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Forse
se ne sono già dispersi gli echi, come, d'altra
parte, succede spesso di fronte agli atti più
barbarici o alle catastrofi naturali più drammatiche:
se ne parla e straparla, sprecando parole e facendo
anche molta retorica su fatti ed eventi che avrebbero
bisogno di misura e di pensosa attenzione; ma passato
un po' di tempo, lentamente, non se ne parla più. Non
perché non sussistano più motivi, ma perché ci si è
fatta l'abitudine e l'argomento non fa più notizia. È
drammatico dover ammettere che l'umanità sia capace
di glissare sulle sue ferite che la fanno
abbondantemente soffrire. Vuol dire che lo spirito
umano è profondamente lacerato dalle diverse proposte
e interpretazioni di vita che vengono offerte.
Nell'avvicinarsi del Natale il nostro sguardo e la
nostra attenzione non possono non spostarsi da
Betlemme a quelle parti del mondo dove si sono
consumate e continuano a consumarsi violenze inaudite,
oltraggi inverosimili e disumani nei confronti
dell'infanzia. Recentemente si è tenuta a Roma la
Conferenza mondiale delle donne parlamentari per la
tutela dell'infanzia e dell'adolescenza.
Nell'occasione sono state presentate delle cifre:
oltre 547 bambini al giorno muoiono a causa delle
guerre o di atti terroristici. Sarebbero due milioni,
negli ultimi 10 anni, i bambini morti direttamente
per causa delle guerre; oltre 20 milioni sono stati
costretti ad abbandonare le loro case e a diventare
profughi insieme ai familiari o da soli. Nella stessa
occasione il Papa ha ricordato alle parlamentari, che
gli facevano visita, che i bambini sono, per la
famiglia umana, "il tesoro più prezioso, ma al tempo
stesso più fragile e vulnerabile... nessuno può
tacere o rimanere indifferente quando bambini
innocenti soffrono, sono emarginati e feriti nella
loro dignità di persone umane".
È naturale, in questo clima terribile che stiamo
vivendo, in cui risuona "l'immenso grido di dolore
dell'infanzia abbandonata e violata", andare con la
mente e con gli occhi a quel "mattatoio umano" che è
stata la scuola di Beslan. Un simbolo della potenza
diabolica che può attanagliare le menti e i cuori
accecati da progetti che definire animaleschi è
ancora eufemismo. "Chi uccide bambini e prima di
ucciderli nel corpo imprime nei loro occhi il terrore
e l'orrore, non uccide soltanto l'innocenza ma anche
il futuro. Uccide perfino il fine che, quale che sia,
ha determinato la scelta di mezzi così mostruosi".
Sono parole di Eugenio Scalfari, su la Repubblica del
12 settembre, che aggiunge: "E' comunque chiaro - e
dovrebbe esserlo - che alle stragi di innocenti non
si può in nessun caso rispondere con altre simili
stragi senza far precipitare una regione, una nazione
o il mondo intero dalla condizione umana, pur così
imperfetta, a una condizione bestiale, anzi diabolica
perché l'animale non dispone di coscienza mentre
l'uomo ne è comunque provvisto". Parole lucide e
sacrosante.
Ma è proprio qui che deve scattare quella "coscienza"
che è propria dell'uomo e domandarsi rigorosamente
"perché?". Il tentativo di risposta ci porta
certamente a addentrarci in un terreno opinabile,
dove le ipotesi si aggrovigliano e, parzialmente, si
fondono fino a formare degli ibridi. Ci troviamo di
fronte a motivi politici, di sofferenza economica e,
forse, anche religiosi. Tuttavia non sembra fuori
luogo affermare anche che siamo giunti ad un esito
della cultura post moderna, lungamente preparata da
ideologie, di cui l'autore sopra citato è uno degli
alfieri. La cultura radicale, con il fine di
raggiungere la "massima felicità per il maggior
numero di persone", ha gradatamente eliminato tutti
gli argini dell'etica, per cui esaltando la libertà
personale come un assoluto si giunge a valutazioni
contrastanti con la dignità della persona,
soprattutto del più debole: vedi aborto e eutanasia.
L'"altro" diventa funzionale all'io; viene, in fondo,
"cosificato". Il limite della violenza o del rispetto
diventa molto fragile e facilmente superabile. Allora
è comprensibile che Filippo Marinetti, nel ventennio
del secolo scorso, arrivasse a proclamare: "La guerra
sola igiene del mondo".
Tanto per confermare. Si apre il sito de “L’Indipendente”,
quotidiano e trovi la frase di George Orwell: “Nel
tempo dell’inganno universale dire la verità è un
atto rivoluzionario”. Nel numero di lunedì, poi,
questa la grande “verità”: “la Chiesa... dal
rinascimento in poi ha bloccato con ogni mezzo la
libertà di pensiero”. Infatti nel ‘500 e ‘600 le
scuole per il popolo le hanno fatte gli ordini
religiosi, Somaschi compresi; san Girolamo ha
raccolto dalle strade fanciulli e ragazzi senza padre
e senza madre per dare loro un’istruzione e insegnare
un lavoro; san Giovanni Bosco li ha affrancati dallo
sfruttamento; al beato Francesco Faà di Bruno, anche
ex alunno dei Somaschi, illustre scienziato non è mai
stata concessa la cattedra universitaria dai
difensori del “libero pensiero”. Poi, col progresso,
i bambini sono diventati vittime di balordi di vario
tipo: dallo sfruttamento sessuale all’utilizzo per la
guerriglia, dallo spaccio che consente
l’arricchimento di pochi alla pubblicità ingannevole.
Anche i cristiani devono certamente interrogarsi,
perché per tutti è necessario un cambiamento di rotta.
È necessario ritornare a Betlemme per visitare "quel"
Bambino, per difenderlo da chi vuol farlo tacere e da
chi vuole eliminarlo, perché così facendo si elimina
l'uomo, di cui ogni bambino è una tenera immagine.
giacomo.ghu@somaschi.org
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