La rivista italiana

dei Padri Somaschi

 

Ottobre/Dicembre 2004 - Nº 129

  

Redazione: Via San Girolamo Emiliani, 26 - 16035 RAPALLO-GE

vitasomasca@somaschi.org

vita della Chiesa

Ci sarà dato

un figlio?

di Augusto BUSSI R.

Anno dell’Eucaristia

«SUGGERIMENTI»

Cong.zione Culto Divino

 

Ci sarà dato un figlio?

Il Papa lancia l’allarme all’Occidente dove la fecondità è diventata un problema.

    

Se proietti nel futuro i dati statistici di oggi puoi trovarti delle sorprese o puoi pronosticare sconvolgimenti che la storia pensa poi a smentire. Non sarebbe la prima volta che catastrofi annunciate da fenomeni in corso si siano rivelate più tardi dei bluff o, perlomeno, si sia alquanto ridimensionata la prospettata devastazione.
Non sembra così per il nodo della denatalità. Un mondo non più capace di proiettarsi verso il domani è il rischio che corre l'Occidente. Il Papa, il giorno prima della festa della Madonna del Rosario, in udienza generale, ha definito l'Occidente "spesso incapace di affidare la propria esistenza al futuro attraverso la generazione e la tutela di nuove creature che continuino la civiltà dei popoli e realizzino la salvezza". Un Occidente dove "la fecondità" è diventata "un problema". Il Papa non ha usato giri di parole per mostrare la sua profonda preoccupazione.
E i numeri gli danno ragione. All'interno dell'Europa dei 25, il tasso di natalità per mille è pari in media al 10,3 (ossia 10,3 nati per mille abitanti), con una media di 1,45 figli per donna. Questo indica un ritmo di ricambio incapace di assicurare non soltanto la crescita, ma anche solo il mantenimento del livello della popolazione. E peggio ancora: secondo gli studi al momento attuale, anche se per qualche motivo la tendenza dovesse invertirsi e il tasso di fertilità (attualmente in media al di sotto dell'1,3) dovesse arrivare a quel 2,1 che garantirebbe il livello di "tenuta", occorrerebbero oltre 75 anni perché la popolazione italiana, per esempio, (che nel 2050 è inevitabilmente destinata a scendere al di sotto dei 44 milioni), torni ai livelli attuali.
Ha ragione il Papa, dunque, quando dice che il futuro dell'umanità si attua perché la coppia offre al mondo nuove creature. Sembra naturale una cosa simile. Non lo è così tanto. Ai figli si è ormai abituati a pensare come a una questione puramente affettiva e privata. Si fa un figlio "perché è bello avere un bambino", perché in due dopo un po' la vita è vuota, per avere un sostegno un domani. Insomma, per giuste, lodevoli questioni personali. In una dimensione, però, chiusa su di sé, sul proprio orizzonte. Raramente, anche al di là delle risorse economiche, ci si avventura in famiglie numerose. Il figlio unico basta a riempire il bisogno affettivo.
Un Occidente, quindi, di chi pensa e calcola i figli in rapporto alle necessità affettive private e non come altri da sé, da gettare in avanti, generosamente, gratuitamente, perché continuino la storia da cui provengono. La storia di un grande continente, la storia dell'Europa cristiana.
E tanto meno si ha in mente oggi di avere un figlio "per realizzare la storia della salvezza". Persone, cioè, dentro un disegno di Dio, inserite in una trama che va verso un destino di redenzione perché si è amati.
Il Papa non è nuovo a questi interventi. Lo ha fatto nel 1994 quando tuonò contro le politiche demografiche che la Conferenza, organizzata dall'ONU al Cairo, intendeva far passare. Così quest' anno in occasione della Giornata per la Vita dal titolo: "Senza figli non c'è futuro".
Una presa di posizione netta è stata anche quella del Presidente della Repubblica nel messaggio che ha rivolto alle donne per la Giornata dell' 8 marzo: "Una società con poche madri e con pochi figli è destinata a scomparire. E' necessario un sostegno forte e convinto al ricupero della natalità, essenziale per conservare i livelli di benessere dei quali godiamo. Le culle vuote sono il vero, il primo problema della società italiana".
Se i figli non sono soltanto una scelta che riguarda i loro genitori, ma un bene e una necessità essenziale per l'intera società, occorre allora che anche la politica operi in modo organico a favore della famiglia con misure concrete. Ad esempio, una ripartizione del carico fiscale che tenga conto del numero dei componenti di una famiglia in rapporto ai redditi complessivi di essa; una politica della casa con costi non proibitivi per la prima casa e abitazioni capaci di accogliere i figli; un incremento dei nidi di infanzia e scuole materne; una politica del lavoro femminile che coniughi la realizzazione della donna e la sua vocazione alla maternità.
Certamente i figli richiedono e assorbono molto tempo, molte risorse e molte energie. Ne siamo tutti consapevoli e tendiamo a comportarci di conseguenza. Ma è altrettanto vero che i figli sono suscitatori e moltiplicatori di energie: sollecitano il nostro coraggio e la nostra generosità, rendono i genitori veramente adulti e capaci di affrontare la vita. Perciò operare per il bilancio demografico significa anche far crescere degli atteggiamenti di fiducia, di voglia di futuro, di capacità di iniziativa e di responsabilità che sono, forse, il più fondamentale bisogno della nostra società.
C'è da augurarsi che anche coloro che hanno le capacità e la responsabilità di proporre stili di vita e di forgiare modi di sentire e comportamenti, soprattutto gli uomini di cultura e gli operatori della comunicazione, perseguano obiettivi analoghi a quelli descritti sopra o almeno non lavorino in senso contrario.

