La rivista italiana

dei Padri Somaschi

 

Luglio/Agosto 2004 - Nº 128

  

Redazione: Via San Girolamo Emiliani, 26 - 16035 RAPALLO-GE

vitasomasca@somaschi.org

Nostra storia

Girolamo Miani
fece dono della scuola ai più piccoli e ai più poveri

di Renato CIOCCA

  


Certamente una delle intuizioni più geniali, e al tempo stesso più rivoluzionaria,

del carisma di S. Girolamo Miani fu quella di togliere dalla strada i fanciulli abbandonati

e prendersene cura in prima persona con cuore di Padre.

All'inizio li raccolse in casa sua; aumentando il loro numero,

prese in affitto un magazzino a San Basilio.

Ma prima, a San Rocco, prese forma una istituzione che diventerà paradigmatica.

   

L'Anonimo nella sua "Vita del Clarissimo Signor Girolamo Miani Gentil Huomo Venetiano" con simpatica naturalezza ci confida di aver fruito per molto tempo dell'amicizia del Santo, "…il quale in vita mi amò,quanto io non era degno, et col quale io lungamente sono vissuto…". Pochi giorni dopo la morte del Miani, mette mano a tramandarne la vita identificandola con le opere cristiane. "Mi mancherebbe il tempo s'io volessi narrare particolarmente tutte l'opre sue cristiane. Nelle quali avendo egli speso tutto quel c'havea…". Sempre secondo l'Anonimo Dio si era servito della terribile carestia del 1528 per "…svegliare gl'animi degl'Italiani immersi nel sonno profondo de' vitii abominevoli…" e per preparare "… dolce occasione al suo nuovo soldato d'imitar il suo capitano Cristo Gesù et di guadagnarsi il cielo."
Girolamo rende conto al nipote, fin nei minimi particolari, del commercio della lana, che gli lascia, si veste di panni grossolani e… "eletti alcuni fanciulli di quelli ch'andavano mendicando, pigliò una botega appresso San Rocco, ove aperse una tal scola qual mai fu degno di veder Socrate con tutta la sua sapienza. Quivi non Platone o Aristotele insegnavano le scienze loro vane, ma s'insegnava come per fede in Cristo et per imitatione della santa vita sua l'huomo si faccia abitacolo dello Spirito Santo, figliuolo et erede di Dio."
Tocca il cuore l'ammirazione per l'Amico e l'entusiasmo col quale descrive la scuola "nuova" del Miani che dovrà rivoluzionare la vita di tanti piccoli infelici e ridare loro la dignità di persone e di cristiani. Ma, subito, l'autore ritorna alla realtà quotidiana: "Haveagli egli condotti alcuni maestri ch'insegnavano a far brocche di ferro, con la qual'arte se stesso e i fanciulli suoi essercitava…" In queste poche righe appare lampante che la casa di S. Rocco assumeva la fisionomia di una scuola di vita, dove oltre ai maestri, grande importanza rivestivano l'esempio del Miani e lo studio della dottrina cristiana. Nasce l'istituto in concomitanza con la scuola che non solo insegna a leggere e scrivere, ma avvia pure al lavoro, alla conoscenza della dottrina e della pratica cristiana e all'apprendimento di un mestiere per vivere decorosamente. La cultura cessa all'improvviso di essere privilegio del clero e dei nobili per diventare mezzo di innalzamento sociale dei poveri, degli abbandonati, degli ultimi. Una vera rivoluzione copernicana!

