La rivista italiana

dei Padri Somaschi

 

Luglio/Agosto 2004 - Nº 128

  

Redazione: Via San Girolamo Emiliani, 26 - 16035 RAPALLO-GE

vitasomasca@somaschi.org


 

a cura di Michele MARONGIU

       

Tracce di Girolamo

Padre Agostino Barili

di Claudia Pili

 

È uno dei primissimi compagni di Girolamo. Nato a Bergamo, di nobile famiglia, diviene sacerdote dopo l’arrivo del Miani a Bergamo. P. Agostino rinuncia ad agi e ricchezze e si pone completamente al suo servizio, ben deciso ad adottarlo come modello di vita. Girolamo lo accoglie con gioia, e se da una parte ringrazia la provvidenza per l’aiuto che gli manda, dall’altra è pieno di confusione nel vedere come una persona insignita della carica sacerdotale si ponga completamente al servizio di un laico. Tanta è la sua stima verso il Barili che Girolamo lo considera il suo braccio destro e non manca di consultarlo prima di ogni decisione importante. Girolamo gli affida incarichi rilevanti (come la direzione dei Piccoli Luoghi di Bergamo): il Barili è inoltre il “portavoce” ufficiale della Compagnia dei Servi dei Poveri. A lui il Miani pensa come suo successore nel governo della Compagnia. Poco prima della sua fine lo vuole vicino a sé a Somasca, luogo che egli aveva scelto come centro di tutte le sue opere, in un simbolico “passaggio di consegne”. Dopo la morte di Girolamo, P. Agostino Barili è così eletto superiore. Soprattutto grazie alla sua iniziativa si arriva al traguardo dell’unione della Compagnia dei Servi dei Poveri con la Congregazione dei Teatini, già riconosciuta dalla S. Sede.

 

Vivere al 100%

C`e un`altra terra
su questa terra

di Michele Marongiu

Che tristezza

    

Purtroppo tutti la conosciamo e per molti è una compagna quotidiana, almeno in certi periodi della vita. E’ la tristezza. Tutti ci assomigliamo quando ci fa visita: il sorriso spento, il pensiero fisso sui problemi, il mondo intero che sempre più diventa grigio… Proprio a causa sua molti di noi cominciano a fuggire cercando di riempirsi di altre emozioni, di suoni, di stranezze per poi ritrovarla lì dove l’avevano lasciata, nel cuore.

    

Eppure sono certo che anche nella tristezza ci sia una perla da scoprire. E’ lei infatti che ci offre l’occasione per fare un passo decisivo in avanti. In genere quello che noi facciamo è motivato da qualcosa che ci dà soddisfazione: parlare con gli altri, leggere, uscire, pregare… Ora questa soddisfazione non c’è più. È il momento di darsi motivazioni più profonde. Sto con gli altri per loro, non solo per il mio appagamento, sono gentile non per essere ripagato ma per amore, compio bene il mio dovere non perché ne ho voglia, ma perché ho capito che è giusto. E nei confronti di Dio è proprio questo il momento in cui posso dimostrargli il mio amore gratuito, quando non sento la gioia.
Dalle nuvole della tristezza ne usciremo più maturi, più capaci di amare.

