La rivista italiana

dei Padri Somaschi

 

Ottobre/Dicembre 2004 - Nº 129

  

Redazione: Via San Girolamo Emiliani, 26 - 16035 RAPALLO-GE

vitasomasca@somaschi.org


Cari Amici

 

«Fate questo in memoria di me!»

 

 

di Eufrasio COLOMBO

 

I uanti di noi hanno familiarità con la vita di san Girolamo, conoscono quel bellissimo episodio, narrato dall' Anonimo dove si racconta come Girolamo, dopo aver attraversato l'Adda con i suoi inseparabili orfani, mentre si dirigeva a Milano si ammala e con lui parecchi di quelli che lo accompagnavano. "Imbattutosi in un casolare scoperchiato e abbandonato, dove non c'era che della paglia, vi si sistemarono, non avendo con se né pane, né vino, né soldi, perchè il fervente cristiano, non portava mai con sé nient'altro, se non una grande fede in Cristo. Mentre attendeva un aiuto divino, ecco, arrivare un suo e mio amico, il quale quasi spinto dalla provvidenza, entrato nel luogo dove il sant'uomo giaceva con la febbre e riconosciutolo, gli soggiunse: messer Girolamo, se avete piacere, farò portare solo voi ad una mia abitazione qui vicino, là sarete ben trattati. Al quale rispose con nobiltà d'animo: fratello, io vi ringrazio molto della vostra disponibilità e ho il piacere di venirvi, ad una precisa condizione, che accettiate anche questi miei fratelli coi quali voglio vivere e morire."

"Questi miei fratelli..."
"Questi miei fratelli coi quali voglio vivere e morire!" Questa frase di san Girolamo mi ritorna alla mente pensando al Santo Natale.
Natale: Incarnazione.
Questo avvenimento che la ricorrenza natalizia non si stanca di riproporci è la contemplazione di un Dio - Gesù - che non considera un tesoro geloso la sua divinità ma la vuole "condividere".

L'Incarnazione è "il Dio con noi- l'Emanuele"; è Dio che dice : "Con questi miei fratelli voglio vivere con questi miei fratelli voglio morire…!"

L'Incarnazione, con la Croce e la resurrezione, costituiscono "la novità" cristiana, scandalo e stoltezza per tanti

tutti e singoli gli impieghi e gli affari del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l'esercizio della loro funzione propria e sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo, a rendere visibile Cristo agli altri, principalmente con la testimonianza della loro vita e col fulgore della fede, della speranza e della carità. A loro quindi particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le realtà temporali, alle quali essi sono strettamente legati, in modo che sempre siano fatte secondo Cristo, e crescano e siano di lode al Creatore e al Redentore."

Modello per il laicato cristiano
San Girolamo rimane per noi un esempio di tutto questo.
Laico, si è immerso da laico nella realtà di Chiesa del suo tempo auspicandone la riforma, riformando innanzitutto se stesso e suscitando intorno a sé altri cristiani riformati nei quali aveva saputo riversare il desiderio di ritornare alla santità dei tempi degli apostoli.
Si è immerso nella società del suo tempo, non aspettando che dal pubblico potere venissero la soluzione dei problemi, ma attuando ciò che il suo amore al Cristo incarnato e crocifisso e il precetto "va' e fa anche tu lo stesso" di conclusione della parabola del Buon Samaritano lo spingeva a compiere; non come un di più per la sua vita ma come obbedienza a se stesso e al suo essere discepolo di un Dio che si è incarnato ed è morto donando la vita "per voi e per tutti".
Il Natale ci porta tanta poesia ed è bene che sia così, perché Dio sa quanto abbiamo ancora bisogno di ritornare a sognare, di ritornare allo stupore che bambini ci incollava incantati al presepio, tuttavia non possiamo tacitare ciò che il divin bambino ci dice: "Fate questo in memoria di me!"

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per i quali rimane assurdo e impossibile parlare di incarnazione, sofferenza e morte di Dio e di resurrezione.
Ma l'Incarnazione non rimane solo un bel mistero da contemplare e adorare stupiti, rimane un insegnamento che tocca la mia vita e il mio modo di vivere, rimane una missione da compiere.
Se si vuole essere figli di questo Dio che si incarna non possiamo se non seguirne le orme.
L'incarnazione ci parla di una nostra "incarnazione", in questo "mondo", in questa realtà sociale, con le sue gioie, con i suoi dolori, con le sue luci e con le sue ombre, con il suo bene e con il suo male.
Gesù ha assunto su di sé il "suo tempo".
A noi non ci è dato di rimpiangere un passato che non esiste ormai più, nemmeno di attendere e sperare inoperosi un futuro che non c'è ancora, a noi è dato di assumere questo tempo, di vivere questa storia dell'umanità inserendoci pienamente.

È più facile fare da "spettatori" magari critici che immergerci completamente nella realtà storica per darle sapore e per farla lievitare verso il regno di Dio!

 

Missione del laico nella Chiesa
Parlando dei fedeli laici, la costituzione Conciliare Lumen Gentium ne precisa la missione proprio in questa direzione: "Essi vivono nel secolo, cioè implicati in