La rivista italiana

dei Padri Somaschi

 

Luglio/Agosto 2004 - Nº 128

  

Redazione: Via San Girolamo Emiliani, 26 - 16035 RAPALLO-GE

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Osservatorio

Famiglia e riforma scolastica

di Dorina e Nicolino TARTAGLIONE

Quale sarà il futuro scolastico dei nostri figli?
Questa è la domanda che probabilmente tutte o quasi le famiglie italiane si pongono davanti alla cosiddetta Legge Moratti, che ha radicalmente modificato il panorama della scuola italiana. L’atteggiamento prevalente appare di incomprensione e di confusione. La terminologia usata per indicare i gradi e gli ordini di scuola esprime un cambiamento forte, una “rivoluzione” di difficile comprensione per la maggior parte delle persone, ormai abituate a un sistema scolastico che aveva mantenuto una struttura organizzativa determinata. Il dibattito mediatico, strumentalizzato in chiave politica, non ha aiutato le persone a comprendere esattamente i criteri fondanti la riforma con la conseguenza che le legittime espressione di consenso o dissenso risultano parziali e discutibili. Nella nostra riflessione ci sembra opportuno evidenziare due aspetti sui quali la maggioranza dei genitori è chiamata a modificare il rapporto con l’istituzione scolastica.
Il primo è rappresentato da un passaggio culturale avente ad oggetto l’accettazione del cambiamento. Si tratta di comprendere che il sistema formativo vigente, basato sullo schema formazione-diploma-lavoro, è inadeguato al tipo di società attuale, caratterizzata da uno sviluppo della tecnologia dell’informazione, dalla mondializzazione dell’economia, dalla diffusione di prodotti tecnologici. In questa prospettiva è necessario che il percorso formativo sia individualizzato, cioè tenga conto delle capacità, delle attitudini del singolo allievo, mettendolo in condizione di sviluppare ed applicare tutte le sue prerogative, considerando anche il territorio, il contesto sociale in cui è inserito. Il termine chiave della riforma è infatti competenza, cioè la dimostrazione di saper applicare le proprie capacità e conoscenze acquisite. Occorre anche tener presente che la formazione non è compito esclusivo della scuola, ma anche di altre agenzie educative.
Ecco allora emergere il secondo aspetto della riforma per la famiglia: la sfida di partecipare più attivamente all’istruzione dei figli, fornendo ai docenti tutte le informazioni necessarie per individuare le attitudini-capacità dei propri figli, per illustrarne gli interessi, le modalità di conoscenza al fine di collaborare alla redazione del piano di studio personale.
Ciò richiede un maggior impegno nella conoscenza diretta dei propri figli. Non esiste solo un programma, non ci si può più limitare a chiedere se va bene o male a livello di condotta e di profitto, ma occorre conoscere attentamente anche gli stili di apprendimento del proprio figlio, abbandonando le deleghe in bianco alla scuola.
Un altro aspetto da valorizzare è la possibilità di inserire nel percorso scolastico esperienze lavorative, che costituiscono parte integrante del percorso formativo, avente pari dignità del lavoro in classe. L’alternanza scuola-lavoro costituisce un possibile rimedio contro la dispersione scolastica, in quanto può aiutare gli studenti a recuperare una motivazione all’apprendimento. Le famiglie hanno una risorsa notevole nel poter far effettuare ai figli tali esperienze formative, che consolidano o producono conoscenze teoriche. Naturalmente la famiglia non può trascurare le difficoltà di realizzazione della riforma: la scarsità delle risorse, l’inadeguatezza dei locali, soprattutto al centro e nel sud del paese dove non esistono spazi per i cosiddetti laboratori, per le attività motorie, per le pause dove è presente l’organizzazione a tempi lunghi della giornata. La possibilità di scelta di corsi opzionali genera responsabilità nella famiglia ma anche cambiamenti difficili soprattutto per i più piccoli: infatti per volere dei genitori le classi potrebbero ritrovarsi smembrate in alcune ore con relative problematiche legate ad entrate ed uscite degli alunni da scuola e poi ricomposte in altre ore. E se alla famiglia non piace il piano proposto dalla scuola?
E gli insegnanti ai quali è stato chiesto per anni una maggiore qualificazione specifica nelle discipline insegnate ora come potranno improvvisare attività diverse?
Inoltre l’obiettivo della riforma scolastica richiederebbe un maggior riconoscimento della professione docente, che invece è costretta a convivere con il taglio agli organici, la conseguente riduzione dei posti di lavoro e la mobilità dei docenti che incide sulla efficacia del servizio.
Sicuramente una valutazione della riforma potrà essere effettuata quando sarà entrata a pieno regime, tuttavia l’attenzione alla singola persona-alunno rappresenta una scelta significativa che chiama la famiglia, soprattutto quella cristiana, a realizzare nella quotidianità dell’istruzione dei figli il passaggio dalla trasmissione della fede alla sua inculturazione, per aiutare i figli a scoprire l’attualità della Buona Novella in ogni momento storico.

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