 Altri occhi

Empowerment

di Silvia Carboni

L’empowerment è un processo, individuale e organizzativo, attraverso il quale le persone, a partire da qualche condizione di svantaggio e di dipendenza non emancipante, vengono rese ‘potenti’ (empowered), ovvero rafforzano la propria capacità di scelta, autodeterminazione, autoregolazione, sviluppando parallelamente il sentimento del proprio valore e del controllo sulla situazione, la propria autostima, riducendo i sentimenti di impotenza, sfiducia e paura, l’ansietà, la tensione negativa.
Liberare l’espressività e potenzialità, far sentire le persone rilevanti, autonome, in grado di determinare il corso delle decisioni e delle azioni, avere accesso alle risorse necessarie per conseguire gli obiettivi sui quali si è stati responsabilizzati, esercitare il controllo sul proprio destino e del contesto di riferimento, costruirlo e non subirlo, dare senso e significato a ciò che si fa, queste sono le condizioni per attivare un vero processo di empowerment.
Ma non solo. Il processo di empowerment si riferisce anche al modo in cui le persone immaginano il futuro. Ciò risulta fondamentale se si pensa che le immagini mentali delle persone di grande successo sono positive, costellate di opportunità, risorse e possibilità, mentre quelle di chi fallisce sono negative, attraversate da difficoltà, vincoli e imprevisti. Questo vuol dire che a parità di capacità, le persone che pensano di poter realizzare un compito in modo efficace ottengono risultati migliori rispetto a coloro che pensano di non poterlo realizzare. Di conseguenza sarebbe opportuno correggere eventuali errori di valutazione delle nostre capacità in riferimento al compito /situazione /persona da affrontare.
Si tratta, cioè di sviluppare un’elevata stima e fiducia nelle proprie capacità personali nel riuscire a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo. Immaginare un futuro positivo, credere nelle nostre potenzialità, saper dare il giusto peso alle situazioni e alle persone, sono gli elementi principali che potranno aiutarci ad affrontare al meglio la nostra vita.

Come sta andando il sito dei giovani “somaschi”...

Qualche domanda al suo curatore, il webmaster p. Roberto Frau. Gli utenti sono in diminuzione o in crescita?
- Il numero varia a seconda dei periodi. Tieni conto che sono più che raddoppiati nell’ultimo anno e abbiamo toccato punte di 3000 visite mensili e più di 12.000 pagine consultate.
Si collegano solo dall’Italia?
- Gli italiani sono i principali visitatori ma arrivano da molti altri stati (almeno 43) specie di lingua spagnola.

Siamo presenti nei principali motori di ricerca?
- Certo, da Google a Virgilio a Yahoo e almeno in un’altra trentina.
Quali pagine sono più visitate?
- La pagina di sussidi scaricabili e alcune rubriche di formazione spirituale e psicologica (Psicologia, La frase della settimana, La bussola, Doppio Clic).

Quanti giovani ti aiutano in questo lavoro?
- Ci sono alcuni collaboratori fissi come Cinzia (Psicologia), Nicolino e Dorina (Noi due), Roberta (musica&Musica) ma tanti altri sono quelli che di volta in volta inviano un contributo, un’esperienza, una notizia...
Pensi che S. Girolamo sia contento del sito?
- Lo vorrei ardentemente, perché il sito è dedicato a lui e lui vorrebbe comunicare in un linguaggio accessibile e universale, perché tanti giovani ne possano seguire la scia.
Cosa ti motiva di più?
- Il desiderio di condividere con altri l’enorme ricchezza di partecipare ad un carisma, quello di Girolamo, che oltre ad essere ancora vivissimo ha tutto lo spessore della storia.

Labels

Dark

di Massimo Vaquer

    

Di termine inglese, i Dark sono un movimento giovanile nato appunto in Inghilterra negli anni ’80, che sceglie il nero totale per vestirsi, più borchie, pizzi, merletti, pearcing e accessori gotici, per lo più pesanti croci.
Incarnati, pallidi, occhi pesanti bistrati di nero, capelli corvino o rosso vino, labbra pallide, affascinati dai cupi cimiteri inglesi. Alcuni di loro sono detti “gotici”, per la nostalgica voglia di ritornare all’epoca. Ma è tutto qui?
Non credo, è un ideologia, un modo di apparire diversi di contestare. Contestano la società corrotta, diseguale e credulona. “Il colore”, urlano, “il colore vi ha rovinato”.
Non possiamo però tralasciare che molte delle frange Dark stanno passando ad un satanismo estremo che da spazio a preoccupanti riti.
Ciò che preoccupa è il diffondersi di questa ideologia votata al pessimismo e l’ingresso dei sempre più giovani.

 

 

C’è chi dice, che il loro è solo un simbolo di trasgressione dettato dalla libertà che a questi giovani è stata negata: dalla scuola, dalla famiglia, dalla società.
Peccato che la libertà non sia solo vestirsi di nero e urlare frasi pro-Satana.
La libertà è ben altro.

