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Due medici e due mercanti
sponsorizzano l'opera dei Somaschi.
Con la partenza di P. Pagano toccò al P. Pier
Girolamo Torriani assumere la direzione del Collegio.
Ma poco tempo dopo, suo fratello, P. Giacomo, dovette
recarsi a Casale Monferrato in aiuto al P. Natta, dal
momento che anche quel Collegio era stato
riconsegnato all'opera educativa dei Somaschi. Il P.
Pier Girolamo, benché solo, seppe disimpegnare
egregiamente l'ufficio di direttore. Intanto la città
di Novi, memore del valore e della bontà dei metodi
pedagogici dei Nostri, per mezzo del suo Sindaco,
Bardolino Canefri, rivolse formale richiesta al P.
Provinciale, P. Franco Massa, affinché, oltre alla
direzione delle scuole, i Padri riaprissero pure il
Convitto. Alcuni chiarimenti richiesti dal Ministro e
dalla Deputazione agli Studi circa la libertà e
l'indipendenza dei nostri maestri rallentò le
pratiche. Ma un decreto del 1822 di Carlo Felice
appianò ogni difficoltà a favore del nostro metodo di
insegnamento. Il 23 Febbraio dello stesso anno il P.
Provinciale, alla presenza delle massime Autorità,
prese ufficialmente possesso del Collegio.
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P. Angelo Spinola, fondatore del Collegio. |

P. Albino Vairo, primo Preside del
Liceo,
ritratto a La Cerbara, casa estiva del Collegio S.
Giorgio. |
Il 2 Marzo si radunò il Capitolo collegiale. Il P.
PG. Torriani fu eletto Rettore , il P. Besio
professore di Retorica, il P. Mazzino professore di
Umanità maggiore e il P. G. Torriani Prefetto delle
scuole. A loro si aggiunsero tosto il P. Maglione,
che proveniva da Casale, per l'insegnamento della
Filosofia, nonché i Padri Ricci e Testa per la
Grammatica.
La Comunità religiosa era al completo, ma ancora una
volta il Collegio era in condizioni pietose. Si
procedette con tempismo ai restauri più urgenti e
nello stesso tempo si provvide all'acquisto della
suppellettile. I Confratelli di Genova, come in
precedenza, non lesinarono aiuti in denaro e
biancheria. Anche il Comune si sentì in dovere di
contribuire alla "rinascita" e stanziò la somma di L.
3.500.
Fu così
che il 12 Novembre del 1822 l'anno scolastico venne
inaugurato con una solenne funzione religiosa in
Chiesa. Sembrava che il peggior periodo fosse passato,
ma in realtà le difficoltà non mancavano soprattutto
in campo economico. Il Collegio non aveva più rendite
e lo stipendio che il Comune passava ai Maestri era
inadeguato. Non diverse erano le entrate fornite dai
pochi Convittori. Il bilancio economico del 1828
della Casa religiosa registrava un passivo molto
preoccupante. Non si poté fare a meno di informare il
P. Provinciale. Nel frattempo, l'allora Rettore, P.
Maglione, mise le Regie Autorità al corrente della
situazione. Il ministro Brignole mandò un'ispezione.
Ma lo zelo e l'intelligenza del P. Maglione gli
suggerirono di recarsi personalmente a Torino. In
poco tempo ottenne da Carlo Felice un assegno annuo
di L. nuove 2.455, oltre alle 3.000 che già pagava il
Comune. Non possiamo fare a meno di notare come tali
somme venivano usate e scrupolosamente registrate. Al
professore di Filosofia L. 1.050, a quello di
Retorica 900, di Umanità 800, di Grammatica 500. Al
Direttore spirituale 225, al Prefetto degli Studi
400, al Sostituto 330, al Bidello 100, al Segretario
del Riformatore 150, per la distribuzione di premi
200, spese di ufficio 100. Altri generosi aiuti
arrivarono dal marchese di Genova Francesco Neurone
sotto forma di numerosi prestiti graziosi. Viene
ricordato negli Atti della casa come meritevole di "onorata
memoria". A lui si unisce Mons. Luigi Franzoni,
allora vescovo di Fossano: in qualità di Presidente
della Camera Apostolica fece assegnare ai Padri di
Novi dalla Camera Apostolica di Torino la somma annua
di L. 2.500 come parziale compenso dei beni perduti e
incorporati dal Demanio. Ottenne pure dalla medesima
Commissione Apostolica un sussidio "una tantum" di L.
3.000 per gli interventi più necessari all'edificio.
La tranquillità economica si tradusse subito in un
buon incremento sia nella scuola che nel convitto. E
come leggiamo negli Atti della casa del 1837 anche le
Autorità cittadine non poterono fare a meno di
esternare la loro soddisfazione e il loro
compiacimento a favore dei Somaschi. Ma anche questa
volta la vita regolare del Collegio non durò a lungo.
