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In una sua breve ma incisiva nota, l'Anonimo, lo
sconosciuto amico di Girolamo, il quale appena a
Venezia giunge la notizia della sua morte, prende
carta e penna e ne delinea i tratti salienti della
sua attività e soprattutto lo spirito che ne aveva
animato l'opera e i gesti, scrive: "eletti alcuni
fanciulli di quelli ch'andavano mendicando, pigliò
una bottega appresso san Rocco, ove aperse una tal
scola qual mai fu degno di vedere Socrate con tutta
la sua sapienza. Quivi non Platone o Aristotele
insegnavano le scienze loro vane, ma s'insegnava come
per fede in Cristo et per imitazione della santa vita
sua l'huomo si faccia abitacolo dello Spirito Santo,
figliuolo et erede di Dio." (An 11, 1-8).
Girolamo sente l'esigenza per i suoi ragazzi di un
luogo "particolare": un luogo di apprendimento. "Havevasi
egli condotti alcuni maestri ch'insegnavano a far
brocche di ferro…". E soprattutto un luogo di
educazione di questi fanciulli, ispirato ai valori
del vangelo.
Oggi, il momento formativo ed educativo, nella nostra
società, oltre alla famiglia che rimane il primo e
insostituibile responsabile dell'educazione dei figli,
è demandato in modo particolare alla scuola; ma il
contesto odierno della scuola sembra segnato da un
profondo disagio.
Nel nostro mondo scolastico si percepisce una diffusa
fatica sia da parte degli insegnanti, che si sentono
demotivati e vedono frustrato il loro compito
educativo, sia dalle famiglie che vivono la
difficoltà ad essere parte attiva della comunità
educativa scolastica.
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cui, le famiglie, animate da questi religiosi, si
giocano maggiormente, sull'esempio della paternità di
San Girolamo, in primo piano, per garantire ai loro
figli e a tutti un'educazione su valori ben chiari e
universali?
La tradizione educativa cattolica ribadisce, da
sempre e con forza, la centralità della persona umana.
Ciò significa che l'attenzione del progetto educativo
deve volgersi alla persona umana nella sua interezza.
Per essa la persona non è solo la somma delle sue
dimensioni orizzontali, ma è la loro armonica
composizione con gli aspetti etici, spirituali e
religiosi della realtà umana.
Il riscoperto primato dell'educazione motiva
ulteriormente i cristiani a essere presenti con il
loro apporto originale nella scuola, valorizzando gli
spazi di responsabilità nel territorio che
l'autonomia consente
A riguardo la pedagogia cristiana (vedi San Girolamo)
e la scuola cattolica hanno un ricco patrimonio da
spendere a servizio di tutti.
Una società come la nostra, caratterizzata dallo
sviluppo scientifico e tecnologico, infatti richiede
delle risposte adeguate e mette in evidenza la
necessità di un'educazione che sappia formare
personalità forti e responsabili, capace di portare i
giovani a formarsi una sana e robusta concezione di
vita in cui i valori spirituali, religiosi ed umani
non siano estranei.
Una formazione che non tenga conto dell'uomo e
conseguentemente del necessario agire morale
comprometterebbe il futuro dell'umanità.
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Il cuore del disagio della scuola può essere
individuato nel fatto che essa diventa sempre più
luogo di trasmissione di un "insegnamento", di "nozioni
di sapere", e nell'offuscamento, (auguriamoci non la
perdita) del senso dell'educazione. Ciò è da legare
strettamente allo smarrimento dei valori, soprattutto
di quelli che sostengono le scelte di vita: la
famiglia, il lavoro, la morale in generale, e così
l'educazione soffre del diffuso soggettivismo e del
diffuso relativismo morale.
Spesso alla scuola si chiede di essere semplicemente
"istruttiva", cioè capace di fornire strumenti
conoscitivi e di far "funzionare" le "risorse umane"
nel complesso sistema economico del nostro mondo.
Di fronte a questi problemi quale la risposta
responsabile come laici cristiani?
Non è forse auspicabile il ritorno ad un impegno più
incisivo da parte di insegnanti e famiglie che si
ispirano ai valori del Vangelo per ridare il primato
all'aspetto "educativo" nella scuola? A ridare
"vigore" a quelle istituzioni che passano come "scuole
cattoliche", un tempo gestite e condotte quasi
esclusivamente da ordini o congregazioni religiose
sia femminili che maschili, che in questo avevano
posto la loro missione educatrice, ma oggi
impensabili per vari motivi, che si possano delegare
esclusivamente a loro? Non è forse giunto il momento
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