La rivista italiana

dei Padri Somaschi

 

Luglio/Agosto 2004 - Nº 128

  

Redazione: Via San Girolamo Emiliani, 26 - 16035 RAPALLO-GE

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Cari Amici

 

“...aprì una scuola a san Rocco.”

   

di Eufrasio COLOMBO

 

In una sua breve ma incisiva nota, l'Anonimo, lo sconosciuto amico di Girolamo, il quale appena a Venezia giunge la notizia della sua morte, prende carta e penna e ne delinea i tratti salienti della sua attività e soprattutto lo spirito che ne aveva animato l'opera e i gesti, scrive: "eletti alcuni fanciulli di quelli ch'andavano mendicando, pigliò una bottega appresso san Rocco, ove aperse una tal scola qual mai fu degno di vedere Socrate con tutta la sua sapienza. Quivi non Platone o Aristotele insegnavano le scienze loro vane, ma s'insegnava come per fede in Cristo et per imitazione della santa vita sua l'huomo si faccia abitacolo dello Spirito Santo, figliuolo et erede di Dio." (An 11, 1-8).
Girolamo sente l'esigenza per i suoi ragazzi di un luogo "particolare": un luogo di apprendimento. "Havevasi egli condotti alcuni maestri ch'insegnavano a far brocche di ferro…". E soprattutto un luogo di educazione di questi fanciulli, ispirato ai valori del vangelo.
Oggi, il momento formativo ed educativo, nella nostra società, oltre alla famiglia che rimane il primo e insostituibile responsabile dell'educazione dei figli, è demandato in modo particolare alla scuola; ma il contesto odierno della scuola sembra segnato da un profondo disagio.
Nel nostro mondo scolastico si percepisce una diffusa fatica sia da parte degli insegnanti, che si sentono demotivati e vedono frustrato il loro compito educativo, sia dalle famiglie che vivono la difficoltà ad essere parte attiva della comunità educativa scolastica.

cui, le famiglie, animate da questi religiosi, si giocano maggiormente, sull'esempio della paternità di San Girolamo, in primo piano, per garantire ai loro figli e a tutti un'educazione su valori ben chiari e universali?

La tradizione educativa cattolica ribadisce, da sempre e con forza, la centralità della persona umana. Ciò significa che l'attenzione del progetto educativo deve volgersi alla persona umana nella sua interezza.
Per essa la persona non è solo la somma delle sue dimensioni orizzontali, ma è la loro armonica composizione con gli aspetti etici, spirituali e religiosi della realtà umana.
Il riscoperto primato dell'educazione motiva ulteriormente i cristiani a essere presenti con il loro apporto originale nella scuola, valorizzando gli spazi di responsabilità nel territorio che l'autonomia consente
A riguardo la pedagogia cristiana (vedi San Girolamo) e la scuola cattolica hanno un ricco patrimonio da spendere a servizio di tutti.
Una società come la nostra, caratterizzata dallo sviluppo scientifico e tecnologico, infatti richiede delle risposte adeguate e mette in evidenza la necessità di un'educazione che sappia formare personalità forti e responsabili, capace di portare i giovani a formarsi una sana e robusta concezione di vita in cui i valori spirituali, religiosi ed umani non siano estranei.
Una formazione che non tenga conto dell'uomo e conseguentemente del necessario agire morale comprometterebbe il futuro dell'umanità.

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Il cuore del disagio della scuola può essere individuato nel fatto che essa diventa sempre più luogo di trasmissione di un "insegnamento", di "nozioni di sapere", e nell'offuscamento, (auguriamoci non la perdita) del senso dell'educazione. Ciò è da legare strettamente allo smarrimento dei valori, soprattutto di quelli che sostengono le scelte di vita: la famiglia, il lavoro, la morale in generale, e così l'educazione soffre del diffuso soggettivismo e del diffuso relativismo morale.

Spesso alla scuola si chiede di essere semplicemente "istruttiva", cioè capace di fornire strumenti conoscitivi e di far "funzionare" le "risorse umane" nel complesso sistema economico del nostro mondo.
Di fronte a questi problemi quale la risposta responsabile come laici cristiani?
Non è forse auspicabile il ritorno ad un impegno più incisivo da parte di insegnanti e famiglie che si ispirano ai valori del Vangelo per ridare il primato all'aspetto "educativo" nella scuola? A ridare "vigore" a quelle istituzioni che passano come "scuole cattoliche", un tempo gestite e condotte quasi esclusivamente da ordini o congregazioni religiose sia femminili che maschili, che in questo avevano posto la loro missione educatrice, ma oggi impensabili per vari motivi, che si possano delegare esclusivamente a loro? Non è forse giunto il momento in