Ý


 Anno dell’Eucaristia

     

Il Papa apre in San Pietro l'Anno dell'Eucaristia, in collegamento con il Congresso Eucaristico Internazionale: «Di luce ha bisogno il mondo, nella difficile ricerca di una pace che appare lontana, all'inizio di un Millennio sconvolto ed umiliato dalla violenza, dal terrorismo e dalla guerra. L'Eucaristia è luce!»    

del mondo intero. Il punto di incontro è Gesù stesso, realmente presente nella Santissima Eucaristia col suo mistero di morte e di risurrezione, in cui si uniscono il cielo e la terra e s'incontrano tra loro popoli e culture diverse."
Ricordando il tema del Congresso ("L'Eucaristia luce e vita del nuovo Millennio") il Papa ha sottolineato: "Di luce ha bisogno il cuore dell'uomo, appesantito dal peccato, spesso disorientato e stanco, provato da sofferenze di ogni genere. Di luce ha bisogno il mondo, nella difficile ricerca di una pace che appare lontana, all'inizio di un Millennio sconvolto ed umiliato dalla violenza, dal terrorismo e dalla guerra. L'Eucaristia è luce!... Quale aspirazione più grande della vita? Eppure su questo universale anelito umano si allungano ombre minacciose: l'ombra di una cultura che nega il rispetto della vita in ogni suo stadio; l'ombra di una indifferenza che consegna innumerevoli persone a un destino di fame e di sottosviluppo; l'ombra di una ricerca scientifica posta a volte al servizio dell'egoismo del più forte. Carissimi Fratelli e Sorelle, dobbiamo sentirci interpellati dalle necessità di tanti nostri fratelli. Non possiamo chiudere il cuore alle loro implorazioni di aiuto."

