La rivista italiana

dei Padri Somaschi

 

Ottobre/Dicembre 2004 - Nº 129

  

Redazione: Via San Girolamo Emiliani, 26 - 16035 RAPALLO-GE

vitasomasca@somaschi.org


Prima Pagina

 

Infanzia infranta                     

 

di Giacomo GHU

 giacomo.ghu@somaschi.org

Forse se ne sono già dispersi gli echi, come, d'altra parte, succede spesso di fronte agli atti più barbarici o alle catastrofi naturali più drammatiche: se ne parla e straparla, sprecando parole e facendo anche molta retorica su fatti ed eventi che avrebbero bisogno di misura e di pensosa attenzione; ma passato un po' di tempo, lentamente, non se ne parla più. Non perché non sussistano più motivi, ma perché ci si è fatta l'abitudine e l'argomento non fa più notizia. È drammatico dover ammettere che l'umanità sia capace di glissare sulle sue ferite che la fanno abbondantemente soffrire. Vuol dire che lo spirito umano è profondamente lacerato dalle diverse proposte e interpretazioni di vita che vengono offerte.
Nell'avvicinarsi del Natale il nostro sguardo e la nostra attenzione non possono non spostarsi da Betlemme a quelle parti del mondo dove si sono consumate e continuano a consumarsi violenze inaudite, oltraggi inverosimili e disumani nei confronti dell'infanzia. Recentemente si è tenuta a Roma la Conferenza mondiale delle donne parlamentari per la tutela dell'infanzia e dell'adolescenza. Nell'occasione sono state presentate delle cifre: oltre 547 bambini al giorno muoiono a causa delle guerre o di atti terroristici. Sarebbero due milioni, negli ultimi 10 anni, i bambini morti direttamente per causa delle guerre; oltre 20 milioni sono stati costretti ad abbandonare le loro case e a diventare profughi insieme ai familiari o da soli. Nella stessa occasione il Papa ha ricordato alle parlamentari, che gli facevano visita, che i bambini sono, per la famiglia umana, "il tesoro più prezioso, ma al tempo stesso più fragile e vulnerabile... nessuno può tacere o rimanere indifferente quando bambini innocenti soffrono, sono emarginati e feriti nella loro dignità di persone umane".
È naturale, in questo clima terribile che stiamo vivendo, in cui risuona "l'immenso grido di dolore dell'infanzia abbandonata e violata", andare con la mente e con gli occhi a quel "mattatoio umano" che è stata la scuola di Beslan. Un simbolo della potenza diabolica che può attanagliare le menti e i cuori accecati da progetti che definire animaleschi è ancora eufemismo. "Chi uccide bambini e prima di ucciderli nel corpo imprime nei loro occhi il terrore e l'orrore, non uccide soltanto l'innocenza ma anche il futuro. Uccide perfino il fine che, quale che sia, ha determinato la scelta di mezzi così mostruosi". Sono parole di Eugenio Scalfari, su la Repubblica del 12 settembre, che aggiunge: "E' comunque chiaro - e dovrebbe esserlo - che alle stragi di innocenti non si può in nessun caso rispondere con altre simili stragi senza far precipitare una regione, una nazione o il mondo intero dalla condizione umana, pur così imperfetta, a una condizione bestiale, anzi diabolica perché l'animale non dispone di coscienza mentre l'uomo ne è comunque provvisto". Parole lucide e sacrosante.
Ma è proprio qui che deve scattare quella "coscienza" che è propria dell'uomo e domandarsi rigorosamente "perché?". Il tentativo di risposta ci porta certamente a addentrarci in un terreno opinabile, dove le ipotesi si aggrovigliano e, parzialmente, si fondono fino a formare degli ibridi. Ci troviamo di fronte a motivi politici, di sofferenza economica e, forse, anche religiosi. Tuttavia non sembra fuori luogo affermare anche che siamo giunti ad un esito della cultura post moderna, lungamente preparata da ideologie, di cui l'autore sopra citato è uno degli alfieri. La cultura radicale, con il fine di raggiungere la "massima felicità per il maggior numero di persone", ha gradatamente eliminato tutti gli argini dell'etica, per cui esaltando la libertà personale come un assoluto si giunge a valutazioni contrastanti con la dignità della persona, soprattutto del più debole: vedi aborto e eutanasia. L'"altro" diventa funzionale all'io; viene, in fondo, "cosificato". Il limite della violenza o del rispetto diventa molto fragile e facilmente superabile. Allora è comprensibile che Filippo Marinetti, nel ventennio del secolo scorso, arrivasse a proclamare: "La guerra sola igiene del mondo".
Tanto per confermare. Si apre il sito de “L’Indipendente”, quotidiano e trovi la frase di George Orwell: “Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”. Nel numero di lunedì, poi, questa la grande “verità”: “la Chiesa... dal rinascimento in poi ha bloccato con ogni mezzo la libertà di pensiero”. Infatti nel ‘500 e ‘600 le scuole per il popolo le hanno fatte gli ordini religiosi, Somaschi compresi; san Girolamo ha raccolto dalle strade fanciulli e ragazzi senza padre e senza madre per dare loro un’istruzione e insegnare un lavoro; san Giovanni Bosco li ha affrancati dallo sfruttamento; al beato Francesco Faà di Bruno, anche ex alunno dei Somaschi, illustre scienziato non è mai stata concessa la cattedra universitaria dai difensori del “libero pensiero”. Poi, col progresso, i bambini sono diventati vittime di balordi di vario tipo: dallo sfruttamento sessuale all’utilizzo per la guerriglia, dallo spaccio che consente l’arricchimento di pochi alla pubblicità ingannevole.
Anche i cristiani devono certamente interrogarsi, perché per tutti è necessario un cambiamento di rotta. È necessario ritornare a Betlemme per visitare "quel" Bambino, per difenderlo da chi vuol farlo tacere e da chi vuole eliminarlo, perché così facendo si elimina l'uomo, di cui ogni bambino è una tenera immagine.

giacomo.ghu@somaschi.org 

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