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I uanti di noi hanno familiarità con la vita di san
Girolamo, conoscono quel bellissimo episodio, narrato
dall' Anonimo dove si racconta come Girolamo, dopo
aver attraversato l'Adda con i suoi inseparabili
orfani, mentre si dirigeva a Milano si ammala e con
lui parecchi di quelli che lo accompagnavano. "Imbattutosi
in un casolare scoperchiato e abbandonato, dove non
c'era che della paglia, vi si sistemarono, non avendo
con se né pane, né vino, né soldi, perchè il fervente
cristiano, non portava mai con sé nient'altro, se non
una grande fede in Cristo. Mentre attendeva un aiuto
divino, ecco, arrivare un suo e mio amico, il quale
quasi spinto dalla provvidenza, entrato nel luogo
dove il sant'uomo giaceva con la febbre e
riconosciutolo, gli soggiunse: messer Girolamo, se
avete piacere, farò portare solo voi ad una mia
abitazione qui vicino, là sarete ben trattati. Al
quale rispose con nobiltà d'animo: fratello, io vi
ringrazio molto della vostra disponibilità e ho il
piacere di venirvi, ad una precisa condizione, che
accettiate anche questi miei fratelli coi quali
voglio vivere e morire."
"Questi
miei fratelli..."
"Questi miei fratelli coi quali voglio vivere e
morire!" Questa frase di san Girolamo mi ritorna alla
mente pensando al Santo Natale.
Natale: Incarnazione.
Questo avvenimento che la ricorrenza natalizia non si
stanca di riproporci è la contemplazione di un Dio -
Gesù - che non considera un tesoro geloso la sua
divinità ma la vuole "condividere".
L'Incarnazione è "il Dio con noi- l'Emanuele"; è Dio
che dice : "Con questi miei fratelli voglio vivere
con questi miei fratelli voglio morire…!"
L'Incarnazione, con la Croce e la resurrezione,
costituiscono "la novità" cristiana, scandalo e
stoltezza per tanti
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tutti e singoli gli impieghi e gli affari del mondo e
nelle ordinarie condizioni della vita familiare e
sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi
sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a
modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante
l'esercizio della loro funzione propria e sotto la guida
dello spirito evangelico, e in questo modo, a rendere
visibile Cristo agli altri, principalmente con la
testimonianza della loro vita e col fulgore della fede,
della speranza e della carità. A loro quindi
particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le
realtà temporali, alle quali essi sono strettamente
legati, in modo che sempre siano fatte secondo Cristo, e
crescano e siano di lode al Creatore e al Redentore."
Modello
per il laicato cristiano
San Girolamo rimane per noi un esempio di tutto questo.
Laico, si è immerso da laico nella realtà di Chiesa del
suo tempo auspicandone la riforma, riformando
innanzitutto se stesso e suscitando intorno a sé altri
cristiani riformati nei quali aveva saputo riversare il
desiderio di ritornare alla santità dei tempi degli
apostoli.
Si è immerso nella società del suo tempo, non aspettando
che dal pubblico potere venissero la soluzione dei
problemi, ma attuando ciò che il suo amore al Cristo
incarnato e crocifisso e il precetto "va' e fa anche tu
lo stesso" di conclusione della parabola del Buon
Samaritano lo spingeva a compiere; non come un di più
per la sua vita ma come obbedienza a se stesso e al suo
essere discepolo di un Dio che si è incarnato ed è morto
donando la vita "per voi e per tutti".
Il Natale ci porta tanta poesia ed è bene che sia così,
perché Dio sa quanto abbiamo ancora bisogno di ritornare
a sognare, di ritornare allo stupore che bambini ci
incollava incantati al presepio, tuttavia non possiamo
tacitare ciò che il divin bambino ci dice: "Fate questo
in memoria di me!"
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per i quali rimane assurdo e impossibile parlare di
incarnazione, sofferenza e morte di Dio e di
resurrezione.
Ma l'Incarnazione non rimane solo un bel mistero da
contemplare e adorare stupiti, rimane un insegnamento
che tocca la mia vita e il mio modo di vivere, rimane
una missione da compiere.
Se si vuole essere figli di questo Dio che si incarna
non possiamo se non seguirne le orme.
L'incarnazione ci parla di una nostra "incarnazione",
in questo "mondo", in questa realtà sociale, con le
sue gioie, con i suoi dolori, con le sue luci e con
le sue ombre, con il suo bene e con il suo male.
Gesù ha assunto su di sé il "suo tempo".
A noi non ci è dato di rimpiangere un passato che non
esiste ormai più, nemmeno di attendere e sperare
inoperosi un futuro che non c'è ancora, a noi è dato
di assumere questo tempo, di vivere questa storia
dell'umanità inserendoci pienamente.
È più facile fare
da "spettatori" magari critici che immergerci
completamente nella realtà storica per darle sapore e
per farla lievitare verso il regno di Dio!
Missione del laico nella Chiesa
Parlando dei fedeli laici, la costituzione
Conciliare Lumen Gentium ne precisa la missione
proprio in questa direzione: "Essi vivono nel secolo,
cioè implicati in
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