La rivista italiana

dei Padri Somaschi

 

Ottobre/Dicembre 2004 - Nº 129

  

Redazione: Via San Girolamo Emiliani, 26 - 16035 RAPALLO-GE

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Nostra storia

Collegio S. Giorgio - Novi Ligure ( e 2)

Una storia infinita di aperture e di chiusure

di Renato CIOCCA

Due medici e due mercanti

sponsorizzano l'opera dei Somaschi.

Con la partenza di P. Pagano toccò al P. Pier Girolamo Torriani assumere la direzione del Collegio.
Ma poco tempo dopo, suo fratello, P. Giacomo, dovette recarsi a Casale Monferrato in aiuto al P. Natta, dal momento che anche quel Collegio era stato riconsegnato all'opera educativa dei Somaschi. Il P. Pier Girolamo, benché solo, seppe disimpegnare egregiamente l'ufficio di direttore. Intanto la città di Novi, memore del valore e della bontà dei metodi pedagogici dei Nostri, per mezzo del suo Sindaco, Bardolino Canefri, rivolse formale richiesta al P. Provinciale, P. Franco Massa, affinché, oltre alla direzione delle scuole, i Padri riaprissero pure il Convitto. Alcuni chiarimenti richiesti dal Ministro e dalla Deputazione agli Studi circa la libertà e l'indipendenza dei nostri maestri rallentò le pratiche. Ma un decreto del 1822 di Carlo Felice appianò ogni difficoltà a favore del nostro metodo di insegnamento. Il 23 Febbraio dello stesso anno il P. Provinciale, alla presenza delle massime Autorità, prese ufficialmente possesso del Collegio.
    

 

P. Angelo Spinola, fondatore del Collegio.

P. Albino Vairo, primo Preside del Liceo,

ritratto a La Cerbara, casa estiva del Collegio S. Giorgio.