Le vicende belliche della I° Guerra di Indipendenza,
1848, portarono alla chiusura delle Scuole e del
Collegio. I Padri furono costretti a ritirarsi in un
appartamento preso in affitto. Tornata la normalità,
dopo quattro mesi i Nostri rientrarono a S. Giorgio.
Riaprirono la Scuola, la Chiesa e il Convitto con
l'aiuto del Sindaco avv. Cattaneo. La Scuola si
arricchì di nuove Cattedre di insegnamento. Gli
alunni ripresero gli studi con buona volontà. Le
pubbliche Accademie e premiazioni testimoniavano la
loro abilità e il buon grado di preparazione
raggiunto, mentre il latinista e grecista P. Stefano
Grosso riscuoteva grande successo con le sue Orazioni
in occasione delle inaugurazioni degli anni
scolastici. La Pubblica Amministrazione vedeva di
buon occhio lo sviluppo dell'opera e provvedeva nel
1852, mediante un sussidio, a dotare di nuovi
strumenti il gabinetto di Fisica. Di comune accordo
fu pure introdotta la scuola di Religione per
particolare interesse di alcuni consiglieri comunali.
Infine una parte del cortile fu dotato di numerose
piante per lo studio "dal vivo" della Botanica che
faceva in quegli anni il suo ingresso nelle scuole
statali. Intanto crescevano in continuazione le
domande di ammissione dei Convittori. Nel 1857 si
dovette sacrificare il teatro, da sempre valido
strumento didattico delle nostre scuole, per
ricavarne una nuova camerata. Con l'intervento del
regio Ministro Lanza fu risolta una questione che
stava molto a cuore ai Nostri: fu respinta una
pretesa ingerenza da parte del Municipio nella scelta
e nella nomina dei Professori.
La seconda guerra di Indipendenza, 1859, trasformò
ancora una volta la Chiesa del Collegio in alloggio
per le truppe piemontesi. Tutti i locali vennero
offerti dai Nostri per un ospedale a favore dei
feriti. Alcuni Padri rimasero a curare ferite e
anime. Con la pace di Villafranca San Giorgio riprese
a vivere. Si risistemarono gli ambienti e fu pure
ricuperato il teatro. Per l'occasione il P. Rettore,
Antonio Buonfiglio, preparò una tragedia "Paolo da
Novi, doge di Genova", ma non si poté rappresentare
per la mancanza di attori tragici in grado di
interpretarla. Fu comunque data alle stampe.
L'anno
scolastico 1860-61 si aprì con un supplemento di
vacanze. Anziché iniziare il 15 Ottobre, come di
consueto, si dovette aspettare fino al 23 Dicembre.
La pratica tra Congregazione, Comune e Governo per
aprire un Liceo, in seguito alla riforma Gabrio
Casati, si trascinava. Tra mille difficoltà
economiche, burocratiche prese piede anche l'ostilità
del Consiglio provinciale d'istruzione di Alessandria.
E solo dopo un ricorso da parte del Comune di Novi al
Regio Governo le difficoltà furono superate. E
finalmente l'anno seguente si aprì il primo corso del
Liceo. Si realizzarono molte opere di abbellimento,
tra cui lo scalone centrale. Ma la cosa più
importante fu il numero di collegiali che aumentò a
78. L'oculata conduzione dell'Opera ancora una volta
era stata premiata. Il P. Albino Vairo fu il primo
Preside. Le sue larghe vedute e le sue intuizioni
circa l'importanza di un ordinamento scolastico
completo, unico allora negli antichi Stati Sardi, lo
spinsero a dedicare molte energie per lo sviluppo del
Collegio. Ma era destino che le forze avverse
avessero sempre il sopravvento. Una nuova legge di
soppressione degli Ordini religiosi, 7 luglio 1866,
portò all'incameramento del Collegio. A titolo
privato, il P. Albino Vairo rimase ad espletare la
mansione di Preside e con lui alcuni confratelli
quella di insegnanti. Era l'agonia. Dalla stampa di
allora, Il Cittadino di Genova del 10 Ottobre 1910,
leggiamo: "Lo spirito settario massonico da cui è
animata la nostra civica amministrazione, ha testé
dato l'ultimo crollo al già male in gambe Civico
Convitto che fu un tempo così rinomato e fiorente
quando a governarlo eranvi i RR. PP. Somaschi".
Nel settembre del 1924, un sacerdote devoto di san
Girolamo Miani, don Orione, otterrà dal Comune di
Novi L. di far rinascere il Collegio.
q
3 -
P. Antonio Buonfiglio, Rettore e autore della
tragedia “Paolo da Novi, Doge di Genova”.
4 - Fr. GiovanBattista Berta e la sua
camerata.
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