|
Labels |
|
Dark
di Massimo Vaquer |
|
|
|
Di termine
inglese, i Dark sono un movimento giovanile
nato appunto in Inghilterra negli anni ’80,
che sceglie il nero totale per vestirsi, più
borchie, pizzi, merletti, pearcing e accessori
gotici, per lo più pesanti croci.
Incarnati, pallidi, occhi pesanti bistrati di
nero, capelli corvino o rosso vino, labbra
pallide, affascinati dai cupi cimiteri inglesi.
Alcuni di loro sono detti “gotici”, per la
nostalgica voglia di ritornare all’epoca. Ma è
tutto qui?
Non credo, è un ideologia, un modo di apparire
diversi di contestare. Contestano la società
corrotta, diseguale e credulona. “Il colore”,
urlano, “il colore vi ha rovinato”.
Non possiamo però tralasciare che molte delle
frange Dark stanno passando ad un satanismo
estremo che da spazio a preoccupanti riti.
Ciò che preoccupa è il diffondersi di questa
ideologia votata al pessimismo e l’ingresso
dei sempre più giovani.
|
|
 |
|
C’è chi dice,
che il loro è solo un simbolo di trasgressione
dettato dalla libertà che a questi giovani è
stata negata: dalla scuola, dalla famiglia,
dalla società.
Peccato che la libertà non sia solo vestirsi
di nero e urlare frasi pro-Satana.
La libertà è ben altro. |
|
|
Parole difficili |
|
Morire il giusto con l'empio
(Gen
18,16-33)
di Fabrizio
Macchi |
|
|
|
Ho scelto per il
nostro appuntamento un brano forse poco noto.
Una pagina dell’Antico Testamento che,
nonostante i millenni che ci separano, pone un
problema sempre attuale e possiamo così
sintetizzarlo: visto che nella storia flagelli
e disgrazie come pure benedizioni e fortune
sembrano riversarsi indistintamente su buoni e
cattivi, dove sta la giustizia di Dio? Se
alcuni eventi catastrofici (non solo per il
singolo, ma anche per gruppi o popoli interi)
colpissero solo i malvagi (chissà quale colpa
bisognerebbe ipotizzare per giustificare
abomini tipo Auschwitz e pulizie etniche di
più recente memoria!), potrebbe sembrare che
Dio abbia dato ai colpevoli ciò che si
meritavano, ma giacché la storia non è avara
di occasioni in cui anche gli innocenti (pensiamo
solo ai bambini di ogni popolo ed epoca) sono
puntualmente coinvolti nelle tragedie che
costellano il cammino dell’umanità, non è raro
porsi la domanda: ma è questa la giustizia di
Dio? Può Dio trattare allo stesso modo giusti
ed empi? Considerato tutto il male che devasta
il mondo, dove sta Dio? Non è difficile capire
che parlare della giustizia di Dio, sfiora
altre problematiche parallele che, comunque,
hanno la loro unica radice nel problema
dell’esistenza del Male.
Venendo al nostro testo, il problema si
presenta nella seguente frase: “Lungi da te il
far morire il giusto con l’empio, così che il
giusto sia trattato come l’empio; lungi da te!
Forse il giudice di tutta la terra non
praticherà la giustizia?”. Se già quanto detto
introducendo il problema ci fa condividere
l’apprensione di Abramo, l’ipotesi che Dio sia
ingiusto diventa addirittura uno scandalo
insostenibile per il Patriarca. Infatti
l’epoca di Abramo non conosceva l’esistenza di
una vita ultraterrena e la retribuzione divina
ricadeva tutta in questa vita. Un’ingiustizia
da parte di Dio è quanto si potrebbe dedurre
dalla distruzione delle città peccatrici,
mischiando così in un unico destino cattivi e
buoni, per quanto pochi (fosse anche uno
solo!). |
|
|
Preso dall’amore
fraterno per la sorte del nipote Lot, e
indirettamente anche per quella degli abitanti
di Sodoma, e visto che Dio non ha ancora
emesso una condanna definitiva, Abramo si
lancia in un’audace contrattazione con Dio,
che più che la sua spavalderia, mette in luce
la forte confidenza che Abramo ha con Dio.
Solo essa giustifica il comportamento del
Patriarca. Abramo, che ben conosce la città di
Sodoma, sa che se Dio scendesse a verificare,
non troverebbe mai i 50 giusti necessari per
la salvezza della città e quindi Lot e gli
altri abitanti sarebbero ugualmente spacciati:
la contrattazione è mossa dalla fiducia nella
giustizia di Dio, che non farà morire il
giusto con l’empio, e dall’amore fraterno. La
negoziazione continua finché il termine
“giusto” echeggia per la settima volta: per la
mentalità ebraica il racconto raggiunge così
la sua completezza ed Abramo si ferma alla
richiesta di risparmiare la città se Dio vi
troverà almeno 5 giusti. Considerato quanto
accadrà alla città e il fatto che Lot, sua
moglie e le due figlie erano già quattro
persone, si deduce che Dio non abbia trovato
nemmeno un giusto per poter mettere in pratica
quanto detto da Geremia: “Percorrete le vie di
Gerusalemme, guardate, osservate, cercate
nelle sue piazze se trovate un uomo, uno solo
che agisca giustamente e cerchi di mantenersi
fedele; e io le perdonerò, dice il Signore”.
Per l’autore della Genesi, quindi, la
distruzione di Sodoma non è un’ingiustizia.
Dio non ha mischiato il giusto con l’ingiusto,
ma ha distinto, dando ai giusti il tempo per
lasciare la città e non venir coinvolti nella
condanna degli empi.
L’intimità di Abramo con il Giusto per
eccellenza rende giusto anche il Patriarca. In
questo racconto, infatti, egli rifulge per la
sua giustizia, che non è un concetto astratto,
ma che si esprime nel mettere in pratica il
più importante dei comandamenti: l’amore per
Dio e per il prossimo. Come dirà Gesù stesso:
“Questa è tutta la Legge e i profeti”.
|
|
 |
|