Il 2 Marzo si radunò il Capitolo collegiale. Il P. PG. Torriani fu eletto Rettore , il P. Besio professore di Retorica, il P. Mazzino professore di Umanità maggiore e il P. G. Torriani Prefetto delle scuole. A loro si aggiunsero tosto il P. Maglione, che proveniva da Casale, per l'insegnamento della Filosofia, nonché i Padri Ricci e Testa per la Grammatica.
La Comunità religiosa era al completo, ma ancora una volta il Collegio era in condizioni pietose. Si procedette con tempismo ai restauri più urgenti e nello stesso tempo si provvide all'acquisto della suppellettile. I Confratelli di Genova, come in precedenza, non lesinarono aiuti in denaro e biancheria. Anche il Comune si sentì in dovere di contribuire alla "rinascita" e stanziò la somma di L. 3.500.
Fu così che il 12 Novembre del 1822 l'anno scolastico venne inaugurato con una solenne funzione religiosa in Chiesa. Sembrava che il peggior periodo fosse passato, ma in realtà le difficoltà non mancavano soprattutto in campo economico. Il Collegio non aveva più rendite e lo stipendio che il Comune passava ai Maestri era inadeguato. Non diverse erano le entrate fornite dai pochi Convittori. Il bilancio economico del 1828 della Casa religiosa registrava un passivo molto preoccupante. Non si poté fare a meno di informare il P. Provinciale. Nel frattempo, l'allora Rettore, P. Maglione, mise le Regie Autorità al corrente della situazione. Il ministro Brignole mandò un'ispezione.
Ma lo zelo e l'intelligenza del P. Maglione gli suggerirono di recarsi personalmente a Torino. In poco tempo ottenne da Carlo Felice un assegno annuo di L. nuove 2.455, oltre alle 3.000 che già pagava il Comune. Non possiamo fare a meno di notare come tali somme venivano usate e scrupolosamente registrate. Al professore di Filosofia L. 1.050, a quello di Retorica 900, di Umanità 800, di Grammatica 500. Al Direttore spirituale 225, al Prefetto degli Studi 400, al Sostituto 330, al Bidello 100, al Segretario del Riformatore 150, per la distribuzione di premi 200, spese di ufficio 100. Altri generosi aiuti arrivarono dal marchese di Genova Francesco Neurone sotto forma di numerosi prestiti graziosi. Viene ricordato negli Atti della casa come meritevole di "onorata memoria". A lui si unisce Mons. Luigi Franzoni, allora vescovo di Fossano: in qualità di Presidente della Camera Apostolica fece assegnare ai Padri di Novi dalla Camera Apostolica di Torino la somma annua di L. 2.500 come parziale compenso dei beni perduti e incorporati dal Demanio. Ottenne pure dalla medesima Commissione Apostolica un sussidio "una tantum" di L. 3.000 per gli interventi più necessari all'edificio. La tranquillità economica si tradusse subito in un buon incremento sia nella scuola che nel convitto. E come leggiamo negli Atti della casa del 1837 anche le Autorità cittadine non poterono fare a meno di esternare la loro soddisfazione e il loro compiacimento a favore dei Somaschi. Ma anche questa volta la vita regolare del Collegio non durò a lungo. Le vicende belliche della I° Guerra di Indipendenza, 1848, portarono alla chiusura delle Scuole e del Collegio. I Padri furono costretti a ritirarsi in un appartamento preso in affitto. Tornata la normalità, dopo quattro mesi i Nostri rientrarono a S. Giorgio. Riaprirono la Scuola, la Chiesa e il Convitto con l'aiuto del Sindaco avv. Cattaneo. La Scuola si arricchì di nuove Cattedre di insegnamento. Gli alunni ripresero gli studi con buona volontà. Le pubbliche Accademie e premiazioni testimoniavano la loro abilità e il buon grado di preparazione raggiunto, mentre il latinista e grecista P. Stefano Grosso riscuoteva grande successo con le sue Orazioni in occasione delle inaugurazioni degli anni scolastici. La Pubblica Amministrazione vedeva di buon occhio lo sviluppo dell'opera e provvedeva nel 1852, mediante un sussidio, a dotare di nuovi strumenti il gabinetto di Fisica. Di comune accordo fu pure introdotta la scuola di Religione per particolare interesse di alcuni consiglieri comunali. Infine una parte del cortile fu dotato di numerose piante per lo studio "dal vivo" della Botanica che faceva in quegli anni il suo ingresso nelle scuole statali. Intanto crescevano in continuazione le domande di ammissione dei Convittori. Nel 1857 si dovette sacrificare il teatro, da sempre valido strumento didattico delle nostre scuole, per ricavarne una nuova camerata. Con l'intervento del regio Ministro Lanza fu risolta una questione che stava molto a cuore ai Nostri: fu respinta una pretesa ingerenza da parte del Municipio nella scelta e nella nomina dei Professori.
La seconda guerra di Indipendenza, 1859, trasformò ancora una volta la Chiesa del Collegio in alloggio per le truppe piemontesi. Tutti i locali vennero offerti dai Nostri per un ospedale a favore dei feriti. Alcuni Padri rimasero a curare ferite e anime. Con la pace di Villafranca San Giorgio riprese a vivere. Si risistemarono gli ambienti e fu pure ricuperato il teatro. Per l'occasione il P. Rettore, Antonio Buonfiglio, preparò una tragedia "Paolo da Novi, doge di Genova", ma non si poté rappresentare per la mancanza di attori tragici in grado di interpretarla. Fu comunque data alle stampe.
L'anno scolastico 1860-61 si aprì con un supplemento di vacanze. Anziché iniziare il 15 Ottobre, come di consueto, si dovette aspettare fino al 23 Dicembre. La pratica tra Congregazione, Comune e Governo per aprire un Liceo, in seguito alla riforma Gabrio Casati, si trascinava. Tra mille difficoltà economiche, burocratiche prese piede anche l'ostilità del Consiglio provinciale d'istruzione di Alessandria. E solo dopo un ricorso da parte del Comune di Novi al Regio Governo le difficoltà furono superate. E finalmente l'anno seguente si aprì il primo corso del Liceo. Si realizzarono molte opere di abbellimento, tra cui lo scalone centrale. Ma la cosa più importante fu il numero di collegiali che aumentò a 78. L'oculata conduzione dell'Opera ancora una volta era stata premiata. Il P. Albino Vairo fu il primo Preside. Le sue larghe vedute e le sue intuizioni circa l'importanza di un ordinamento scolastico completo, unico allora negli antichi Stati Sardi, lo spinsero a dedicare molte energie per lo sviluppo del Collegio. Ma era destino che le forze avverse avessero sempre il sopravvento. Una nuova legge di soppressione degli Ordini religiosi, 7 luglio 1866, portò all'incameramento del Collegio. A titolo privato, il P. Albino Vairo rimase ad espletare la mansione di Preside e con lui alcuni confratelli quella di insegnanti. Era l'agonia. Dalla stampa di allora, Il Cittadino di Genova del 10 Ottobre 1910, leggiamo: "Lo spirito settario massonico da cui è animata la nostra civica amministrazione, ha testé dato l'ultimo crollo al già male in gambe Civico Convitto che fu un tempo così rinomato e fiorente quando a governarlo eranvi i RR. PP. Somaschi".

Nel settembre del 1924, un sacerdote devoto di san Girolamo Miani, don Orione, otterrà dal Comune di Novi L. di far rinascere il Collegio.

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3 - P. Antonio Buonfiglio, Rettore e autore della tragedia “Paolo da Novi, Doge di Genova”.
4 - Fr. GiovanBattista Berta e la sua camerata.