Da Venezia il Miani passa a Verona, Brescia, Bergamo, Milano, Somasca, Como, Pavia e con l'aiuto di collaboratori religiosi e laici fonda case sull'esempio di san Rocco. Quando è lontano nelle lettere che scrive ai suoi compagni raccomanda di vigilare attentamente affinché gli orfanelli si esercitino nella lettura e nella scrittura. Bernardin era l'orfanello che doveva essere marcato a uomo, perché molto svogliato e… furbo!
Dopo la morte del Fondatore ci fu un momento di incertezza causata dalla mancanza della "guida" e dalle inevitabili difficoltà degli inizi. Ma il desiderio di non disperdere il patrimonio di santità lasciato dal Miani, e il proposito di seguirne l'esempio con tutte le forze, spinse i Nostri a dedicarsi anima e corpo all'educazione cristiana e culturale di tanti infelici. La competenza e la passione dei Somaschi con le quali si dedicavano alla cura dei fanciulli ben presto divenne di dominio pubblico e da moltissime città d'Italia fu richiesta la loro opera. Valga per tutte quello che scrive Gregorio XIII nella Bolla, in data 15 ottobre 1583, di fondazione del Collegio Gallio di Como: "…e così essendo noto che ad assumere questo incarico sono molto idonei i Chierici Regolari della Congregazione di Somasca, perché l'esperienza ha già provato che essi sono molto pratici ad allevare, sempre a onore e frutto della gioventù…" Detto da un Papa… Ma la sua lunga storia testimonia il prezioso e paziente lavoro educativo dei Somaschi. È l'unico collegio che dall'anno della sua fondazione è rimasto aperto ininterrottamente fino ai nostri giorni e ha formato e continua a formare numerosi alunni che si sono distinti e si distinguono nel campo della santità, della scienza, dell'arte e in ogni professione. Tra tutti spiccano san Luigi Guanella, il beato G. B. Scalabrini e il poeta Giovanni Bertani.
 

 

 

 

Portone del Collegio Gallio -Como (particolare)

 

 

 

Istituto Emiliani - Rapallo


Nel 1569, non molti anni dopo la morte del Fondatore, la Compagnia era diffusa in sette regioni d'Italia e contava già 24 residenze: Veneto (Venezia, Vicenza); Lombardia (Brescia, Bergamo, Milano, Pavia, Somasca, Mantova, Cremona); Piemonte (Biella, Vercelli, Tortona); Liguria (Savona, Genova); Emilia (Ferrara, Piacenza, Reggio); Marche (Recanati); Lazio (Roma), di cui diciotto per orfani. Nel medesimo anno furono cedute a Istituti femminili la cura delle orfane e delle convertite che la carità del Miani non aveva minimamente pensato a discriminare. Resta così affidata ai Somaschi esclusivamente la cura della gioventù maschile.
Già una disposizione del 1560 prescriveva che "in tutte le opere li putti di ingegno si ammaestrino nel leggere a tavola, nella grammatica di Donato e nello scrivere le feste." Si insegnavano "le lettere e la grammatica e l'abaco." Il maestro di grammatica doveva essere un Padre, ma non il Rettore, come risulta dai "Capitoli sopra il governo delli poveri orfani di S. Martino di Porta Nuova di Milano del 24 Novembre 1585." Si trattava di una scuola regolarmente impostata che impegnava tutta la giornata del Maestro. Gli rimaneva giusto il tempo per la celebrazione della S. Messa e per ascoltare la domenica le confessioni (e noi abbiamo scoperto il tempo pieno!). Che gli orfani studiassero non era un'eccezione, anzi l'orfanotrofio di Roma rendeva obbligatoria l'istruzione per tutti. E spesso accadeva che, accanto agli orfani, fanciulli poveri venissero ammessi gratuitamente alla scuola. Non mancava chi, attratto dall'esempio dei Religiosi, entrasse in Congregazione e dedicasse a sua volta la vita a beneficio degli orfani.
Fu tanta la stima che i Somaschi si attirarono che giunsero proposte di allargare il raggio d'azione. I seminari avevano bisogno di formatori che applicassero le direttive tridentine e preparassero alla Chiesa pastori secondo il cuore di Dio. Oltre ai propri numerosi seminari sparsi in tutta l'Italia venne affidata ai Somaschi la direzione del Seminario diocesano di Venezia dal quale uscirono uomini illustri come Gaspare Gozzi e Ugo Foscolo. Anche i collegi per i nobili decaduti e no come l'Accademia dei Nobili alla Giudecca,a Venezia, e il Clementino a Roma, nonché le Accademie Militari di Torino, Racconigi e Napoli passarono alla direzione dei Somaschi. È questo il periodo di maggior splendore, che va dal 1550 al 1750, in cui i seguaci del Miani si aprirono indistintamente a tutta la gioventù. È doveroso ricordare però che gli orfani e i fan-ciulli poveri non vennero mai trascurati.

