squittii e starnazzi vari. Per identificarli a dovere occorrerebbe la consulenza di un esperto in ornitologia tropicale.
Come hanno fatto i Somaschi ad arrivare fin qui? Per la verità, la scelta reale l’ha fatta …la provvidenza. I Somaschi hanno solo accettato, con umile fiducia, l’offerta che veniva loro fatta dal vescovo di Kandy che alcuni anni addietro aveva proposto al Padre Generale di stabilire una presenza somasca nella sua diocesi, occupando una proprietà lasciata vacante da una opera diocesana giunta ad estinzione. Fu così che il 30 dicembre 1998 (secondo testimonianze orali da me raccolte qua e là) i Somaschi diventavano parte della realtà ecclesiale di Kandy nella persona di fratel Eugene Libut, un giovane religioso filippino. A lui dopo un po’ di tempo si associava un altro intraprendente religioso spagnolo, p. José Luis Moreno. Si trattava di una comunità somasca contrassegnata da un alto livello di internazionalità, tanto più che -dicono le chiacchiere giocose dell’epoca- lo spagnolo ed il filippino per intendersi meglio comunicavano …in italiano!, un fenomeno piuttosto ricorrente nella cronaca di molte fondazioni missionarie). I due coraggiosi religiosi si rimboccavano immediatamente le maniche e, nello stile del Fondatore, avviavano presto una piccola opera di assistenza in favore di bambini orfani e bisognosi della zona. A dare un valido aiuto -benché temporaneo- venivano periodicamente inviati giovani religiosi provenienti da altre zone del mondo somasco. Soprattutto dall’India. Questo per ovvie ragioni di vicinanza geografica e culturale, fino al punto che un anno fa, al rientro dei “founding fathers” Eugene e José Luis nelle rispettive province d’origine, la fondazione di Kandy è passata sotto la responsabilità della cosiddetta Region of India Somasca.
Ma lasciamo che sia uno di questi giovani protagonisti a descrivere, con parole sue, come sta vivendo questa esperienza a Kandy. Passo dunque la parola al Br. Joseph Thambi Kakumanu, un somasco nativo dello stato indiano dell’Andhra Pradesh, il quale sta terminando il suo secondo anno di servizio ai ragazzi del St Joseph Boys’ Center. Gli altri religiosi somaschi del team sono p. Sebastian Paul, superiore, e i brothers John Anand e Joseph Dixon.

   

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“una reale speranza
per il futuro”

Come in ogni nuova fondazione somasca, il nostro lavoro è iniziato con l’offrire assistenza ed istruzione a bambini orfani e bisognosi. Il termine "orfani" oggi ha acquistato per noi somaschi una quantità di nuovi significati, fino al punto di includere tutta una gamma di situazioni minorili di disagio : gli street children (ragazzi di strada), i minori delinquenti, le vittime di abuso e di precoce tossicodipendenza, i ragazzi poveri ed abbandonati. Il nostro sforzo è quello di prevenire e rimediare tali situazioni, senza fare nessuna distinzione di razza, religione o casta. Cerchiamo di aiutare i ragazzi a scoprire l’importanza della crescita della persona nelle sue tre dimensioni fondamentali: intellettuale, umana e spirituale. Il nostro obiettivo è quello di condurre i minori a noi affidati ad una situazione personale di indipendenza e autosufficienza.
I ragazzi sono accolti nel Centro ad un’età che va dai 6 ai 10 anni. Questo al fine di poter avviare un processo effettivo di educazione integrale fino al raggiungimento della maggiore età (18 anni).
All’inizio del processo molti ragazzi manifestano notevole difficoltà soprattutto nello studio. Si trovano a dover superare ostacoli la lingua (se il ragazzo è di etnia Tamil), la mancanza di allenamento alle attività intellettuali. Ogni situazione individuale viene studiata accuratamente e vengono adottate soluzioni adeguate al caso. La ricerca tende soprattutto a metter in luce quale ruolo produttivo il ragazzo potrà svolgere un domani. Quelli che fanno più fatica nello studio vengono affidati alla cura di persone qualificate che li seguono nel doposcuola. Inoltre i ragazzi vengono incoraggiati a partecipare a tutte le attività socio-scolastiche che sembrano atte a sviluppare le loro doti e abilità personali: sport, programmi culturali, competizioni accademiche e non, seminari e simili.
Non viene trascurato l’aspetto spirituale ma questo nello scrupoloso rispetto della religione di famiglia del minore. Infatti la domenica i ragazzi delle tre confessioni rappresentate al St Joseph (cristiani, buddisti e induisti) vengono accompagnati ai rispettivi centri di culto, dove attendono pure il corso di istruzione religiosa, se questo viene offerto. Un accento particolare viene posto sui fondamentali valori umani quali il rispetto reciproco, il dialogo, il perdono, la collaborazione ed il senso di responsabilità. Si cerca pure di creare un clima di famiglia, soprattutto in funzione di quei ragazzi per i quali l’esperienza familiare è stata carente o negativa.
In questo lavoro siamo guidati dalla convinzione che ogni ragazzo ha il diritto innato di crescere in un ambiente di giustizia, pace e libertà. Ne segue il diritto a godere di benefici quali l’istruzione, la cura sanitaria, la sicurezza e la protezione, ma soprattutto ad essere amato e rispettato come persona.
Questo nostro lavoro è iniziato 4 anni fa, con un gruppo di 10 ragazzi, il cui numero è ora salito a 16. Con il nuovo anno scolastico ci sarà un ulteriore aumento numerico, che non andrà però oltre le 20 presenze. Si tratta di un limite che ci siamo imposti per ovvi motivi pedagogici, pur nel rammarico di dover declinare le numerose domande di ammissione che ci arrivano da tutto il Paese. Ogni domanda viene studiata con molta cura, in base a ben definiti criteri di priorità. Tale studio comprende l’on-site visit (sopralluogo) dell’ambiente da cui proviene il minore.

Abbiamo talora constatato situazioni di estrema indigenza. Per alcuni casi si è preferito adottare la soluzione dell’ assistenza a distanza. Ci sono inoltre alcuni ragazzi delle vicinanze che vengono al Centro per le attività diurne e poi rientrano a casa la sera.
Stiamo studiando la possibilità di costruire dentro il compound del St Joseph un edifico che possa servire da training center (laboratorio) per addestrare i ragazzi in alcune attività tecnico-pratiche specifiche, quali computer, elettronica, sartoria e simili.

     
Ci incoraggia molto il fatto di poter constatare come i nostri ragazzi realmente progrediscano di giorno in giorno sotto il profilo socio-psicologico, sviluppando autostima e coscienza della dignità personale, come pure: stabilità emotiva, responsabilità, capacità di leadership, cura per l’ordine, la sicurezza, l’igiene e la salute, avversione alla violenza ed alla precarietà della vita di strada. Abbiamo ragione di sperare che una volta usciti dal St Joseph Boys’ Center, questi ragazzi non solo siano capaci di una vita autonoma e dignitosa, ma possano costituire per la travagliata nazione srilankese "a real hope for the future" (una reale speranza per il futuro).

Joseph Thambi KAKUMANU.

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