Il Santo Padre ha poi evidenziato che in questo Anno particolarmente

dedicato all'Eucaristia la comunità cristiana è invitata "a prenderne più viva coscienza con una celebrazione più sentita, con una adorazione prolungata e fervente, con un maggiore impegno di fraternità e di servizio agli ultimi. L'Eucaristia è sorgente ed epifania di comunione. E' principio e progetto di missione"
Al termine dell'omelia il Papa ha letto una sua preghiera aperta e conclusa dall'invocazione dei discepoli di Emmaus, "Signore Gesù: rimani con noi!", quindi ha annunciato che il prossimo Congresso Eucaristico Internazionale avrà luogo in Québec nel 2008.

(S.L.) - Agenzia Fides 18/10/2004
http://www.fides.org/ita/news

Ý

Città del Vaticano - Nel pomeriggio di domenica 17 ottobre, il Santo Padre Giovanni Paolo II ha presieduto la Santa Messa all'altare della Confessione della Basilica Vaticana, in occasione dell'inizio dell'Anno dell'Eucaristia. Dopo la Santa Messa - celebrata dal Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, con numerosi altri Cardinali - ha avuto luogo l'Esposizione e l'Adorazione del Santissimo Sacramento. Il Papa ha quindi rivolto il suo discorso ai fedeli presenti in Basilica e, attraverso il collegamento televisivo, ai partecipanti al 48° Congresso Eucaristico Internazionale di Guadalajara (Messico), riuniti per la Liturgia conclusiva del Congresso.

"Il collegamento televisivo tra la Basilica di San Pietro, cuore della cristianità, e Guadalajara, sede del

Congresso, è come un ponte

gettato tra i continenti - ha detto il Papa - e fa del nostro incontro di preghiera una ideale "Statio orbis", nella quale convergono i credenti

«SUGGERIMENTI» della Congregazione per il Culto Divino

 

"L'Eucaristia è il cuore stesso della vita cristiana"; di qui l'impegno a "ravvivare in tutte le comunità la celebrazione eucaristica domenicale" come priorità dell'Anno dell'Eucaristia. È la raccomandazione preliminare contenuta nel sussidio della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti sollecitato dal Papa e articolato in cinque capitoli.
Tra i "sentieri aperti" indicati nel sussidio dedicato all'Anno dell'Eucaristia, l'esortazione a "valorizzare la 'messa stazionale' presieduta dal vescovo, quale segno di comunione eucaristica della Chiesa particolare", e l'incremento dell' "adorazione perpetua del Santissimo".
Un'attenzione particolare ai giovani, che vanno "sollecitati a porre il tema della XX Giornata mondiale della Gioventù, 'Siamo venuti per adorarlo', in rapporto con l'Anno dell'Eucaristia". Di qui la proposta di un incontro di adorazione eucaristica per giovani a livello diocesano in prossimità della domenica delle Palme. Ai parroci la Congregazione vaticana chiede di "riordinare e dare un assetto stabile ai luoghi della celebrazione e alla riserva dell'Eucaristia", di "incrementare o costituire il gruppo liturgico parrocchiale", di "dedicare particolare attenzione al canto liturgico" e di "educare allo 'stare in chiesa'" favorendo così "la partecipazione 'interiore' ed 'esteriore'".
Particolare cura viene raccomandata nel "portare la comunione ai malati" e nell'accompagnamento spirituale di chi, "trovandosi in situazioni irregolari, non può ricevere la comunione eucaristica". Chiamati in causa anche i santuari, invitati a "condurre i pellegrini ad un profondo incontro con Cristo" e i monasteri e gli istituti religiosi per i quali, si legge nel sussidio, "l'Anno dell'Eucaristia deve risultare uno stimolo in più ad ancorarsi al cuore della propria vocazione e missione" e ad interrogarsi sulla propria "testimonianza di vita eucaristica negli ambienti in cui operano".
L'invito a "dedicare più tempo all'adorazione eucaristica" coniugando "preghiera e impegno di carità" è rivolto alle associazioni e ai movimenti. Infine, l'esortazione a far conoscere l'arte sacra ispirata all'eucaristia, "tesoro" e "comune eredità del cristianesimo"
q

Ý