Parole difficili

Morire il giusto con l'empio (Gen 18,16-33)

di Fabrizio Macchi

     

Ho scelto per il nostro appuntamento un brano forse poco noto. Una pagina dell’Antico Testamento che, nonostante i millenni che ci separano, pone un problema sempre attuale e possiamo così sintetizzarlo: visto che nella storia flagelli e disgrazie come pure benedizioni e fortune sembrano riversarsi indistintamente su buoni e cattivi, dove sta la giustizia di Dio? Se alcuni eventi catastrofici (non solo per il singolo, ma anche per gruppi o popoli interi) colpissero solo i malvagi (chissà quale colpa bisognerebbe ipotizzare per giustificare abomini tipo Auschwitz e pulizie etniche di più recente memoria!), potrebbe sembrare che Dio abbia dato ai colpevoli ciò che si meritavano, ma giacché la storia non è avara di occasioni in cui anche gli innocenti (pensiamo solo ai bambini di ogni popolo ed epoca) sono puntualmente coinvolti nelle tragedie che costellano il cammino dell’umanità, non è raro porsi la domanda: ma è questa la giustizia di Dio? Può Dio trattare allo stesso modo giusti ed empi? Considerato tutto il male che devasta il mondo, dove sta Dio? Non è difficile capire che parlare della giustizia di Dio, sfiora altre problematiche parallele che, comunque, hanno la loro unica radice nel problema dell’esistenza del Male.
Venendo al nostro testo, il problema si presenta nella seguente frase: “Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?”. Se già quanto detto introducendo il problema ci fa condividere l’apprensione di Abramo, l’ipotesi che Dio sia ingiusto diventa addirittura uno scandalo insostenibile per il Patriarca. Infatti l’epoca di Abramo non conosceva l’esistenza di una vita ultraterrena e la retribuzione divina ricadeva tutta in questa vita. Un’ingiustizia da parte di Dio è quanto si potrebbe dedurre dalla distruzione delle città peccatrici, mischiando così in un unico destino cattivi e buoni, per quanto pochi (fosse anche uno solo!).

Preso dall’amore fraterno per la sorte del nipote Lot, e indirettamente anche per quella degli abitanti di Sodoma, e visto che Dio non ha ancora emesso una condanna definitiva, Abramo si lancia in un’audace contrattazione con Dio, che più che la sua spavalderia, mette in luce la forte confidenza che Abramo ha con Dio. Solo essa giustifica il comportamento del Patriarca. Abramo, che ben conosce la città di Sodoma, sa che se Dio scendesse a verificare, non troverebbe mai i 50 giusti necessari per la salvezza della città e quindi Lot e gli altri abitanti sarebbero ugualmente spacciati: la contrattazione è mossa dalla fiducia nella giustizia di Dio, che non farà morire il giusto con l’empio, e dall’amore fraterno. La negoziazione continua finché il termine “giusto” echeggia per la settima volta: per la mentalità ebraica il racconto raggiunge così la sua completezza ed Abramo si ferma alla richiesta di risparmiare la città se Dio vi troverà almeno 5 giusti. Considerato quanto accadrà alla città e il fatto che Lot, sua moglie e le due figlie erano già quattro persone, si deduce che Dio non abbia trovato nemmeno un giusto per poter mettere in pratica quanto detto da Geremia: “Percorrete le vie di Gerusalemme, guardate, osservate, cercate nelle sue piazze se trovate un uomo, uno solo che agisca giustamente e cerchi di mantenersi fedele; e io le perdonerò, dice il Signore”. Per l’autore della Genesi, quindi, la distruzione di Sodoma non è un’ingiustizia. Dio non ha mischiato il giusto con l’ingiusto, ma ha distinto, dando ai giusti il tempo per lasciare la città e non venir coinvolti nella condanna degli empi.
L’intimità di Abramo con il Giusto per eccellenza rende giusto anche il Patriarca. In questo racconto, infatti, egli rifulge per la sua giustizia, che non è un concetto astratto, ma che si esprime nel mettere in pratica il più importante dei comandamenti: l’amore per Dio e per il prossimo. Come dirà Gesù stesso: “Questa è tutta la Legge e i profeti”.