 

 

 

 

 

Istituto s. Girolamo Emiliani -Corbetta

 

 

 

 

 

 

Centro di Formazione Professionale - Albate.Como


È del 1769 l'elenco delle opere che conta una ventina di Collegi su sessanta case religiose, compresi i tre ospedali di Venezia (degli Innocenti, dei Mendicanti e di S. Giovanni e Paolo). Vi erano rappresentate le città di Roma, Ferrara, Napoli, Genova, Milano, Como, Cremona, Trento, Brescia, Bergamo, Vicenza, Padova, Treviso e Venezia. Ma anche località più umili come Velletri, Amelia, Camerino, Macerata, Novi Ligure, Fossano, Vercelli, Casale, Tortona, Alessandria, Biella, Piacenza, Vigevano, Merate, Rivolta, Somasca, Salò, Feltre, Cividale.
La rivoluzione francese stroncò senza pietà le Istituzioni ecclesiastiche, si impossessò dei beni e ridusse allo stato laicale i loro membri. Il Congresso di Vienna migliorò la situazione ma, poco dopo, nel regno di Piemonte e Sardegna la situazione peggiorò. Il 29 Maggio 1855 fu emanata la famosa "Legge contro i conventi": veniva ritirata l'approvazione governativa a tutti gli Ordini religiosi che non avevano per Regola la cura dei poveri e l'insegnamento. Seguirono altre leggi del 1866 e 1867 dello stesso stampo. Le perdite furono gravissime. Ma nel frattempo si notavano i primi segni di ripresa. Nel 1869, a Spello, cittadina dell'Umbria, si apriva il Collegio Rosi e più tardi veniva dotato di una splendida residenza estiva, l'attuale Villa Fidelia. Nel 1850 l'Amministrazione comunale di Rapallo affidava l'insegnamento nelle scuole pubbliche ai Somaschi: nasceva così il Collegio S. Francesco che tanta parte ebbe ed ha ancora nell'istruzione e nell'educazione della gioventù del Tigullio. Si era salvato dalle soppressioni perché il Comune aveva ceduto alla Congregazione soltanto l'uso dei locali trattenendone la proprietà.
Il secolo XX segnò la lenta ripresa L'intuito e la lungimiranza del P. Giovan Battista Moretti portarono all'acquisto, nel 1890, della chiesa e dei locali annessi che divennero poi il Collegio Emiliani di Nervi, istituzione educativa meritatamente famosa e cara alla città di Genova. Due anni dopo anche la Svizzera ebbe il suo collegio, Dante Alighieri, diretto dai Somaschi, poi mutato in Francesco Soave. Nel 1928 Foligno offrì il Collegio Sgariglia: il bene operato da questa Istituzione è testimoniato ancora oggi dall'affetto della cittadinanza, anche se il Collegio fu chiuso nel 1971. Ma fu anche il secolo delle aperture all'estero. Centro America e Messico segnarono l'inizio di una nuova espansione. Il passo per l'America del Sud fu naturale. Non possiamo dimenticare i grandi Collegi della Spagna degli anni '50 e '60 e, infine, le opere nelle Filippine. Poi, ancora difficoltà fino ai giorni nostri.
Una cosa è certa. Nella scuola non è mai venuta meno l'attenzione ai più bisognosi. Forse da parte nostra sta venendo meno quella voglia, logorante, ma altamente gratificante, di condividere la vita con i nostri ragazzi...

q